Il figlio di Brahma – una leggenda induista

La grande tradizione induista ha sempre posto in primo piano la questione dell’illusorietร  della realtร .

Oggi, in tempi in cui un concetto come quello di “realtร  virtuale” puรฒ rendere piรน intrigante una tale questione e in tempi in cui la fisica  quantistica ci pone di fronte a sempre nuove possibilitร  teoriche, vale forse la pena occuparsene ancora una volta.

La leggenda del figlio di Brahma

Non per affermare semplicisticamente che “tutto รจ illusione” (o che potrebbe esserlo), ma per interrogarci piuttosto su quanto quello che a noi appare cosรฌ  “vero” e “reale”, riesca, al di lร  di ogni considerazione filosofica, scientifica o religiosa, a  coinvolgerci in maniera cosรฌ assoluta e piena.

A come l’identificazione con quello che pensiamo di essere e quello che ci accade risulti cosรฌ perfetta da non lasciare il posto al minimo dubbio.

Lo proviamo a fare con questa storia.

Unโ€™antica leggenda indiana racconta come Brahma, lo Spirito divino, istruisse i suoi figli nella saggezza. Egli mostrava loro ciรฒ che dovevano sviluppare nel regno divino e li aiutava a liberare i loro poteri divini. Tuttavia cโ€™era una cosa che nel regno divino non poteva mostrare loro: era il regno degli uomini sulla terra.

Brahma condusse dunque suo figlio attraverso tutte le sfere che circondano la terra, finchรฉ non arrivarono sulla terra in un luogo dove da moltissimo tempo non pioveva. Essi traversarono il letto di un fiume prosciugato, nel caldo e nella polvere. Si sedettero infine su una roccia a strapiombo sul fiume, e Brahma domandรฒ a suo figlio di andare a cercare dellโ€™acqua per potersi dissetare. โ€œNon tardare troppo, figlio mioโ€, gli disse.

Questi si mise in cammino. dopo qualche tempo arrivรฒ davanti ad una casetta e bussรฒ alla porta. Un uomo aprรฌ e lo invitรฒ ad entrare. Domandata dellโ€™acqua, la ragazza della casa gli portรฒ una brocca ed egli potรฉ cosรฌ dissetarsi. Lo si circondรฒ di molto amore e di premure e lo si invitรฒ a partecipare ai lavori dei campi e ai lavori di allevamento. Egli si mise allโ€™opera e dimenticรฒ la sua origine, come pure lo scopo della sua venuta.

Si innamorรฒ della ragazza della casa e, in capo a qualche tempo, la sposรฒ avendo da lei due figli. Col passare del tempo i genitori morirono ed essi si occuparono allora della casa e dei campi. Tutto procedeva con grande armonia ed amore.

Un giorno perรฒ, dopo un periodo molto caldo e molto secco, scoppiรฒ un temporale. Il livello dellโ€™acqua salรฌ e ben presto il letto del fiume non potรฉ contenere la massa dโ€™acqua, che inondรฒ la terra.

Il figlio di Brahma, la moglie e i bambini dovettero fuggire dalla casa e abbandonare tutto, ma lโ€™acqua che continuava a salire li raggiunse rapidamente.

La moglie non riuscรฌ a reggere alla forza dellโ€™acqua e annegรฒ sotto i suoi occhi.

Con i due bambini sulle spalle egli avanzava lentamente, ma uno dei due figli, trascinato dalla violenza delle acque, gli fu portato via e lo vide scomparire fra i flutti.

Fu poi la volta del secondo figlio ad essergli strappato e mentre egli cercava di ritrovarlo, lโ€™acqua afferrรฒ lui stesso e lo travolse. Nellโ€™impeto della corrente riuscรฌ,  perรฒ, ad aggrapparsi ad una roccia che spuntava e, con un grande sforzo, vi si issรฒ.

Brahma era li, seduto su quella roccia, e impassibile gli disse: โ€œHai tardato, figlio mio, รจ da un poโ€™ che ti aspettoโ€.

Guardando attorno a sรฉ, il figlio di Brahma vide il letto arido del fiume senza la minima traccia dโ€™acqua.

รˆ cosรฌ che imparรฒ a conoscere la terra e gli uomini. 

