Romanzo celtico esoterico – Leggi il capitolo precedente
Bran aveva trascorso alcuni mesi nel nuovo clan incontrato durante la traversata. Il nuovo villaggio stava crescendo rapidamente e i lavori procedevano incessantemente. Nonostante fosse ormai integrato nella nuova vita, Bran sentiva che il suo contatto con i mondi sottili si era fortemente ridotto: non riceveva più percezioni o visioni. Le Rune, una volta sue alleate, sembravano ora voltargli le spalle, mostrandosi, ogni volta che le consultava, dalla parte non incisa.

La relazione con la ragazza conosciuta durante il viaggio era diventata molto intima. Aveva scoperto le gioie dell’amore e si concentrava completamente sulla sua nuova vita; il compito affidatogli e i suoi amici druidi erano ormai parte di un lontano e offuscato passato. Ricordava il Saggio Druido come si ricorda una persona amata, ma il pensiero non si focalizzava più sui suoi insegnamenti e rimaneva fluttuante nel limbo di un ricordo che aveva perso forme e significati. La sua voce, da sempre compagna di viaggio, si affievoliva giorno dopo giorno. Ogni volta che cercava di ricordare, di accedere ai ricordi più profondi, qualcosa lo distraeva e quasi sempre si trattava della sua giovane compagna, che percepiva inconsciamente nella sua vita passata un pericolo alla loro felicità; con baci, carezze e risate innamorate, lo distoglieva dal tentativo di collegarsi al campo magnetico costruito dal Saggio Druido, dove avrebbe ritrovato se stesso e l’Insegnamento.
Bran era ammaliato dalla bellezza di quella giovane donna, mai avrebbe pensato che fosse così bello abbandonarsi tra le braccia della passione amorosa. Inizialmente, questa scoperta lo aveva travolto come un’onda dell’oceano, ma quell’energia che lo aveva trasportato nei suoi flutti e alla quale si era totalmente abbandonato senza nessuna possibilità di controllo, stava adesso perdendo la sua forza, si stava lentamente affievolendo, come la stessa onda che arriva in prossimità della spiaggia. Capiva che era solo grazie all’energia di lei se quella passione rimaneva accesa. Si giustificava, tra sé e sé, dicendosi che i suoi progressi nella Via dei Druidi lo stavano allontanando dai piaceri corporali, ma ricordava le parole del Saggio Druido, che parlava del reale sentimento come di un fuoco sempre acceso che alimenta tutta la nostra vita. Allora, perché si sentiva così vuoto e scarico?
La situazione di Bran, dopo qualche mese di quella vita, rifletteva una lotta interiore tra il suo passato, che risultava adesso come un offuscato ricordo e la nuova vita che lo aveva travolto. Il conflitto interiore lo tormentava, lasciandolo in uno stato di incertezza e insoddisfazione. Eppure, aveva intorno a lui la stima del suo clan, l’amore di una donna e la costruzione di un villaggio che andava avanti senza intoppi, ma non riusciva a togliersi di dosso una leggera tensione, un attrito costante e continuo, unico segno di sopravvivenza della sua fiamma interiore.

Anche la deferenza che gli abitanti di quel piccolo villaggio gli mostravano cominciava a stargli stretta. Oramai era chiaro che non era dovuta alle sue qualità di druido, ma semplicemente all’idea che quelle persone avevano di un druido. Molte volte si sentiva come un semplice amuleto per allontanare gli eventi sfortunati e respingere le energie negative. Questo divenne chiaro una notte, quando una forte tempesta sradicò alcune capanne. Nessuno si fece male, ma le perdite quella notte furono consistenti. Il mattino seguente, notò degli sguardi indignati, di disapprovazione nei suoi confronti, fino a che colui che si era proclamato capo del villaggio gli chiese conto di quanto successo e del perché la sua magia non l’avesse previsto e non fosse riuscita a fermare la tempesta.
Questi erano i pensieri che in quei giorni non gli davano tregua, così decise di recarsi nella foresta. Qualcosa lo richiamava alla solitudine, al contatto con gli alberi. Aveva estremo bisogno di capire cos’era quel senso di vuoto che sentiva nascere dentro di lui, perché, nonostante il mondo intorno a lui fosse ricco di stimoli e attrattive, il suo vuoto cresceva sempre di più giorno dopo giorno.
I suoi pensieri andarono subito alla sua giovane innamorata, che sicuramente in quel momento lo stava cercando. Avrebbe tanto voluto fare di lei la sua compagna nella vita, ma non riusciva a non paragonarla alla giovane druidessa, e ogni volta che questo succedeva, lei ne usciva perdente. In più di qualche occasione aveva provato a forzare la mano: le aveva parlato del Saggio Druido, delle arti magiche, del mondo del Wyrd, ma bastava un niente perché si dimostrasse annoiata dopo solo qualche minuto. Nessuna colpa, non era semplicemente interessata a quegli argomenti. Alla prima occasione, cambiava discorso e tornava sul loro rapporto, di quanto lo amasse e di quanto desiderasse dei figli dal loro amore. Finiva sempre il discorso con le stesse parole: “Sarò per tutti la moglie del Druido”.
