Il ruolo della volontà nella Quarta Via (cap. 25)

Nel Lavoro tutto inizia con la valorizzazione e ciò significa desiderare qualcosa, perché se non si desidera una cosa non le si dà valore.
M. Nicoll (1)

Ogni tipo di lavoro, ogni tipo di stato, richiede un preciso minimo di sforzo e minimo di tempo dedicato ad esso, e il Lavoro che si proponeva di trasmettere Gurdjieff e previsto dalla Quarta Via, necessita più di parecchie altre cose se si vogliono ottenere risultati appena percepibili.

Cosa significa lavorare praticamente? Significa lavorare non soltanto sull’intelletto ma anche su emozioni e volontà. Lavoro sull’intelletto significa pensare in una maniera nuova, creare nuovi punti di vista, distruggere illusioni. Lavoro sulle emozioni significa non esprimere emozioni negative, non identificarsi, non considerare e, in seguito, anche lavoro sulle emozioni stesse. Cosa significa però lavoro sulla volontà? Significa lavoro sulle proprie azioni. Prima occorre chiedersi: cos’è volontà negli uomini n. 1, 2 e 3?

È la risultante di desideri. Volontà è la linea di condotta di desideri combinati, e dato che i nostri desideri cambiano costantemente, non abbiamo una linea di condotta permanente. La volontà ordinaria quindi dipende dai desideri e noi possiamo avere parecchi desideri che vanno in direzioni differenti. La linea costruita da tutti questi angoli ne è la risultante.

Questa è la nostra volontà. Può andare in una direzione un giorno, in un’altra un altro giorno, e noi la riteniamo diritta. Perciò essa è in realtà la risultante della nostra cecità.

Attualmente la volontà dell’essere umano appartiene ai suoi io, o a gruppi di io, basati su una personalità fra le tante. Ma volontà reale significa una sola volontà, sicché essa può appartenere soltanto a un singolo io, o all’essenza. Quindi prima occorre essere uno almeno in determinati momenti, e poi cercare di lavorare per creare volontà.

Non si può diventare unificati immediatamente. La volontà è costretta a venire e ad andarsene; in un momento avremo volontà, in un altro non ne avremo affatto.(2)

Se l’amore di un uomo già non si rivolge più all’idea solita che ha di sé, alla sua strana vanità e stima di sé – cioè, alla Falsa Personalità – allora la direzione della sua volontà cambia. Quando la valorizzazione della verità dell’insegnamento esoterico comincia a diventare più forte della valorizzazione di sé, comincia ad operare sull’uomo. Comincia a considerare in un altro modo tutte le cose. Il suo modo di reagire alla vita esterna cambia completamente. (3)

Occorre considerare che la volontà non può crescere senza sforzo. Dobbiamo risparmiare energia al fine di metterne insieme abbastanza per lottare contro certe debolezze. Supponiamo di renderci conto che qualche cosa è una debolezza e che dobbiamo lottare con essa, ci accorgeremo però di non avere sufficiente energia; possiamo cercare allora di fare una cosa più piccola, meno difficile, e in tal modo risparmieremo energia. Parlando in generale, perdiamo l’opportunità di fare piccoli sforzi. Li trascuriamo, non li consideriamo abbastanza importanti. Eppure possiamo aumentare la nostra capacità di compiere sforzi soltanto facendo questi piccoli sforzi che trascuriamo.

Quando non lavoriamo, fuggiamo, non lottiamo. Cosa significa Lavoro? Significa lotta con cose contrastanti. Abbiamo un certo scopo, ma parecchi dei nostri io non vogliono andare in quella direzione, quindi naturalmente il conflitto cresce. Ma creazione di unità non è risultato di conflitto: è risultato di lotta col conflitto. Noi siamo molti e vogliamo essere uno: questa è una formulazione del nostro scopo. (4)

D. Nel nostro stato di consapevolezza possiamo sapere la differenza tra desiderio e volontà?
R. Certamente. Il desiderio è quando fate quello che volete; la volontà è quando fate ciò che non volete.
D. Come possiamo fare il giusto uso del conflitto interiore?
R. È semplicissimo. Una parte di noi – il centro magnetico o una personalità – vuole destarsi. La parte maggiore di noi invece vuole dormire. Dovete decidere da quale parte state, e poi aiutare quella parte.
(5)

Allo scopo di studiare come cominciare il lavoro sulla volontà, come trasformare la volontà, bisogna rinunciare alla propria volontà. Questa è un’espressione assai pericolosa se fraintesa. È importante comprendere esattamente cosa significhi rinunciare alla propria volontà. Noi non abbiamo volontà, perciò come possiamo rinunciare a ciò che non abbiamo?

Per prima cosa dobbiamo renderci conto che non abbiamo mai ammesso il fatto di non avere volontà; l’abbiamo ammesso solamente a parole. In secondo luogo, dobbiamo comprendere che noi non abbiamo sempre volontà ma soltanto qualche volta. La volontà nel nostro stato significa un forte desiderio. Se non c’è forte desiderio, non c’è volontà e quindi non c’è nulla cui rinunciare. (6)

Voi non sapete come pensare nei riguardi della volontà. In un momento vi rendete conto di essere macchine, ma nel momento successivo volete agire in base alla vostra opinione. In quel momento dovete essere capaci di fermarvi, di non fare ciò che volete.
Questo non si applica ai momenti in cui non avete intenzione di far nulla, ma dovete essere capaci di fermarvi se il vostro desiderio va contro regole o principi, o contro ciò che vi è stato detto. Spesso accade che gli individui procedano nello studio e perdano questi momenti. Essi credono di lavorare quando non accade nulla. Non possiamo sempre lavorare egualmente; in un momento è sufficiente lo studio passivo, in un altro è necessario andare contro noi stessi, fermarci.
(7)

Consapevolezza significa volontà. In russo, per esempio, viene usata la stessa parola per volontà e per libertà. Consapevolezza significa volontà, e volontà significa libertà.

