Essere padroni di sé stessi… parole altisonanti e altamente attrattive che hanno fatto avvicinare più d’uno al cammino di conoscenza di sé. Probabilmente la maggior parte delle persone che ha deciso di intraprenderlo, ha iniziato a cercare il sentiero perfetto, la tecnica spirituale perfetta, la verità più vera… con il risultato di saltare da percorso a percorso, anche senza evidenze di ciarlataneria, rimanendo in superficie e spostandosi da un “fiore spirituale” ad un altro, senza darsi la possibilità di imparare a trasformare il polline in miele.
Talvolta, per puro “caso”, la consapevolezza dell’inadeguatezza di un percorso affiora proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario esporsi con maggiore serietà, magari in concomitanza con una richiesta o un suggerimento di intraprendere qualcosa che, in fondo, non interessava davvero. A quel punto il percorso perde ogni attrattiva e la rinuncia appare quasi inevitabile, preludio alla ricerca di qualcosa di più “adatto”.
In fondo, viviamo in una società dove persone e cose, comunicazioni e informazione, viaggiano davvero alla velocità della luce. Da un certo punto di vista siamo molto fortunati. Possiamo prendere un volo e trovarci in poco tempo dall’altra parte del mondo, desiderare un oggetto e averlo il giorno dopo tra le mani e abbiamo accesso a informazioni e conoscenze che fino a pochi decenni fa erano riservate a pochissime persone.
Ma quale valore diamo a tutte queste risorse? Tutto, subito e senza fatica è il motto che in sottofondo accompagna i nostri tempi. Quanto questa disponibilità, che da un certo punto di vista è davvero una risorsa preziosissima, può averci disabituato a comprendere una cosa importante come il valore dello sforzo e della disciplina?
A tal proposito, se si studiano i Testi Tradizionali vi si ritrova un concetto che è fondamento di qualsiasi cammino e che accompagna il praticante dai primi passi fino alle vette interiori più elevate. Negli Yogasūtra ci si imbatte fin dall’inizio nel concetto di abhyāsa. Il significato di questa parola comprende ogni sforzo volto ad attingere quello stato trascendente in cui, dice il Testo, siano soppresse tutte le modificazioni della mente fino a divenire fermamente fondati in questo stato.
Un proposito senza dubbio ambizioso. Ma quali terribili sforzi sarebbero davvero necessari per raggiungerlo? Quali straordinarie tecniche esoteriche dovremmo padroneggiare per avvicinarci all’illuminazione? In realtà, uno degli intenti di chi ha scelto di trasmettere queste conoscenze era offrire un aiuto concreto: non sarà quindi necessario allontanarsi dalla vita quotidiana per individuare quella sfida apparentemente complessa o quell’esercizio impegnativo ma accessibile che, proprio per questo, può accrescere la nostra libertà interiore e condurci un passo più vicino all’obiettivo.
È infatti con l’osservazione delle nostre abitudini, il modo in cui ci rapportiamo al prossimo, i comportamenti altrui che ci fanno soffrire e ciò che facciamo patire agli altri, che potremmo acquisire tutto il materiale che ci occorre per intraprendere la nostra disciplina.
L’invito è dunque a osservarsi con sincerità e a riconoscere i comportamenti che ci impediscono di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri. Significa iniziare a prendere coscienza di quelle parti di noi che ci ostacolano e che, tutto sommato, sono spesso facili da individuare, perché ci conducono a una vita infelice. Diventa allora necessario domandarsi quanto alcune reazioni e certi atteggiamenti, per noi abituali, siano coerenti con la persona che desideriamo diventare.
E poi che fare? Le osservazioni e i buoni propositi non portano a nulla se non sono seguiti dall’azione. Inesorabilmente l’osservazione prolungata ci porterà a trovare quello sforzo da fare, quell’azione controcorrente da compiere che, quasi inevitabilmente, ci farà andare a cozzare contro il nostro orgoglio e il nostro amor proprio.
Ed è a questo punto che le modificazioni della mente che vorremmo sopprimere assumeranno mille sfumature e ci forniranno infinte giustificazioni per non praticare ciò che la disciplina che abbiamo scelto prevede. E come dovremmo agire quando una moltitudine di voci ci sussurra che, in fondo, tutto questo non è poi così importante, e che continuare come abbiamo sempre fatto va comunque bene?
In questi casi affidarsi ad un occhio esterno è ciò che ci può salvare. Questo processo è molto difficile da affrontare da soli perché richiede una sincerità e un’obiettività verso se stessi che non è facile mantenere. Per questo occorre il supporto di amici e compagni sinceri che non hanno paura nè di riportarci le cose come stanno – anche quando ciò ci procura un tremendo fastidio – nè di farci notare quando non siamo stati fedeli al nostro intento.
Diventare padroni di se stessi inizia da qui: dall’osservarsi con sincerità e agire controcorrente, restando fedeli agli impegni che si assumono. L’amara verità è che è inutile ambire a tecniche esoteriche segrete quando non siamo in grado di perseguire con serietà un proposito che noi stessi abbiamo scelto.
E il premio per questi sforzi? Fare esperienza di qualcosa di nuovo, accedere a una comprensione più profonda che, migliorando la qualità del nostro mondo interiore, finisce per influenzare anche il mondo esteriore con cui entriamo in contatto. I piccoli cambiamenti che apportiamo consapevolmente in noi stessi producono infatti un impatto esterno che, come un’onda in propagazione, genera risonanze di cui spesso non possiamo nemmeno intuire la portata.
Qual è dunque lo sforzo che posso fare oggi? Ad ognuno la curiosità di scoprirlo per sé.
BIBLIOGRAFIA
Taimni I.K., La Scienza dello Yoga, Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma 1970.
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