C’è un’idea dura a morire, soprattutto in certi ambienti esoterici: quella che basti comprendere concetti elevati per trasformarsi interiormente e superare vecchie e ingombranti identificazioni, senza troppo stress, senza scomodarsi troppo (emotivamente e fisicamente). Come se la coscienza fosse un software aggiornabile con poco sforzo e impegno, così come facciamo con i nostri device.
La realtà invece, come spesso accade, è meno romantica e molto più scomoda, anche se indubbiamente molto più avventurosa, sorprendente e ricca di colpi di scena.
I tre Cristi come esperimento di realtà
Un esperimento psicologico degli anni Cinquanta, noto come i tre Cristidi Ypsilanti (dal nome dell’ospedale psichiatrico in Michigan) è una lezione brutale. Una di quelle lezioni che nessuno ama ricordare, perché mette in crisi l’idea consolatoria di una trasformazione possibile per linearità logica e razionale.
Chi è rimasto affascinato da Il Leone Rosso di Mária Szepes sa che non si tratta di un romanzo come gli altri. Sa anche, forse, che certi libri non si limitano a raccontare una storia: preparano qualcosa.
Quello che quasi nessuno sa è che, per l’autrice ungherese, Il Leone Rosso non era affatto un punto di arrivo. Era un inizio. Un’opera necessaria, sì, ma ancora incompleta. Un preludio.
Il centro reale del suo lavoro, quello che considerava il più maturo, il più rischioso e il più vivo, portava un altro nome: I sette discepoli di Raguel.
Nei testi evangelici l’immagine del sepolcro imbiancato non è una metafora gentile. Indica ciò che appare luminoso, puro e rassicurante, ma che interiormente ha cessato di essere vivo.
L’episodio che riportiamo qui è una testimonianza reale e verificata, e mostra come questo stesso meccanismo sia oggi perfettamente operativo anche negli spazi digitali dedicati alla spiritualità, dove l’estetica del messaggio può facilmente sostituirne la sostanza.
📍 Dove: a Faenza, previa iscrizione via email su associazioneperankh@gmail.com
🗓️ Quando: da venerdì 16 Gennaio 2026 alle 21:00
⏱️ Quanto: 8 incontri da circa 1 h e 30 minuti tutti i venerdì sera alle 21:00
✉️ Corso a numero chiuso interamente gratuito previa iscrizione via email
📩 Leggi le FAQ qui sotto e scrivici per partecipare indicandoci il tuo nome. Ti risponderemo per confermarti l’ingresso e l’indirizzo della nostra sede.
Ecco la risposta ad alcune domande frequenti (FAQ). Speriamo di ritrovarvi presto!
❓FAQ
👉 Domanda: Abito a troppa distanza da Faenza. Fate o farete altri corsi in altre parti d’Italia? Risposta: Al momento no, l’unica possibilità è quella offerta.
👉 Domanda: Si può partecipare online? Risposta: No, non è possibile.
👉 Domanda: Ci sono delle caratteristiche di età o atletiche per l’apprendimento del Tai Chi? Risposta: No. Il Tai Chi Tradizionale può essere appreso e praticato praticamente da chiunque. Casi particolari verranno eventualmente presi in considerazione in sede.
👉 Domanda: Qualora volessi approfondire il Tai Chi, i successivi incontri saranno a pagamento? Risposta: No. Tutte le nostre attività sono e saranno sempre gratuite.
👉 Domanda: Ho problemi di lavoro o di altra natura. Posso arrivare dopo l’orario stabilito alle 21? Risposta: No. L’inizio delle lezioni è per tutti all’ora indicata.
👉 Domanda: Non posso iniziare a Gennaio. Posso iniziare più tardi? Risposta: Si può fare come si può, ma l’inizio posticipato comporta la perdita delle lezioni precedenti fondamentali per l’apprendimento teorico e pratico del Tai Chi. Gli incontri non verranno recuperati o ripetuti.
👉 Domanda: Il Tai Chi non mi interessa. Farete incontri di approfondimento su altri argomenti tradizionali come quelli che trattate sul blog o su YouTube? Risposta: La nostra Associazione considera propedeutico l’apprendimento del Tai Chi a qualsiasi altro percorso pratico di approfondimento, perché la buona salute è la base per ogni ricerca interiore. Inoltre, al momento non abbiamo in programma alcuna conferenza o seminario una tantum. Qualora ne faremo in futuro, lo comunicheremo sul blog http://www.associazioneperankh.com.
