Soffermandoci nella lettura e nella meditazione dei Testi Tradizionali per eccellenza, è commovente riconoscere come ciascuno di essi, attraverso il linguaggio proprio del suo tempo e del suo contesto sociale, sia stato concepito per offrire un aiuto concreto all’essere umano. Questi testi indicano un cammino di liberazione dalla sofferenza e di realizzazione interiore.
I Maestri che li hanno redatti possedevano una conoscenza profonda, sia teorica sia pratica, degli argomenti trattati. Per questo hanno affidato ai loro insegnamenti una funzione preziosa: essere come un salvagente gettato in mare, destinato a chi desidera non affondare nelle difficoltà dell’esistenza.
Camminare insieme non è soltanto un’attività piacevole e contemplativa: nel luogo giusto è un’occasione per mettersi in cammino – non solo sul sentiero, ma anche dentro di sé – in un territorio che ha fatto della ricerca e della resistenza interiore la propria identità più autentica.
Siamo lieti di presentarvi l’iniziativa: SENTIERI INTERIORI – 5 Luglio 2026 a Bobbio Pellice (TO)
DOVE | L’appuntamento è previsto per le ore 9:30 nel centro di Bobbio Pellice in Piazza Caduti per la Libertà, di fronte al Palazzo Comunale. Da lì partiremo alle 10:00 per un percorso a circuito che attraverserà il paese per avventurarsi nei sentieri intorno al torrente Pellice. Si tratta di un percorso semplice e panoramico; la camminata durerà nel suo complesso circa 3 ore, con pausa pranzo. Sarà un’occasione informale e amichevole per conoscerci di persona, e dare così un volto e un nome alle persone dietro ai podcast e ai testi dell’Associazione Per-Ankh.
PERCHÈ BOBBIO PELLICE
La vallata è incastonata nel cuore della Val Pellice, un territorio alpino di rara bellezza e silenzio, dove la natura stessa invita alla riflessione e al raccoglimento;
è storicamente legata alla tradizione valdese, una delle espressioni più autentiche di resistenza dell’anima in Europa durante tempi bui, che ha trovato proprio in queste valli la sua forza e il suo rifugio; un richiamo potente alla coerenza tra valori interiori e vita vissuta;
il torrente Pellice e i tumpi incantati, che accompagneranno buona parte del nostro cammino, portano con sé il linguaggio antico dell’acqua viva: continuità, rinnovamento, e la capacità di trovare la connessione con le correnti iniziatiche più autentiche.
COSA PORTARE | Pranzo al sacco. Si consigliano scarpe comode e un impermeabile (non si sa mai…).
COSA NON PORTARE | Discorsi oziosi e formatori.
EVENTO GRATUITO CON CONFERMA DI PARTECIPAZIONE PER ORGANIZZARE AL MEGLIO LA GIORNATA E COMUNICARE IN CASO DI NECESSITÀ
Ogni epoca ha le sue forme di superstizione, le sue degenerazioni spirituali che, viste con occhi disincantati, assumono forme tragicomiche. La nostra cultura, che si crede estremamente adulta e matura, ha inventato il culto del “prendersi cura di sé”.
Se si aprisse un varco spazio-temporale e passasse di qua uno yogi della vecchia guardia, un sacerdote egizio, oppure uno sciamano pellerossa, sentendo ripetere il consiglio amoroso e premuroso “dovresti prenderti cura di te”, penserebbe probabilmente ad un percorso iniziatico fatto di dedizione, disciplina e prove estenuanti.
Peccato che oggi quelle parole rimandino a qualcosa di marcatamente diverso…
Un po’ di respirazione per abbassare la pressione. Una meditazione guidata per non mordere il collega. Una tisana per digerire l’angoscia. Un bagno caldo per sciogliere la tensione. Un weekend fuori porta per fingere che il lunedì non arriverà mai.
Ci sono viaggi che hanno il sapore di pellegrinaggi. Possono durare anche solo pochi giorni, ma la loro intensità li rende qualcosa di profondamente diverso da una semplice visita turistica.
Non è la distanza a determinarne il valore, né il numero di monumenti visitati, né la lista diligente delle tappe segnate sulla mappa. A volte basta varcare una soglia, leggere il nome di una strada nota, entrare in una stanza carica di memoria, perché il viaggio smetta di essere uno spostamento nello spazio e diventi un attraversamento interiore.
Dopo mesi di faticose ma entusiasmanti traduzioni delle opere più importanti e profonde di Mária Szepes, nota al grande pubblico soprattutto per Il Leone Rosso, abbiamo organizzato un viaggio a Budapest tra noi membri dell’Associazione Per-Ankh alla scoperta dei luoghi menzionati nei suoi romanzi, nei suoi scritti autobiografici e nei ricordi legati alla sua vita.
C’è una domanda che molti cercatori si portano dietro per anni, a volte per decenni, spesso senza ammetterlo nemmeno a se stessi:
e adesso?