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Un pensiero riguardo “Il figlio di Brahma – una leggenda induista

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  1. Nel leggere questa storia mi รฉ successo (ma credo che succeda un poโ€™ a tutti ) una cosa strana.
    Sapevo perfettamente che il figlio di Brahma era stato mandato dal padre a cercare dellโ€™acqua e che sarebbe dovuto tornare subito, ma nel proseguo della storia, di fronte al passare del tempo e al suo coinvolgimento nella vita terrena, ho finito quasi quasi per rimuovere quella informazione.
    Ho letto dello svolgersi della sua vita, facendo, nel mio intimo, il tifo per lui e sotto sotto ho sperato anche che alla fine quella cosa rimasta in sospeso con suo padre si sistemasse in qualche modo โ€ฆ

    Questa รจ la nostra capacitร  di immedesimazione, di identificazione, e ognuno di noi lo puรฒ verificare ogni volta che vede un film o legge un libro particolarmente avvincente o emozionante.

    Se questa รฉ la forza della suggestione che subiamo leggendo una semplice e breve storia, come quella del figlio di Brahma, possiamo ben immaginare, allora, quale possa essere lโ€™intensitร  della suggestione quando la storia รฉ rappresentata dalla nostra stessa vita e i protagonisti siamo noi o, meglio, quel โ€œnoiโ€ che pensiamo di essere.

    Pensiamo allora a quanto potremmo essere indotti (= potremmo auto-indurci โ€ฆ) a โ€œdimenticareโ€ pur di mantenere lโ€™illusione di una visione rassicurante.
    Quanto saremmo disposti ad ignorare pur di non mettere in dubbio la rassicurante veridicitร  della realtร  che ci circonda e la visione di noi stessi che ne comporta.

    Cโ€™รจ anche da dire, dโ€™altro canto, che lโ€™essenza delle cose non รจ come nella storia: non รจ vero che ogni cosa รจ illusione.
    La moglie, i figli, la stessa realtร  della terra non sono delle semplici illusioni del figlio di Brahma, non sono solo delle sue โ€œproiezioni mentaliโ€
    In qualche modo, in un qualche senso โ€œesistonoโ€ di per sรฉ, anche se,secondo la tradizione induista, allโ€™interno di universo con una natura in qualche modo illusoria.

    Il problema allora non sta nel definire semplicisticamente se noi e il mondo in cui ci
    muoviamo siano o meno โ€œrealiโ€ o โ€œillusoriโ€ ma, semmai, arrivare a cominciare a riconoscere la โ€œpossibilitร โ€ della relativitร  delle nostre percezioni.

    Per comprendere meglio questa possibilitร , poniamo il caso di uno che cominci a giocare per mezzo di un computer allโ€™interno di un programma tipo โ€œSecond Lifeโ€ (programma che crea una realtร  virtuale e che ha conosciuto un grande successo qualche anno fa).
    Poniamo che, creato il proprio โ€œpersonaggioโ€ allโ€™interno del programma inizi a โ€œviverci dentroโ€ (cโ€™รจ stato chi con soldi veri comprava soldi โ€œvirtualiโ€ per โ€œvivereโ€ alla grande in Second Lifeโ€ฆ) e ad interagire con altri โ€œpersonaggiโ€ allโ€™interno del programma.
    Poniamo che ad un certo punto conosca, sempre allโ€™interno del programma, una โ€œpersonaโ€, che la frequenti e ne rimanga affascinato, che se innamori, che, ad un certo punto, ci litighi, che, sempre allโ€™interno della realtร  virtuale, venga tradito da quella โ€œpersonaโ€, e che decidano, alla fine, di non โ€œincontrarsiโ€ piรน.

    La domanda รจ: quello che รจ successo a quellโ€™uomo dentro il programma รจ โ€œveroโ€ o non รจ โ€œveroโ€?

    Verrebbe da dire che non รจ vero perchรฉ il tutto si svolge allโ€™interno di una realtร  virtuale (e quindi in linea teorica una realtร  non โ€œveraโ€) , ma in effetti, perรฒ, qualcosa รจ pur accaduto e le emozioni e il dolore provati dallโ€™uomo risultano comunque, in qualche modo, โ€œrealiโ€.

    Potremmo dire allora che quello che accade nella realtร  virtuale non รจ โ€œveroโ€ rispetto ad una realtร  piรน โ€œveraโ€, il che renderebbe piรน compiutamente lโ€™idea.

    In questo caso specifico lโ€™uomo risulta consapevole della differenza fra una e altra condizione, perchรฉ sa distinguere la realtร  ordinaria da quella virtuale.

