Teiwaz, la Runa della battaglia – Dialoghi con il Druido

I romani avevano costruito un accampamento nelle terre dei Celti, il loro obiettivo: la Foresta Sacra. Avevano capito che distruggendo il luogo sacro, dai Celti preservato e venerato, avrebbero distrutto la loro unione, la loro forza, la certezza di essere protetti e guidati dagli dei.

Il Saggio Druido conosceva da tempo le loro mosse, gli auspici erano stati chiari, sapeva dove volevano arrivare e per questo stava preparando i suoi discepoli alla battaglia.

La notizia dell’arrivo dell’esercito romano si sparse per tutti i villaggi e, quel giorno, arrivò anche al villaggio degli apprendisti druidi. I tre ragazzi capirono subito che le visioni del Saggio Druido si erano in quel momento materializzate e tutto ciò che aveva previsto da tempo si stava, adesso, inesorabilmente avverando. Quando giunsero dal Saggio Druido per portare la fresca notizia lo trovarono intento a intagliare una Runa nel legno. “Maestro, i romani sono accampati al grande fiume”. Lo dissero all’unisono quasi senza fiato per la corsa appena fatta e l’agitazione che pulsava nei loro cuori. Il Saggio alzò lo sguardo un solo istante e tornò al suo lavoro. Poi con tutta la calma possibile disse: “Vi sto preparando da mesi a questo incontro, perché arrivate con tutta questa foga come se fosse una notizia a cui non eravate preparati? La vostra agitazione non vi permette di essere lucidi e di usare le arti magiche che avete imparato; il corpo emotivo deve essere controllato altrimenti non sarete in gradi di cogliere i messaggi che tutto intorno vi parlano. Sono settimane che gli uccelli nel cielo annunciano questo arrivo, non avete notato le Pleiadi splendere di una luce diversa in questi giorni?”. Il Giovane allievo osservò la Runa che il Saggio aveva intagliato e deposto proprio in quel momento sopra il tavolo.

Teiwaz, la Runa del guerriero che combatte per giusta causa. La Runa di Tyr, il dio simbolo del coraggio, colui che sacrificò la sua mano nella bocca del lupo Fenrir, per salvare il mondo degli dei dalle forze del caos. Il giovane allievo sapeva che quella era la Runa che incidevano i guerrieri sulla spada prima della battaglia, per essere protetti e per dare forza ai loro colpi. Teiwaz era un richiamo al coraggio, alla disciplina, alla forza del proprio potere personale che spezza gli ostacoli e dona una grande energia. Il giovane allievo sapeva anche che Teiwaz doveva essere utilizzato per il bene comune, con la massima dirittura morale, altrimenti si sarebbe rivelata nella sua forma capovolta e la sua energia avrebbe portato slealtà e viltà tra la gente.

“Comincia la nostra battaglia! Servirà tutto il vostro coraggio, e molto di più, per salvare la nostra Foresta e la nostra gente dalla perdita della loro identità, dei loro valori e della loro vita”.

Durante la notte l’Assemblea si radunò per studiare il da farsi; molti dissero che i romani erano solo di passaggio e avrebbero presto spostato il loro accampamento da un’altra parte, come già era successo in passato. Altri pensavano che troppo era stato loro concesso e adesso venivano a prendersi le loro terre. Qualcuno avrebbe voluto attaccarli di sorpresa mentre ancora stavano approntando il campo. Qualcun altro, che aveva visto le palizzate di protezione che stavano ergendo con gli alberi della foresta, disse che quel campo sarebbe diventato una costruzione fortificata fissa, un vero e proprio accampamento per poi diventare fortino ed infine città. Molti, tra i quali il capo del villaggio, spingevano per attaccare subito, annientarli prima che altre guarnigioni arrivassero in supporto. Alla fine il Saggio Druido, l’ultimo che aveva il diritto di parola, e nessuno poteva parlare dopo di lui, neanche il re in persona, prese parola: “I romani sono qui per distruggere la nostra Foresta Sacra”. Un mugolio di sottofondo si alzò tra la folla. “Mio compito è guardare al di là di ciò che sembra. Ho visto troppi segnali in questi mesi nei miei sogni e nella natura tutta, presagi di morte e di distruzione. I romani sanno che fino a che avremo la nostra Foresta Sacra saremo protetti ed avremo la forza di rimanere uniti e combattere per la nostra terra, la nostra gente, le nostre Tradizioni. Per questo faranno di tutto per impadronirsi dell’energia che vive nella nostra Foresta e annientarla. Vi dico che dobbiamo prepararci a combattere ma le stelle non sono ancora chiare sul quando e sul come. Intanto riuniremo i nostri migliori guerrieri da tutti i villaggi e chiameremo a raccolta i druidi: saranno necessarie spade e magia per sconfiggere i nostri nemici.

