La simbologia del drago

La figura del Drago, animale mitico-leggendario, si incontra nell’immaginario collettivo di tutti i popoli. È presente in età classica nel mondo occidentale come creatura malefica, portatrice di morte e distruzione, così come in quello orientale, dove diventa simbolo di saggezza, di potere, di forza vitale e di fertilità. Fiorisce nella cultura allegorica medievale, facilmente rintracciabile sia in campo religioso che in campo araldico.

La sua immagine deriva dalla fusione di plurimi tratti somatici differenti prelevati, di volta in volta, da animali aggressivi (coccodrillo, serpente, leone, dinosauro, ecc.), in sintesi è la figura della bestia avversaria dell’uomo.

Nell’antichità la figura di chi combatte il mostro è tipicamente l’Eroe (Apollo, Perseo, Ercole), mentre nel mondo cristiano medievale la figura del combattente è quella del Cavaliere o del Santo (San Giorgio, l’Arcangelo Michele).

Come personificazione del male, nel medioevo, il Drago si oppone all’eroe che lo combatte quale ostacolo da superare per raggiungere la perfezione. Così si scopre che ogni “paese”, piccolo o grande, ha avuto il suo “drago”, cioè ha avuto la sua “piaga da curare”, nel sociale, nell’etica, nel potere, nella religione.

Gli elementi figurativi del drago cambiano da caso a caso ma ci sono tratti frequenti, anche se non comuni: capo di serpente alato che vive sia in aria che in acqua, ha enormi fauci in cui fa sparire, divorandoli, animali e uomini. Lingue di fuoco escono dalla bocca del mostro, mentre la sua coda è forte e devastante e in continuo movimento. Possiede vista acutissima ed è estremamente vigile sia alla luce del sole che nel buio notturno. 

Ouroboros

In Alchimia il serpente che si morde la coda, Ouroboros, è simbolo di processo ciclico e continuo. Già gli Egizi utilizzavano l’Ouroboros come immagine cronologica dell’anno vecchio che se ne va e che si annulla nel nuovo anno.

La simbologia del drago è associabile a tutto ciò che può essere rappresentato attraverso un ciclo che, dopo aver raggiunto la propria fine, ricomincia dall’inizio ancora una volta, all’infinito. È la teoria dell’Eterno Ritorno, la natura ciclica di tutte le cose.

Sempre in Alchimia spesso si osservano figure allegoriche di “combattimento tra draghi”. I draghi alati appartengono al “volatile” mercurialis, mentre quelli con zampe o dal corpo ofidico appartengono al “fisso” solfur.

Le caratteristiche fisiche del drago richiamano particolari simboli: la testa e il petto dell’Aquila significano “potere spirituale”, il grande corpo da Serpente vuol esprimere un “potere nascosto”, le ali palmate da Pipistrello esprimono un “potere speculativo notturno, riflessivo” mentre la grande coda da Leone vorrebbe significare un “potere volitivo e dominante della ragione”.

Simbolicamente chi riesce a vincere il suo drago ha superato una prova, trovandosi successivamente ad uno stato, ad un livello più elevato. Entrare nella grotta e superare, affrontandole, le tenebre, significa riconoscere l’esistenza del nostro lato oscuro.

Per Jung il drago rappresentava l’Ombra: la “battaglia con il drago” rappresenta la vittoria su se stessi e su caratteristiche e impulsi che l’uomo tende a nascondere anche a se stesso e quindi a negare. Come l’egoismo, la pigrizia, gli intrighi, le fantasie irreali. L’Ombra è tutto ciò di cui ci vergogniamo.

In Araldica si trova spesso l’immagine del Grifone. Questo particolare tipo di drago ha la sua parte anteriore d’Aquila (ali possenti, rostro robusto, artigli feroci), mentre la parte postero-inferiore è quella di un imponente Leone. Poiché è l’unione del più nobile volatile e del più nobile animale terrestre, è simbolo anche di perfezione e di potenza, oltre che di “potere sovrumano” o “guardiano di tesori”.

Che si tratti di un drago malefico e terribile o del simbolo della saggezza, della rappresentazione di una ciclicità più o meno positiva o del nostro lato oscuro, è evidente che per un Iniziato il drago ha una valenza simbolica che non può ignorare.

È interessante notare come il drago sia sempre rappresentato come qualcosa di molto potente, difficile da uccidere… in effetti non dev’essere ucciso. In tutte le raffigurazioni nei vari combattimenti appare sempre sottomesso ma mai ucciso. San Giorgio lo ferisce con la sua lancia, San Michele lo sottomette con la spada… il drago, l’ombra, va assoggettata affinché non sia più il nostro padrone, signore degli stati mutevoli dell’essere poiché:

“Il drago possiede la capacità di assumere molte forme, che sono però imperscrutabili” (j. L. Borges, M. Guerrero, El Libro de Los Seres Imaginarios).

j. L. Borges, M. Guerrero, El Libro de Los Seres Imaginarios

Bibliografia:

Bruno Poggi, Symbola – Dizionario della Simbologia Alchemica, Araldica e Muratoria, Ianieri Edizioni, 2017.


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