Solo un’attenzione cosciente, che fa da apertura a una forza superiore, ha il potere di vincere l’automatismo. Ma perché ciò avvenga l’attenzione deve essere occupata volontariamente. (8)

Dobbiamo comprendere che, prima che venga il tempo in cui saremo capaci di ottenere quello che vogliamo, dobbiamo sapere cos’è. Questa è una condizione assai precisa. Non possiamo mai ottenere nulla finché non possiamo dire: Voglio questo.

Allora forse possiamo ottenerlo o forse non potremo; ma non potremo mai averlo a meno che non sappiamo cosa sia. Potremo formularlo alla nostra maniera e dobbiamo essere sinceri con noi stessi. Allora ci possiamo chiedere: Il sistema [ovvero: la Quarta Via] sarà capace di aiutarmi a ottenerlo?

Se ricordiamo il nostro scopo, se ci pensiamo, se troviamo un numero sempre maggiore di ragioni per cui dobbiamo lavorare, la nostra volontà si muoverà in un’unica direzione e si farà più forte. Se dimentichiamo il nostro scopo, ci indeboliamo. (9)

 

VOLONTÀ, CONSAPEVOLEZZA E OSTINAZIONE

La volontà è parte dell’essere, come la consapevolezza e la comprensione. Soltanto che se lavoriamo troppo su comprensione e conoscenza e trascuriamo la volontà, allora invece di divenire più forte la nostra volontà si farà più debole, o rimarrà la stessa di quella che era. Se la volontà rimane non sviluppata, lo sviluppo della comprensione non può essere di grande aiuto.

Con la nostra volontà – volontà di uomini n. 1, 2 e 3 – possiamo controllare soltanto un centro, usando tutta la concentrazione che ci è possibile. Tuttavia i centri dipendono uno dall’altro. Il controllo di più di un centro può essere ottenuto soltanto se ci mettiamo sotto qualche altra volontà, perché la nostra volontà è insufficiente, e questa è la ragione per cui sono necessari la disciplina di scuola e gli esercizi di scuola.

Non abbiamo volontà reale; abbiamo solamente ostinazione e caparbietà. Se si comprende ciò, si può avere il coraggio di rinunciare alla propria volontà. Ognuno deve scoprire quale sia la sua reale situazione (10), considerando che il centro di gravità della volontà è nel Centro Emozionale, il centro che il Lavoro si propone di svegliare e che funziona in modo pessimo così come siamo ora. (11)

Quando un uomo vede che non ha il diritto di pensare a se stesso come fosse uno, e che molte persone differenti esistono in lui ed alcune anche molto sgradevoli, che non ha in alcun modo piena coscienza e ha anche carenza di volontà individuale, allora è al punto di partenza per la trasformazione del suo essere. (12)

Quando arriva la loro opportunità e alle persone viene detto di fare qualcosa, o di non fare qualcosa, esse spesso sono contrarie a ciò per quella che a loro sembra la migliore delle ragioni. Così perdono la loro occasione. Il tempo passa e in seguito esse possono accorgersi di averla perduta, ma essa non può più essere rimpiazzata da nulla. Questa è la penalizzazione dell’ostinazione. (13)

Allo scopo di creare volontà, l’uomo deve coordinare ogni sua azione con le idee del lavoro; in ogni azione deve chiedersi: come apparirà dal punto di vista del lavoro? Mi è utile o dannosa, e com’è nei riguardi del lavoro? Se egli non sa, può chiedere.

Se un uomo è stato lungamente nel lavoro, non esiste praticamente una sola azione che non sia collegata col lavoro; non ci sono azioni indipendenti, nel senso che uno non può più agire stupidamente e senza discriminazione. Egli deve pensare prima di agire. Questo è l’unico metodo col quale può essere creata la volontà; e per questo metodo è necessaria l’organizzazione della scuola.

Come detto precedentemente, l’ostinazione è sempre collegata con la presunzione, un uomo ritiene sempre di sapere. Poi arriva ad una scuola e si rende conto di non sapere nulla. Questo è il motivo per cui è necessaria la preparazione per la scuola. Uno di solito è pieno di presunzione e di ostinazione. Un uomo che viene ad una scuola deve essere pronto ad accettare l’insegnamento e la disciplina della scuola, altrimenti non otterrà nulla. Non può acquisire volontà a meno che non rinunci all’ostinazione, proprio come non può acquisire conoscenza a meno che non rinunci alla presunzione. (14)

 


[1] M. Nicoll, Commentari (Vol. I – cap. 19).

[2] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (297-9).

[3] M. Nicoll, Commentari (Vol. I – cap. 15b).

[4] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (299).

[5] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (300).

[6] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (300-1).

[7] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (301).

[8] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (160).

[9] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (304).

[10] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (304-5).

[11] M. Nicoll, Commentari (Vol. II – cap. 30).

[12] M. Nicoll, Commentari (Vol. I – cap. 6).

[13] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (308).

[14] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (309).


Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

4 risposte a "Il ruolo della volontà nella Quarta Via (cap. 25)"

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  1. Articolo interessante, già pubblicato il giorno 26. Quindi a intelletto, emozioni e volontà, penso che aggiungerei anche una buona dose di concentrazione… ed è possibile che non sarebbe ancora sufficiente.

  2. Ciao, sono luigi . Tecnicamente ho seguito Gurdjieff :perche l’ho capito. So perché fa le danze e come spiega i’ anatomia del nostro valore con la Quarta Via. Devo dire che Questo articolo è fantastico, dice anche quello che non dice. Grazie mille .

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