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Posts Tagged ‘occidente’

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Grazie ad Antonio sono riuscito ad assaporare e a sbirciare dentro quel misterioso quanto inesprimibile sentimento che lega un maestro ai suoi discepoli. Anche in questa direzione, purtroppo, la nostra cultura non è per nulla di aiuto, dato che tende a sospingerci verso rapporti più formali e distaccati con coloro che reputiamo detentori di qualche conoscenza.

Il saggio viene così facilmente considerato alla stregua di un’enciclopedia da poter consultare e sfogliare per estrarne utili informazioni, dove il rapporto affettivo di amicizia che si può creare è di secondaria importanza, se non addirittura inutile. Ho dovuto imparare anche io a non farmi limitare da un approccio così riduttivo e sterile, ed è così che ho appreso le linee generali che da millenni contraddistinguono la sacra alleanza tra maestro e discepolo.

È buona norma per un maestro tradizionale non avere un elevato numero di allievi intorno a sé, altrimenti non potrebbe seguirli con la giusta intensità e profondità. Troppe persone minerebbero un clima di intimità e familiarità con una conseguente dispersione energetica che renderebbe disordinato l’insegnamento e meno efficace l’addestramento. Questo numero può dipendere dal tempo, dall’energia e dal potere personale del maestro.

Un discepolo deve infatti aver accesso alla vita privata del maestro e poterla condividere il più possibile, esattamente come un figlio può condividere la propria vita con quella del padre. L’essenza di un insegnamento, così come quella di un’educazione genitoriale, non si trasmette con parole o concetti ma attraverso una formazione continua, dove l’esempio vivente rappresenta la chiave di volta per un reale e viscerale mutamento.

A tal proposito ricordo che un caldo pomeriggio di Agosto, durante gli incontri nelle vacanze estive, Antonio iniziò a parlare del misterioso ed intimo (altro…)

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Personalmente ho sempre avuto una sorta di attrazione/repulsione verso l’idea di maestro. Stimolato da una forza nostalgica che ho compreso solo il giorno in cui ho conosciuto Antonio, fin da piccolo evocavo e sognavo l’incontro con un mentore dotato di profonda saggezza e amorevolezza.

Allo stesso tempo però, ero nauseato dalla maggior parte dei personaggi che si pubblicizzavano e vendevano come tali, alla stregua dei divi di Hollywood, e che ottenevano incredibilmente il consenso di moltitudini di devoti e ammiratori. Per questo motivo non posso biasimarmi più di tanto se nella mia giovinezza, dopo diversi incontri deludenti, persi le speranze rifugiandomi infine in un insofferente ateismo.

La figura di maestro che emerge infatti superficialmente dall’immaginario collettivo occidentale è piuttosto goffa e corrisponde generalmente ad una caricatura grossolana dei più noti guru orientali, spesso mal compresi e mal interpretati dalla nostra cultura.

Su questa scia si delinea l’identikit di una persona con il sorriso zuccheroso e una dentatura bionica, con vesti bianche e svolazzanti, prodiga di carezze e parole caritatevoli per tutti, giocoliere di concetti astratti e fumosi, che vive lontana dalla contaminazione del mondo quotidiano e con un conto in banca proporzionale alle sue “doti” spirituali.

Antonio era ben lontano da una simile caricatura, non ostentava santità e non mendicava consensi, non aveva nulla da vendere e nulla da comprare; la sua serietà e autorevolezza infondevano piuttosto una certa rassicurazione sul fatto che, per quanto indubbiamente rari e difficili da individuare, esistono realmente maestri degni di questo appellativo nella sua più profonda e tradizionale accezione.

Le fantomatiche guide spirituali che si avvicinavano invece al suo cospetto (altro…)

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