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Archive for the ‘Alimentazione e salute’ Category

Andrà tutto bene? Forse. Certamente no, se aspettiamo passivamente che accada qualcosa.

Informiamoci, ma approfondiamo. Riflettiamo, ma rimettiamo(ci) in discussione. Leggiamo di più. Spegniamo la TV.

I grandi personaggi della storia – pensiamo a Gandhi, Giordano Bruno, e tantissimi altri come loro – non sono riusciti a stimolare la coscienze a suon di tranquillizzazioni e pacche sulle spalle.

Sembra di poter sentire la loro voce, che ci chiede di osservare bene quello che stiamo vivendo, e di osservarlo da un’altra angolatura, da quella in cui siamo prima di tutto noi – civiltà umana – a rappresentare oggi un virus per il pianeta.

Occorre quindi riflettere bene su quale sia e dove si trovi realmente il “nemico invisibile da combattere” più pericoloso.

Generalmente in questo blog non ci occupiamo di attualità e di scienza o, meglio, ce ne occupiamo – chi per curiosità, chi per lavoro – in altri luoghi. Qui, ci dedichiamo e concentriamo su riflessioni più propriamente tradizionali e interiori.

Il motivo? (altro…)

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Inutile girarci intorno, se qualcuno vi dice che l’alimentazione non è importante per chi ha impostato la sua vita secondo un orientamento, per così dire, più qualitativo, vi sta semplicemente mentendo, in buona o cattiva fede che sia.

Pensate che questa premessa sia esagerata? Bene, vi proponiamo allora un esperimento: provate a fare una sessione di meditazione dopo aver mangiato un paio di pizze ai peperoni e gorgonzola accompagnate da un bel boccale di birra!

Se tutte le pratiche spirituali tradizionali sono sempre state accompagnate da meticolose prescrizioni alimentari, non saremo certamente noi – solo perché è più comoda una pietanza in scatola già pronta o perché ci piace la carbonara – a cancellare millenni di meticolose conoscenze empiriche.

Non di secondaria importanza è il mantenimento della propria salute, senza la quale è difficile portare a compimento qualsiasi tipo di pratica o disciplina. Ricordiamo che la miglior medicina è sempre stata considerata la prevenzione a tavola; solo negli ultimi decenni questo caposaldo è stato in parte dimenticato a vantaggio dei fast food o del cibo spazzatura.

Quello che mangiamo influenza il nostro equilibrio fisico ma non solo, anche quello (altro…)

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Essere un paziente è sempre un momento difficile per ognuno di noi. Quando si cade ammalati, qualunque sia la malattia e il suo livello di gravità, si deve affrontare la sofferenza fisica, la sospensione dei propri progetti e delle nostre abitudini. Ci si sente vulnerabili e anche un po’ soli, perché il dolore fisico è un genere di sofferenza che non si può condividere.

In alcuni casi ci prende la paura per sintomi a noi sconosciuti, che si affrontano per la prima volta, o la preoccupazione per il buon esito della cura. Si tratta di una condizione di disagio, che ognuno vorrebbe finisse il più in fretta possibile. Nel momento in cui entriamo fisicamente e psicologicamente nel mondo della medicina, di qualunque genere essa sia, diventiamo immediatamente un paziente.

E il termine paziente evoca la rassegnazione di chi, essendo malato, non può fare altro che attendere di venir curato, nei tempi e nei modi previsti dal medico e dal tipo di medicina cui si è affidato.

La fiducia nel proprio medico è certamente un elemento importante della cura: chi di noi si metterebbe nelle mani di uno specialista che consideriamo poco affidabile o scarsamente competente?

Però anche una totale passività, come suggerirebbe la definizione di paziente, forse non è il modo migliore per affrontare la malattia, e questo una gran parte di noi l’ha già sperimentato.

Che si sia trattato dell’esperienza di un lieve disturbo, oppure di qualcosa di più grave che ha portato alla necessità di un ricovero ospedaliero, spesso si può costatare come (altro…)

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E chi lo dice che l’alimentazione non ha valenze esoteriche (= interiori) profonde? A meno che non ci consideriamo alla stregua di macchine che devono ingurgitare semplice carburante per muoversi, le nostre abitudini culinarie possono dirci molte cose preziose su di noi.

Quando mangiamo, lo facciamo per ragioni che nulla hanno a che vedere con la sola e semplice fame. Mangiamo (o ci precludiamo di mangiare) per dimostrare qualcosa, per esprimere qualcosa, per evitare qualcosa, per controllare qualcosa, per reprimere qualcosa; solo rare volte lo facciamo coscientemente per gioire della vita con gratitudine.

