Ogni epoca ha le sue forme di superstizione, le sue degenerazioni spirituali che, viste con occhi disincantati, assumono forme tragicomiche. La nostra cultura, che si crede estremamente adulta e matura, ha inventato il culto del “prendersi cura di sé”.
Se si aprisse un varco spazio-temporale e passasse di qua uno yogi della vecchia guardia, un sacerdote egizio, oppure uno sciamano pellerossa, sentendo ripetere il consiglio amoroso e premuroso “dovresti prenderti cura di te”, penserebbe probabilmente ad un percorso iniziatico fatto di dedizione, disciplina e prove estenuanti.
Peccato che oggi quelle parole rimandino a qualcosa di marcatamente diverso…
Un po’ di respirazione per abbassare la pressione.
Una meditazione guidata per non mordere il collega.
Una tisana per digerire l’angoscia.
Un bagno caldo per sciogliere la tensione.
Un weekend fuori porta per fingere che il lunedì non arriverà mai.






















