Budapest sulle tracce di Mária Szepes: un viaggio tra memoria, incontri e attraversamento interiore

Ci sono viaggi che hanno il sapore di pellegrinaggi. Possono durare anche solo pochi giorni, ma la loro intensità li rende qualcosa di profondamente diverso da una semplice visita turistica.

Non è la distanza a determinarne il valore, né il numero di monumenti visitati, né la lista diligente delle tappe segnate sulla mappa. A volte basta varcare una soglia, leggere il nome di una strada nota, entrare in una stanza carica di memoria, perché il viaggio smetta di essere uno spostamento nello spazio e diventi un attraversamento interiore.

Dopo mesi di faticose ma entusiasmanti traduzioni delle opere più importanti e profonde di Mária Szepes, nota al grande pubblico soprattutto per Il Leone Rosso, abbiamo organizzato un viaggio a Budapest tra noi membri dell’Associazione Per-Ankh alla scoperta dei luoghi menzionati nei suoi romanzi, nei suoi scritti autobiografici e nei ricordi legati alla sua vita.

I luoghi della Budapest di Mária Szepes
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Oltre “Il Leone Rosso”: l’eredità misteriosa di Mária Szepes

Chi è rimasto affascinato da Il Leone Rosso di Mária Szepes sa che non si tratta di un romanzo come gli altri. Sa anche, forse, che certi libri non si limitano a raccontare una storia: preparano qualcosa.

Quello che quasi nessuno sa è che, per l’autrice ungherese, Il Leone Rosso non era affatto un punto di arrivo. Era un inizio. Un’opera necessaria, sì, ma ancora incompleta. Un preludio.

Il centro reale del suo lavoro, quello che considerava il più maturo, il più rischioso e il più vivo, portava un altro nome: I sette discepoli di Raguel.

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