Per la prima volta, il ricordo di quelle parole risuonava come una nota stonata e, come un raggio di sole che spunta dalle nuvole in una giornata di pioggia, realizzò che quell’amore non era gratuito. Lei voleva essere speciale dinanzi alla sua gente e lui era lo strumento per realizzare quel desiderio. Capiva solo adesso cosa significasse per lei diventare la donna del Druido: allontanata dalla sua famiglia, con l’unica possibilità di trovarsi un uomo tra quelli fuggiti con lei dal villaggio per sopravvivere, aveva visto in lui l’ancora di salvezza, il suo riscatto agli occhi degli altri membri della comunità, l’unica occasione di sentirsi in qualche modo speciale. Non provava rabbia di fronte a quei pensieri, sapeva benissimo che tutti gli esseri umani sono meccanici e che vivono in balia del loro corpo emotivo. La sua amata non era certo cosciente di tutto questo, anzi, avrebbe dato qualsiasi cosa per provare che il suo amore era sincero. La cosa che lo faceva quasi sorridere era il fatto di aver creduto di essere veramente amato per le sue qualità, mentre l’ammirazione che lei provava per lui era direttamente proporzionale all’importanza che gli altri membri del gruppo davano al suo ruolo di druido. La cosa che adesso vedeva chiaramente era il fatto che, per sostenere questa teoria, lui aveva creduto, a sua volta, di essere innamorato di lei. Il Saggio Druido molte volte gli aveva ripetuto che non aveva idea di come gli uomini fossero maestri ad ingarbugliare la trama del loro Wyrd, perché credono più alle loro fantasie che ai fatti che li circondano.

Mentre camminava nella foresta, un ramo, all’improvviso, si staccò da un albero e cadde, sfiorandolo, davanti a lui, sbarrandogli la strada. Quell’evento lo colpì profondamente. Ricordò una sua passeggiata nel bosco con il Saggio Druido, quando un ramo cadde, nella stessa maniera, davanti a loro. Ricordava i suoi tentativi di dare significati di pericolo, allarme o avvertimento a non proseguire, fino a che il Saggio Druido gli disse: “Smettila di cercare dei significati dove non ce ne sono. L’effetto magico è un accordo perfetto tra il momento in cui avviene e la sua causa”. Bran, desideroso di approfondire quella conoscenza, chiese al Saggio Druido di chiarire quel concetto, di approfondire il simbolismo e come riconoscerlo. Il Saggio Druido continuò: “Ciò che mi stai chiedendo è la cosa più difficile, necessita di un profondo e accurato studio e di un’altrettanta conoscenza di se stessi. Non puoi approcciarti al simbolismo con una razionalità semplificante e incasellante che diviene, oltre un certo confine, un ostacolo a una comprensione seria. Ti posso solo dire che il simbolismo, quello serio, non è passare da un’immagine a un significato fisso e schematico, preconfezionato nella tua mente. Al contrario, l’immagine è semplicemente una leva di contatto verso una visione profonda, alla stessa stregua del dito del Druido che indica la luna e l’allievo si sofferma a guardare il dito”. Bran ricordò esattamente come si era sentito dopo quelle parole e di come da quella volta fece molta attenzione a non interpretare con leggerezza i simboli che incontrava nel suo cammino.
La sua mente cominciò a frugare nei significati possibili, ma una parte di lui si rifiutava di prenderne consapevolezza, una lotta interiore che fu sospesa e dimenticata nel momento in cui arrivò al villaggio e fu chiesto il suo parere su un problema tecnico che gli uomini stavano incontrando durante la costruzione della capanna, dove lui e la sua compagna avrebbero vissuto: una trave di supporto rimaneva piegata diagonalmente davanti a una trave verticale e nessuno riusciva a raddrizzarla. Vide subito in quella forma la Runa Nauthiz, colei che sbarra la strada, e realizzò che aveva la stessa forma del ramo che gli era caduto davanti nella foresta. Conosceva bene l’energia di quella Runa, generata attraverso la frizione e la resistenza causate dalla necessità di un cambiamento. Il Saggio Druido diceva che essa rappresenta i due bastoncini utilizzati per accendere il fuoco. La pressione e la frizione necessarie per far scaturire la fiamma sono paragonabili al percorso di crescita interiore di un apprendista Druido. La sua forza deriva dalla necessità di affrontare momenti di grande bisogno e, quando fosse emersa nella loro vita, avrebbe rappresentato la necessità di superare delle prove importanti.