    Ma se invece che allโ€™interno di un programma tipo โ€œSecond Lifeโ€ lui avesse cominciato a โ€œvivereโ€ allโ€™interno di un programma tipo quello ipotizzato in un film come โ€œVanilla skyโ€ in cui uno comincia a vivere completamente immerso (ed immemore della sua condizione โ€œnormaleโ€) allโ€™interno di un mondo virtuale creato appositamente per lui (prima o poi ci si arriverร  e diventerร  il nuovo status symbol della ricchezza โ€ฆ), quellโ€™uomo non avrebbe piรน nessuna possibilitร  di distinguere la realtร  ordinaria da quella virtuale, di comprendere se quello che gli accade sia โ€œveroโ€ o rappresenti una illusione.

    โ€ฆ. non avrebbe piรน nessuna possibilitร  โ€ฆ di comprendere se quello che gli accade sia โ€œveroโ€ o rappresenti una illusione โ€ฆ.

    Eโ€™ possibile che questa condizione rispecchi anche, nella sostanza, la nostra condizione esistenziale?

    Eโ€™ possibile che stessimo vivendo vite inconsapevoli di ulteriori livelli di realtร  a cui comunque in qualche modo parteciperemmo?

    Che la nostra esistenza in questa realtร  possa rappresentare solo un aspetto di un โ€œesistereโ€ molto piรน ampio e complesso e che solo la limitatezza della nostra coscienza ordinaria e la selettivitร  ristretta della nostre capacitร  percettive, non ci permettano di averne esperienza?

    Secondo me potrebbe essere e ci sono aspetti, che fanno parte del nostro campo di esperienza, che ci possono indurre a credere che potrebbe essere cosรฌ.

    Mi riferisco, per esempio, alla questione posta dalla ipnosi ( o auto-ipnosi) in cui una semplice suggestione (= elemento immateriale โ€ฆ) รจ in grado di far vedere al soggetto ipnotizzato cose che in realtร  non esistono, รจ in grado di alterare le sue percezioniโ€ฆ

    Oppure posso far riferimento al fatto oggettivo, in contrasto con la visione che abbiamo di noi stessi, di essere esseri formati da un insieme organizzato di miliardi di cellule specializzate, alcune delle quali capaci di creare una coscienza e dei pensieri, che queste cellule sono formate a loro volta da atomi, i quali sono formati da particelle cosรฌ piccole, che, se un atomo avesse le dimensioni di una stanza, risulterebbero invisibili ad occhio nudo โ€ฆ
    Sub-particelle atomiche che, oltretutto, si comportano in un modo o nellโ€™altro a seconda se sono osservate o no, che possono essere in posto o in piรน posti contemporaneamente โ€ฆ

    E ancora, posso far semplicemente riferimento a quella realtร  parallela (sottile) di cui tutti prima o poi abbiamo avuto fugace esperienza nel corso della nostra vita.
    Quella realtร , che tanti definiscono col termine โ€œastraleโ€ a cui siamo legati, tanto che una parte del nostro sistema sembra appartenerleโ€ฆ.

    Ognuno poi si puรฒ confrontare con le sue esperienze e puรฒ trarre le sue conclusioni, ma in questo universo in cui ENERGIA e MATERIA risultano strettamente in relazione fra loro, tutto diventa possibile..

    E la questione dellโ€™interrogarsi sulla qualitร  della realtร , non รจ secondaria, non rappresenta un passatempo intellettuale, ma diventa fondamentale perchรฉ determina lโ€™immagine che abbiamo di noi stessi e la nostra relazione col mondo.

    Ha a che fare con il nostro modo di essere e di porci, nella quotidianitร .

    Il porci, anche solo come possibilitร , nellโ€™ottica di una visione interlocutoria di noi stessi e del mondo, puรฒ regalarci, infatti, una consapevolezza nuova, un nuovo punto di vista.

    Si tratta di un riconoscimento di possibilitร  che espande la nostra coscienza ordinaria sempre chiusa nei propri confini, che allarga il nostro punto di vista fino a farci rendere conto, nei fatti, nella carne e non solo come idea, della universalitร  della condizione umana, del destino comune che ci accomuna agli altri.

    Tutto questo non puรฒ generare menefreghismo, cinismo, edonismo, sopraffazione verso gli altri, ma necessariamente, automaticamente, non puรฒ che risolversi, alla luce della nuova consapevolezza, in solidarietร , comprensione, compassione.

    E al figlio di Brahma, allora, non rimane alternativa che immergersi di nuovo nel mondo degli uomini, partecipando della loro vita, portando il proprio contributo, quale esso sia, per liberare sรฉ stesso e i propri simili, dallโ€™illusione in cui sono racchiusi.

    Roberto

    PS: Scusate per la prolissitร  โ€ฆ

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