Hai letto; hai meditato; hai frequentato seminari. Forse hai anche attraversato qualche crisi significativa – quelle che a posteriori chiami “trasformative” – e tuttavia qualcosa in te sa, con una chiarezza che preferiresti ignorare, che il vaso interiore è ancora chiuso. O peggio: che lo hai socchiuso, hai dato una rapida occhiata dentro, e hai rimesso in fretta il coperchio.
Questa, ben inteso, non è una critica; è un’osservazione su come funziona l’ego: sopravvive, si adatta, e – questo è il punto più scomodo – sa usare il linguaggio spirituale meglio di chiunque altro.
Camminare insieme non è soltanto un’attività piacevole e contemplativa: nel luogo giusto è un’occasione per mettersi in cammino – non solo sul sentiero, ma anche dentro di sé – in un territorio che ha fatto della ricerca e della resistenza interiore la propria identità più autentica.
Nel caso della Santissima Trinosofia, parlare di “illustrazioni” è riduttivo. Le tavole che accompagnano il manoscritto non svolgono una funzione decorativa né puramente esplicativa, ma costituiscono un vero sistema simbolico autonomo. Sono immagini da contemplare, interpretare e attraversare, costruite secondo una logica iniziatica che presuppone l’uso simultaneo di più livelli di lettura. La tradizione parla delle tre chiavi principali – che ricordiamo essere alchimia, cabala ed ermetismo – come strumenti necessari per accedere al loro significato profondo.
Propositi non mantenuti, desideri ardenti dimenticati già il giorno dopo, risvegli mattutini inspiegabilmente tristi o sorprendentemente euforici, buone intenzioni mai tradotte in azioni concrete che vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei vorrei. Ma chi è che vorrebbe? Chi è che si accende e si spegne a seconda della corrente emotiva di passaggio?
Ogni testo iniziatico attraversa il tempo in due modi: come documento storico e come strumento vivo. La Santissima Trinosofia continua a interessare studiosi e ricercatori contemporanei proprio perché riesce a tenere insieme entrambe queste dimensioni. Il manoscritto, infatti, non è soltanto un oggetto raro da conservare dietro il vetro di una biblioteca, ma un’opera che invita ancora oggi a essere interrogata, decifrata, attraversata.
Tavola interna del manoscritto originale La Très Sainte Trinosophie (Ms. 2400, Biblioteca di Troyes, Francia),
Gurdjieff era brutale nella sua diagnosi dell’umanità: gli esseri umani dormono. Non solo di notte: dormono mentre parlano, mentre lavorano, mentre credono di amare. La nostra vita è una sequenza di reazioni automatiche guidate da desideri inconsci, abitudini sedimentate, ruoli appresi nell’infanzia. La coscienza che pensiamo di avere è in gran parte un’illusione ben confezionata.
Questa intuizione non è, naturalmente, solamente sua. A Gurdjieff dobbiamo un linguaggio molto comprensibile per la nostra cultura, il che lo rende attuale; ma il medesimo concetto lo ritroviamo nel Buddismo (la mente della scimmia, la ruota del samsara), nel Sufismo (il cuore appesantito dal velo), nelle tradizioni sciamaniche (l’anima che dorme nella materia). E in molte di queste tradizioni troviamo ciò che ha reso la Quarta Via di Gurdjieff così nota: non solo una dottrina nè, tantomeno, una fuga dal mondo, ma – come ingrediente del Lavoro interiore – il movimento.
Se la Santissima Trinosofia appare come un testo sospeso tra simbolo e mistero, il personaggio a cui viene tradizionalmente attribuita non poteva essere meno enigmatico. Il Conte di Saint-Germain rappresenta una delle figure più sfuggenti del Settecento europeo: al tempo stesso avventuriero e filosofo, musicista e alchimista, diplomatico e uomo di scienza. La sua biografia oscilla continuamente tra dati storici e racconti leggendari, al punto che tracciare un confine netto tra realtà e mito diventa quasi impossibile.
Il conte di Saint-Germain, incisione di Nicolas Thomas del 1783, da un dipinto perduto appartenuto alla marchesa d’Urfé.
Alcuni libri si scelgono, ma altri sembrano invece scegliere noi. La Très Sainte Trinosophie, conosciuta in italiano come La Santissima Trinosofia, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Comparsa nel cuore del XVIII secolo, in quel crocevia inquieto dove illuminismo, alchimia e società segrete convivevano in una tensione mai del tutto risolta, l’opera continua ancora oggi a esercitare un fascino particolare su chiunque si avvicini ai linguaggi simbolici dell’esoterismo occidentale. Incomprensibile a chi non sente risuonare il fascino della trasformazione interiore, eccitante per chi invece la cavalca come un’onda che porta lontano.
