Propositi non mantenuti, desideri ardenti dimenticati giร il giorno dopo, risvegli mattutini inspiegabilmente tristi o sorprendentemente euforici, buone intenzioni mai tradotte in azioni concrete che vanno ad aggiungersi alla lunga lista dei vorrei. Ma chi รจ che vorrebbe? Chi รจ che si accende e si spegne a seconda della corrente emotiva di passaggio?

Quando si intraprende un serio Lavoro interiore ad un certo punto รจ inevitabile iniziare ad osservare la propria frammentazione interna. Siamo paragonabili ad un condominio abitato da molteplici personalitร , tutte con peculiaritร diverse tra loro, che affiorano di volta in volta a seconda di quale viene chiamata in causa dagli eventi esterni. G. I. Gurdjieff li chiamava i molteplici io che vivono allโinterno della stessa persona evidenziando come solitamente il nostro agire sia una reazione di cui siamo schiavi a seconda dellโio che viene risvegliato, piuttosto che unโazione consapevole.
Qualche tempo fa abbiamo fornito un esercizio pratico per iniziare a prendere confidenza con i propri molteplici io.
Se รจ vero che G. I. Gurdjieff ci parla dei molteplici io con un linguaggio che potremmo definire contemporaneo e diretto, non รจ certo stato il primo a trattare lโargomento. Infatti giร nelle Antiche Tradizioni veniva riconosciuta questa frammentazione interna definita come una condizione prima da riconosce e poi da sanare per coloro che desiderano conoscere se stessi. In questi Testi, insieme alla diagnosi infausta che avverte dellโinevitabile pluralitร interiore, viene sempre fornito anche lโantidoto per conoscerla e domarla volgendo lo sguardo ad una possibile unitร interna che ci porti ad imparare ad agire in modo consapevole e non piรน a reagire in modo meccanico.
Uno di questi Testi รจ il Tao Te Ching in cui viene affrontato il tema del buon governo che descrive come governare in modo saggio e conveniente al fine di condurre il popolo allโequilibrio. Nei suoi capitoli non si limita a evocare lโideale di armonia politica, ma offre vere e proprie linee guida su come il governante dovrebbe comportarsi per amministrare senza violenza, con misura e in sintonia con il corso naturale delle cose. In queste pagine il testo mostra che il governo รจ buono non quando controlla ogni aspetto della vita sociale, ma quando crea le condizioni perchรฉ lโordine nasca spontaneamente grazie alla capacitร di non imporre inutili tirannie al popolo, essendo egli stesso prima di tutti un esempio e governando per attrazione piuttosto che per costrizione.
Ma cosa succede se il popolo diventa interno a noi e il governatore qualcuno a cui appellarsi non fuori, ma dentro?
Le direttive contenute nel Tao Te Ching possono essere lette con uno sguardo introspettivo facendolo diventare uno strumento prezioso per imparare ad armonizzare la relazione tra i nostri molteplici io:
Non esaltare lโeccellenzaย fa si che la gente non competa.ย ย ย ย ย
fa si che la gente non competa.ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย
Non dare valore ai beni difficili da ottenereย ย
fa si che la gente non diventi ladra.ย ย ย ย ย ย ย
Non ostentare ciรฒ che puรฒ eccitare il desiderio
fa si che i cuori della gente non siano turbati.ย (1)ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย ย
Il governante, che in questo Testo รจ sempre individuato con il saggio, รจ colui che non favorisce la competizione, non esalta gli eccessi che portano a turbamenti e governa non con la tirannia ma con un atteggiamento di quiete e fermezza che in modo naturale libera da eccessi e agitazioni. Il sovrano interiore osserva i vari io senza applicare nessun giudizio morale, ma allo stesso tempo non permettere loro di prendere il comando dellโintero regno. ร fermo nella sua posizione di governante dalla quale non si lascia travolgere dalle correnti emotive dei vari io, ma piuttosto le impara a conoscere per amministrare al meglio ognuna di esse.
Cosรฌ รจ chiamato a fare chi desidera davvero conoscersi: essere governatori di se stessi significa provare a porsi un gradino sopra la moltitudine che ci abita iniziando ad osservare bene come si muove ogni abitante allโinterno di noi esplorando come le emozioni incendiarie, le ambizioni volatili, lโeccesso di sapere mentale e la rigiditร orgogliosa portino ad una costante confusione che non puรฒ fare altro che tradursi in una vita infelice, dove il sentore รจ che manchi sempre qualcosa e cosรฌ ci sembra di non trovare mai pace.
ร a questo punto che ci viene in aiuto il Testo dove il saggio viene invitato a governare il popolo attraverso la non azione, che non significa passivitร e ristagno, ma piuttosto presenza esente da reattivitร . Questo atteggiamento invita allโosservazione e lascia spazio al fluire di nuove possibilitร di visione che solitamente ci sfuggono poichรฉ eclissate dai tumulti emotivi del momento. Cosรฌ quando siamo accecati dalla rabbia non vedremo nessunโaltra possibilitร se non reagire come abbiamo sempre fatto, mentre se iniziamo a ricordarci che tutti noi abbiamo un governatore interno, capace di una visione piรน ampia che mira allโunitร del popolo, potremmo sentire che forse ci sta suggerendo di femarci un attimo per osservare quello che sta succedendo dentro di noi in modo da non ripetere sempre le stesse azioni meccaniche che portano sempre agli stessi risultati. Questo significa ampliare il raggio di azione, o meglio di non azione, di quel momento emotivo iniziando a riconoscere i vari componenti del popolo interno, come si muovono, cosa bramano, come reagiscono e questo รจ necessario per imparare gradualmente ad amministrarli.
Il saggio infatti non รจ preda del tumulto emotivo del popolo, ma nemmeno lo condanna o lo reprime.
ร a quella parte di noi che dobbiamo fare affidamento per iniziare ad esplorare e gestire la moltitudine che ci abita insieme a tutte le correnti emotive che per mezzo di essa ci attraversano. Essere governatori di se stessi non significa diventare perfetti, ma assumersi la responsabilitร di come lasciamo agire il nostro popolo interno. Lo lasciamo sfogare alla cieca, oppure se lo ascoltiamo e lo orientiamo? Al di lร di ogni morale esiste un governante in grado di osservare e amministrare tutte le personalitร presenti in noi, ma รจ fondamentale prima vedere che internamente siamo molti e poi imparare, gradualmente, a instaurare un dialogo con le molte voci che convivono ponendosi come un buon governatore in ascolto. Solo cosรฌ potremmo conoscere noi stessi divenendo un popolo unito, collaborativo e certamente piรน gioioso.
Chi governa dentro di te? Lasci che il tuo popolo interno decida per te un io alla volta, o ti appelli al governante saggio che attende solo di essere invitato al trono?
BIBLIOGRAFIA
A cura di Sabbadini A.S., Lao Tzu, Tao Te Ching. Una guida all’interpretazione del libro fondamentale del taoismo, Feltrinelli editore, Milano, 2011
(1) Lao Tzu, Tao Te Ching, capitolo 3
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