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Algiz

 

ALGIZ – IL CONTATTO CON IL DIVINO

La moderna tradizione divide le Rune in tre Aettir, o famiglie. Ogni gruppo viene, singolarmente, chiamato Aett e contiene le otto Rune in cui è diviso l’antico alfabeto runico di 24 lettere chiamato Futhark. Algiz è la settima Runa del secondo Aett.

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Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che Hashèm [1] il tuo Dio ti concede.

(Es 20,12)

Di primo acchito non è certamente facile pensare a queste parole in un modo diverso da quello a cui siamo abituati a pensare, inzuppati di discorsi moralistici che fanno leva sul senso del dovere; tuttavia, se mossi dalla curiosità di scoprire qualcosa di nuovo, ci si addentra un po’ nella comprensione della quinta Parola, si viene immediatamente ripagati dello sforzo compiuto.

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La figura del Drago, animale mitico-leggendario, si incontra nell’immaginario collettivo di tutti i popoli. È presente in età classica nel mondo occidentale come creatura malefica, portatrice di morte e distruzione, così come in quello orientale, dove diventa simbolo di saggezza, di potere, di forza vitale e di fertilità. Fiorisce nella cultura allegorica medievale, facilmente rintracciabile sia in campo religioso che in campo araldico.

La sua immagine deriva dalla fusione di plurimi tratti somatici differenti prelevati, di volta in volta, da animali aggressivi (coccodrillo, serpente, leone, dinosauro, ecc.), in sintesi è la figura della bestia avversaria dell’uomo.

Nell’antichità la figura di chi combatte il mostro è tipicamente l’Eroe (Apollo, Perseo, Ercole), mentre nel mondo cristiano medievale la figura del combattente è quella del Cavaliere o del Santo (San Giorgio, l’Arcangelo Michele).

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Cari lettori, da oggi gli articoli dell’Associazione saranno disponibili anche in formato audio. Li troverete divisi nelle consuete categorie e con episodi numerati. Non solo lettura quindi, da oggi anche voci. Ecco i collegamenti:

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Qualsiasi percorso iniziatico reca in sé pochi ma fondamentali principi affinché possa dare frutti, e condurre di conseguenza alla conoscenza delle potenzialità che albergano nel profondo dell’animo umano. Norme di vita, principi semplici, pratiche più o meno lineari per raggiungere il cuore di diamante che brilla dentro di noi.

Bene, eppure sembra che – pur passando il tempo e pur applicandoci con dovizia alla disciplina adottata – non si riesca a fare nemmeno un passo verso la felicità. Anzi, più andiamo avanti e più sembra che le cose si complichino: le persone non ci capiscono, il nostro compagno o la nostra compagna non ci sopportano più, i nostri figli non ci ascoltano, il capo ci maltratta, i colleghi si approfittano di noi. E chi più ne ha, più ne metta.

“Eppure io mi sto impegnando, forse sono gli altri che…” Sì, cari amici: siete sulla via giusta. Quando non facciamo progressi e tutto ci crolla addosso, quello è proprio il momento per dare la colpa all’ingiustizia del mondo, alla politica, al sistema, alle persone e alla loro mediocrità. In questo modo, e solo in questo, ne usciremo puliti, lindi di spirituale splendore.

Ecco allora qualche semplice passo da compiere, metodicamente, affinché non si possa insidiare tra noi e la nostra fulgida aurea spirituale la drammatica possibilità che forse stiamo cannando qualcosa. Continua a leggere »

Sesta lettera dell’alfabeto ebraico ed il suo valore numerico è 6. La parola Vav significa uncino; uno strumento attraverso cui si creano dei collegamenti stabilendo delle unioni. Grammaticalmente infatti la lettera Vav rappresenta la congiunzione.

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20.8 – Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo. Per sei giorni lavorerai e compirai ogni tua opera. E il settimo giorno sarà Shabbat per Hashèm il tuo Dio: non compiere opera alcuna, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame e né lo straniero che si trova entro le tue porte. […]

Molti sapranno, a grandi linee, cos’è lo Shabbat per la Tradizione ebraica; si tratta cioè del giorno della settimana più importante, che corrisponde al settimo giorno della Creazione in cui Dio, avendo compiuto la sua Opera, decretò il riposo per se stesso e per tutti gli uomini.

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Perth

 

PERTH – VIVERE IL PRESENTE

La moderna tradizione divide le Rune in tre Aettir, o famiglie. Ogni gruppo viene, singolarmente, chiamato Aett e contiene le otto Rune in cui è diviso l’antico alfabeto runico di 24 lettere chiamato Futhark. Perth è la sesta Runa del secondo Aett.

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Nei secoli l’alimentazione ha subito più e più volte dei veri e propri stravolgimenti, cambiando continuamente al mutare delle necessità e dei bisogni dell’uomo come anche al variare delle condizioni circostanti di carattere climatico o a causa di guerre, pandemie e quant’altro. Non ci dobbiamo quindi meravigliare se andando indietro negli anni e nei secoli l’essere umano ha modificato più volte le proprie abitudini alimentari: è stato carnivoro, vegano, onnivoro, fruttivoro, lacto-ovo vegetariano, per poi ritornare ad essere carnivoro, vegano e così via per migliaia e migliaia di anni.

