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Nel modo in cui Antonio esponeva l’insegnamento si poteva distinguere chiaramente un denominatore comune valido per tutti e allo stesso tempo moltissime sfaccettature specifiche per ogni persona, che sapientemente sapeva mettere in risalto al momento opportuno in modo che il messaggio potesse arrivare forte e chiaro all’interessato.

Le apparenti contraddizioni che si potevano scorgere in questo senso, seguivano quindi una sofisticata logica di formazione, non diversamente dal lavoro di un dietologo che, pur partendo da norme alimentari basilari, prescrive poi a ciascun paziente una dieta personalizzata.

La metodologia di addestramento di Antonio si adattava quindi alle peculiari esigenze interiori delle singole persone: proporzionalmente alla volontà e alla disponibilità ad apprendere e realizzare l’insegnamento, ne modulava il grado di intensità. Per questo motivo, mentre con qualcuno lo si vedeva chiaramente soprassedere su determinati comportamenti poco dignitosi o su piccole distrazioni, con altri poteva raggiungere un livello di severità elevatissimo.

Vi erano inoltre molti aspetti dell’addestramento che impartiva individualmente e che rimanevano segretamente relegati al legame più intimo con lui, e ai quali nessun altro poteva avere accesso. Questa riservatezza non aveva la funzione di esclusione, ma piuttosto di protezione.

Le esperienze che potremmo convenzionalmente definire mistiche sono per loro natura incomunicabili, e quando ci si ostina a fare dei tentativi in questa direzione si possono conseguire due risultati pericolosi: Continua a leggere »

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La conoscenza delle diverse sfaccettature della vita rivela grande saggezza; la conoscenza della vita nella sua essenza rivela invece un contatto diretto con l’Intelligenza che la governa. Proprio da questa intima connessione Antonio sembrava poter attingere a qualsiasi tipo di sapienza. In più occasioni si poteva vederlo disquisire di fisica moderna con esperti del settore, e stupire questi ultimi per le sue approfondite conoscenze in materia.

Parimenti, era sotto gli occhi di tutti come fosse in grado di padroneggiare con sicurezza e acutezza anche le più arcane e sconosciute dottrine esoteriche. Le lingue sacre non avevano per lui segreti, né a livello grammaticale né a livello figurativo e simbolico. Conosceva inoltre qualsiasi corrente iniziatica molto più profondamente anche di coloro che la studiavano e la praticavano da una vita: Qabbalah, Alchimia, Gnosi, Astrologia, Tarot, taoismo, induismo, sufismo, sciamanesimo, eccetera.

Questa sua capacità di entrare in sintonia con qualsiasi tradizione spirituale o ambito di studio era, oltre che inspiegabile per la comune ragione, estremamente affascinante.

Una sera partecipai ad una conferenza di presentazione della dottrina Bahá’í, una fede di origine iraniana ancora oggi poco conosciuta in Occidente. La responsabile italiana, una donna carismatica ed estremamente preparata, aveva chiesto ospitalità nella sede che noi utilizzavamo come centro di ritrovo, cosa che le venne accordata di buon grado.

A quell’incontro pubblico parteciparono Continua a leggere »

In molti, ancora oggi, si stupiscono e indagano i poteri che Gustavo Rol ha manifestato davanti a molte persone nel corso della sua vita.

Forse però, avrebbe più senso soffermarsi un attimo a comprendere il suo messaggio, a nostro avviso di valore estremamente più grande di ipotetiche carte che attraversano i muri.

Ad esempio, chi si ricorda le sue parole risalenti al 1975, quando già era in tarda età? Continua a leggere »

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Il meticoloso riserbo di Antonio si estendeva anche oltre la sua storia passata, sconfinando in molti aspetti di quella che era la sua vita quotidiana presente. La stessa moglie, pur essendo anche lei una sua allieva e pur aiutandolo in tutto e per tutto, era all’oscuro di molte cose che lo riguardavano. C’erano molte persone che ruotavano intorno alla vita di Antonio senza che nessuno sapesse chi fossero e che tipo di legami avessero con lui.

Per quanto io – e le altre persone che lo frequentavano più assiduamente – ci consideravamo i suoi figli spirituali più intimi, sapevamo che al di là dei nostri incontri frequentava anche la comunità ebraica, quella islamica, induista, buddhista, alcune scuole esoteriche di stampo cristiano e forse anche altri gruppi di cui non ci aveva mai parlato. Inoltre, prestava settimanalmente servizio di volontariato presso una casa di riposo vicino a casa sua.

Come trovasse il tempo e soprattutto l’energia per occuparsi di tutto questo e molto altro ancora, rimane uno dei tanti misteri aperti che lo riguardano. Certamente, non sentiva la necessità di svagarsi o riposarsi nel modo in cui noi lo concepiamo, ma tutto il suo tempo libero, al di fuori delle classiche ore lavorative giornaliere, lo dedicava all’insegnamento e alla cura della sua famiglia spirituale mettendo al servizio il suo sapere e il suo essere.

