I 4 nemici naturali dell’essere umano

Per gli Sciamani Toltechi un essere umano, per arrivare alla conoscenza, doveva sfidare e sconfiggere i suoi quattro nemici naturali: la paura, la lucidità, il potere e la vecchiaia. Queste caratteristiche e dimensioni della vita venivano considerate nemiche dell’iniziato in quanto la paura blocca la volontà; la lucidità mentale può accecare l’uomo, impedendogli di vedere i suoi limiti; il potere, regalando l’ideale di onnipotenza, assoggetta l’uomo; la vecchiaia rende evidente il fatto che non si può vincere su tutto. Vediamo questi ostacoli uno alla volta per cercare di comprenderli ed affrontarli.

La paura è un’emozione naturale che non possiamo evitare di provare ma, riconoscendola come tale, possiamo provare a contrastare, affrontare e integrare.

Se solo osserviamo la drammaticità di quello che l’intera umanità sta affrontando negli ultimi anni, non possiamo che provare paura, sentirci destabilizzati. Questo perché stiamo affrontando situazioni in cui sono state indotte, enfatizzandole, paure ancestrali come il dolore, la sofferenza e la morte. Il terrore di un eventuale conflitto nucleare, con conseguente crisi di risorse e dove il rischio della sopravvivenza è concreto, sta governando la vita di tutti.

Coloro che hanno intrapreso un percorso di cambiamento interiore, tuttavia, sanno che hanno la possibilità di contrastare le emozioni negative perché desiderano conoscere se stessi ed i propri limiti, per avere l’opportunità di affrontarli e superarli. Il guerriero moderno, che non differisce dal guerriero castanediano nell’intento, può utilizzare l’attuale situazione sociale-economica-politica come acceleratore nel processo di trasformazione interiore: quando le difficoltà da affrontare sono molte, infatti, abbiamo modo di metterci alla prova costantemente.

Il percorso del guerriero che Carlos Castaneda ci ha descritto nei suoi libri, non a caso parte dall’affrontare proprio la paura: la definisce il primo nemico naturale dell’uomo, terribile e traditore, difficile da superare, in grado di crescere inesorabilmente e in maniera irriducibile.

Quando un uomo comincia ad imparare non sa mai con chiarezza quali sono i suoi obiettivi. Il suo scopo è imperfetto, il suo intento è vago. Spera in una ricompensa che non si concretizzerà mai perché non sa nulla delle difficoltà dell’imparare. Comincia lentamente a imparare, dapprima poco a poco, poi a grandi passi. E presto i suoi pensieri entrano in conflitto. Quello che impara non è mai quello che ha sperato o immaginato, e così comincia ad aver paura. Imparare non è mai quello che ci si aspetta. Ogni passo dell’imparare è un compito nuovo e la paura che l’uomo prova comincia a salire implacabilmente, inflessibilmente. Il suo scopo diventa un campo di battaglia. E così si è imbattuto nel primo dei suoi nemici naturali: la PAURA!” (1)

Siamo portati a considerare la paura come emozione identificabile, ma non è così: spesso la paura è difficile da riconoscere e se ne sta nascosta, in agguato… se per il guerriero sciamano il pericolo di soccombere alla paura comportava il termine della ricerca interiore per arrivare alla conoscenza, per il guerriero moderno il rischio è lo stesso.

Il guerriero di cui parla Don Juan è disposto infatti ad affrontare difficoltà e pericoli per raggiungere il suo scopo, ma non ha alcuna garanzia che potrà raggiungerlo. Potrebbe lottare una vita intera senza mai arrivare al suo obiettivo, ma per lui vale la pena di tentare, perché diversamente dovrebbe accontentarsi di vivere una vita mediocre, senza stimoli e conformandosi ad abitudini e regole delle quali conosce l’ipocrisia. Lasciarsi sconfiggere dalla paura equivale a mettere fine alle proprie possibilità di evoluzione.

