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Archive for the ‘Scienza interiore’ Category

Da più di un anno l’intera umanità si trova ad affrontare un nuovo virus che ha creato un enorme allarme. Ogni essere umano, individualmente e in gruppo, nell’ambito della propria cultura di riferimento, si trova immerso in un flusso d’informazioni dove la morte è menzionata quotidianamente. Non è più un argomento di cui si parla poco come prima, quasi che non esistesse. Il virus è riuscito a scuoterci dal torpore in cui ci lasciamo a volte vivere, desolatamente inconsapevoli che il tempo a disposizione non è infinito.

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Chi di noi non ha mai provato, per le ragioni più differenti, un’acuta e intensa sofferenza? La morte di una persona cara, un amore sbagliato, un tradimento, l’indifferenza affettiva dei genitori, il sentirsi sempre e comunque “sbagliati” davanti agli altri, l’essere derisi per le proprie differenze fisiche o di pensiero.

Sì, tutti noi abbiamo sofferto, in qualche forma e con modalità attinenti alle personalità che indossiamo in questa vita, ma qualcuno fa di questa sofferenza un vestito dal quale sembra non voler più separarsi.

Diverse possono essere le reazioni agli stati di sofferenza: alcuni reagiscono piangendo disperatamente; altri si chiudono all’interno di una corazza che rinforzano giornalmente, indossandola costantemente alla prima occasione di possibile pericolo (reale o astratto).

Altri ancora (altro…)

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Non procura vantaggi, tuttavia in suo nome si è disposti a rovinare, vanificare, distruggere ogni cosa: è l’invidia, un vizio capitale che non obbedisce alle leggi della logica, nè dell’edonismo, nè del profitto. Il mondo dell’invidioso è totalmente privo di ogni piacere, conosce solo rabbia e malanimo.

La Bibbia mostra come l’invidia nasca e si sviluppi all’interno dei rapporti familiari e di quelli più intimi, non risparmiando proprio nessuno. Il libro della Genesi associa ad esempio la fratellanza all’invidia, come ben ci ricordano Caino e Abele (Gn 4), Giacobbe ed Esaù (Gn 27, 1-46) e i fratelli di Giuseppe (Gn 37-50). Da questi rapporti, come nelle storie di molti di noi, sembrerebbe che l’invidia diventi più stritolante proprio tra le persone che più sono, o sono state, vicine.

Se per la psicanalisi la distruttività dell’invidioso riflette la possessività primigenia verso la madre, per Dante si tratta di una sorta di cecità che impedisce di riconoscere il bene.

San Cipriano e san Gregorio Magno hanno anche identificato la fisionomia tipica del povero invidioso, un aspetto affatto gradevole: volto minaccioso, grigiastro, aspetto torvo, denti che stridono, guance cadenti, fauci secche. Nei casi più disperati mani pronte a colpire o parole insensate ricche di un veleno denso e amaro.

Prima o dopo l’invidioso troverà il (altro…)

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Per rispondere a tutti coloro che ci chiedono spesso cosa ne pensiamo e come stiamo vivendo il periodo attuale… in queste poche parole è sintetizzata la nostra risposta:

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Non molto tempo fa, un Rabbi se ne stava seduto con il suo giovane nipote. Il tono della loro conversazione era lieve e riguardava molti argomenti.

Quasi come se parlasse da solo, il Rabbi disse:

“Sai, nipote mio, è possibile apprendere delle grandi verità perfino dalle cose inanimate. Ogni cosa può insegnarci qualcosa.”

Interpretando la dichiarazione del Rabbi come una sfida, il giovane chiese:

“Dimmi, nonno, cosa mai potrei imparare da un treno?”

“Che per un solo secondo potresti perdere tutto”.

“E dal telefono?” chiese subito dopo. “Dimmi cosa mai potrei apprendere dal telefono”.

“Che quello che dici può sicuramente essere udito anche in luoghi distanti da te”.

“Dalla televisione?”

“Che la stupidità di qualcuno può catturare l’immaginazione di molti”.

“Dalla pubblicità?”

“Che i sazi possono essere trasformati in affamati con semplici immagini”.

“Da Internet?” (altro…)

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Andrà tutto bene? Forse. Certamente no, se aspettiamo passivamente che accada qualcosa.

Informiamoci, ma approfondiamo. Riflettiamo, ma rimettiamo(ci) in discussione. Leggiamo di più. Spegniamo la TV.

I grandi personaggi della storia – pensiamo a Gandhi, Giordano Bruno, e tantissimi altri come loro – non sono riusciti a stimolare la coscienze a suon di tranquillizzazioni e pacche sulle spalle.

Sembra di poter sentire la loro voce, che ci chiede di osservare bene quello che stiamo vivendo, e di osservarlo da un’altra angolatura, da quella in cui siamo prima di tutto noi – civiltà umana – a rappresentare oggi un virus per il pianeta.

Occorre quindi riflettere bene su quale sia e dove si trovi realmente il “nemico invisibile da combattere” più pericoloso.

Generalmente in questo blog non ci occupiamo di attualità e di scienza o, meglio, ce ne occupiamo – chi per curiosità, chi per lavoro – in altri luoghi. Qui, ci dedichiamo e concentriamo su riflessioni più propriamente tradizionali e interiori.

Il motivo? (altro…)

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C’è chi pensa che il Guardiano della Soglia sia un essere leggendario, esterno a noi, orripilante, antipatico e cattivo, e che a tutti i costi, contro la nostra volontà, vuole tenerci lontano dal nostro Dio interiore.

