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È assodato che alcune immagini e alcuni simboli appartenenti e provenienti da svariate Tradizioni, siano entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Dal punto di vista occidentale tale sorte è senz’altro toccata alle dieci piaghe d’Egitto contenute nel Libro dell’Esodo (dalla Bibbia).

I suoi simboli sono stati mediati soprattutto dai mass media, ed in quella forma si sono fatti strada e si sono fissati in maniera più o meno stabile nella coscienza di ognuno. Nel migliore dei casi essi sono stati interpretati dalla lettura, talvolta  superficiale e poco approfondita, che di essi generalmente se ne dà in un contesto religioso.

Tale sorte è stata forse risparmiata solo a chi respira Tradizioni ancora vive, che approfondiscono il senso delle Scritture andando oltre il banale senso letterale. È questo il caso della più profonda corrente Ebraica.

Per tale Tradizione infatti, lo studio e l’approfondimento delle Scritture rappresentano due capisaldi irrinunciabili della pratica quotidiana. Nello specifico, esistono fondamentalmente quattro livelli di lettura e approfondimento del Testo Sacro: il primo livello è quello letterale (peshat), il secondo livello è quello allegorico (remez) a cui fa seguito la modalità analogico (derash). L’ultimo livello interpretativo è quello mistico (sod).

Quando si cerca di leggere il Testo Sacro, sforzandosi di andare oltre al livello letterale, i significati che emergono Continua a leggere »

Nel poema più famoso del mistico persiano sufi Farid al-Din ‘Attar – Il Verbo degli Uccelli – si delinea un’impareggiabile metafora del Cammino che si prospetta di fronte a colui che decide di mettersi alla ricerca di se stesso.

Lungi dall’idea di poterne fare una sintesi esaustiva, illustreremo brevemente qui di seguito i punti chiave del poema, evidenziandone la simbologia sottesa.

Il poema si apre quando tutti gli uccelli del mondo decidono di radunarsi in una grande assemblea, ormai consci della necessità di trovare un re, per poter dare un senso e portare armonia nelle loro vite:

Dobbiamo unirci in fraterno sodalizio e partire alla ricerca di un re, essendo ormai chiaro che l’ordine e l’armonia non regnano tra sudditi privi di un sovrano.

L’Upupa (simbolo del Maestro, messaggero della realtà divina), l’uccello più saggio tra tutti, li convince ad intraprendere un difficile viaggio alla ricerca di un leggendario uccello (simbolo dell’Assoluto) che vive sull’albero dell’immortalità, l’unico in grado di rivestire a pieno diritto il titolo di re: Continua a leggere »

Essere un paziente è sempre un momento difficile per ognuno di noi. Quando si cade ammalati, qualunque sia la malattia e il suo livello di gravità, si deve affrontare la sofferenza fisica, la sospensione dei propri progetti e delle nostre abitudini. Ci si sente vulnerabili e anche un po’ soli, perché il dolore fisico è un genere di sofferenza che non si può condividere.

In alcuni casi ci prende la paura per sintomi a noi sconosciuti, che si affrontano per la prima volta, o la preoccupazione per il buon esito della cura. Si tratta di una condizione di disagio, che ognuno vorrebbe finisse il più in fretta possibile. Nel momento in cui entriamo fisicamente e psicologicamente nel mondo della medicina, di qualunque genere essa sia, diventiamo immediatamente un paziente.

E il termine paziente evoca la rassegnazione di chi, essendo malato, non può fare altro che attendere di venir curato, nei tempi e nei modi previsti dal medico e dal tipo di medicina cui si è affidato.

La fiducia nel proprio medico è certamente un elemento importante della cura: chi di noi si metterebbe nelle mani di uno specialista che consideriamo poco affidabile o scarsamente competente?

Però anche una totale passività, come suggerirebbe la definizione di paziente, forse non è il modo migliore per affrontare la malattia, e questo una gran parte di noi l’ha già sperimentato.

Che si sia trattato dell’esperienza di un lieve disturbo, oppure di qualcosa di più grave che ha portato alla necessità di un ricovero ospedaliero, spesso si può costatare come Continua a leggere »

Preferiamo non fare nomi (ognuno valuterà personalmente), ma molti personaggi contemporanei o della storia più recente, si spacciano come maestri appartenenti alla tradizione spirituale Advaita. Più specificatamente, sono considerati come i rappresentanti di quella che viene chiamata Neo-Advaita.

Abbiamo già toccato questo argomento in due post in passato: Nisargadatta, l’Advaita e l’immondizia  e  Advaita Vedanta comoda e per tutti!, ed oggi proviamo a riprendere il discorso mettendo in luce altre sfumature.

Letteralmente, la parola sanscrita Advaita significata “non ci sono due cose”, riferendosi alla non dualità della realtà, ad un’unica verità, che è sempre stata e sempre sarà. Per tale motivo risulta già di per se stesso un po’ ambiguo parlare di Neo-Advaita, come a distinguere una vecchia verità da una nuova verità…

Ad ogni modo, è comprensibile il fatto che sia emersa la necessità di dare una nuova definizione, dal momento che tali neo-maestri presentano la loro corrente spirituale in una forma a volte difficilmente riconducibile – per chi la conosce bene – alla tradizione originaria.