Quella notte, l’albero caduto e la Runa emersa non gli davano pace. Rimbalzavano tra i suoi pensieri tanto che fece un sogno: era seduto, lui bambino, sotto il Sacro Albero Yggdrasill. Tutto intorno era desolazione e distruzione, come dopo un incendio. Mentre si guardava intorno disperato e affranto, vide un vecchio signore che da lontano guardava il Sacro Albero. Aveva qualcosa di familiare, quindi si avvicinò e chiese: “Dove sono tutti? Cos’è successo alla nostra Sacra Foresta?”. La risposta fu brutale e improvvisa: “L’hai bruciata tu”. Bran fece un passo indietro: “No, non sono stato io”. “Sì! Sei stato tu, Bran”. I tratti del volto di quell’uomo erano sempre più familiari, ma non riusciva ancora a metterli a fuoco completamente. Bran si avvicinò ancora a quello strano individuo, fino al punto in cui si gettò disperato ai suoi piedi singhiozzando come un bambino. Fu allora che riconobbe in lui il suo Saggio Druido.
La sua compagna, nel frattempo, cercava di svegliarlo da quell’incubo, da quel pianto senza sosta che spezzava il cuore di chi lo sentiva gridare: “Maestro, non sono stato io, vi giuro, non sono stato io”. Quando riuscì a uscire da quell’incubo, ricordava la scena finale del sogno: lui ai piedi del Saggio Druido, mentre veniva avvolto dalle radici della pianta che lo tenevano ancorato al suolo, e allo stesso tempo vedeva i passi del suo Maestro allontanarsi senza dirgli un’ulteriore parola.
Fuori era ancora notte, ma Bran si alzò dal letto ed uscì dalla capanna. Quando la sua compagna fece per seguirlo, lui si voltò e le disse: “Aspettami qui, tu non puoi venire”. Lo disse con una determinazione tale che lei capì che qualcosa in lui era cambiato. Il suo non era solo il risveglio da un incubo, era il risveglio verso qualcosa di più profondo. Provò a giocare la sua ultima carta, cominciando a piangere e gridando il suo amore disperatamente. Bran semplicemente si voltò ed uscì dalla porta.
Camminò nella foresta buia come uno zombie, ricordando solo quei passi che, silenziosamente, si allontanavano da lui. Intanto, ripercorreva nella sua mente il significato di quel sogno. Aveva bruciato lui la Foresta Sacra? Sì, lo aveva fatto. Con il suo comportamento, aveva dimenticato tutto: la sua missione, i suoi fratelli, il Saggio Druido. E per cosa? Per uno sguardo compiacente, per vanità.
Si diresse verso il luogo in cui aveva nascosto il suo corredo runico, tra le radici di un grande albero che assomigliava molto a quello sotto il quale si sedevano a parlare con i suoi fratelli druidi al villaggio. Tanto era il tempo che non lo utilizzava che quasi non ricordava la posizione esatta, ma dopo qualche girovagare lo trovò. Si mise la borsa a tracolla, fissò il sacchetto delle Rune alla cintura e si preparò per continuare la sua missione. Per un attimo, un pensiero gli attraversò la mente: “Come posso andarmene e lasciare coloro che mi hanno accolto come una famiglia, e colei che mi ama e vuole passare la sua vita al mio fianco?”. Si fermò un istante e ricordò le parole del Saggio Druido, quando chiedeva il suo consiglio, lui rispondeva: “Ti sei fatto le quattro domande?”.
Le domande gli apparvero come se fossero sempre state lì, nascoste da un sottile velo che ricopriva molti ricordi della sua vita passata, ma che adesso stavano emergendo con forza. Le ripeté ad alta voce:
“Questa azione mi reca beneficio?
Questa azione reca beneficio ad altri?
Questa azione mi reca danno?
Questa azione reca danno ad altri?”
Altri ricordi del Saggio Druido arrivarono subito in soccorso: “Ricordati che ciò che identifichiamo con bene non è l’approvazione nell’ambito culturale a cui apparteniamo. Il bene è ciò che ci mantiene all’interno del processo evolutivo che abbiamo scelto per noi stessi. Ciò che è definibile come bene e male deve essere rivisto attraverso il tuo scopo verso l’esistenza”.
Adesso, era tutto perfettamente chiaro. Il gioco del Wyrd l’aveva completamente assorbito, non era stato lui a disegnare le sue trame, ma la Legge dell’Accidente dalla quale si era fatto travolgere, dando significati ad ogni episodio per giustificare le sue mancanze nella missione affidatagli. Adesso era nuovamente sveglio e poteva continuare il suo viaggio. Uscì dalla vita di quelle persone come una folata di vento, così com’era arrivato. Per lui era semplicemente arrivato il momento di rimettersi in viaggio.
