Forse da tempo sentiamo di essere alla ricerca di qualcosa di più per la nostra vita, inizialmente senza riconoscere cosa dentro di noi ci animava. Spinti da questo anelito forse abbiamo indossato abiti di ogni foggia provando ad inserirci in contesti sociali che promettevano visibilità e riconoscimenti, abbiamo cercato persone sempre più interessanti con le quali condividere il nostro tempo, abbiamo mirato ad una certa posizione lavorativa o cercato il lavoro perfetto, dando per scontato che quello che stavamo facendo sicuramente non andava bene. Possiamo anche esserci avvicinati ad un ambito spirituale, frequentando prima un corso poi un altro, magari al cospetto di qualche guru dal forte carisma… ma anche questo non ha saziato la nostra ricerca.

Ma è possibile trovare una risposta a questo richiamo interiore che, non riconosciuto, abbiamo vestito nel tempo di tutti questi diversi abiti e desideri? Proviamoci, prima che il frastuono assordante che proviene dall’esterno lo copra completamente o lo porti altrove.
Il punto da cui partire è lo stesso per tutti e per questo è bene ricordare che non si trova nulla cercando una risposta già pronta, ma coltivando le domande. Desidero veramente qualcosa di diverso per la mia vita? Questo desiderio può diventare più importante di tutti gli altri e assumere un ruolo centrale attorno a cui ruotano il mio pensiero e le mie azioni? Sono disposto a mettere in discussione ciò che sono e ciò che penso di volere in nome di questa ricerca?
Può consolare certamente sapere che questi travagli interiori non sono una novità dei nostri giorni. Il problema, che è insito nell’essere umano, era ben conosciuto anche in passato e tutte le antiche Tradizioni Iniziatiche lo hanno trattato, ognuna con i propri simboli, offrendo mezzi pratici per poterlo di fatto superare e accedere a qualcosa di diverso.
Un aiuto interessante arriva dalla Tradizione dello Yoga; negli Yogasūtra di Patañjali, infatti, vi è un sūtra che riguardo a ciò è di profonda ispirazione, in qualsiasi punto del proprio cammino lo si incontri:
Esso (il samādhi) è vicinissimo a coloro il cui desiderio (del samādhi) è grandemente inteso.
Ma cosa vorrebbe dirci questo sūtra? Forse che il samādhi, la tecnica principe dello Yoga, che apre le porte agli stati superiori della coscienza e all’illuminazione, è alla nostra portata ed è sufficiente desiderarlo intensamente? Sembrerebbe un’ottima notizia… ma è proprio così?
In realtà, senza farsi trascinare da facili entusiasmi, ma meditando con rispetto e devozione su questo sūtra, scopriamo che contiene, nella sua limpidezza, una verità tanto semplice quanto profonda e provando a leggerlo ad un altro livello, ci può anche dire che, sostanzialmente, i desideri muovono il mondo ma sta a noi scegliere quali coltivare e imparare come farlo. In questo modo abbiamo la concreta possibilità di cominciare a dirigere gradualmente il nostro cammino, acquisendo ogni giorno spazi di libertà interiore sempre maggiori. Come metterci dunque presto all’opera?
Ognuno di noi avrà notato che, in ogni tipo di impresa che ha compiuto, il successo è stato determinato in larga misura dalla serietà con cui l’ha affrontata. E dietro allo stesso successo vi era un desiderio estremamente intenso che ha direzionato tutte le nostre facoltà verso l’obiettivo ed ha fatto in modo che ciò che desideravamo davvero si sia potuto realizzare. Molto probabilmente il percorso non era del tutto chiaro all’inizio, ma lo abbiamo alimentato attraverso azioni pratiche fino al punto che, un passo alla volta, abbiamo raggiunto ciò che ci eravamo prefissati.
Per analogia questa stessa cosa può succedere, se lo vogliamo, anche nella nostra ricerca interiore. Occorre adottare un atteggiamento di serietà verso questo desiderio alla base del sūtra, che potrebbe fare la differenza nella nostra vita ma solo se, come lo stesso sūtra recita, esso è grandemente inteso.
Grandemente intendere è osservarsi con minuziosa attenzione per capire cosa desideriamo veramente e, in seconda battuta, è anche comprendere che cosa comporti il samādhi applicato nella vita di tutti i giorni, cominciando con l’assumersi una certa responsabilità verso sé stessi e verso gli altri. Ben diverso dall’idea di illuminazione fine a se stessa, che veicola il sistema in cui viviamo. Se questo è ciò che vogliamo veramente, allora potremo dargli il posto che merita e non lasciarlo su di un piano ideale, cioè come qualcosa che farò domani se ho tempo o quando sarò in ferie. Un desiderio è qualcosa di vivo che tende ad affievolirsi e a morire se non trova nutrimento.
E come posso nutrirlo ogni giorno? Vivere come abbiamo sempre vissuto da questo punto di vista potrebbe essere controproducente. Occorre mettere in dubbio ciò che pensiamo, ciò che crediamo come verità assoluta e non dare per scontato di conoscerci già; per inseguire il desiderio, inteso non nel senso ordinario del termine, serve serietà e volontà nel rompere gli ostacoli e affrontare le proprie debolezze. Sono i pensieri e le piccole grandi azioni controtendenza che compiamo ogni giorno che lo alimentano e chiariscono progressivamente la meta, rendendola alla nostra portata.
È questo un modo per dare voce a quello stesso richiamo interiore che da tempo ci spinge a cercare qualcosa di diverso, ad essere qualcosa di più nuovo e di più vero: ascoltiamo quel suono e proviamo a sintonizzarci!
BIBLIOGRAFIA
Taimni I.K., La Scienza dello Yoga, casa editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma 1970.
Aggiornamenti sui nostri articoli? Iscriviti qui per non perderti contenuti ed eventi, senza spam.


Lascia un commento