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Posts Tagged ‘devozione’

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Non si poteva dire o pensare che Antonio veicolasse un tipo specifico di insegnamento piuttosto che un altro. Il suo stile di addestramento eccedeva la possibilità di essere classificato o argomentato. A volte costruiva certezze in cui poter offrire rifugio, altre volte le distruggeva per far rimettere in cammino.

Ogni concetto o informazione non avevano un valore reale di per se stessi, ma rappresentavano per lui solo dei veicoli per poter raggiungere la natura profonda delle persone e lavorare su di essa; una volta raggiunto l’obiettivo, il veicolo poteva anche essere abbandonato e mai più ripreso.

Solo frequentando Antonio ho compreso il motivo per cui i grandi maestri non sono propensi a mettere per iscritto i loro insegnamenti. Ne emergerebbe infatti una dissertazione incomprensibile nella migliore delle ipotesi, pericolosa e fraintendibile nella peggiore. Come è scritto nel primo capitolo del Tao Te Ching:

“Il Tao (la Via) di cui si può parlare, non è l’Eterno Tao.”

Ricordo un giorno in cui era presente una signora che lamentava di non riuscire a creare un rapporto con la figlia adolescente, addossando ovviamente a quest’ultima tutta la responsabilità, e sostenendo con forza le proprie ragioni tirando in ballo le teorie dei più moderni scienziati del comportamento.

Antonio si scagliò con argomentazioni inconfutabili contro l’assurdità di (altro…)

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Se io fossi un maestro, un vero maestro intendo, di quelli con il solo fine di aiutare il prossimo e di trasmettere la conoscenza che hanno a loro volta ricevuto, assimilato e sperimentato… un maestro di quelli a cui non importa nulla del riconoscimento e della notorietà, ma che sono solo interessati al fatto che il loro insegnamento possa finire in buone mani… beh, in questo caso cercherei dei veri discepoli.

Non andrei mai in giro a pubblicizzare le mie conoscenze, ma lascerei che siano i veri discepoli a cercarmi, attratti dal mio esempio di vita e non dai miei slogan sulle locandine.

Se qualcuno mi chiedesse ad esempio: “Quali sono i tuoi titoli e le prove della tua sapienza?”, mi fingerei un povero ebete, poiché a nulla condurrebbe il concentrarsi sull’apparire.

Non selezionerei i veri discepoli dal loro grado di intelligenza e dalla loro cultura personale, ma dalla loro buona volontà a rimettere in discussione tutto quello che sono convinti di essere e di sapere.

Se qualcuno mi dicesse ad esempio: “Sono molto preparato, ho già letto questo e quello e ho seguito questo e quell’altro seminario”, gli strapperei di dosso ogni mostrina che si è appeso al petto e lo metterei subito a pulir latrine.

Non metterei ovviamente mai in vendita il mio insegnamento, ma pretenderei dai veri discepoli un grande impegno e una grande serietà nel volerlo apprendere e trasportare nella loro vita.

Se qualcuno mi dicesse ad esempio: (altro…)

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