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Archive for the ‘L’Alleanza Sacra’ Category

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Una sera d’estate Antonio fece convocare tutti i suoi più intimi allievi e, sedendosi sacralmente sopra la sua solita sedia, iniziò a parlare con inconsueta, lenta, solennità. Le persone erano incredule, le sue parole giunsero del tutto inaspettate. Si stava congedando da questa vita.

“Il mio tempo è scaduto. Un maestro deve sapersi mettere da parte quando scorge nei discepoli il bisogno di proseguire autonomamente.

Ora dovrete realmente imparare a camminare con le vostre gambe.”

Il tono della sua voce non era turbato ma delicatamente attento a non allarmarci oltremodo. Tutti i partecipanti erano come attoniti, ma nessuno ebbe il coraggio di fare domande, covando forse la speranza che dietro quell’annuncio si potesse nascondere solo uno stratagemma per stimolarci a non dare la sua presenza per scontata.

Dopo pochi giorni il corpo di Antonio si spense, in circostanze ancora oggi misteriose. Se n’era veramente andato, lasciando tantissimi figli e figlie di cui si era sempre occupato con meticolosa cura e affetto.

A onore del vero, aveva già preannunciato qualche mese prima la sua imminente dipartita, solo che lo aveva fatto con uno stile particolarmente ironico, tramite un accenno rapido e improvviso, per poi ridacchiare tra sé e sé. Nessuno gli aveva dato particolare peso, e in quell’occasione lasciò semplicemente un punto di domanda aperto sulle sue parole:

“Mi raccomando, non dimenticate che le vacanze estive si stanno ormai avvicinando, quindi come ogni anno potete iniziare a pensare ad un argomento che vi piacerebbe approfondire tutti insieme.  (altro…)

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La Via è una sola, ma ogni dottrina ha il suo particolare modo di descriverla e rappresentarla, che può variare in relazione al linguaggio, al periodo storico e alla cultura di riferimento. Ciononostante, l’essenza di ogni insegnamento rimane sempre la stessa, dato che è dalla medesima sorgente che i grandi maestri attingono di volta in volta il loro sapere e la loro forza.

Il filo d’oro da sempre alla base di ogni messaggio iniziatico veniva chiamato da Antonio semplicemente Tradizione.

Le religioni rappresentano i tentativi di fissare e codificarne il messaggio ma, così come sarebbe impossibile catturare il vento dentro un barattolo di vetro, allo stesso modo non è possibile chiudere l’insegnamento all’interno di un corpus filosofico senza in qualche modo limitarlo e tradirlo. Per questo motivo le religioni decadono inevitabilmente a livello di regole morali ed assunti dogmatici, perdendo facilmente la loro originaria vitalità e purezza.

Ciò non significa che esse siano inutili o dannose, anzi, di fatto assolvono alla funzione di sostenere le persone che non hanno ancora l’energia sufficiente per provare ad addentrarsi dentro se stesse, e tentano di offrire loro un’ideale di vita più dignitoso e un tantino più elevato del solo approccio biologico e materialista all’esistenza.

Il problema risiede nel fatto che i sistemi religiosi da un lato descrivono l’immagine esteriore dell’essere umano realizzato (come ad esempio il Cristo o il Buddha), dall’altro però non forniscono insegnamenti/strumenti concreti per il raggiungimento del corrispondente stato di coscienza. Il cristianesimo dice che bisogna amare gli altri ma non dice come si fa; il buddismo dice di svuotare la mente ma non dice come si fa; e così via.

Ogni istituzione religiosa dice come bisogna essere, ma quasi nessuna dice (altro…)

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Nel modo in cui Antonio esponeva l’insegnamento si poteva distinguere chiaramente un denominatore comune valido per tutti e allo stesso tempo moltissime sfaccettature specifiche per ogni persona, che sapientemente sapeva mettere in risalto al momento opportuno in modo che il messaggio potesse arrivare forte e chiaro all’interessato.

Le apparenti contraddizioni che si potevano scorgere in questo senso, seguivano quindi una sofisticata logica di formazione, non diversamente dal lavoro di un dietologo che, pur partendo da norme alimentari basilari, prescrive poi a ciascun paziente una dieta personalizzata.

La metodologia di addestramento di Antonio si adattava quindi alle peculiari esigenze interiori delle singole persone: proporzionalmente alla volontà e alla disponibilità ad apprendere e realizzare l’insegnamento, ne modulava il grado di intensità. Per questo motivo, mentre con qualcuno lo si vedeva chiaramente soprassedere su determinati comportamenti poco dignitosi o su piccole distrazioni, con altri poteva raggiungere un livello di severità elevatissimo.

Vi erano inoltre molti aspetti dell’addestramento che impartiva individualmente e che rimanevano segretamente relegati al legame più intimo con lui, e ai quali nessun altro poteva avere accesso. Questa riservatezza non aveva la funzione di esclusione, ma piuttosto di protezione.

Le esperienze che potremmo convenzionalmente definire mistiche sono per loro natura incomunicabili, e quando ci si ostina a fare dei tentativi in questa direzione si possono conseguire due risultati pericolosi: (altro…)

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La conoscenza delle diverse sfaccettature della vita rivela grande saggezza; la conoscenza della vita nella sua essenza rivela invece un contatto diretto con l’Intelligenza che la governa. Proprio da questa intima connessione Antonio sembrava poter attingere a qualsiasi tipo di sapienza. In più occasioni si poteva vederlo disquisire di fisica moderna con esperti del settore, e stupire questi ultimi per le sue approfondite conoscenze in materia.

Parimenti, era sotto gli occhi di tutti come fosse in grado di padroneggiare con sicurezza e acutezza anche le più arcane e sconosciute dottrine esoteriche. Le lingue sacre non avevano per lui segreti, né a livello grammaticale né a livello figurativo e simbolico. Conosceva inoltre qualsiasi corrente iniziatica molto più profondamente anche di coloro che la studiavano e la praticavano da una vita: Qabbalah, Alchimia, Gnosi, Astrologia, Tarot, taoismo, induismo, sufismo, sciamanesimo, eccetera.

Questa sua capacità di entrare in sintonia con qualsiasi tradizione spirituale o ambito di studio era, oltre che inspiegabile per la comune ragione, estremamente affascinante.

Una sera partecipai ad una conferenza di presentazione della dottrina Bahá’í, una fede di origine iraniana ancora oggi poco conosciuta in Occidente. La responsabile italiana, una donna carismatica ed estremamente preparata, aveva chiesto ospitalità nella sede che noi utilizzavamo come centro di ritrovo, cosa che le venne accordata di buon grado.

A quell’incontro pubblico parteciparono (altro…)

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Il meticoloso riserbo di Antonio si estendeva anche oltre la sua storia passata, sconfinando in molti aspetti di quella che era la sua vita quotidiana presente. La stessa moglie, pur essendo anche lei una sua allieva e pur aiutandolo in tutto e per tutto, era all’oscuro di molte cose che lo riguardavano. C’erano molte persone che ruotavano intorno alla vita di Antonio senza che nessuno sapesse chi fossero e che tipo di legami avessero con lui.

Per quanto io – e le altre persone che lo frequentavano più assiduamente – ci consideravamo i suoi figli spirituali più intimi, sapevamo che al di là dei nostri incontri frequentava anche la comunità ebraica, quella islamica, induista, buddhista, alcune scuole esoteriche di stampo cristiano e forse anche altri gruppi di cui non ci aveva mai parlato. Inoltre, prestava settimanalmente servizio di volontariato presso una casa di riposo vicino a casa sua.