“Per vincere la paura”, dice Don Juan Matus, “il guerriero non deve fuggire, la deve sfidare e, a dispetto di essa, deve compiere il passo successivo nell’imparare, e il successivo e ancora il successivo. La sua paura deve essere completa, e tuttavia non si deve fermare Questa è la regola.” (2)

Eh sì, è proprio così. La paura si vince sfidandola ogni giorno, evitando di fuggire, adducendo infinite giustificazioni per evitare di agire: piuttosto a volte tendiamo a nascondere questa come anche altre emozioni, mettendoci maschere affinché gli altri ci reputino forti e ineccepibili.

“E verrà il momento in cui il suo primo nemico volgerà in ritirata. L’uomo comincia a sentirsi sicuro di sé. Il suo intento diviene più forte. Imparare non è più un compito terrificante. Quando arriva questo lieto momento l’uomo può dire senza esitazione di aver sconfitto il suo primo nemico naturale. […] Tutto avviene a poco a poco, e tuttavia la paura è vinta improvvisamente e rapidamente. […] Una volta che l’uomo ha vinto la paura, ne è libero per tutto il resto della sua vita, perché invece della paura ha acquistato la lucidità: una LUCIDITÀ MENTALE che cancella la paura. A questo punto l’uomo conosce i suoi desideri; sa come soddisfare tali desideri. Può anticipare i nuovi passi dell’imparare, e una limpida lucidità circonda ogni cosa. L’uomo sente che nulla è nascosto.” (3)

La lucidità mentale, che l’uomo antico o moderno cercano di conquistare, è senza dubbio quella prospettiva chiara di se stessi e delle cose che è necessario sviluppare. Ma quando la lucidità si trasforma in presunzione ed eccesso di confidenza in se stessi, ecco che si trasforma nel suo secondo nemico, in quanto la presunzione ci rende incapace di vedere i nostri limiti, ci acceca. È proprio quello che accade dopo una vittoria su qualcosa o qualcuno, dopo un successo conseguito in qualsiasi ambito della vita: è un momento in cui ci si sente inattaccabili, rischiando di non metterci più in discussione e di presumere di aver raggiunto una visione chiara di tutto quanto ci circonda. Questo tipo di lucidità mentale costringe l’uomo a non dubitare più di se stesso, gli dà la sicurezza di fare tutto quello che vuole, non si ferma davanti a niente proprio perché è lucido.

Il rischio è dunque quello di diventare così coraggiosi e intraprendenti da non vedere più gli ostacoli e diventare spavaldi fino all’incoscienza.  È questo il modo in cui l’uomo si arrende al suo secondo nemico e non è più in grado di imparare, si limita a non avere paura, ma il suo percorso di conoscenza interiore subirà un arresto. Gli sembrerà tutto più chiaro, non valuterà di essere in errore e si allontanerà da tutto, soprattutto da se stesso. I suoi desideri si spegneranno.

“Se l’uomo si arrende a questo falso potere, ha ceduto al suo secondo nemico e sarà maldestro nell’imparare. Si affretterà quando dovrà essere paziente, o sarà paziente quando dovrà affrettarsi. E sarà maldestro nell’imparare finché non cederà, incapace di imparare più nulla. […]”

 Il suo secondo nemico lo ha semplicemente bloccato impedendogli di diventare un uomo di conoscenza; l’uomo può, invece, trasformarsi in un allegro guerriero o in un: pagliaccio. Tuttavia la lucidità pagata a così caro prezzo non si trasformerà mai più nella tenebra e nella paura. Avrà la lucidità finché vivrà, ma non imparerà, o bramerà, più nulla”. (4)

Carlos Castaneda ci ricorda che in realtà la lucidità mentale fornisce un senso di direzione. L’uomo di conoscenza, che non si lascia travolgere da un senso di onnipotenza perché ha vinto la paura, tende a confermare e rafforzare la validità delle sue scelte attraverso la libertà di cercare la sua strada, la conoscenza dello scopo distinto di ogni azione e l’essere fluido.

Pertanto ha bisogno di lucidità mentale per poter mettere a confronto le sue specifiche ragioni di agire con lo scopo determinato di ogni azione, e lo fa in maniera flessibile, si sente malleabile e pieno di risorse. Ma per non arrendersi al suo secondo nemico naturale cosa può fare? Deve saper aspettare, cercare di “vedere” più in profondità, meditare con pazienza ogni azione cosciente di essere solo un uomo, un punto nell’universo.