Senza voler generalizzare troppo, possiamo dire che l’uomo del passato ha dovuto imparare velocemente a riconoscere quali cibi fossero più adatti a lui e indispensabili al suo sostentamento e sopravvivenza. Aveva un istinto molto sviluppato, molto di più dell’uomo moderno, non perché fosse più intelligente ma semplicemente perché era capace di ascoltarsi; era in grado di riconoscere e capire quali alimenti gli conferivano forza e gli permettevano di stare in salute. È abbastanza evidente come fosse importante stare bene e mantenere il proprio fisico in forma per riuscire a sopravvivere. Non essendoci tutte le comodità e comfort di oggi, una sola scelta sbagliata avrebbe potuto mettere in pericolo la vita.

ISTINTO1Nel sapersi ascoltare l’essere umano era in grado di capire quali sostanze nutritive potevano mancargli in quel momento e quindi andarne alla ricerca per alimentarsene. Così fanno anche gli animali (quelli che non sono stati resi troppo “umani”): è risaputo infatti che gli animali, quando non stanno bene, sanno quali erbe utilizzare per depurarsi e le mangiano solo quando necessario; essi non ingeriscono alimenti più dell’indispensabile e se stanno male rimangono spesso a digiuno per tutto il periodo della malattia.

Anche i neonati e i bambini piccoli sono in grado di autoregolarsi e quando non stanno bene la prima cosa che fanno è digiunare o mangiare di meno. Sanno in maniera istintiva che quello è l’unico modo che hanno per poter recuperare le forze e guarire rapidamente. Essi non hanno ancora subito alcun processo di intossicazione, sono puri e si basano sul loro istinto per sopravvivere.

L’essere umano, crescendo, viene influenzato dall’ambiente circostante. Resosi addomesticato ha perduto quasi del tutto la sua capacità sensoriale, limitandola a scelte alimentari imposte dalla cultura circostante. Quello che viene definito “cibo spazzatura” non ha alcun valore nutritivo per l’organismo, anzi, a lungo andare non solo crea assuefazione e infiammazione, ma diventa tossico.

Siamo continuamente distratti da incontrollate “voglie psicologiche” da dover soddisfare, questo impedisce di ascoltarsi e di “sentire” se si ha qualche carenza alimentare e dunque se la nostra dieta è equilibrata oppure ha bisogno di essere revisionata.

L’essere umano oggi mangia in funzione della gola ed emotivamente non bada molto all’effettiva qualità nutrizionale del cibo.

In aggiunta possiamo constatare che l’inquinamento crescente, le condizioni climatiche alterate, le onde elettromagnetiche e altri elementi dannosi, hanno impoverito gli alimenti facendo loro perdere alcune sostanze benefiche e proprietà necessarie all’essere umano per il suo sostentamento. Siamo arrivati ad un punto tale che agli animali vengono iniettate vitamine di sintesi per far sì che la loro carne possa essere proteica, alla frutta e alla verdura vengono aggiunte delle fragranze perché divenute ormai insapore; la terra dove crescono è pressoché inquinata e ormai povera di sali minerali, gli stessi di cui l’uomo ha bisogno per vivere.

A maggior ragione sarebbe fondamentale riprendere il contatto con la propria natura e con il proprio essere affinché si ritorni a “sentire” come una volta e ad individuare se il nostro fisico è in carenza di qualche nutriente indispensabile al proprio sostentamento. Se impareremo a dare spazio a quella voce interiore che ci conosce molto bene e sa perfettamente ciò di cui abbiamo bisogno, saremo in grado di ristabilire un equilibrio che ci permetterà di andare a colmare le parti mancanti.

Per tornare a riconquistare quanto abbiamo perduto, è necessario un po’ alla volta eliminare dalla nostra dieta il “cibo spazzatura” lasciando spazio a tutti quegli alimenti che non creano acidità e non alterano il funzionamento metabolico. È probabile che per un po’ di tempo il nostro corpo continui a richiedere quel tipo di cibo ma, un po’ alla volta non soddisfacendo più quella richiesta, il nostro organismo si abituerà e non avvertirà più quel bisogno distorto. Si tratta infatti di una vera e propria rieducazione alimentare. Questo lavoro consentirà di riappropriarsi poco per volta di quella parte istintuale che ha mantenuto in vita l’essere umano fino ad oggi.

L’uomo per secoli si è curato attraverso l’alimentazione e attraverso di essa è riuscito non solo a creare un vero culto per il cibo ma a rendere il momento del pasto uno spazio sacro in cui gli uomini si ritrovavano attorno al fuoco creando un vero e proprio luogo di condivisione.

Nutrirsi non è solo un bisogno fisiologico, ma un vero e proprio atto d’amore che compiamo verso noi stessi.

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