👉 Domanda: Cosa devo portare o come devo vestirmi per la pratica del Tai Chi? Risposta: Non è richiesto nulla di particolare. Ulteriori informazioni verranno date al momento della richiesta via email.
👉 Domanda: Se non rientro nel numero chiuso, non posso partecipare? Risposta: Se non rientrerete vi verrà comunicato al momento dell’iscrizione e non potrete partecipare a questa sessione. Si potrà però entrare in lista di attesa per le eventuali prossime sessioni, non ancora in calendario, sempre però previa iscrizione.
👉 Domanda: Come è possibile che gli incontri sono gratuiti? Cosa chiedete in cambio? Risposta: Perché é una forma di Tai Chi Tradizionale che a noi è stata insegnata nello stesso modo. Tutte le nostre attività divulgative ed eventi seguono lo stesso principio. Ciò che è richiesto, però, è la voglia di imparare, la serietà nell’apprendimento e la puntualità, esattamente quello che è stato chiesto a noi da chi ce lo ha trasmesso.
Quest’anno vi auguriamo che il 2026 non sia una promessa, né un contenitore di buoni propositi da dimenticare a febbraio. Vi auguriamo invece che sia uno spazio. E che, come ogni spazio, richieda ad ognuno di noi la giusta presenza.
Ad un certo punto Lord Pentland chiese a Patrick Patterson, l’autore del libro, “Ma perché è venuto?”. La sua voce era morbida, senza fretta, quasi indifferente. La stessa domanda che gli aveva fatto al telefono. Di nuovo lui provò lo stesso dubbio, lo stesso smarrimento.
In un angolo remoto dell’Inferno, due diavoli amici si incontrarono.
Uno dei due saltellava con entusiasmo, come un bambino che ha appena ricevuto un dono inaspettato. L’altro, più cupo e riflessivo, lo osservava con sospetto.
“Che ti prende?” Chiese. “Perché sei così fuori di te dalla gioia?”
Siamo felici di annunciare la pubblicazione di questo nuovo libro, una raccolta preziosa di storielle spirituali, alcune delle quali sono già state ospitate nel nostro blog, altre lo saranno in futuro.
Non è un manuale e non è un intrattenimento spirituale da comodino. È una raccolta di narrazioni sapienziali provenienti da tradizioni diverse, antiche e moderne, selezionate e rielaborate come potenti strumenti vivi.
Racconti brevi, essenziali, profondi, capaci di agire dove le spiegazioni si fermano. Sono storie che possono sostenere in momenti di crisi, di cambiamento, di ricerca. In modi silenziosi, sanno restituire direzione, presenza, meraviglia.
Un libro che nasce da una certezza semplice e scomoda:
Sugli scaffali della letteratura spirituale, quando composta da copertine con fiori di loto e volti sereni degli autori, Eating the “I” di Wm. Patrick Patterson occupa un posto scomodo. Quasi un po’ in bilico, e proprio per questo necessario. Non si tratta un manuale, nè è un testo edificante, e certamente non è un racconto consolatorio. È un resoconto diretto, talvolta brutale, di cosa significhi incontrare davvero la Quarta Via come cammino di trasformazione nella vita ordinaria.
Care amiche, gentili amici, siamo lieti di annunciarvi l’inizio del corso di Tai Chi Chuan Tradizionale offerto dall’Associazione Per-Ankh a Faenza, in provincia di Ravenna.
Abhiman è una parola sanscrita, “Abhimāna”, che può essere tradotta con “orgoglio di sé”. Fa parte di quelle parole impossibili da tradurre. È un termine che in sé racchiude un ventaglio di significati che vanno dall’orgoglio all’arroganza fino a sfociare nella mancanza di dignità se non gestito. Esso si manifesta maggiormente nella dinamica delle relazioni.
Tutti conosciamo gli slogan di certi personaggi famosi, come il celebre «Siate folli, siate affamati» di Steve Jobs. Un messaggio bello, per carità, ma forse più emozionale e momentaneo che realmente profondo e applicabile.
In altre parole: chi sarà mai riuscito davvero a far proprio questo slogan, a portarlo nella vita concreta, quotidiana? Normalmente questo tipo di messaggi infiamma i cuori nell’istante in cui li si ascolta, ma dopo pochi minuti tutto torna esattamente com’era prima.
Non perdiamoci d’animo però. Lasciamoci stupire dal fatto che slogan simili, molto meno noti ma infinitamente più densi di quella forza vitale e spirituale che può davvero lasciare un segno dentro di noi, pulsano dietro i veli delle antiche tradizioni, dove i concetti religiosi si dissolvono per far emergere gli insegnamenti iniziatici.
