I Movimenti e le danze sacre di Gurdjieff: il corpo come strumento per (ri)svegliarsi

Jeanne De Salzmann e le danze sacre

Gurdjieff era brutale nella sua diagnosi dell’umanità: gli esseri umani dormono. Non solo di notte: dormono mentre parlano, mentre lavorano, mentre credono di amare. La nostra vita è una sequenza di reazioni automatiche guidate da desideri inconsci, abitudini sedimentate, ruoli appresi nell’infanzia. La coscienza che pensiamo di avere è in gran parte un’illusione ben confezionata.

Questa intuizione non è, naturalmente, solamente sua. A Gurdjieff dobbiamo un linguaggio molto comprensibile per la nostra cultura, il che lo rende attuale; ma il medesimo concetto lo ritroviamo nel Buddismo (la mente della scimmia, la ruota del samsara), nel Sufismo (il cuore appesantito dal velo), nelle tradizioni sciamaniche (l’anima che dorme nella materia). E in molte di queste tradizioni troviamo ciò che ha reso la Quarta Via di Gurdjieff così nota: non solo una dottrina nè, tantomeno, una fuga dal mondo, ma – come ingrediente del Lavoro interiore – il movimento.

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