C’è una domanda che molti cercatori si portano dietro per anni, a volte per decenni, spesso senza ammetterlo nemmeno a se stessi:
e adesso?
Hai letto; hai meditato; hai frequentato seminari. Forse hai anche attraversato qualche crisi significativa – quelle che a posteriori chiami “trasformative” – e tuttavia qualcosa in te sa, con una chiarezza che preferiresti ignorare, che il vaso interiore è ancora chiuso. O peggio: che lo hai socchiuso, hai dato una rapida occhiata dentro, e hai rimesso in fretta il coperchio.
Questa, ben inteso, non è una critica; è un’osservazione su come funziona l’ego: sopravvive, si adatta, e – questo è il punto più scomodo – sa usare il linguaggio spirituale meglio di chiunque altro.






















