
A volte chi dice di occuparsi di spiritualità, per lavoro o meno, sembra avere uno strano rapporto con il denaro. Non servono tanti esempi, basta pensare alla Banca Vaticana e alle proprietà immobiliari della Chiesa Cattolica.
Alcuni anni fa su Social Psychological and Personality Science (1) era stato pubblicato uno studio basato su tre esperimenti davvero curiosi, e per certi versi divertenti. Analizzando i dati emersi, gli scienziati sociali hanno mostrato che le persone che si definiscono meno come “religiose” sono di fatto più compassionevoli e generose di chi invece ha una forte identità religiosa. Per questi ultimi, la compassione è risultata essere un concetto astratto, una definizione appartenente ad una dottrina teorica, piuttosto di una qualità correlata a quanto, nei fatti, una persona aiuta un’altra. Tutto ciò, secondo i ricercatori, per via del fatto che molti religiosi sono spinti maggiormente da un senso di obbligo morale, a danno della spontaneità e dell’empatia, rispetto alle loro controparti non-religiose.
Nello studio la compassione è stata definita come un’emozione che la gente prova quando vede altri esseri umani soffrire, il motore quindi per l’aiuto altrui anche assumendosi dei rischi o dei costi personali.
Nel primo esperimento i ricercatori hanno analizzato i dati di una survey che aveva coinvolto 1300 adulti Americani. Chi si riteneva d’accordo con l’affermazione “Quando vedo qualcuno che viene sfruttato, sento un moto di protezione nei suoi confronti” fu anche più incline a mostrare la sua generosità in casuali atti di gentilezza, come prestare dei loro beni o offrire il proprio posto su un treno o bus affollato.
Quando testarono quanta compassione motivava i partecipanti ad essere caritatevoli in atti come dare denaro o cibo a senzatetto, i non-credenti e coloro che avevano una valutazione bassa nei termini di religiosità si trovarono in vantaggio.
Nel secondo esperimento, 101 Americani guardarono due brevi video, uno neutro o uno straziante, che mostrava volti di bambini afflitti dalla povertà. Successivamente, ad ognuno di loro vennero dati 10 dollari-laboratorio e incoraggiati a darne una parte ad un estraneo. Le persone meno religiose, neanche a dirlo, donarono cifre maggiori, motivate dalla tensione emotiva dettata dal video che invece parve non influenzare molto i partecipanti più religiosi.
Nell’esperimento finale, venne chiesto a più di 200 studenti di college di darsi una valutazione su quanto si sentissero compassionevoli in quel momento. Poi venne detto loro di partecipare a dei giochi in cui avrebbero dovuto condividere, o meno, del denaro con uno sconosciuto. In un round venne detto loro che un’altra persona che stava giocando aveva dato loro una porzione del suo denaro, e che loro erano liberi di ricambiare dandogli a loro volta dei soldi, che intanto erano raddoppiati. Gli studenti con un punteggio basso sulla scala della religiosità ma alto nell’auto-valutazione della compassione, furono molto più inclini a condividere le loro vincite con sconosciuti degli altri partecipanti dello studio.
Questi risultati ci spingono a riflettere sulle motivazioni profonde che spingono gli individui ad agire in modo compassionevole e generoso. Mentre la religione può fornire linee guida teoriche e non per forza spontanee, la compassione sembra essere un impulso più immediato e personale che non necessariamente richiede un’identità religiosa. È evidente che la generosità e la compassione possono essere esercitate da chiunque, indipendentemente dalla propria fede o mancanza di essa.
Questo studio, forse, ci invita un po’ a guardare oltre gli stereotipi e ad apprezzare la complessità dell’esperienza umana, riconoscendo che le azioni compassionevoli e generose sono guidate da una moltitudine di fattori, e che la spiritualità autentica può manifestarsi in molteplici forme, alcune delle quali possono non conformarsi alle aspettative tradizionali. In definitiva, ciò che conta non è l’etichetta che scegliamo di adottare, ma la sincerità e l’integrità con cui viviamo i nostri valori, facendo della compassione una mentalità naturale – che seppur rara, è antica quanto l’essere umano – e non una bandiera da far sventolare dalla finestra.
(1) L.R. Saslow, R. Willer, M. Feinberg, P. K. Piff, K. Clark, D. Keltner, S. R. Saturn. My Brother’s Keeper? Compassion Predicts Generosity More Among Less Religious Individuals. Social Psychological and Personality Science, 2012.


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