Alcuni libri si scelgono, ma altri sembrano invece scegliere noi. La Très Sainte Trinosophie, conosciuta in italiano come La Santissima Trinosofia, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Comparsa nel cuore del XVIII secolo, in quel crocevia inquieto dove illuminismo, alchimia e società segrete convivevano in una tensione mai del tutto risolta, l’opera continua ancora oggi a esercitare un fascino particolare su chiunque si avvicini ai linguaggi simbolici dell’esoterismo occidentale. Incomprensibile a chi non sente risuonare il fascino della trasformazione interiore, eccitante per chi invece la cavalca come un’onda che porta lontano.

Il titolo stesso suggerisce una promessa ambiziosa: una “triplice sapienza”, una conoscenza che nasce dall’integrazione di tre correnti fondamentali della tradizione ermetica europea, alchimia, cabala ed ermetismo. Non si tratta di un trattato teorico né di un semplice compendio dottrinale: la Trinosofia si presenta piuttosto come il racconto di un viaggio iniziatico, un percorso simbolico che descrive il lento e spesso doloroso processo di trasformazione dell’essere umano.
L’opera è strutturata in dodici sezioni, comunemente associate ai dodici segni zodiacali, quasi a indicare un ciclo completo di maturazione interiore. In ciascuna tappa il protagonista affronta prove rituali legate ai quattro elementi: terra, acqua, fuoco e aria, attraversando esperienze che non appartengono tanto al mondo esterno quanto a una geografia interiore. Il linguaggio alchemico diventa così una vera e propria grammatica dell’anima: la trasmutazione dei metalli non è che l’immagine della trasformazione delle passioni e delle illusioni del “non-Sé” in una forma più alta di consapevolezza, l’oro della sapienza.
A rendere il manoscritto ancora più enigmatico è la sua dimensione visiva. Le novantasei pagine dell’originale, ricche di illustrazioni a colori, geroglifici egizi, alfabeti antichi e complessi criptogrammi, sembrano appartenere più a un codice rituale che a un libro destinato alla lettura ordinaria. L’uso di più lingue e di sistemi cifrati lascia intuire un’intenzione precisa: ciò che viene mostrato non deve essere immediatamente compreso. Il testo richiede uno sguardo preparato, capace di riconoscere livelli multipli di significato e di accettare che parte del messaggio resti, almeno inizialmente, velato.
Anche le origini della Trinosofia partecipano a questa aura di mistero. La tradizione ne attribuisce la paternità al leggendario Conte di Saint-Germain, figura sfuggente della cultura europea settecentesca, ricordato come alchimista, diplomatico e mistico. Tuttavia gli studiosi rimangono prudenti: l’opera potrebbe essere frutto di una compilazione collettiva o di un ambiente iniziatico vicino alla sua cerchia. In alcune narrazioni compare persino il nome di Alessandro Cagliostro, al quale il manoscritto sarebbe stato confiscato dall’Inquisizione durante il suo arresto a Roma nel 1789.
L’unico esemplare originale conosciuto, catalogato come MS. No. 2400, è oggi conservato presso la Biblioteca Municipale di Troyes, in Francia. Dopo vicende che attraversano rivoluzioni, passaggi di mano e collezioni private, il testo è riemerso in epoca moderna grazie al lavoro dell’esoterista Manly P. Hall, che nel 1933 ne ha pubblicato una versione commentata e accessibile al pubblico, accompagnata da un tentativo di decifrazione simbolica.
Definire la Santissima Trinosofia non è semplice. È insieme racconto allegorico, manuale iniziatico, opera d’arte visiva e mappa spirituale. Più che offrire risposte, suggerisce un cammino. E forse è proprio questa la sua forza: non impone una dottrina, ma invita il lettore a entrare in un processo, a interrogarsi sulla propria trasformazione interiore e sul significato di quella antica aspirazione umana che chiamiamo, con parole diverse attraverso i secoli, conoscenza di sé.
“Queste prove fortificano l’uomo e lo abilitano ad agire in campi di attività più elevati.”
La Santíssima Trinosofía – Saint-Germain
Prossimamente:
- Il volto dietro il manoscritto: chi era il Conte di Saint-Germain – seconda parte
- Perché la Santissima Trinosofia parla all’esoterista contemporaneo – terza parte
- Le tavole della Trinosofia: alchimia interiore e trasmutazione del Sé – quarta parte
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BIBLIOGRAFIA E TESTI CITATI
Opere e Manoscritti principali
• Saint-Germain (attribuito al Conte di), La Très Sainte Trinosophie (o La Santissima Trinosofia), Manoscritto n. 2400, conservato presso la Bibliothèque municipale de Troyes.
• Saint-Germain (Count of), The Most Holy Trinosophia, con introduzione e commento di Manly Palmer Hall, Los Angeles: The Phoenix Press, 1933.
• Saint-Germain (attribuito al Conte di), La très sainte trinosophie, a cura di S. Andreani, con saggio introduttivo di René Alleau, Roma: Edizioni Mediterranee, 1983 (Collana: Biblioteca ermetica).
• Saint-Germain (attribuito al Conte di), La Santísima Trinosofía, traduzione di Caillot R.C., 1908 (edizione digitale a cura di juandiego, 2020).
Saggi e studi critici citati e/o rintracciabili in rete
• Alleau, René, “Ricerca storica sul conte di Saint-Germain”, in La très sainte trinosophie, Roma: Edizioni Mediterranee, 1983.
• Cockren, Archibald, Alchemy Rediscovered and Restored, 1941.
• Neveux, Pol e Dacier, Émile, Les Richesses des Bibliothèques Provinciales de France, Tome Second (Lyon – Yvetot), Parigi: Éditions des Bibliothèques Nationales de France, 1932.
• Tarditi Spagnoli, Giorgio, “Il Mistero della Trinosofia”, in Pleroma Antroposofia, 12 maggio 2021.
Documenti multimediali e risorse web
• ARTIFACTA, “Il LIBRO TRIANGOLARE di Saint-Germain”, video documentario (trascrizione), Canale YouTube ARTIFACTA.
• Wikipedia contributors, “A Santíssima Trinosofia”, in Wikipédia, a enciclopédia livre.
• Wikipedia contributors, “The Most Holy Trinosophia”, in Wikipedia, the free encyclopedia.
• Wikipedia contributors, “Comte de Saint-Germain”, in Wikipédia, l’encyclopédie libre.
Cataloghi e bibliografie complementari
• Joly, Henry (a cura di), Catalogue des manuscrits, livres e reliures della Biblioteca di Lione, in Les Richesses des Bibliothèques Provinciales de France, 1932.
• Leroquais, Abbé V., Les Sacramentaires et les Missels manuscrits des Bibliothèques publiques de France, Parigi, 1924


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