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Qui non c’è nulla da vendere e nulla da comprare. Quindi, caro lettore, se le parole che seguiranno ti urteranno, sarai libero di volare spensierato verso altri rami con invitanti frutti pieni di ghiotti concetti sulla “spiritualità quantica” e altre amenità. Qui non ci sono frutti, solo una discreta visuale dalla quale poter osservare e osservarti meglio.

Rimaniamo sempre sulle superficie e abbiamo il terrore delle profondità. Ci spaventa troppo il buio, l’ignoto, e ci aggrappiamo disperatamente ad ogni relitto che galleggia davanti a noi, per poi convincerci di essere saliti su una nave.

“Chi cerca trova”, certamente, ma chi veramente sa quello che cerca e si mette in moto per cercarlo?

Qualcuno di noi parte dal presupposto di sapere bene quello che vuole e di lottare ogni giorno per raggiungerlo. Prima follia. Qualcun altro crede che, non avendo le idee chiare, si muove nella vita con leggera ingenuità senza cercare e desiderare nulla. Seconda follia.

Nella realtà dei fatti tutti noi cerchiamo qualcosa, e anche in modo determinato, ma quasi nessuno è consapevole di quello che sta cercando, ed è così che si genera infine ogni sorta di dissapore verso la vita e verso gli altri.

Spesso e volentieri, i nostri obiettivi inconsapevoli sono molto più radicati e molto diversi da quelli che crediamo di perseguire. Spesso e volentieri, questi obiettivi non sono così luminosi ed elevati come vorremmo credere.

In tutto questo scenario, è vietato mettersi seriamente in discussione per cercare di Continua a leggere »

Nella nostra epoca così evoluta, ricca di tecnologia, d’innovazione e di progresso, sembriamo aver perso un senso molto caro ad alcune tradizioni passate: il senso della vergogna.

Ci vergogniamo solo di avere i capelli fuori posto, la giacca fuori moda o la macchina sporca, ma in quanto al mentire, al tradire, al promettere e non mantenere, all’approfittarsi della generosità altrui senza riconoscenza, ben poco ci importa.

Quel che conta è soddisfare i propri interessi, sopravvivere giorno dopo giorno senza badare ad altro. Costruiamo rapporti solo per utilità personale, per poi sparire alla prima difficoltà. Ci muoviamo sul palcoscenico della vita con meticolosa ed ossessiva attenzione verso i passi falsi degli altri, ma ci copriamo gli occhi davanti ai nostri.

Se qualcuno cercasse di vivere secondo regole di altri tempi, in controcorrente con la tendenza attuale, potrebbe forse essere considerato folle, troppo “rigido” o utopista, ma un tempo non era così.

Vi era un’epoca in cui la parola data, la dignità e la verità erano considerati i principi vitali più importanti, e si poteva anche morire per difenderli. Era l’epoca dei cavalieri, così come viene magistralmente evocata da Gaspare Cannizzo nel libro Cavalleria e Cavalieri. Continua a leggere »

Avete presente la comune concezione di maestro spirituale? Bello, elegante, con un sorriso zuccheroso sempre stampato sulla faccia, spargitore di concetti buonisti infarciti di parole amorevoli, umilmente alla ricerca di fama e notorietà, con il conto in banca proporzionale al non-attaccamento dei suoi devoti?

Bene, questo è proprio quel genere di immagine che ci fa rabbrividire molto di più del freddo intenso di questi giorni. La nostra unica consolazione è il pensiero che questi personaggi siano in realtà maestri illuminati che recitano (benissimo) questo ruolo per mettere alla prova il genere umano e fargli toccare con mano la sua follia. Un insano pessimismo ci fa però dubitare di questa ipotesi…

Se proviamo però a spingerci un po’ oltre la nebbia della spiritualità annacquata cui siamo ormai assuefatti, possiamo intravedere delle luci abbaglianti che attraggono ma allo stesso tempo terrorizzano, perché destabilizzano le nostre confortanti idee di conoscere già la verità della vita o, al contrario, che tale verità sia un’illusione.

Ci sono esseri che lasciano impronte indelebili del loro passaggio su questa terra. E sembrerebbe che più queste impronte sono profonde, più l’identità di tali esseri rimane volutamente ignota e nascosta.

È questo il caso di colui che si faceva chiamare Monsieur Chouchanì (il vero nome non si saprà mai). Spuntato improvvisamente dal nulla nella Parigi del dopoguerra e sparito nel nulla nello stesso modo, è considerato da molti come uno dei più grandi enigmi irrisolti del XX secolo.

Un clochard senza età, senza patria, senza dimora, Continua a leggere »

Dalle torri del suo castello, un re vede arrivare il suo prode cavaliere. Questi cavalca un destriero e, tutto contento, tiene in braccio un drago. Il re gli urla: “Cretino, la tua missione era uccidere il drago e salvare la fanciulla!!!”

Sotto sotto, tutti noi ci sentiamo dei valorosi cavalieri alla ricerca della fanciulla (o fanciullo). Ci piace sognare di essere degli amanti perfetti, senza macchia, con il cuore colmo di amore e di coraggio, pronti a dare la vita per questi sentimenti.

E ogni volta che si scatena la nostra ira e il nostro malumore, ogni volta che svalanghiamo di improperie qualcuno (direttamente o alle spalle), siamo sicuri di farlo proprio per difendere l’amore.

