“Mangiare l’Io”: quando il lavoro interiore smette di essere decorativo. Un libro di Patrick Patterson

Sugli scaffali della letteratura spirituale, quando composta da copertine con fiori di loto e volti sereni degli autori, Eating the “I” di Wm. Patrick Patterson occupa un posto scomodo. Quasi un po’ in bilico, e proprio per questo necessario. Non si tratta un manuale, nè è un testo edificante, e certamente non è un racconto consolatorio. È un resoconto diretto, talvolta brutale, di cosa significhi incontrare davvero la Quarta Via come cammino di trasformazione nella vita ordinaria.

La prima novità, e già qui qualcuno storcerà il naso: è la scelta di non “abbellire” nulla. Patterson dichiara esplicitamente di non inventare niente, di non sublimare, di non spiritualizzare la propria esperienza. E questo è raro. Stiamo facendo quasi l’abitudine a considerare il lavoro su di sé come una sequenza di intuizioni luminose e stati elevati, ma solo chi conduce un percorso serio sa che non è reale, Eating the “I” mostra infatti l’altra faccia del processo: confusione, resistenze, autoinganni, attriti continui tra ciò che l’individuo crede di essere e ciò che emerge sotto pressione.

Il cuore del libro è la collisione con l’“Io”. Non l’Io come concetto filosofico o psicologico, ma l’Io come costruzione frammentata, molteplice, incoerente. La tesi gurdjieffiana è nota: l’uomo non possiede un Io unitario, ma una folla di piccoli “io” che si alternano, si contraddicono, si proclamano sovrani a turno. Patterson non si limita a spiegarlo. Lo mette in scena, lo fa vedere all’opera nella sua vita quotidiana, nei rapporti, nelle ambizioni, nella ricerca stessa.

Un’altra novità importante è il modo in cui il libro si colloca rispetto alla tradizione. Eating the “I” non è un testo “didattico” della Quarta Via, né pretende di esserlo. Anzi, mette in guardia in modo netto contro il rischio di un’esposizione prematura o superficiale degli insegnamenti esoterici. Quando il sapere viene reso exoterico senza le condizioni interiori adeguate, il risultato non è comprensione, ma deformazione. Ripetiamolo tutti insieme: “deformazione, non comprensione”. Un tema oggi più attuale che mai, visto quanto facilmente parole come “consapevolezza”, “presenza”, “lavoro su di sé” vengano consumate come slogan.

Il libro introduce anche un elemento spesso rimosso nei racconti spirituali: il costo. Il costo emotivo, identitario, simbolico del lavoro. Qui la trasformazione non è un upgrade dell’ego, ma una sua progressiva messa in crisi. “Mangiare l’Io” non significa migliorarlo, raffinarlo o renderlo più spirituale, ma esporlo a un processo digestivo che non garantisce alcuna gratificazione immediata.

Infine, Eating the “I” porta una testimonianza preziosa su una figura centrale e poco conosciuta: Lord John Pentland, indicato da Gurdjieff come guida del Lavoro in America. Il ritratto che emerge è lontano da qualsiasi immagine carismatica o rassicurante. Nessun maestro “accogliente”, nessuna pedagogia affettiva. Solo una presenza che mette l’altro davanti a se stesso, senza sconti.

Per chi cerca nella spiritualità una zona di conforto, questo libro non è quindi consigliato. Per chi invece sospetta che il lavoro interiore abbia più a che fare con la disidentificazione che con l’autoaffermazione, Eating the “I” è una lettura necessaria. Scomoda, sì, ma fertile. E in tempi di spiritualità prêt-à-porter, anche questo è un atto di igiene.

A voi una chiarissima infografica creata da noi sul tema. Clicca per ingrandirla e scaricarla free-download, pronta per essere stampata (chissà che non possa aiutarci a rimanere vigili…).

infografica Quarta Via - Associazione Per-Ankh

Bibliografia:

Patterson, Wm. Patrick, Eating the “I”: An Account of the Fourth Way – The Way of Transformation in Ordinary Life, San Anselmo (CA), Arete Communications, 1992.

Iscriviti alla nostra newsletter. Ovviamente è gratis (come tutto il resto):

4 pensieri riguardo ““Mangiare l’Io”: quando il lavoro interiore smette di essere decorativo. Un libro di Patrick Patterson

Aggiungi il tuo

  1. Salve, Mi chiamo Scardovi Federico, Vorrei prenotare un posto per il Corso di Thai Chi che inizierà a Gennaio.

    Grazie mille. Attendo vostre indicazioni.

    SF

  2. 2 pensieri riguardo ““Mangiare l’Io”: quando il lavoro interiore smette di essere decorativo. Un libro di Patrick PattersonSembra molto interessante ma c’è solo in inglese?Mi puoi consigliare eventualmente un libro simile?Grazie mille per tutto

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