Tavola a colori circondata da simboli tipici dell’ermetismo, della tradizione rosacrociana e massonica (triangolo con tetragramma, figure egizie, scacchiera, segni alfabetici). L’iconografia di questa immagine rimanda al frontespizio e alle tavole simboliche del manoscritto settecentesco della Très Sainte Trinosophie, oggi spesso riprodotto in edizioni moderne. Continua a leggere “Alla scoperta della Santa Trinosofia: le origini di un viaggio iniziatico – prima parte”
Essere padroni di sé stessi… parole altisonanti e altamente attrattive che hanno fatto avvicinare più d’uno al cammino di conoscenza di sé. Probabilmente la maggior parte delle persone che ha deciso di intraprenderlo, ha iniziato a cercare il sentiero perfetto, la tecnica spirituale perfetta, la verità più vera… con il risultato di saltare da percorso a percorso, anche senza evidenze di ciarlataneria, rimanendo in superficie e spostandosi da un “fiore spirituale” ad un altro, senza darsi la possibilità di imparare a trasformare il polline in miele.
Molte persone si avvicinano al mondo dell’esoterismo attraverso la lettura e l’approfondimento degli insegnamenti della Quarta Via. Ne restano affascinate per il linguaggio moderno, per l’impostazione pratica e per il modo in cui G. I. Gurdjieff ha reso accessibile al mondo occidentale una tradizione antica, riportandola con termini comprensibili all’uomo contemporaneo. Eppure, proprio chi si dichiara vicino a questo insegnamento spesso by-passa uno dei suoi nuclei fondamentali: il fare.
C’è un’idea dura a morire, soprattutto in certi ambienti esoterici: quella che basti comprendere concetti elevati per trasformarsi interiormente e superare vecchie e ingombranti identificazioni, senza troppo stress, senza scomodarsi troppo (emotivamente e fisicamente). Come se la coscienza fosse un software aggiornabile con poco sforzo e impegno, così come facciamo con i nostri device.
La realtà invece, come spesso accade, è meno romantica e molto più scomoda, anche se indubbiamente molto più avventurosa, sorprendente e ricca di colpi di scena.
I tre Cristi come esperimento di realtà
Un esperimento psicologico degli anni Cinquanta, noto come i tre Cristidi Ypsilanti (dal nome dell’ospedale psichiatrico in Michigan) è una lezione brutale. Una di quelle lezioni che nessuno ama ricordare, perché mette in crisi l’idea consolatoria di una trasformazione possibile per linearità logica e razionale.
Chi è rimasto affascinato da Il Leone Rosso di Mária Szepes sa che non si tratta di un romanzo come gli altri. Sa anche, forse, che certi libri non si limitano a raccontare una storia: preparano qualcosa.
Quello che quasi nessuno sa è che, per l’autrice ungherese, Il Leone Rosso non era affatto un punto di arrivo. Era un inizio. Un’opera necessaria, sì, ma ancora incompleta. Un preludio.
Il centro reale del suo lavoro, quello che considerava il più maturo, il più rischioso e il più vivo, portava un altro nome: I sette discepoli di Raguel.
Nei testi evangelici l’immagine del sepolcro imbiancato non è una metafora gentile. Indica ciò che appare luminoso, puro e rassicurante, ma che interiormente ha cessato di essere vivo.
L’episodio che riportiamo qui è una testimonianza reale e verificata, e mostra come questo stesso meccanismo sia oggi perfettamente operativo anche negli spazi digitali dedicati alla spiritualità, dove l’estetica del messaggio può facilmente sostituirne la sostanza.
Quest’anno vi auguriamo che il 2026 non sia una promessa, né un contenitore di buoni propositi da dimenticare a febbraio. Vi auguriamo invece che sia uno spazio. E che, come ogni spazio, richieda ad ognuno di noi la giusta presenza.
Ad un certo punto Lord Pentland chiese a Patrick Patterson, l’autore del libro, “Ma perché è venuto?”. La sua voce era morbida, senza fretta, quasi indifferente. La stessa domanda che gli aveva fatto al telefono. Di nuovo lui provò lo stesso dubbio, lo stesso smarrimento.
In un angolo remoto dell’Inferno, due diavoli amici si incontrarono.
Uno dei due saltellava con entusiasmo, come un bambino che ha appena ricevuto un dono inaspettato. L’altro, più cupo e riflessivo, lo osservava con sospetto.
“Che ti prende?” Chiese. “Perché sei così fuori di te dalla gioia?”
Siamo felici di annunciare la pubblicazione di questo nuovo libro, una raccolta preziosa di storie spirituali.
Non è un manuale e non è un intrattenimento spirituale da comodino. È una raccolta di narrazioni sapienziali provenienti da tradizioni diverse, antiche e moderne, selezionate e rielaborate come potenti strumenti vivi.
Racconti brevi, essenziali, profondi, capaci di agire dove le spiegazioni si fermano. Sono storie che possono sostenere in momenti di crisi, di cambiamento, di ricerca. In modi silenziosi, sanno restituire direzione, presenza, meraviglia.
Un libro che nasce da una certezza semplice e scomoda: