Ci sono viaggi che hanno il sapore di pellegrinaggi. Possono durare anche solo pochi giorni, ma la loro intensità li rende qualcosa di profondamente diverso da una semplice visita turistica.
Non è la distanza a determinarne il valore, né il numero di monumenti visitati, né la lista diligente delle tappe segnate sulla mappa. A volte basta varcare una soglia, leggere il nome di una strada nota, entrare in una stanza carica di memoria, perché il viaggio smetta di essere uno spostamento nello spazio e diventi un attraversamento interiore.
Dopo mesi di faticose ma entusiasmanti traduzioni delle opere più importanti e profonde di Mária Szepes, nota al grande pubblico soprattutto per Il Leone Rosso, abbiamo organizzato un viaggio a Budapest tra noi membri dell’Associazione Per-Ankh alla scoperta dei luoghi menzionati nei suoi romanzi, nei suoi scritti autobiografici e nei ricordi legati alla sua vita.



In molti, ancora oggi, si stupiscono e indagano i poteri che Gustavo Rol ha manifestato davanti a molte persone nel corso della sua vita.
Nonostante non siamo ancora riusciti ad incontrarlo di persona (la distanza, gli impegni e i suoi ormai prossimi 90 anni non rendono la cosa così facile…), non vogliamo precluderci di dedicargli anticipatamente questo post, in fiduciosa attesa di poter parlare con lui seduti in un caratteristico caffè parigino.
Dopo avervi “presentato” poco tempo fa il misterioso
Avete presente la comune concezione di maestro spirituale? Bello, elegante, con un sorriso zuccheroso sempre stampato sulla faccia, spargitore di concetti buonisti infarciti di parole amorevoli, umilmente alla ricerca di fama e notorietà, con il conto in banca proporzionale al non-attaccamento dei suoi devoti?
Nonostante l’avanzare della tecnologia e della scienza, il numero dei malati e delle malattie non sembra diminuire proporzionalmente ma, anzi, continua ad aumentare. Non possiamo quindi negare di trovarci davanti a una crisi della medicina “ufficiale”.
Forse anche in materia di spiritualità vale il detto l’erba del vicino è sempre la più verde. È infatti curioso constatare il grande fascino che riscontrano alcune culture e antiche civiltà a noi più lontane – non solo in termini di tempo ma anche di spazio – mentre passa quasi inosservata quella etrusca.