Come trovasse il tempo e soprattutto l’energia per occuparsi di tutto questo e molto altro ancora, rimane uno dei tanti misteri aperti che lo riguardano. Certamente, non sentiva la necessità di svagarsi o riposarsi nel modo in cui noi lo concepiamo, ma tutto il suo tempo libero, al di fuori delle classiche ore lavorative giornaliere, lo dedicava all’insegnamento e alla cura della sua famiglia spirituale mettendo al servizio il suo sapere e il suo essere.

Per la nostra mentalità attuale una tale impostazione di vita è impensabile: la sola idea di non trascorrere la fatidica settimana al mare d’estate, o di non passare anche solo un week end ogni tanto fuori porta, destabilizza la nostra integrità psichica al punto tale dal farci credere impossibile che un essere umano possa in questo modo vivere felice senza sentirsi minimamente privato di qualcosa. È come se non fossimo (altro…)

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Non si poteva dire o pensare che Antonio veicolasse un tipo specifico di insegnamento piuttosto che un altro. Il suo stile di addestramento eccedeva la possibilità di essere classificato o argomentato. A volte costruiva certezze in cui poter offrire rifugio, altre volte le distruggeva per far rimettere in cammino.

Ogni concetto o informazione non avevano un valore reale di per se stessi, ma rappresentavano per lui solo dei veicoli per poter raggiungere la natura profonda delle persone e lavorare su di essa; una volta raggiunto l’obiettivo, il veicolo poteva anche essere abbandonato e mai più ripreso.

Solo frequentando Antonio ho compreso il motivo per cui i grandi maestri non sono propensi a mettere per iscritto i loro insegnamenti. Ne emergerebbe infatti una dissertazione incomprensibile nella migliore delle ipotesi, pericolosa e fraintendibile nella peggiore. Come è scritto nel primo capitolo del Tao Te Ching:

“Il Tao (la Via) di cui si può parlare, non è l’Eterno Tao.”

Ricordo un giorno in cui era presente una signora che lamentava di non riuscire a creare un rapporto con la figlia adolescente, addossando ovviamente a quest’ultima tutta la responsabilità, e sostenendo con forza le proprie ragioni tirando in ballo le teorie dei più moderni scienziati del comportamento.

Antonio si scagliò con argomentazioni inconfutabili contro l’assurdità di (altro…)

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Grazie ad Antonio sono riuscito ad assaporare e a sbirciare dentro quel misterioso quanto inesprimibile sentimento che lega un maestro ai suoi discepoli. Anche in questa direzione, purtroppo, la nostra cultura non è per nulla di aiuto, dato che tende a sospingerci verso rapporti più formali e distaccati con coloro che reputiamo detentori di qualche conoscenza.

Il saggio viene così facilmente considerato alla stregua di un’enciclopedia da poter consultare e sfogliare per estrarne utili informazioni, dove il rapporto affettivo di amicizia che si può creare è di secondaria importanza, se non addirittura inutile. Ho dovuto imparare anche io a non farmi limitare da un approccio così riduttivo e sterile, ed è così che ho appreso le linee generali che da millenni contraddistinguono la sacra alleanza tra maestro e discepolo.

È buona norma per un maestro tradizionale non avere un elevato numero di allievi intorno a sé, altrimenti non potrebbe seguirli con la giusta intensità e profondità. Troppe persone minerebbero un clima di intimità e familiarità con una conseguente dispersione energetica che renderebbe disordinato l’insegnamento e meno efficace l’addestramento. Questo numero può dipendere dal tempo, dall’energia e dal potere personale del maestro.

Un discepolo deve infatti aver accesso alla vita privata del maestro e poterla condividere il più possibile, esattamente come un figlio può condividere la propria vita con quella del padre. L’essenza di un insegnamento, così come quella di un’educazione genitoriale, non si trasmette con parole o concetti ma attraverso una formazione continua, dove l’esempio vivente rappresenta la chiave di volta per un reale e viscerale mutamento.

A tal proposito ricordo che un caldo pomeriggio di Agosto, durante gli incontri nelle vacanze estive, Antonio iniziò a parlare del misterioso ed intimo (altro…)

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