A chi vuole continuare a credere in questa immagine folcloristica, consigliamo un bel corso di autodifesa spirituale. A chi invece vuole fare qualche piccola riflessione in più, consigliamo di continuare la lettura…

Non occorre attingere a chissà quali filosofie esoteriche e misteriche per rintracciare informazioni sul suo conto; ne troviamo infatti traccia chiara e definita anche nel Cristianesimo. Ad esempio, è noto il passo del giovane ricco nel Vangelo:

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» Gesù gli rispose: «[…] se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». «Quali?» gli chiese. E Gesù rispose: «Questi: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso. Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». E il giovane a lui: «Tutte queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?». Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò rattristato, perché aveva molti beni. (Matteo 19,16-30; Marco 10:17-27; Luca 18:18-27)

Certo, qualcuno potrebbe comodamente pensare che in quel preciso momento sia apparso tra il giovane e Gesù un grosso omone con occhi di fuoco e spada fiammeggiante per spaventarlo e farlo allontanare.

Qualcosa però, suggerisce che più probabilmente il giovane ricco abbia sentito una morsa allo stomaco di fronte alle parole di Gesù, ed infastidito sia scappato via sentendosi mortalmente offeso, leso nella sua libertà e, quasi certamente, (altro…)

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Quello che segue è un breve racconto fantascientifico-ultrarealistico…


Nulla sarà più come prima!

È una normalissima mattina di Dicembre. Una leggera brezza calda accarezza i palazzi. La gente è contenta, perché il solito freddo invernale è ormai stato spodestato da un clima quasi californiano. Che splendore! Che dolce clima pazzerello!

Ma questa mattina a dare la sveglia c’è una notizia febbricitante che corre su tutte le testate giornalistiche e ancora più velocemente su tutti i social e le notizie sul web: la scienza ha dimostrato, inequivocabilmente, l’esistenza di Dio!

Proprio così… un’imponente équipe di fisici e biologi, dopo anni di ricerche e grazie a corposi investimenti, hanno finalmente portato le prove dell’esistenza di un’intelligenza trascendente dietro la vita, rivelando quindi da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.

La comunità scientifica è in subbuglio e sconcertata, ma tutti hanno dovuto riconoscere l’inconfutabilità della scoperta. Le poche critiche emerse si sono rivelate ridicole come negare l’evidenza matematica che 2+2 fa 4.

L’entusiasmo generale scalda i cuori e apre le menti. Viene ripreso il valore spirituale di antiche tradizioni, che finalmente potranno camminare a braccetto con la scienza. Cadono i dogmi delle religioni, e crollano i muri che le separano.

Finalmente tutti gli esseri umani possono riconoscersi in una grande fratellanza come tante gocce di un unico mare, pulsante di quella stessa vita che anima il tutto: animali, piante, pietre.

I capi di stato organizzano subito un summit internazionale per discutere di un nuovo ordine mondiale, che tenga conto di (altro…)

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Ah, la felicità! Ognuno di noi, in un modo o in un altro, anela ad essere felice e ritiene che sia un suo diritto di nascita esserlo, proprio come un principe ereditario sa che un giorno potrà poggiare le sue regali natiche sul trono.

Abbiamo l’incrollabile certezza che sia soltanto il tempo, oppure alcune condizioni esterne sfavorevoli, a tenerci momentaneamente separati dalla felicità che ci spetta. Sarà davvero così?

Qualche dubbio ogni tanto sorge… D’altronde, chi di noi conosce personalmente un individuo davvero felice?

La stragrande maggioranza della gente che incontriamo passa il tempo a lamentarsi delle sue disgrazie e della cattiveria del mondo. La loro infelicità è colpa di un ingranaggio rotto del destino.

Ma poi ci sono anche quelli che trascorrono il loro preziosissimo tempo a caricare sui social centinaia di “selfie” che li ritraggono con sorrisi smaglianti e in situazioni invidiabili, e il dubbio allora pervade l’animo di chi li guarda: “Ma solo io non sono così felice?”.

Infatti, le recenti indagini sociologiche hanno rilevato che alcuni social network deprimono molti dei loro frequentatori proprio perché guardare le immagini e video di chi riempie le bacheche di momenti indimenticabili, emozioni uniche, incontri straordinari e incontenibili attimi di passione, fa sentire peggio.

Nessuno sembra chiedersi come mai tutto questo popolo dal volto sorridente non trovi niente di meglio da fare che condividere digitalmente così tanti momenti speciali invece di goderseli.

Eh già, sembrerebbe che (altro…)

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Riporta Alejandro Jodorowsky nella sua autobiografia “Il Maestro e le Maghe” dell’incontro con la figlia di Gurdjieff, Reyna d’Assia, la quale condivise con lui una lettera che ricevette da suo padre:

Fissa la tua attenzione su di te, sii cosciente in ogni momento di quello che pensi, senti, desideri e fai.

Finisci sempre quello che hai cominciato.

Fa’ quello che stai facendo nel miglior modo possibile.

Non incatenarti a nulla che alla lunga ti possa distruggere.

Sviluppa la tua generosità senza testimoni.

Tratta ogni persona come se fosse un parente prossimo.

Riordina ciò che hai disordinato.

Impara a ricevere, ringrazia per ogni regalo.

Smettila di autodefinirti.

Non mentire e non rubare, se lo fai menti e rubi a te stesso.

Aiuta il prossimo senza renderlo dipendente da te.

Non desiderare di essere imitato.

Stila dei progetti di lavoro e realizzali.

Non occupare troppo spazio.

Non fare rumore né gesti che non siano necessari.

Se non hai fede, fa’ come se ce l’avessi.
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