Facendo male, sperando bene, il tempo passa e la morte viene.
Cerchiamo o scappiamo?
La domanda è molto delicata, ma non possiamo fare a meno di continuare a porcela. È troppo importante. Anche il noto psicoterapeuta James Hillman (il prosecutore del pensiero Jung) ha cercato di indagare la questione con grande profondità e umanità .

Il rischio, infatti, è che sia le psicoterapie che i percorsi spirituali finiscano per far concentrare la persona unicamente nel suo personale mondo interiore, come se la sua relazione con tutto ciò che la circonda sia secondaria o priva di valore; come se le due cose non fossero in realtà le facce di una stessa medaglia.
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“Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.” (Mt 7,21)
Ipotizziamo di voler costruire una splendida casa e di avere già a disposizione un terreno con le caratteristiche apparentemente ideali ad accogliere il progetto. Quale sarebbe il primo passo da compiere per dar vita a questa impresa?
Qualsiasi esperto consiglierebbe di procedere con la valutazione del terreno per studiarne tutte le caratteristiche tecniche, e poter dunque modellare in base ad esse la struttura della nuova costruzione.
La nostra situazione non è tanto dissimile: prima di cimentarci nell’inseguimento di una qualsivoglia realizzazione spirituale, o – più semplicemente – prima di ricercare uno stato interiore sereno e leggero con cui affrontare la vita, occorre fermarsi per prendere atto delle condizioni reali in cui ci si trova.
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