Intanto il giovane re osservava pensieroso ciò che rimaneva dei suoi soldati, quando il giovane druido si avvicinò a lui. Il giovane re disse: “Non avremo nessuna speranza se dovessimo trovarci ad affrontarli direttamente. Oggi la tua nebbia ci ha salvato, altrimenti saremmo stati tutti uccisi o fatti prigionieri”. Il giovane druido ascoltò le sue parole, poi gli mise una mano sulla spalla e gli disse, indicando la foresta: “Gli alberi saranno nostri alleati, i fiumi, i torrenti, la natura tutta sarà nostra alleata. Colpiremo di sorpresa, in piccoli gruppi, quando meno se lo aspettano, e poi ci rifugeremo tra i boschi. Dobbiamo far sì di disunirli, dividere la testa del gruppo dalla coda. Prepara i guerrieri ad intonare i loro canti, a far sentire la loro presenza. Faremo credere ai Romani di essere ovunque: in ogni angolo del bosco, in ogni foglia, in ogni ruscello. Il loro sonno sarà agitato da incubi. La notte, gli uomini-lupo dovranno ululare così forte da non far dormire nessun soldato romano. Non solo questo li spaventerà, ma servirà alla nostra gente: anche i lupi, prima di andare a caccia tutti insieme, lanciano il loro ululato allo scopo di armonizzare tutto il branco, muoversi all’unisono perché diventano parte di uno stesso organismo. Adesso andiamo a riposare, domani ci aspetta un nuovo giorno di battaglia”.
Poi il giovane druido rimase a osservare il suo amico che si allontanava ed ebbe la chiara sensazione che i suoi giorni sulla terra fossero alla fine. La cosa lo spaventò e tentò di allontanare quell’immagine, quella strana forma pensiero. Quando incontrò la giovane druidessa non ci fu bisogno di parole, lei capì immediatamente che una visione aveva turbato la sua energia. Il giovane allievo le disse quanto aveva percepito, ma poi giustificò l’accaduto dicendo che questa situazione di pericolo metteva a serio rischio il suo contatto con i mondi sottili. “Deve ancora esistere un guerriero che riesca ad uccidere il giovane re” disse e chiuse il discorso con una risata che serviva chiaramente ad alleggerire la tensione di quel momento. La giovane druidessa non disse niente. Lei aveva visto da molto tempo molte cose che aveva imparato a tenere per sé, sapendo che gli intrecci della trama del Wyrd non sono mai definitivi fino al momento in cui succedono. Il Saggio Druido le aveva insegnato che non esiste un solo futuro nella vita delle persone e che tutto può cambiare in ogni istante per chi conosce le Leggi e i Principi che formano la trama del Wyrd. La venticinquesima Runa, definita la Runa bianca, le ritornò in mente e ricordò di quando una sera, rimasta da sola con il Saggio Druido, mentre Bran ed il giovane allievo erano in missione, gli chiese: “Che ne sarà di me e il giovane druido? Non vedo nelle mie visioni niente riguardo alla nostra vita futura”. Il Saggio Druido estrasse allora dal suo sacchetto proprio la Runa Bianca e le disse: “Vedi, niente è ancora scritto su voi due. Questa Runa ci parla di una realtà in divenire, non ancora energeticamente predefinita, dove le energie in campo sono tutte potenzialmente attuabili. Molti fattori influenzeranno le vostre scelte; dipenderà da quanto voi sarete fautori della trama della vostra vita e di quanto invece lascerete agire le leggi del caos. La Runa bianca dice che potenzialmente tutto è possibile, c’è solo un grande nemico…”. “Quale?” chiese lei dopo qualche secondo di silenzio. “La paura”, rispose il Saggio Druido, “la paura è la sola cosa che ci impedisce di amare completamente. Deve essere compresa a fondo. È un ostacolo difficile da vincere, ed è uno dei più terribili”.
La giovane druidessa pensò che la paura era la risposta alle tante domande che si faceva sulla sua difficoltà nel capire profondamente i suoi sentimenti e nel viverli con piena libertà e consapevolezza. Certo, in quella situazione, la vita di tutti loro era appesa ad un sottile filo, che un soffio di vento avrebbe potuto spezzare in ogni momento. Questo poteva darle il coraggio di affrontare la sua battaglia interiore: aprirsi al sentimento. Solo con il Saggio Druido era riuscita ad amare senza paura, nel resto la sua storia di abbandono e di rifiuto le tornava sempre incontro e non le permetteva di aprirsi completamente, doveva sempre tenersi una zona di protezione dove rifugiarsi in caso di pericolo.
Ascolta in formato podcast:


Grazie infinite, ci fa molto piacere. A presto