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Archive for the ‘Antiche Tradizioni’ Category

“In verità in verità vi dico, se il chicco di grano essendo caduto in terra non muore, esso rimane solo; ma se muore, porta molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde, e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.” (Gv 12,24).

La cultura odierna ci chiede di essere buone pecorelle, dedite al pascolo; ci procura della buona erbetta tutti i giorni, importante solo non alzare la testa e continuare a brucare, mangiare più velocemente possibile, altrimenti si corre il rischio che arrivi qualcuno e portarci via la nostra razione quotidiana.

Il messaggio per tutte le pecore è chiaro: Felicità, un prato verde da brucare. In altre parole, lottare per attirare le attenzioni e le ammirazioni altrui, cercando di essere sempre più belli, più ricchi, più intelligenti degli altri; cercare di conquistare ogni giorno una porzione di mondo in più, per sentirci più potenti e al sicuro.

Poi leggiamo il passo del Vangelo di Giovanni, e ci chiediamo: cosa voleva dirci?

Proviamo per un attimo, nella parabola presa in riferimento, ad associare l’uomo al chicco di grano. Questo chicco si adatta al piano di vita in cui nasce ma, nonostante sia circondato da altri migliaia di chicchi, si sente solo, e questa solitudine è forse data dalla lontananza da un piano divino differente, la casa del Padre. (altro…)

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Inutile negare che la nostra cultura religiosa è particolarmente egocentrica e ignorante. Due aspetti in contrasto proprio con il messaggio cristiano, ma soprattutto apparentemente in contrasto tra loro. Si sarebbe infatti portati a pensare che sia una certa dose di conoscenza a gonfiare di orgoglio e superbia, eppure le cose non stanno esattamente così.

Se ci fermiamo solo un attimo ad ascoltare ciò che Madre Coscienza-Cultura ci sussurra, il messaggio è chiaro: la nostra religione è la migliore, storicamente inattaccabile e teologicamente più avanzata.

Questo dato di fatto interiore è talmente scontato che non ci preoccupiamo di nulla, e non stiamo parlando di effettuare ricerche approfondite sui testi dei Padri della Chiesa: la maggior parte di chi si reputa cristiano con forza e convinzione non ha mai letto neanche una volta il Vangelo, per non parlare della Bibbia…

Ecco allora che appare sulla scena un certo Mauro Biglino il quale, con onestà intellettuale, coerenza metodologica e soprattutto dopo decenni di studi accurati, afferma che le traduzioni della Bibbia propinate da secoli sono fuorvianti e strumentalizzate. Davanti alla sua dichiarazione che “la Bibbia non parla di Dio” si ergono cori di indignati e irritati, feriti nell’amor proprio di una religione nella quale si identificano senza nemmeno conoscerla.

È anche curioso osservare quale drammatico shock provoca un’altra delle sue affermazioni secondo cui “non esistono prove storiche dell’esistenza di Cristo, quindi potrebbe trattarsi di un mito” , davanti alla quale lo sdegno è forse la reazione più blanda. Destabilizzando la storia, si destabilizza anche la fede. È tutta una questione di storitualità. Occorre allora porsi alcune domande.

Ad esempio: per quale motivo se diciamo a un cristiano che Cristo non è mai esistito, gli provochiamo un trauma spirituale, mentre se diciamo a un induista che Krishna non è mai esistito, lui sorride quasi compiaciuto e saldo nella sua fede? (altro…)

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Cos’hanno in comune il messaggio esoterico del Vangelo con la Quarta Via del maestro armeno Gurdjieff? A prima vista, le tradizioni di provenienza sembrano evocare scenari e filosofie molto diverse, ma ad un esame approfondito ci rendiamo conto che non è così. Ecco che la croce, simbolo universale usato da sempre nella storia dell’uomo, diventato per i cristiani il simbolo principe della sofferenza, nasconde al suo interno un significato diverso rispetto a quello comunemente adottato.

