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Posts Tagged ‘Quarta Via’

Sforzi! Sforzi! Più sforzi fate, maggiore energia potete ottenere. Senza sforzi non potete ottenere energia. Anche se essa è in voi può trovarsi nel posto sbagliato. Non pensateci teoricamente; pensate semplicemente di avere molta energia in voi che non usate mai; che dovete compiere sforzi per usarla. 1

Come possiamo cambiare? È stato già spiegato che esiste una possibilità di cambiamento, ma è una possibilità piccolissima, e sono necessarie parecchie differenti combinazioni di circostanze favorevoli per poter cominciare. In seguito, a ciascun passo, ciò diviene sempre più difficile e richiede sforzo maggiore; poi, dopo qualche tempo, diviene più facile. 2

La consapevolezza del proprio posto non è un dono della natura. Bisogna conquistarla con uno sforzo cosciente e non attraverso la speranza. 3

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Non permettete in voi la compagnia di gente inopportuna.

M. Nicoll (1)

L’idea del centro di gravità può essere interpretata in parecchie maniere diverse. Uno scopo più o meno permanente e la percezione dell’importanza relativa delle cose è in rapporto a questo scopo. Ciò significa che quando determinati interessi divengono più importanti di qualsiasi altra cosa si acquisisce una direzione permanente, non si va un giorno in una direzione e un altro giorno in un’altra. Si va in una sola direzione e si conosce la direzione. (2)

Finora il centro di gravità attorno a cui ha ruotato la nostra vita (che lo accettiamo o no) è stato l’io ordinario. Ed è ancora questo io che spera, valuta, giudica… e tutto questo perfino nel nome del Lavoro. Fino a che tutta la mia psiche ruota attorno all’io, tutto ciò che è manifesto (che io lo voglia o no) sarà il riflesso dell’autorità di questo io. Il nostro scopo, in una scuola di Quarta Via, è diventare diversi, cambiare il nostro essere dal livello dell’uomo numero uno, due, tre, al livello dell’uomo numero quattro, che possiede un nuovo centro di gravità, e poi dal livello dell’uomo quattro a quello dell’uomo numero cinque, che ha un io indivisibile. (3)

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La suprema illusione dell’uomo è la sua convinzione di poter fare. Tutti pensano di poter fare, vogliono fare, e la loro prima domanda riguarda sempre ciò che dovranno fare ma a dire il vero, nessuno fa qualcosa e nessuno può fare qualcosa. Questa è la prima cosa che bisogna capire. Tutto accade. (1)

Make-gudjieffQuando nella Quarta Via viene detto che le cose accadono a tutti e che la gente non può fare nulla, ciò si riferisce alle condizioni ordinarie nella vita ordinaria: quella che è chiamata vita normale. Ma nel nostro lavoro si cerca di uscire da questa vita normale, perciò dobbiamo già fare qualcosa. Solamente che dobbiamo prima imparare ciò che possiamo fare, perché nelle nostre presenti condizioni parecchie cose continueranno a succedere (…).

Al principio la differenza non è tra fare e non fare ma tra cercare di fare e cercare di comprendere, e attualmente tutta la nostra energia deve essere concentrata nel cercare di comprendere. Inizialmente si cerca di trovare le cose che possiamo controllare in noi stessi, e se lavoriamo su esse, acquisteremo controllo. Questo è tutto il fare possibile per il momento. (altro…)

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Quando la personalità è già formata e un uomo ha assaporato la vita, ha visto come sono le cose e si sente insoddisfatto e comincia a cercare qualcosa di più, qualcosa gli farà comprendere meglio, lo aiuterà e lo condurrà ed eventualmente lo completerà.1

419848_3368507138403_1440930680_3351609_1016099552_nConsiderando che soltanto pochissimi si possono sviluppare e trovare in se stessi nascoste possibilità, sorge naturalmente la domanda: cos’è che determina la differenza? Perché alcune persone hanno una possibilità e altre non l’hanno? (…) Tra tutta questa gente soltanto pochissimi saranno mai capaci di fare persino il primo passo sulla via dello sviluppo. Come e perché le cose stanno così? (altro…)

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L’uomo, in relazione alle funzioni e agli stati di consapevolezza e dal punto di vista della sua possibile evoluzione, è diviso in sette categorie. Le persone nascono soltanto in una delle prime tre categorie.

P.D. Ouspensky. (1)

derviscioLa divisione dell’uomo in 7 categorie permette di spiegare molte cose che non potrebbero essere comprese altrimenti. Questa divisione è una prima applicazione all’uomo del concetto della relatività. Cose apparentemente identiche, possono essere del tutto differenti, secondo la categoria di uomini da cui dipendono o in relazione alla quale si considerano.

Secondo questa concezione tutte le manifestazioni interiori ed esteriori dell’uomo, tutto ciò che gli è proprio, tutte le sue creazioni, sono ugualmente divise in sette categorie: il sapere, l’arte, la religione.

Uomo n. 1

L’uomo n. 1 ha il centro di gravità della sua vita psichica nel suo centro motore. È l’uomo del corpo fisico, in cui le funzioni dell’istinto e del movimento predominano sempre sulle funzioni del sentimento e del pensiero.

