I Movimenti e le danze sacre di Gurdjieff: il corpo come strumento per (ri)svegliarsi

Jeanne De Salzmann e le danze sacre

Gurdjieff era brutale nella sua diagnosi dell’umanità: gli esseri umani dormono. Non solo di notte: dormono mentre parlano, mentre lavorano, mentre credono di amare. La nostra vita è una sequenza di reazioni automatiche guidate da desideri inconsci, abitudini sedimentate, ruoli appresi nell’infanzia. La coscienza che pensiamo di avere è in gran parte un’illusione ben confezionata.

Questa intuizione non è, naturalmente, solamente sua. A Gurdjieff dobbiamo un linguaggio molto comprensibile per la nostra cultura, il che lo rende attuale; ma il medesimo concetto lo ritroviamo nel Buddismo (la mente della scimmia, la ruota del samsara), nel Sufismo (il cuore appesantito dal velo), nelle tradizioni sciamaniche (l’anima che dorme nella materia). E in molte di queste tradizioni troviamo ciò che ha reso la Quarta Via di Gurdjieff così nota: non solo una dottrina nè, tantomeno, una fuga dal mondo, ma – come ingrediente del Lavoro interiore – il movimento.

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Il volto dietro il manoscritto “La Santissima Trinosofia”: chi era il Conte di Saint-Germain – seconda parte

Leggi la prima parte: Alla scoperta della Santa Trinosofia: alle origini di un viaggio iniziatico

Se la Santissima Trinosofia appare come un testo sospeso tra simbolo e mistero, il personaggio a cui viene tradizionalmente attribuita non poteva essere meno enigmatico. Il Conte di Saint-Germain rappresenta una delle figure più sfuggenti del Settecento europeo: al tempo stesso avventuriero e filosofo, musicista e alchimista, diplomatico e uomo di scienza. La sua biografia oscilla continuamente tra dati storici e racconti leggendari, al punto che tracciare un confine netto tra realtà e mito diventa quasi impossibile.

Il conte di Saint-Germaine
Il conte di Saint-Germain, incisione di Nicolas Thomas del 1783, da un dipinto perduto appartenuto alla marchesa d’Urfé.
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Alla scoperta della Santa Trinosofia: le origini di un viaggio iniziatico – prima parte

Alcuni libri si scelgono, ma altri sembrano invece scegliere noi. La Très Sainte Trinosophie, conosciuta in italiano come La Santissima Trinosofia, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Comparsa nel cuore del XVIII secolo, in quel crocevia inquieto dove illuminismo, alchimia e società segrete convivevano in una tensione mai del tutto risolta, l’opera continua ancora oggi a esercitare un fascino particolare su chiunque si avvicini ai linguaggi simbolici dell’esoterismo occidentale. Incomprensibile a chi non sente risuonare il fascino della trasformazione interiore, eccitante per chi invece la cavalca come un’onda che porta lontano.

Frontespizio del manoscritto settecentesco della Très Sainte Trinosophie.

Tavola a colori circondata da simboli tipici dell’ermetismo, della tradizione rosacrociana e massonica (triangolo con tetragramma, figure egizie, scacchiera, segni alfabetici).​ L’iconografia di questa immagine rimanda al frontespizio e alle tavole simboliche del manoscritto settecentesco della Très Sainte Trinosophie, oggi spesso riprodotto in edizioni moderne.
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Abhyāsa: lo sforzo che trasforma e la disciplina che sostiene

Essere padroni di sé stessi… parole altisonanti e altamente attrattive che hanno fatto avvicinare più d’uno al cammino di conoscenza di sé. Probabilmente la maggior parte delle persone che ha deciso di intraprenderlo, ha iniziato a cercare il sentiero perfetto, la tecnica spirituale perfetta, la verità più vera… con il risultato di saltare da percorso a percorso, anche senza evidenze di ciarlataneria, rimanendo in superficie e spostandosi da un “fiore spirituale” ad un altro, senza darsi la possibilità di imparare a trasformare il polline in miele.

Abhyasa, Associazione Per-Ankh
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Il fare che non facciamo: l’approccio della Quarta Via

Molte persone si avvicinano al mondo dell’esoterismo attraverso la lettura e l’approfondimento degli insegnamenti della Quarta Via. Ne restano affascinate per il linguaggio moderno, per l’impostazione pratica e per il modo in cui G. I. Gurdjieff ha reso accessibile al mondo occidentale una tradizione antica, riportandola con termini comprensibili all’uomo contemporaneo. Eppure, proprio chi si dichiara vicino a questo insegnamento spesso by-passa uno dei suoi nuclei fondamentali: il fare.

