Quando si parla di spezie l’immaginazione spicca subito il volo sino a raggiungere terre lontane, paesaggi incantati e mitologici, dai colori e profumi avvolgenti. È quindi fondamentale drizzare le orecchie e acuire i nostri sensi affinché siano pronti ad accogliere le scoperte più insolite ed affascinanti, proprio come quella che andremo a raccontarvi oggi. Vi parleremo di una spezia nota già da millenni, la Cannella o Cinnamomo.
La cannella deriva da un albero sempreverde tropicale della famiglia delle Lauraceae. Ne esistono due varietà: la cassia, originaria della Cina e la zeylanicum, originaria del Ceylon (Sri Lanka – India). Quest’ultima è la più pregiata e dal sapore più dolce; il suo nome malese è kayu-manes che significa legno dolce.
Si presenta come strati sottili di corteccia sovrapposti che essiccandosi si arrotolano su loro stessi come se stessero abbracciando una calda coperta assumendo la forma di rotoli armonici.
Gli usi più noti di questa spezia, sia nell’antica Cina che nell’antico Egitto, erano in ambito medico, nell’imbalsamazione e nella cosmesi. La cannella era considerata anche un afrodisiaco per il suo particolare profumo dolce e caldo.
Il suo colore e sapore evocano ricordi lontanissimi di calde serate invernali passate dinnanzi al focolare domestico.
Gli avi la conoscevano bene per le sue proprietà riscaldanti ed energizzanti; ha la capacità di riattivare la circolazione e risvegliare i nostri istinti, favorisce la rimarginazione delle ferite e stimola le capacità intellettive. Nel Medioevo l’uso delle spezie nella preparazione dei pasti era simbolo di ricchezza e di potere. Più l’ospite era importante e più i piatti serviti erano speziati. Non è difficile comprenderne il motivo visto il costo proibitivo che queste avevano. La cannella infatti era una tra le spezie più costose e proprio per questo veniva offerta in dono a re e regine.
La cannella sin dall’antichità viene nominata ed è spesso protagonista di racconti leggendari.
Anche Salomone, vissuto intorno all’anno 1000 a.C. conosceva bene l’esistenza di questa spezia che sin da tempi biblici veniva utilizzata per preparare oli destinati alle consacrazioni rituali.
Nel libro dell’Esodo (30,22) si citano testuali parole: “Il Signore parlò a Mosè: – Procurati balsami pregiati: mirra vergine per il peso di 500 sicli, cinnamomo odorifero, la metà, cioè 250 sicli, canna odorifera 250, cassia 500 sicli secondo il siclo del santuario, e 1 hin d’olio d’oliva. Ne farai un olio per l’unzione sacra, un unguento composto secondo l’arte del profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra.”
La si trova nel Cantico dei Cantici (4, 10-14), dove viene evidenziata l’importanza dei profumi nella cultura del mondo antico: “Quanto sono soavi le tue carezze, sorella mia, mia sposa. Quanto più inebrianti del vino le tue carezze! Il profumo dei tuoi unguenti è più soave di tutti gli aromi! Nettare stillano le tue labbra, o sposa, miele e latte sono sotto le tue labbra e la fragranza delle tue vesti è come la fragranza del Libano. Un giardino chiuso tu sei, sorella mia, mia sposa, un giardino chiuso, fonte sigillata. I tuoi germogli sono un paradiso di melagrane, con i frutti più squisiti: alberi di Cipro e nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamomo, con ogni specie d’alberi d’incenso, di mirra e di aloe.”
Erodoto nel terzo libro delle sue Storie racconta di come, per procurarsi la cassia, ci si debba coprire molto bene il volto, lasciando gli occhi appena scoperti. Questo perché essa cresce in una palude dove al suo interno vivono degli animali alati molto simili a dei pipistrelli che emettono versi terribili e stridenti, pronti ad assalire coloro che osano entrarvi.

In una seconda leggenda lo stesso Erodoto narra che in Arabia il cinnamomo venisse trasportato ed utilizzato da enormi uccelli per costruire i loro nidi. Questi grossi uccelli di tanto in tanto scendevano in picchiata per recuperare carcasse di animali morti lasciati dalle popolazioni al fine di riuscire a raccogliere i frammenti della corteccia che gli uccelli in volo si portavano dietro e da lì poi distribuito in tutti i paesi. Si narra che questo enorme uccello avesse le fattezze della Fenice, animale leggendario che rimaneva in vita per 500 anni e che nel suo ultimo volo si sarebbe poi lasciato cadere in una pira infuocata alimentata da spezie profumate quali incenso, cannella, mirra, sandalo, nardo, rami di mirto e che dalle sue stesse ceneri sarebbe emerso un uovo dal quale grazie al calore del sole sarebbe nato un nuovo uccello pronto a spiccare il volo e a ripetere il suo ciclo vitale.
Adesso che conosci l’origine, le caratteristiche e la storia che ruota intorno alla cannella non ti resta che lasciarti condurre e pervadere in una esperienza dal sapore magico. Sei dinnanzi al focolare e l’acqua del bollitore posto su di esso è in procinto di prendere il bollore; è ora giunto il momento propizio per sbriciolare un paio di stecche di cannella e subito una colonna di vapore fumante si innalza come a volersi congiungere con un sapere supremo; in un attimo la stanza si colma tutt’intorno di un’avvolgente fragranza dolce e speziata che ti catapulta alla velocità di un fulmine all’interno di una bottega speziale. Sei tu, la spezia e il suo aroma; il calore scende velocemente sino a raggiungere il tuo cuore che si riempie di un intenso tepore materno.
La sensazione che si avverte non ve la svelo ma la lascio scoprire a voi, ovviamente se sarete curiosi di sperimentare.
BIBLIOGRAFIA
Bellamy J., L’anima delle spezie, Giunti Editore S.p.A., Firenze, 2017.



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