Per la nostra mentalità attuale una tale impostazione di vita è impensabile: la sola idea di non trascorrere la fatidica settimana al mare d’estate, o di non passare anche solo un week end ogni tanto fuori porta, destabilizza la nostra integrità psichica al punto tale dal farci credere impossibile che un essere umano possa in questo modo vivere felice senza sentirsi minimamente privato di qualcosa. È come se non fossimo Continua a leggere »

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Non si poteva dire o pensare che Antonio veicolasse un tipo specifico di insegnamento piuttosto che un altro. Il suo stile di addestramento eccedeva la possibilità di essere classificato o argomentato. A volte costruiva certezze in cui poter offrire rifugio, altre volte le distruggeva per far rimettere in cammino.

Ogni concetto o informazione non avevano un valore reale di per se stessi, ma rappresentavano per lui solo dei veicoli per poter raggiungere la natura profonda delle persone e lavorare su di essa; una volta raggiunto l’obiettivo, il veicolo poteva anche essere abbandonato e mai più ripreso.

Solo frequentando Antonio ho compreso il motivo per cui i grandi maestri non sono propensi a mettere per iscritto i loro insegnamenti. Ne emergerebbe infatti una dissertazione incomprensibile nella migliore delle ipotesi, pericolosa e fraintendibile nella peggiore. Come è scritto nel primo capitolo del Tao Te Ching:

“Il Tao (la Via) di cui si può parlare, non è l’Eterno Tao.”

Ricordo un giorno in cui era presente una signora che lamentava di non riuscire a creare un rapporto con la figlia adolescente, addossando ovviamente a quest’ultima tutta la responsabilità, e sostenendo con forza le proprie ragioni tirando in ballo le teorie dei più moderni scienziati del comportamento.

Antonio si scagliò con argomentazioni inconfutabili contro l’assurdità di Continua a leggere »

La storia d’amore tra Buddha, sua moglie e il figlio Rahula, è forse la più bella storia d’amore mai raccontata. Perché è la storia d’amore tra un uomo e una donna che trascende i confini del tempo e dello spazio.

È la storia d’amore di tutte le coppie del mondo, in realtà con la differenza che la maggior parte delle coppie vive questa storia in modo inconsapevole, mentre alcune coppie (poche) lo vivono in modo consapevole. È una storia d’amore che contiene molti messaggi, e molte direttive per vivere una vita di coppia soddisfacente. E indica alla coppia la strada da perseguire per essere felici.

Un giorno Siddharta Gautama, principe degli Shakya, capisce che la sua vita manca di qualcosa. Ha una splendida moglie e un figlio. È ricco, ammirato e invidiato. Ma gli manca qualcosa. Sente che deve trovare il significato dell’esistenza e che una vita condotta senza scopi non merita di essere vissuta. E vuole cercare il segreto della felicità, ovverosia una formula, per rendere felice l’essere umano a prescindere dalle circostanze esterne.

Prende quindi una decisione che per la maggior parte della gente sarebbe folle: se ne va di casa. Se ne va di notte, perché non reggerebbe al dolore della famiglia, e perché forse ha paura di essere trattenuto dal figlio.

“Aspettami”, disse silenziosamente Siddharta baciando la moglie che dormiva. “Un giorno tornerò”. Continua a leggere »

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Grazie ad Antonio sono riuscito ad assaporare e a sbirciare dentro quel misterioso quanto inesprimibile sentimento che lega un maestro ai suoi discepoli. Anche in questa direzione, purtroppo, la nostra cultura non è per nulla di aiuto, dato che tende a sospingerci verso rapporti più formali e distaccati con coloro che reputiamo detentori di qualche conoscenza.

Il saggio viene così facilmente considerato alla stregua di un’enciclopedia da poter consultare e sfogliare per estrarne utili informazioni, dove il rapporto affettivo di amicizia che si può creare è di secondaria importanza, se non addirittura inutile. Ho dovuto imparare anche io a non farmi limitare da un approccio così riduttivo e sterile, ed è così che ho appreso le linee generali che da millenni contraddistinguono la sacra alleanza tra maestro e discepolo.

È buona norma per un maestro tradizionale non avere un elevato numero di allievi intorno a sé, altrimenti non potrebbe seguirli con la giusta intensità e profondità. Troppe persone minerebbero un clima di intimità e familiarità con una conseguente dispersione energetica che renderebbe disordinato l’insegnamento e meno efficace l’addestramento. Questo numero può dipendere dal tempo, dall’energia e dal potere personale del maestro.

Un discepolo deve infatti aver accesso alla vita privata del maestro e poterla condividere il più possibile, esattamente come un figlio può condividere la propria vita con quella del padre. L’essenza di un insegnamento, così come quella di un’educazione genitoriale, non si trasmette con parole o concetti ma attraverso una formazione continua, dove l’esempio vivente rappresenta la chiave di volta per un reale e viscerale mutamento.

A tal proposito ricordo che un caldo pomeriggio di Agosto, durante gli incontri nelle vacanze estive, Antonio iniziò a parlare del misterioso ed intimo Continua a leggere »