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Posts Tagged ‘qabbalah’

LOCANDIN

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fuga-Egitto-MosèCosa vuole insegnare dal punto di vista esoterico la storia biblica dell’uscita dall’Egitto? Per cercare una risposta (non l’unica) occorre fare un piccolo sforzo di lettura simbolica.

Innanzitutto, l’etimologia del nome Egitto – in ebraico Mitzraim – significa “luogo stretto” ed è in analogia con la parola meitzarim, cioè “luoghi angusti”. L’Egitto non simboleggia solo la schiavitù, fisica ed interiore, ma anche l’angoscia, la depressione dell’anima soffocata che non riesce più a respirare.

Tale angoscia è dovuta al fatto che non si ha la capacità o la volontà di ascoltare la propria voce interiore (o meglio non riconoscere a quale tra le tante che ci abitano dover dare ascolto). In tal modo l’anima rimane chiusa e prigioniera in se stessa, ostacolata dalla paura di attraversare le acque alla ricerca dello spazio aperto di una terra promessa. Temendo il futuro rischia di morire asfissiata e cristallizzata nel passato.

L’uscita dalla terra d’Egitto rappresenta quindi il movimento attivo di abbandono della schiavitù verso la libertà. L’Egitto è il simbolo che rappresenta ciò che “in passato è stato buono” ma poi ha smesso di esserlo perché ha esaurito la sua funzione.

Ognuno di noi prima o poi si imbatte in luoghi che diventano stretti. Gli stessi luoghi che in passato sono serviti per la nostra maturazione e la nostra crescita, diventano stretti e limitanti. Ma alle nostre tendenze non piace cambiare, uscire, anche perché non conosciamo nulla di differente delle nostre abitudini, e il nuovo ci spaventa.

Quando le porte del passato si chiudono ma quelle del futuro non si aprono, ecco che sperimentiamo la più temuta delle sensazioni: il terrore di morire. Ed è proprio questa sensazione che pervade il popolo ebraico quando si trova tra l’esercito degli egiziani e il Mar Rosso.

Senza sapere come procedere, il popolo si divide in quattro accampamenti: (altro…)

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TorahIl sentiero iniziatico non è fatto di accumulo di conoscenza teorica; per quello bastano le università. Il cammino iniziatico è un percorso di trasmutazione interiore e, se percorso con serietà, mantiene ciò che promette.

Le Tradizioni trasmettono e forniscono gli strumenti affinché chi è realmente interessato possa percorrere il cammino. La Fonte delle Tradizioni è comune ed è sempre la stessa; potremmo definirla come una Forza che desidera ardentemente il nostro ritorno a casa.

Questa Forza agisce incessantemente attraverso tutti i mezzi che ha a disposizione perché il nostro ritorno possa avverarsi, perché Essa possa finalmente riflettersi in noi, divenuti specchi tersi e disponibili.

“Io vi prenderò fra le genti, vi raccoglierò da tutti i paesi e vi condurrò al vostro paese” (Ez. 36,24)

Il Santo, attraverso la bocca di chi, consenziente, permette alla sua voce di giungere a noi, dice chiaramente che è Lui a radunare il Suo popolo…

Dispersi, piegati dall’illusione di essere soli e separati, vaghiamo schiavi nel sonno dell’ignoranza e della sofferenza; non riusciamo a trattenere niente e tutto ciò che faticosamente riusciamo ad ottenere (ma siamo proprio noi ad averne il merito?) scivola attraverso le nostre dita come sabbia.

Al di sotto delle incessanti voci degli innumerevoli io, sussurra e singhiozza un richiamo…

L’hai udito tu, o viandante? Egli ti sussurra nello struggimento: (altro…)

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Secondo la tradizione ebraica – e non solo – la Torah, ossia il Pentateuco, corrispondente ai primi cinque libri della Bibbia cristiana, è considerata come la rivelazione diretta di Dio. Diversamente, tutti gli altri scritti sacri sono considerati frutto di un’ispirazione divina.

La Torah parla esclusivamente dell’uomo e della sua relazione con Dio, descrivendo nei minimi particolari il processo iniziatico che ciascuno di noi è chiamato a compiere per riconoscere e liberare la sua natura divina. Pertanto, nel linguaggio biblico l’aspirazione verso il Creatore è chiamata Israele, mentre l’aspirazione a ricevere i piaceri del mondo è chiamata le nazioni del mondo.

I primi ostacoli in cui generalmente ci si imbatte nel voler affrontare con serietà e profondità lo studio della Torah, sono di carattere religioso-culturale. Non di rado, infatti, il Vecchio Testamento viene considerato come un libro sacro di seconda categoria se confrontato con il Nuovo Testamento; a volte viene addirittura considerato come un manuale dogmatico da seguire scrupolosamente per assicurarsi la protezione di un Dio geloso e vendicativo. (altro…)

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In questo scritto, approfondiremo il primo dei quattro bisogni fondamentali per l’uomo: mangiare. Ci soffermeremo a riflettere sull’importanza del nutrimento, su come nutriamo il nostro corpo e su come ci rapportiamo con il cibo.
Spesso ci avviciniamo al cibo per motivi che sono oscuri alla nostra mente, e che non sono legati alla fame che possiamo avere in quel momento; facciamo questo magari perchè vogliamo a tutti i costi esprimere uno stato d’animo, dimostrare qualcosa a qualcuno, controllare o reprimere qualcosa che in quel momento ci rende tristi oppure evitare un argomento che riguarda noi stessi e che ci teniamo stretto dentro. (altro…)

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