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Archive for the ‘Ebraismo’ Category

Non desiderare la casa del tuo prossimo, non desiderare sua moglie, il suo schiavo, la sua schiava, il suo bue, il suo asino e nulla di ciò che appartiene al tuo prossimo.

Es 20.14

Un lungo e ricco percorso sulla strada della Dieci Parole ci ha condotti finalmente all’ultima delle Parole che, solenne come le altre, ci incita a non desiderare, non desiderare nulla di ciò che appartiene al proprio prossimo.

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Non portare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Es 20.16

Il nostro penultimo incontro con le Dieci Parole giunge con un’affermazione che tocca i fondamenti della relazione con il prossimo, ovvero il non portare falsa testimonianza. La domanda allora è d’obbligo: cosa si intende per falsa testimonianza?

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Non rubare

Es 20.15

Il nostro appuntamento con le Dieci Parole ci porta oggi ad incontrarne l’ottava, che corrisponde al settimo comandamento e tuona con l’imperativo di non rubare. Immediata è l’associazione ad una morale condivisa da credenti e non solo, tanto che in generale questo è un comandamento accettato da tutti coloro che si identificano come buoni cittadini propensi a migliorare la propria vita e quella degli altri.

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Ottava lettera dell’alfabeto ebraico. Il suo valore numerico è 8. Rappresenta un recinto, una barriera per separare ciò che ciò è interno da ciò che è esterno, ciò che ha valore da ciò che non l’ha.

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Settima lettera dell’alfabeto ebraico il cui valore numerico è 7. L’ideogramma di origine rappresenta una spada e la lettera rimanda alla parola yzun il cui significato è equilibrio. Essa ci insegna dunque che quest’ultimo può essere raggiunto unicamente attraverso il combattimento interiore.

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Non commettere adulterio

20.13

La settima parola, con l’indicazione perentoria di non commettere adulterio, ci porta nell’immediato a concezioni moralistiche di cui, in qualche modo, siamo intrisi in quanto reduci di una cultura cattolica che invita ad una buona condotta matrimoniale, affiancandola però ad un giudizio di valore. Ci si potrebbe domandare, però, se le cose stanno proprio così, certamente spinti da un desiderio di approfondire tale nodo fondamentale e rifiutando, allo stesso tempo, un’interpretazione tanto banalizzante del testo biblico.

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Non uccidere

(Es. 20.13)

Di primo acchito non è certamente facile pensare a queste parole in un modo diverso da quello a cui siamo abituati a pensare. La quinta Parola del Decalogo ci aveva invitato a liberarci dei pesi che ci impediscono di affrontare con leggerezza il percorso di evoluzione e trasformazione interiore e ci aveva messo in guardia dal rischio di passare l’eredità del nostro complicato mondo interiore ai nostri figli.

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Onora tuo padre e tua madre, affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra che Hashèm [1] il tuo Dio ti concede.

(Es 20,12)

Di primo acchito non è certamente facile pensare a queste parole in un modo diverso da quello a cui siamo abituati a pensare, inzuppati di discorsi moralistici che fanno leva sul senso del dovere; tuttavia, se mossi dalla curiosità di scoprire qualcosa di nuovo, ci si addentra un po’ nella comprensione della quinta Parola, si viene immediatamente ripagati dello sforzo compiuto.

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Sesta lettera dell’alfabeto ebraico ed il suo valore numerico è 6. La parola Vav significa uncino; uno strumento attraverso cui si creano dei collegamenti stabilendo delle unioni. Grammaticalmente infatti la lettera Vav rappresenta la congiunzione.

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20.8 – Ricorda il giorno dello Shabbat per santificarlo. Per sei giorni lavorerai e compirai ogni tua opera. E il settimo giorno sarà Shabbat per Hashèm il tuo Dio: non compiere opera alcuna, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame e né lo straniero che si trova entro le tue porte. […]

Molti sapranno, a grandi linee, cos’è lo Shabbat per la Tradizione ebraica; si tratta cioè del giorno della settimana più importante, che corrisponde al settimo giorno della Creazione in cui Dio, avendo compiuto la sua Opera, decretò il riposo per se stesso e per tutti gli uomini.

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