Poi però, ogni tanto, forse per sbaglio, incrociamo sulla nostra strada qualcuno che ascolta con attenzione i racconti delle nostre gesta eroiche e delle ingiustizie che subiamo tutti i giorni proprio a causa della nostra purezza d’animo e della nostra missione: trovare e salvare la fanciulla.

Ma questo qualcuno, a differenza di altri valorosi cavalieri come noi, osa porci la fatidica e tanto scomoda domanda: “Scusa, ma allora perché tieni in braccio un drago e lo stai coccolando?”

Ma noi non ci facciamo certo destabilizzare da una domanda oltraggiosa come questa, e la nostra risposta è sempre pronta. Con veloce agitazione tiriamo fuori dalla tasca una piccola foto accartocciata e la mostriamo con soddisfazione: “Ecco, questa è la fanciulla che sto cercando ed è verso di lei che è rivolto il mio amore.”

“Molto bella”, osserva lui, “e come si chiama?”. Continua a leggere »

 

Se perdete energia in emozioni negative, o in azioni meccaniche, nel pensare meccanico, allora è perduta. Se però usate l’energia per lottare contro la meccanicità, la riavete. Questo è il modo con cui l’energia viene accumulata.

P.D. Ouspensky [1]

Noi vogliamo fare, ma in tutto ciò che facciamo siamo legati e limitati dalla quantità di energia prodotta dal nostro organismo. Ogni funzione, stato, azione, pensiero, emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata.

Cosa deve fare dunque un uomo quando incomincia a rendersi conto che non ha abbastanza energia per raggiungere lo scopo che si è fissato? La risposta a questo interrogativo è che ogni uomo normale ha abbastanza energia per cominciare il lavoro su di sé. È necessario soltanto che egli impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l’energia di cui dispone, e che, la maggior parte del tempo, dissipa in pura perdita.

L’energia viene soprattutto spesa in emozioni inutili e sgradevoli, nell’ansiosa attesa di cose spiacevoli possibili ed impossibili, consumata dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dal nervosismo, dall’irritabilità, dall’immaginazione, dal sognare ad occhi aperti e cosi via. L’energia viene sprecata da un cattivo lavoro dei centri; dalla tensione inutile dei muscoli, sproporzionata rispetto al lavoro compiuto; dal perpetuo chiacchierare, che ne assorbe una quantità enorme, dall’interesse accordato ininterrottamente alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali non abbiamo nulla a che fare e che non meritano nemmeno uno sguardo; dallo sciupio senza fine della forza di attenzione; e via di seguito. Continua a leggere »

Da un meticoloso sondaggio risulta che tutte le persone sanno esattamente cosa significa la parola amore, e tutte ne sono ricolme e sempre prodighe a distribuirlo attorno a sè.

Purtroppo dallo stesso sondaggio emerge anche che (tutte) le stesse persone si lamentano di non riceverne altrettanto, ma anzi di essere pure e semplici colombe in un mondo di egoisti e viscidi serpenti, approfittatori senza scrupoli degli altrui sentimenti.

Emergono comunque per deduzione tre incoraggianti evidenze:

  • il mondo è pieno di persone pure, integre e colme di magnifici e radiosi sentimenti;
  • anche tu che stai leggendo (statisticamente) fai certamente parte di queste persone;
  • i “serpenti” avidi, ingrati ed egoisti dovrebbero invece essere pochissimi, dato che noi non ne abbiamo ancora incontrato uno nei nostri sondaggi (forse si nascondo perché si vergognano, oppure sono solo leggende metropolitane).

Ma nel caso in cui questo articolo possa finire per sbaglio davanti agli occhi di una di queste rarissime e ipotetiche persone spregievoli, ecco che allora ci sentiamo in dovere di farle riflettere raccondando una storia del Rabbi Mendel di Kotz.

Egli incontrò un giorno un ragazzo che si stava godendo il suo piatto di pesce e disse al ragazzo: “Perché stai mangiando quel pesce?”

E il ragazzo rispose: “Perché io amo il pesce!”

E lui rispose: Continua a leggere »

“In verità in verità vi dico, se il chicco di grano essendo caduto in terra non muore, esso rimane solo; ma se muore, porta molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde, e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.” (Gv 12,24).

La cultura odierna ci chiede di essere buone pecorelle, dedite al pascolo; ci procura della buona erbetta tutti i giorni, importante solo non alzare la testa e continuare a brucare, mangiare più velocemente possibile, altrimenti si corre il rischio che arrivi qualcuno e portarci via la nostra razione quotidiana.

Il messaggio per tutte le pecore è chiaro: Felicità, un prato verde da brucare. In altre parole, lottare per attirare le attenzioni e le ammirazioni altrui, cercando di essere sempre più belli, più ricchi, più intelligenti degli altri; cercare di conquistare ogni giorno una porzione di mondo in più, per sentirci più potenti e al sicuro.

Poi leggiamo il passo del Vangelo di Giovanni, e ci chiediamo: cosa voleva dirci?

Proviamo per un attimo, nella parabola presa in riferimento, ad associare l’uomo al chicco di grano. Questo chicco si adatta al piano di vita in cui nasce ma, nonostante sia circondato da altri migliaia di chicchi, si sente solo, e questa solitudine è forse data dalla lontananza da un piano divino differente, la casa del Padre. Continua a leggere »