Una storia chassidica ben rappresenta questo concetto:

A un neonato affamato, infreddolito, solo, spaventato o confuso dall’ambiente in cui si trova, la madre offre cibo e conforto. Il bimbo torna a sentirsi bene. E noi adulti che cosa facciamo quando abbiamo fame? Apriamo il frigorifero. Quando abbiamo freddo? Apriamo il frigorifero. Quando ci sentiamo soli? Apriamo il frigorifero. Quando non sappiamo quel che avviene nel mondo? Apriamo il frigorifero. Quando vogliamo ritrovare il contatto con il nostro vero io? Apriamo il frigorifero. È giusto che un neonato cerchi la soddisfazione di tutti questi bisogni nel seno della madre, che è la risposta a tutti i suoi problemi. Ma da adulti non possiamo aspettarci che tutte le soluzioni arrivino attraverso un unico canale. Cercando una soluzione immediata tutti i nostri problemi, abbiamo puntato in un’unica direzione mentre, in realtà, avremmo dovuto imboccarne molte altre. (altro…)

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È forse questo post una pubblicità per il vegetarianesimo? No. Siamo noi forse dell’idea che le persone che mangiano carne sono brutte e cattive, oppure che sia loro preclusa ogni possibilità di crescita interiore? Certo che no.

Chiunque cerchi informazioni su quanto sia giusto e sano mangiare vegetariano, troverà una mole di studi scientifici, testimonianze e pubblicazioni a favore. Il problema è che anche chi cerca le prove di quanto sia bello e naturale mangiare cibi animali troverà altrettante prove a sostegno di questa opposta visione.

Insomma, possiamo metterci il cuore in pace sul fatto che non troveremo mai le prove oggettive della scelta alimentare più giusta.

Per quanto ci riguarda il problema non è aderire fanaticamente a un punto di vista piuttosto che un altro, ma nasce ancora prima ed affonda le radici nella naturale tendenza a non volersi porre troppi problemi e non volersi assumere le proprie responsabilità, cullando e difendendo la propria ignoranza per paura di approfondire. Occhio non vede, cuore non duole(altro…)

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SALUTINVSiamo all’inizio dell’inverno che comincia ufficialmente con il solstizio del 21 dicembre, quello che ci attende è un periodo molto delicato per l’organismo.

I nostri tessuti arrivano a fine anno spesso intossicati dal carico di scorie accumulate nell’arco dei 12 mesi, e questa situazione di “pesantezza” rischia di essere ulteriormente aggravata dallo stress e dal sovraccarico alimentare, dovuto alle festività di questo periodo.

A farne le spese sono l’apparato digerente (soprattutto fegato e intestino), ma anche il sangue, la linfa, i reni e i polmoni, organi che governano i processi di eliminazione delle tossine e la rigenerazione dell’energia.

Inoltre in questo periodo dell’anno l’organismo è bersagliato dal freddo e dai virus influenzali che sono già in circolazione, ed è quindi costretto a far fronte a delle emergenze che in altre stagioni sono assenti. Così il rischio di accumulare tossine e infiammazioni aumenta e il sistema immunitario, stressato dal super lavoro tende ad essere meno reattivo.

Se non corriamo ai ripari sin da subito, le infiammazioni da lievi possono aggravarsi e alla lunga, far ammalare organi e tessuti e aprire la strada a disturbi come calcoli, coliti, gastriti, intolleranze e anche artriti, cistiti e gotta.

Interessante sapere che a livello biochimico, la reazione infiammatoria è associata alla presenza di determinati mediatori, tra cui soprattutto gli eicosanoidi (prostaglandine, prostaciciline, lipossine, leucotrieni, trombossani ecc.): questi rappresentano il bersaglio d’azione dei principali farmaci antinfiammatori, come acido acetilsalicilico, cortisone ecc., che sono in assoluto i medicinali più prescritti e più venduti. (altro…)

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primavera16L’arrivo della primavera va preparato con i rimedi giusti che aiutino l’organismo e i tessuti ad accogliere la stagione più importante dell’anno.

Sino alla metà del mese di marzo il clima è variabile e le giornate con temperature in rialzo si alternano a giorni di pioggia torrenziali, bruma e freddo a volte anche intenso, con tassi elevati di umidità. Il sole dell’equinozio, che coincide col cambio di stagione, segna l’inizio delle grandi pulizie: in campagna, dove si liberano i campi dalle stoppie e si eseguono le ultime potature per stimolare la vegetazione, e nel corpo, che deve essere liberato dalle ultime scorie invernali.

Il novilunio del giorno 7 è il momento più indicato per fare scorta di cibi, erbe depurative e succhi rivitalizzanti che favoriscono l’eliminazione delle ultime scorie invernali e promuovono il rinnovamento dei tessuti, soprattutto per quanto riguarda la pelle e i capelli. Questo è il momento di liberarsi da ciò che è vecchio per rinascere e “cambiare pelle”. Già nel mondo assiro-babilonese marzo era consacrato a Tammuz, il dio che ogni primavera tornava alla terra dopo aver dimorato nel buio mondo sotterraneo.

Il 21 marzo, poco dopo l’arrivo della primavera, la luna piena aumenta il tono energetico generale e migliora l’attività delle ghiandole endocrine, in testa a tutte l’ipofisi. Questa ghiandola si trova alla base del cranio, molto sensibile al cambio di luminosità, svolge una serie di funzioni fondamentali per la rinascita primaverile, in quanto controlla come già detto l’attività di altre ghiandole endocrine (tiroide, surrene, ovaio, testicolo, mammella), che a loro volta regolano i meccanismi di ricambio cellulare e i processi rigenerativi. (altro…)

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