Ed è però a questo punto che l’uomo si imbatte nel suo terzo e più forte nemico naturale, il potere.

“Il POTERE! Il potere è il più forte di tutti i nemici. E naturalmente la cosa più facile è arrendersi; dopotutto un uomo, a questo punto, è veramente invincibile. Comanda; comincia col correre rischi calcolati e finisce col creare regole, perché è un padrone. A questo stadio difficilmente l’uomo si rende conto che il nemico lo sta circondando. E improvvisamente, senza saperlo, avrà certamente perduto la battaglia. Il suo nemico lo avrà trasformato in un uomo crudele e capriccioso.” (5)

Questo è il nemico più forte perché regala un senso di invincibilità ed è facile cedere al suo fascino. L’uomo che ha potere comanda, corre rischi calcolati ed impone le sue regole, proprio perché crede di essere il padrone. Ma sarebbe opportuno comprendere, sin dall’inizio del nostro cammino di conoscenza interiore, che il potere che pensiamo di possedere non ci appartiene, non è mai nostro, e questa consapevolezza è la vera, deliberata, sfida. Per usare lucidità e potere bisogna avere il controllo su di sé, bisogna essere liberi dalle catene dell’ego, non sentirsi al centro del mondo ma parte del mondo stesso.

È difficile gestire l’energia che il potere genera; il desiderio di predominare e influenzare gli altri, addirittura sottomettendoli, è il rischio più evidente.

Se riuscirà a vedere che la lucidità e il potere, quando manca il suo proprio controllo su di sé, sono peggio ancora di errori, raggiungerà un punto in cui tutto è tenuto sotto controllo. Saprà allora come e quando usare il suo potere. E in questo modo avrà sconfitto il suo terzo nemico. L’uomo sarà, ormai, alla fine del suo viaggio di apprendimento e si imbatterà, quasi senza esserne stato avvertito nell’ultimo dei suoi nemici: la VECCHIAIA.” (6)

La vecchiaia è il nemico più crudele di tutti, il solo che non può essere sconfitto completamente ma solo integrato.

A questo punto della sua esperienza di vita l’uomo ha sconfitto la paura, ha una certa lucidità mentale ed il potere è tenuto sotto controllo, ma sopraggiunge ora anche il desiderio di fermarsi e riposare. Il pericolo è che ceda a tale fascino, al desiderio di mollare tutto, all’arrendersi adagiandosi alla stanchezza e dimenticando che si allontana ulteriormente da se stesso. Il fascino di riposarsi e ritirarsi dalla vita di tutti i giorni equivalgono ad una resa e la vecchiaia può prendere il sopravvento, facendo di noi ciò che vuole.

“Se si adagia nella stanchezza, avrà perduto l’ultimo combattimento e il suo nemico lo ridurrà ad una creatura debole e vecchia. Il suo desiderio di ritirarsi annullerà tutta la sua lucidità, il suo potere e la sua conoscenza.” (7)

Don Juan Matus tuttavia affermava che nel momento in cui l’uomo abbandona la sua stanchezza e affronta il proprio destino, può essere allora definito uomo di conoscenza, anche se solo per il breve momento in cui riesce a sconfiggere il suo ultimo ed invincibile nemico. “Quel momento di lucidità di potere e di conoscenza è sufficiente.” (8)

“Il mondo è un mistero insondabile! Ma non per l’uomo comune: il mondo non è mai un mistero per lui, quando arriva alla vecchiaia, è convinto che non ci sia più nulla per cui valga la pena di vivere. (…) Che prezzo infelice dobbiamo pagare per i nostri scudi! Un guerriero è consapevole di questa confusione e impara a trattare le cose in modo appropriato. (…) Un guerriero considera il mondo un mistero infinito e le azioni degli uomini un’infinita follia.” (9)


(1) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 69).

(2) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 69).

(3) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pagg. 60/70).

(4) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 70).

(5) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 71).

(6) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 72).

(7) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 72).

(8) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970 (pag. 72).

(8) C. Castaneda, Una realtà separata, Best BUR Rizzoli, Cles (TN), 2016 (pg. 259).

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