Tutti a ripetere il mantra: “La vera Maestra è la Vita.” Un bellissimo slogan. Un alibi comodissimo.
Peccato infatti che, per la maggior parte delle persone, la Vita potrebbe anche urlare loro in faccia, ma resterebbero comunque sorde con orecchie stuccate con il cemento (e magari un sorriso spirituale ebete scolpito in viso).
Immagina di avere davanti a te il più grande insegnante di matematica del mondo. Brillante, appassionato, carismatico. Solo che… parla cinese. Tu no.
Risultato? Non capisci nulla. Anzi peggio: fraintendi tutto. Interpreti ciò che dice come ti torna più comodo.
Ti rimprovera? E tu lo prendi per un complimento. Scrive formule sulla lavagna? E tu ci leggi quello che ti pare. E così — colmo dei colmi — ti convinci pure di star facendo un ottimo lavoro, e che stai imparando moltissimo.
Ecco, con la Vita succede la stessa cosa.
Lei, paziente come una madre, offre segnali a tutti, ci mostra i nostri limiti, ci porge generosamente situazioni che potremmo usare per crescere.
E noi? Le giriamo le spalle. Oppure, più subdolamente, reinterpretiamo tutto come conferma di quanto siamo già svegli, maturi, perfettamente integri e realizzati. Complimenti!
Facciamo un esempio… uno tra i tanti, perché la lista potrebbe essere quasi infinita.
Hai un approccio diffidente verso gli altri. A guardarti dal di fuori non sembrerebbe, ma dentro sei sempre all’erta, sempre sul chi va là. Ti relazioni col prossimo come un agente dei servizi segreti in incognito, pronto a scappare al primo sospetto, perché sei certo che tutte le persone che incontri, sotto sotto siano un po’ malvage e vogliano farti del male. E prima o poi l’altro, stremato dalla tua corazza emotiva, ovviamente ti manda cordialmente ad andare… in bagno ad espletare le tue funzioni fisiologiche.
E tu che fai? – e qui arriva il bello – Invece di cogliere il messaggio (ovvero: “forse forse ho esagerato”), ti dici: “Lo sapevo. Avevo ragione. Meglio non fidarsi. Meno male che mi sono protetto e che non mi sono lasciato coinvolgere veramente.”
Touché.
È questo il capolavoro del nostro autoinganno: trasformare uno schiaffo educativo in una carezza consolatoria che fissa sempre più a fondo le nostre malattie interiori.
E poi ci raccontiamo pure che “la Vita è una grande Maestra.” Sì, certo. Ma noi, spesso, molto spesso, siamo pessimi allievi. Anzi, proprio non ci interessa imparare qualcosa, ma solo andare a caccia di prove che quel poco che sappiamo, anche se distorto, è la Verità.
Dunque, la prossima volta che la Vita ti dà una lezione, chiediti: “Sto davvero ascoltando? O sto solo aspettando che suoni la campanella di fine lezione per tornare nella mia beata ignoranza, trastullandomi nell’idea di essere il primo della classe?”
Già, perché non basta che la Vita sia Maestra. Devi anche smettere di fare lo studente ribelle con le orecchie tappate e il cuore in vacanza.
Le Fou
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