Non è nostra intenzione ipotizzare se tali figure siano o meno in cattiva fede (laddove ci sono interessi economici non abbiamo dubbi in merito). D’altronde, chiunque si Continua a leggere »

Domenica 16 Giugno 2019: un grande uomo ha terminato il suo viaggio in questo mondo. Una vita vissuta in modo pieno, intensa, assaporata fino in fondo; una vita condivisa con molte persone, vicine e lontane, dedita allo studio, alle esplorazioni, alla ricerca di ciò che è vero e che contraddistingue tutta l’umanità, in tutte le epoche.

Con questo breve post non vogliamo cadere nella consuetudine di compiangere una persona scomparsa mitizzandola a tutti i costi. Giovanni Feo, come tutti, aveva sicuramente le sue debolezze e le sue paure; ciononostante ha saputo – anzi, ha voluto – spingersi oltre molte barriere considerate invalicabili dalla maggior parte delle persone.

Fin da giovane ha inseguito un sogno, forse un richiamo antico, e ha saputo porlo sempre prima di ciò che comunemente viene inteso come “se stesso”: notorietà, successo economico, riconoscimento accademico, approvazione sociale, eccetera.

Ma cosa lo rendeva una persona così straordinaria? Non soltanto la sua profonda conoscenza, più unica che rara, dell’antico popolo Etrusco, non soltanto la sua impressionante padronanza del territorio in cui viveva, e neanche le sue incredibili Continua a leggere »

Ah, la felicità! Ognuno di noi, in un modo o in un altro, anela ad essere felice e ritiene che sia un suo diritto di nascita esserlo, proprio come un principe ereditario sa che un giorno potrà poggiare le sue regali natiche sul trono.

Abbiamo l’incrollabile certezza che sia soltanto il tempo, oppure alcune condizioni esterne sfavorevoli, a tenerci momentaneamente separati dalla felicità che ci spetta. Sarà davvero così?

Qualche dubbio ogni tanto sorge… D’altronde, chi di noi conosce personalmente un individuo davvero felice?

La stragrande maggioranza della gente che incontriamo passa il tempo a lamentarsi delle sue disgrazie e della cattiveria del mondo. La loro infelicità è colpa di un ingranaggio rotto del destino.

Ma poi ci sono anche quelli che trascorrono il loro preziosissimo tempo a caricare sui social centinaia di “selfie” che li ritraggono con sorrisi smaglianti e in situazioni invidiabili, e il dubbio allora pervade l’animo di chi li guarda: “Ma solo io non sono così felice?”.

Infatti, le recenti indagini sociologiche hanno rilevato che alcuni social network deprimono molti dei loro frequentatori proprio perché guardare le immagini e video di chi riempie le bacheche di momenti indimenticabili, emozioni uniche, incontri straordinari e incontenibili attimi di passione, fa sentire peggio.

Nessuno sembra chiedersi come mai tutto questo popolo dal volto sorridente non trovi niente di meglio da fare che condividere digitalmente così tanti momenti speciali invece di goderseli.

Eh già, sembrerebbe che Continua a leggere »

Viviamo in un’epoca così ricca di tecnologia e d’informazioni immediatamente disponibili, che ci pare di avere accesso a ogni risposta, specie se si tratta di argomenti scientifici.

Siamo cresciuti nelle certezze del “progresso” e ci siamo abbeverati ai mirabolanti programmi televisivi del Mondo di Quark di Piero Angela, col sottofondo musicale rassicurante dell’Aria sulla IV corda di Bach.

Siamo stati educati fin da piccoli a pensare alle leggi della fisica come a qualcosa di scontato, meccanico, privo d’intelligenza. Qualcosa che non ha significato o ragioni da investigare e capire: esiste e basta, quindi va bene così e non c’è altro da cercare, sono solo informazioni più o meno complesse da studiare a memoria senza porsi troppe domande… ma è proprio tutto così semplice e scontato? A un sincero e attento cercatore non può sfuggire il vuoto di risposte e di significati.

Ad esempio, la forza di gravità che ci tiene attaccati al suolo, che fa cadere gli oggetti, che regola le orbite delle stelle e dei pianeti, ecc., indubbiamente esiste e ne facciamo ogni giorno esperienza, ma possiamo realmente dire di conoscerla? Sappiamo come un corpo ne attrae un altro attraverso la sua massa? E perché esiste questo fenomeno? C’è una volontà e quindi un’intelligenza che la alimenta?

In realtà la forza di gravità rimane ancora un vero enigma per la scienza moderna, ma ciononostante si arroga il diritto di affermare che, tutto sommato, non ha significato cercare altri significati: esiste e basta e ci si deve accontentare di misurarla.

La religione – altra orgogliosa creatura dell’intelletto umano – esclude che vi sia significato umanamente comprensibile nel Continua a leggere »