Volete un esempio? A questo punto, ci sembra giusto.
Siamo spesso in affanno, inseguendo le lancette dell’orologio in una corsa contro un tempo che ci sfugge di mano. Quante volte, arrivando a sera, ci accorgiamo che la giornata è già finita? Quante volte abbiamo pronunciato la frase: non ho tempo per me? I dispositivi digitali, nati per semplificarci la vita, ci hanno sottratto la capacità di percepire il fluire: immersi negli schermi, vediamo le lancette accelerare mentre perdiamo il ritmo naturale dell’esistenza. E poi commentiamo con i colleghi: “ma sai che ho la percezione che il tempo sia accelerato?”
Ebbene sì: per la prima volta in Italia nasce sul nostro blog e sui nostri canali podcast uno spazio dedicato a Mària Szepes, straordinaria esoterista europea del Novecento.
Se pensiamo alla parola ritualità la nostra mente tende immediatamente a collegarla a qualcosa di religioso, sacro e solenne, collocato in un tempo e in uno spazio lontani dalla nostra esperienza quotidiana, se non nei momenti in cui la partecipazione a un rito collettivo diventa inevitabile, come una cerimonia o una festa tradizionale. Questo accade perché siamo abituati a racchiudere l’idea di ritualità entro i confini di contesti formali e separati dalla dimensione ordinaria, come se il rituale appartenesse esclusivamente a una sfera altra, quasi intoccabile, senza nulla a che vedere con il fluire della nostra quotidianità.
C’è una storia che è stata impressa in ognuno di noi, un simbolo, un insieme di significati impacchettati e preconfezionati. Un’immagine: un giardino pieno di delizie, un albero, una mela, un serpente, una donna tentata e tentatrice che induce l’uomo a peccare… Una punizione, una condanna trasmessa per via ereditaria, una condizione di sofferenza e di felicità perduta. Stiamo naturalmente parlando del Peccato del Primo Uomo, definito Peccato originale.
È una dinamica interiore che riguarda da vicino ognuno di noi, anche se spesso non ci fermiamo mai a rifletterci davvero: si tratta della lotta costante tra il Sì e il No.
Nelle società tradizionali come quella dei Baining, che abitano le regioni montuose della Papua Nuova Guinea, le relazioni interpersonali e l’ospitalità rivestono un’importanza fondamentale. L’arrivo di ospiti è spesso un evento significativo, che porta scambio, convivialità e un’interruzione della routine quotidiana. Quando questi visitatori ripartono, resta spesso una sensazione di vuoto. I suoni sembrano rimbalzare contro le pareti, e lo stesso spazio che pareva stretto mentre la persona era presente ora appare stranamente grande.
“Il mondo non esiste, è un’illusione!” Quante volte in ambito spirituale abbiamo sentito parlare della matrix, del mondo illusorio o abbiamo ascoltato il saggio guru campione di visualizzazioni sui social che, pronunciando bei concetti con parole suadenti, è riuscito proprio a convincerci che il mondo che viviamo non è reale.
Il giorno dopo però spiegarlo al capo, dopo che abbiamo commesso il solito errore grossolano che ci contraddistingue, non è stato così facile.
Care amiche, gentili amici, siamo lieti di annunciarvi l’inizio del corso di Tai Chi Chuan Tradizionale presso la sede dell’Associazione Per-Ankh in provincia di Torino.
Secondo una grossa parte del pensiero occidentale la realizzazione massima di se stessi coincide con l’acquisizione di un certo grado di libertà, e questa libertà spesso si manifesta nel desiderio di svincolarsi dal qualsiasi tipo di legame perseguendo invece un percorso unicamente personale, dove i propri bisogni sono posti al centro ed è necessario lottare per soddisfarli. L’idea di libertà non viene certo associata alla relazione con l’altro, anzi è comune percepire gli altri come un peso, come qualcuno di intralcio ai nostri piani, qualcuno che non ci capisce e a cui dare fiducia è pericoloso.
Ci abituiamo a tutto, anche a ciò che non ci fa bene: relazioni pesanti, lavori che non sopportiamo, modi di essere che non ci rendono felici. Le abitudini sono economiche: permettono al cervello di risparmiare energia, ci offrono l’illusione di avere il controllo e una certa sicurezza emotiva. Ma in questa apparente stabilità perdiamo vitalità, desiderio, possibilità.