Il fare nella Quarta Via
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Il fallimento della trasformazione: i tre Cristi | Psicologia Esoterica

C’è un’idea dura a morire, soprattutto in certi ambienti esoterici: quella che basti comprendere concetti elevati per trasformarsi interiormente e superare vecchie e ingombranti identificazioni, senza troppo stress, senza scomodarsi troppo (emotivamente e fisicamente). Come se la coscienza fosse un software aggiornabile con poco sforzo e impegno, così come facciamo con i nostri device.

La realtà invece, come spesso accade, è meno romantica e molto più scomoda, anche se indubbiamente molto più avventurosa, sorprendente e ricca di colpi di scena.

I tre Cristi

I tre Cristi come esperimento di realtà

Un esperimento psicologico degli anni Cinquanta, noto come i tre Cristi di Ypsilanti (dal nome dell’ospedale psichiatrico in Michigan) è una lezione brutale. Una di quelle lezioni che nessuno ama ricordare, perché mette in crisi l’idea consolatoria di una trasformazione possibile per linearità logica e razionale.

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Oltre “Il Leone Rosso”: l’eredità misteriosa di Mária Szepes

Chi è rimasto affascinato da Il Leone Rosso di Mária Szepes sa che non si tratta di un romanzo come gli altri. Sa anche, forse, che certi libri non si limitano a raccontare una storia: preparano qualcosa.

Quello che quasi nessuno sa è che, per l’autrice ungherese, Il Leone Rosso non era affatto un punto di arrivo. Era un inizio. Un’opera necessaria, sì, ma ancora incompleta. Un preludio.

Il centro reale del suo lavoro, quello che considerava il più maturo, il più rischioso e il più vivo, portava un altro nome: I sette discepoli di Raguel.

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Come imbiancare un sepolcro: una storia vera

Nei testi evangelici l’immagine del sepolcro imbiancato non è una metafora gentile. Indica ciò che appare luminoso, puro e rassicurante, ma che interiormente ha cessato di essere vivo.

L’episodio che riportiamo qui è una testimonianza reale e verificata, e mostra come questo stesso meccanismo sia oggi perfettamente operativo anche negli spazi digitali dedicati alla spiritualità, dove l’estetica del messaggio può facilmente sostituirne la sostanza.

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Corso Tai Chi tradizionale a Faenza | 8 incontri – Dal 16 Gennaio 2026

Quando? Dal 16 Gennaio, 8 incontri a Faenza, ore 21:00, per imparare una forma di Tai Chi Chuan tradizionale. Il corso è interamente gratuito.

Perché il Tai Chi Chuan e a cosa fa bene? Leggi l’articolo: https://associazioneperankh.com/2023/12/29/i-benefici-dellarte-del-tai-chi-chuan/

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L’Illuminazione che non ti aspetti

Siamo proprio sicuri di sapere cosa sia l’Illuminazione tanto ambita e ricercata dai percorsi spirituali?

Soprattutto, siamo proprio sicuri che una volta “raggiunta” ogni problema si dissolverà?

Proviamo a rifletterci attraverso una storiella tratta dal libro di Joannes Yrpekh, 101 Storie che cambiano il (tuo) mondo

Il diavolo entusiasta

In un angolo remoto dell’Inferno, due diavoli amici si incontrarono.

Uno dei due saltellava con entusiasmo, come un bambino che ha appena ricevuto un dono inaspettato. L’altro, più cupo e riflessivo, lo osservava con sospetto.

“Che ti prende?” Chiese. “Perché sei così fuori di te dalla gioia?”

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“101 Storie che cambiano il (tuo) mondo” di Joannes Yrpekh

Siamo felici di annunciare la pubblicazione di questo nuovo libro, una raccolta preziosa di storie spirituali.

Non è un manuale e non è un intrattenimento spirituale da comodino. È una raccolta di narrazioni sapienziali provenienti da tradizioni diverse, antiche e moderne, selezionate e rielaborate come potenti strumenti vivi.