La croce diventa così nel Vangelo il crocevia tra due scelte di vita, quella orizzontale relativa alla nostra personalità e quella verticale relativa alla nostra essenza, la parte divina da riscoprire in noi stessi.

La domanda sorge così spontanea: “Come facciamo noi uomini dell’asse orizzontale ad alzare i nostri occhi e cominciare il cammino di risalita verso l’asse verticale, verso la casa del Padre?”

Possiamo così ritrovare un filo comune tra il Vangelo e l’insegnamento di Gurdjieff e che richiama l’uomo ad un cammino di conoscenza interiore.

Nella parabola del ricco:

Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!. (Mc. 10, 17-30) (Lc. 18,22) (Mt.19,21)

locandinIn questa parabola riceviamo un primo shock: Gesù chiede al ricco di lasciare tutto quello che ha, possiamo presupporre non solo a livello materiale ma anche a livello mentale come conoscenze, dogmi, sicurezze sociali. Lasciare che la personalità faccia spazio all’essenza, che può crescere solamente se diminuisce il consenso verso la personalità, come diceva anche Gurdjieff: “L’uomo deve rendersi conto che egli non esiste; che non può perdere nulla, perché non ha niente da perdere; deve realizzare la sua nullità nel senso più forte di questo termine”. (altro…)

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yoga_falsoForse non tutti sanno che lo Yoga che viene generalmente insegnato oggi, non ha nulla a che vedere con lo Yoga tradizionale.

Il termine significa letteralmente unire, e presuppone quindi una ricerca di unione, inizialmente con le diverse personalità che ci vivono, poi con le persone che ci stanno più vicino, con le esperienze che la vita ci pone di fronte, ed infine con ciò che possiamo concepire come Dio. Cammino arduo ed impegnativo.

Il vero Yoga è una Via, non una ginnastica o un hobby da poter relegare a qualche ora settimanale. Nel linguaggio corrente viene invece erroneamente (e comodamente) associato a tutta una serie di attività finalizzate al rilassamento psicofisico, che nella migliore delle ipotesi sono solo un piccolissimo estratto della tradizione originaria completa.

Immaginiamo che qualcuno si prenda la briga di andare in Oriente per pubblicizzare ed insegnare i canti gregoriani: non vi pare che sarebbe un tantino esagerato far credere agli studenti cantori di essersi incamminati sulla via cristiana dei monaci benedettini? Certo, proporre un corso di canto in questi termini lo rende assai più attraente e affascinante che non dire semplicemente: “insegno tecnica di canto”. Ma benedettini non si diventa se alla loro regola e vita non si aderisce senza riserve.

Lo Yoga è una scelta di vita, è un orientamento esistenziale, è un’aspirazione dell’anima che deve condurre verso uno stato di innamoramento fondamentale. Tradizionalmente vi sono infatti alcune condizioni necessarie e fondamentali da rispettare prima di potersi approcciare allo Yoga a pieno titolo e diritto. (altro…)

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fuga-Egitto-MosèCosa vuole insegnare dal punto di vista esoterico la storia biblica dell’uscita dall’Egitto? Per cercare una risposta (non l’unica) occorre fare un piccolo sforzo di lettura simbolica.

Innanzitutto, l’etimologia del nome Egitto – in ebraico Mitzraim – significa “luogo stretto” ed è in analogia con la parola meitzarim, cioè “luoghi angusti”. L’Egitto non simboleggia solo la schiavitù, fisica ed interiore, ma anche l’angoscia, la depressione dell’anima soffocata che non riesce più a respirare.

Tale angoscia è dovuta al fatto che non si ha la capacità o la volontà di ascoltare la propria voce interiore (o meglio non riconoscere a quale tra le tante che ci abitano dover dare ascolto). In tal modo l’anima rimane chiusa e prigioniera in se stessa, ostacolata dalla paura di attraversare le acque alla ricerca dello spazio aperto di una terra promessa. Temendo il futuro rischia di morire asfissiata e cristallizzata nel passato.