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La maggior parte degli addormentati diranno naturalmente di avere uno scopo e di seguire una direzione definita. Se un uomo si rende conto che non ha uno scopo e che non va da nessuna parte, è segno che si avvicina ad un risveglio; è segno che il risveglio diventa realmente possibile per lui. Il risveglio di un uomo ha inizio dall’istante in cui si rende conto che non va da nessuna parte e che non sa dove andare.

P. D. Ouspensky (1)

Uno dei primi passi che il lavoro richiede è comprendere ciò che vogliamo. La comprensione è la forza più grande a nostra disposizione che ci può cambiare. Più abbiamo comprensione, migliori saranno risultati dei nostri sforzi.

Possiamo immaginare di andare in un gran negozio con parecchi reparti diversi: dobbiamo sapere ciò che vogliamo comprare. Ma prima di tutto dobbiamo sapere cosa c’è nel negozio, altrimenti ci potrà capitare di chiedere delle cose che non ci vengono vendute.

È necessario ricordare sempre perché abbiamo cominciato. Vogliamo avere cose che possiamo ottenere dalla vita ordinaria o cose diverse? Vale la pena tentare? La nostra capacità di immaginare, generalmente usata in maniera tanto sbagliata, ci può aiutare in questo caso. Nello specifico, ci può aiutare a vedere se veramente vogliamo ciò che diciamo di volere oppure no, perché molto spesso vogliamo qualcosa di diverso o non ci rendiamo conto che una cosa ne porta con sé un’altra.

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La nostra reazione alle cose svela la nostra schiavitù.

A.R. Orage 1

Quando una qualsiasi nostra espressione, che sia un’emozione o un pensiero, viene da sola – ovvero non è controllabile da parte nostra – significa che siamo in suo potere: è questa espressione a controllare noi, e non viceversa.

Considerando che la direzione del lavoro interiore è quella di diventare padroni di se stessi, diventa di fondamentale importanza iniziare a familiarizzare con tutti gli elementi che al momento muovono i fili della nostra marionetta, ogni giorno, in ogni momento.

Emozioni NegativeControllare le emozioni è una cosa difficilissima, impossibile fino a che non comprendiamo abbastanza della loro manifestazione e del loro innesco in noi stessi. Per questo motivo, fin dal principio dell’osservazione della funzione emozionale, ciò che possiamo fare è cercare di arrestare una particolare manifestazione di emozioni in noi stessi: quella delle emozioni sgradevoli.

Per molta gente questa è una delle cose più difficili perché le emozioni spiacevoli vengono espresse così rapidamente e così facilmente da non poterle afferrare. Eppure, se non ci proviamo, non possiamo veramente osservare noi stessi. (altro…)

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walker

Kenneth Walker conobbe P. D. Ouspenky nel 1923 e praticò le idee e l’insegnamento di Gurdjieff fino alla sua morte avvenuta nel 1966. I suoi scritti possono essere considerati una valida introduzione a “La Quarta Via” e “Frammenti di un Insegnamento Sconosciuto”.

In tale ottica proponiamo un riassunto schematizzato de “L’insegnamento di Gurdjieff” senza avere l’intenzione di esaurire tutto ciò che può essere detto su questo testo né tantomeno di sostituirci all’autore o al lettore.

Tale lavoro è frutto di una disciplina personale tesa a non lasciare che le suggestioni di un testo si perdano e vengano ridotte a fumosi concetti. La mente è labile e tentare di fissare concetti fondamentali in schemi e mappe può essere un valido strumento personale di disciplinare il “cocchiere della carrozza” secondo la riuscita metafora proposta da Gurdjieff stesso.

Ben venga però se tale lavoro può essere utile a qualche altro ricercatore anche solo per incuriosirsi ed avvicinarsi al testo originale.

Buona lettura e meditazione:

L’Insegnamento di Gurdjieff

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Enneagrama_GurdjieffCi capita spesso di incontrare studiosi dell’insegnamento di Gurdjieff che maledicono il destino per non essere riusciti ad incontrarlo di persona…

Lo studio, anche approfondito, dei noti libri di Ouspensky La Quarta Via e Frammenti di un Insegnamento sconosciuto – apre le porte verso un affascinante quanto destabilizzante modo di osservare e conoscere se stessi.

Chi comprende l’essenza vitale di questo messaggio ne rimane difficilmente indifferente ed è portato ad approfondirlo ulteriormente leggendo i pochi scritti lasciati da Gurdjieff stesso e le opere dei suoi discepoli più vicini come Jeanne de Salzmann, John Bennett e altri.

Ciononostante, spesso si ha come la sensazione che manchi ancora qualcosa, ulteriori chiavi di lettura per comprendere più a fondo alcuni concetti piuttosto enigmatici. In altre parole, si avverte forse la necessità di capire il modo per renderli pratici, attivi nella propria vita.

È  per tale motivo che siamo onorati e felicissimi di poter condividere con gli interessati una serie di opere uniche nel loro genere: la traduzione esclusiva in italiano dei preziosissimi Commentari psicologici sull’Insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky, del Dr. Maurice Nicoll. (altro…)

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