Racconti brevi, essenziali, profondi, capaci di agire dove le spiegazioni si fermano. Sono storie che possono sostenere in momenti di crisi, di cambiamento, di ricerca. In modi silenziosi, sanno restituire direzione, presenza, meraviglia.

Un libro che nasce da una certezza semplice e scomoda:

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“Mangiare l’Io”: quando il lavoro interiore smette di essere decorativo. Un libro di Patrick Patterson

Sugli scaffali della letteratura spirituale, quando composta da copertine con fiori di loto e volti sereni degli autori, Eating the “I” di Wm. Patrick Patterson occupa un posto scomodo. Quasi un po’ in bilico, e proprio per questo necessario. Non si tratta un manuale, nè è un testo edificante, e certamente non è un racconto consolatorio. È un resoconto diretto, talvolta brutale, di cosa significhi incontrare davvero la Quarta Via come cammino di trasformazione nella vita ordinaria.

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Verbamundi – Perchè uscire dal nostro Abhiman

Abhiman

Abhiman è una parola sanscrita, “Abhimāna”, che può essere tradotta con “orgoglio di sé”. Fa parte di quelle parole impossibili da tradurre. È un termine che in sé racchiude un ventaglio di significati che vanno dall’orgoglio all’arroganza fino a sfociare nella mancanza di dignità se non gestito. Esso si manifesta maggiormente nella dinamica delle relazioni.

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Sorprenditi!

Tutti conosciamo gli slogan di certi personaggi famosi, come il celebre «Siate folli, siate affamati» di Steve Jobs. Un messaggio bello, per carità, ma forse più emozionale e momentaneo che realmente profondo e applicabile.

In altre parole: chi sarà mai riuscito davvero a far proprio questo slogan, a portarlo nella vita concreta, quotidiana? Normalmente questo tipo di messaggi infiamma i cuori nell’istante in cui li si ascolta, ma dopo pochi minuti tutto torna esattamente com’era prima.

Non perdiamoci d’animo però. Lasciamoci stupire dal fatto che slogan simili, molto meno noti ma infinitamente più densi di quella forza vitale e spirituale che può davvero lasciare un segno dentro di noi, pulsano dietro i veli delle antiche tradizioni, dove i concetti religiosi si dissolvono per far emergere gli insegnamenti iniziatici.

Volete un esempio? A questo punto, ci sembra giusto.

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Il “tempo” della conoscenza di sé: alla riscoperta di Kairos

Kairos, il tempo della conoscenza di sè.

Siamo spesso in affanno, inseguendo le lancette dell’orologio in una corsa contro un tempo che ci sfugge di mano. Quante volte, arrivando a sera, ci accorgiamo che la giornata è già finita? Quante volte abbiamo pronunciato la frase: non ho tempo per me? I dispositivi digitali, nati per semplificarci la vita, ci hanno sottratto la capacità di percepire il fluire: immersi negli schermi, vediamo le lancette accelerare mentre perdiamo il ritmo naturale dell’esistenza. E poi commentiamo con i colleghi: “ma sai che ho la percezione che il tempo sia accelerato?”

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La ritualità di Confucio: dalla relazione col Sacro alla relazione con l’Altro

Se pensiamo alla parola ritualità la nostra mente tende immediatamente a collegarla a qualcosa di religioso, sacro e solenne, collocato in un tempo e in uno spazio lontani dalla nostra esperienza quotidiana, se non nei momenti in cui la partecipazione a un rito collettivo diventa inevitabile, come una cerimonia o una festa tradizionale. Questo accade perché siamo abituati a racchiudere l’idea di ritualità entro i confini di contesti formali e separati dalla dimensione ordinaria, come se il rituale appartenesse esclusivamente a una sfera altra, quasi intoccabile, senza nulla a che vedere con il fluire della nostra quotidianità.

Ritualità Confuciana - Associazione Per-Ankh
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Oltre la mela: il mito del Giardino e la svolta della comprensione di se stessi

C’è una storia che è stata impressa in ognuno di noi, un simbolo, un insieme di significati impacchettati e preconfezionati. Un’immagine: un giardino pieno di delizie, un albero, una mela, un serpente, una donna tentata e tentatrice che induce l’uomo a peccare… Una punizione, una condanna trasmessa per via ereditaria, una condizione di sofferenza e di felicità perduta. Stiamo naturalmente parlando del Peccato del Primo Uomo, definito Peccato originale. 

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