L’uscita dalla terra d’Egitto rappresenta quindi il movimento attivo di abbandono della schiavitù verso la libertà. L’Egitto è il simbolo che rappresenta ciò che “in passato è stato buono” ma poi ha smesso di esserlo perché ha esaurito la sua funzione.

Ognuno di noi prima o poi si imbatte in luoghi che diventano stretti. Gli stessi luoghi che in passato sono serviti per la nostra maturazione e la nostra crescita, diventano stretti e limitanti. Ma alle nostre tendenze non piace cambiare, uscire, anche perché non conosciamo nulla di differente delle nostre abitudini, e il nuovo ci spaventa.

Quando le porte del passato si chiudono ma quelle del futuro non si aprono, ecco che sperimentiamo la più temuta delle sensazioni: il terrore di morire. Ed è proprio questa sensazione che pervade il popolo ebraico quando si trova tra l’esercito degli egiziani e il Mar Rosso.

Senza sapere come procedere, il popolo si divide in quattro accampamenti: (altro…)

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aghori_tantraSulla scia del post Il lato sinistro dell’Essere, continuiamo quì di seguito con nuove riflessioni in merito alla Via della Mano Sinistra vs Via della Mano Destra.

Oltre all’interpretazione basata sulla fisiologia del lato sinistro e destro del cervello, esistono tradizionalmente anche altri tipi di letture che vedono una contrapposizione (se così si può dire) in termini di metodologia piuttosto che di qualità.

Secondo tali visioni, così come l’iniziato “sinistro” ricerca la fusione con l’Uno attraverso pratiche forti, utilizzando la trasgressione, così l’iniziato “destro” la ricerca attraverso l’infiammazione nella preghiera, nel sentimento trascendentale. Il fine, il risultato, rimane però sempre lo stesso.

Esempi di questi due approcci possono ritrovarsi ad esempio negli Aghori e nei Sufi, che ben rappresentano le differenti metodologie. Entrambe sono considerate vie dirette e rapide.

Ma forse non tutti conoscono la corrente Aghora: è l’apoteosi del Tantra, contraddistinto da pratiche estreme come il meditare sul corpo di un morto in un cimitero, e molto altro. Se esiste un culmine della Via della Mano Sinistra, indubbiamente gli Aghori ne sono i degni rappresentanti.

Eppure questa stessa corrente, scendendo un po’ in profondità, mette a dura prova una categorizzazione definitiva ed indiscutibile… (altro…)

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L’articolo che segue è stato scritto per questo blog dagli amici del Centro sperimentale di Tantra Contemporaneo. Li ringraziamo per la condivisione e lasciamo subito la parola a loro…

lato_sinistroL’uomo contemporaneo è abituato a fare affidamento prevalentemente sulle sue capacità razionali. Eppure nella sua struttura sono presenti anche altre potenzialità, che possono arrivare là dove il ragionamento si ferma. È quello che chiamiamo intuizione o lato sinistro dell’Essere.

Prima di spiegare di cosa si tratta, riportiamo un esempio:

“Aspettavo la zia di S. che stava scendendo le scale di casa sua. Ultimamente fatico a relazionarmi con lei perché mi sento guardato dall’alto, giudicato (particolarmente sull’educazione di mio figlio, essendo lei maestra). In quei pochi secondi che mi separavano dall’incontrarla, decido di mettere a fuoco il motivo di questa sensazione, chiudo gli occhi, mi concentro e… paf! Come una bolla che scoppia e rivela qualcosa, vedo la parola scriversi sullo schermo nero che mi si era formato dietro agli occhi: “responsabilità”, la zia ci ritiene degli irresponsabili. Verifico: ripenso alle varie discussioni, scontri, a volte tensioni… quadra perfettamente. Questo tipo di messaggio/risposta è avvenuto in modo insolito (spontaneo e senza sforzi), non era il frutto di una riflessione, di un ragionamento.”

Un modo per riconoscere che è stato il nostro lato sinistro ad avere agito è che la risposta (o conoscenza) non è arrivata attraverso un procedimento logico ma è stata piuttosto un’illuminazione improvvisa. (altro…)

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