I giovani allievi erano preoccupati di quanto era successo e di quanto li aspettava. Negli ultimi anni la loro vita era passata attraverso un periodo di relativa pace; avevano sentito solo parlare dei villaggi verso i confini, che si scontravano con l’esercito romano ed avevano sentito che i loro guerrieri non erano molto valorosi ma sicuramente ben armati. Era inoltre emersa la notizia che non combattevano, come i loro soldati, per proteggere la loro gente o per guadagnarsi il meritato posto nel Valhalla ma esclusivamente per denaro. L’esercito romano era composto da mercenari, persone che per denaro combattevano battaglie che non appartenevano a loro, cosa impensabile per il loro popolo che faceva del valore del coraggio l’unico ideale, tanto importante che per esso valeva la pena perdere la vita.

Il Saggio Druido concluse il suo intervento dicendo: “Domani il mio giovane allievo e Bran partiranno per andare dal re a spiegare la situazione, preparare la nostra gente alla guerra e convincerlo a mandare i guerrieri al nostro villaggio. Poi faranno il giro dei vari villaggi per preparare la nostra gente a ciò che sta per avvenire”.

Bran rimase immobile a guardare gli occhi esterrefatti del giovane allievo che guardava verso il Saggio Druido con un misto di rabbia e disperazione. Quest’ultimo non ricambiò, neanche per un secondo, il suo sguardo. Il Saggio sapeva che il giovane allievo avrebbe chiesto spiegazioni davanti a tutti, il suo controllo delle emozioni non era ancora abbastanza forte per superare questa prova.  Lo sguardo del giovane allievo venne però ricambiato dalla giovane druidessa ed ebbe, in quel momento, un attimo di conforto; vide, infatti, nei suoi occhi la tristezza per l’imminente separazione.

Il giovane allievo entrò nella casa del Saggio Druido e lo trovò intento a cercare qualcosa dentro una cassa in legno che aveva un bellissimo Triskele sul fronte. Molte volte il Saggio Druido gli aveva raccontato dell’importanza di quel simbolo per il loro popolo, perché tutta la loro società e la tripartizione con cui era composta, era basata su quel simbolo che rappresentava nient’altro che tre diverse espressioni di un’unica energia proveniente dalla divinità. La prima funzione proveniva dalla Conoscenza evidenziata dalla classe dei Druidi. La seconda era la Forza rappresentata dai guerrieri. Mentre la terza forza, definita d’Amore, era rappresentata dalla classe dei lavoratori, artigiani, commercianti e contadini, il tutto in perfetta armonia con le leggi universali. Il Triskele era inoltre un simbolo che esprimeva come l’energia divina non fosse statica ma in costante movimento e trasformazione. Il Saggio Druido diceva che, da altre parti del mondo, c’erano simboli simili che avevano lo stesso significato ma che usavano forme differenti per rappresentare lo stesso principio.

“Maestro devo parlarvi!”, disse il giovane allievo. Il Saggio Druido interruppe la sua ricerca e si voltò verso il suo allievo. “Perché mi allontanate adesso? Abbiamo ancora tante cose da imparare e i nemici sono alle porte, non sarò mai pronto se voi non mi insegnerete, io voglio stare al vostro fianco, vedere come vi muovete, ascoltare le vostre sagge parole in momenti tanto difficili… Non siamo io e Bran le persone adatte per questa missione. Ci sono nel nostro villaggio molte persone in grado di andare ad avvertire il Re e gli altri villaggi, perché proprio noi?”. Capì da solo in quell’istante di aver esagerato, di aver superato i limiti; sicuramente il Saggio Druido aveva le idee chiare ed era lui che semplicemente non le capiva. La sua irruenza, il suo orgoglio, il suo pensare di conoscere la cosa giusta da fare erano emersi ancora una volta e disse: “Saggio Druido mi dispiace…”. L’espressione del Saggio cambiò e da dura e rigida si ammorbidì. Il giovane allievo si aspettava di essere spazzato fuori dalla capanna come il vento d’autunno con le foglie sugli alberi ma il Saggio Maestro rimase lì, immobile, a fissarlo.

Poi disse: “Nessun altro può adempiere a questa missione se non un Druido. Il re deve capire che è il momento di unirsi con tutti i villaggi e lasciare stare ogni rancore e diatribe aperti, il vero ed unico nemico è Roma. Quando i guerrieri inviati da diversi villaggi si saranno raccolti non saranno facile da contenere e da radunare e ci sarà bisogno di quel Druido che li unisca sotto lo stesso ideale, che li faccia sentire parte della stessa famiglia: solo così avremo una speranza di farcela.

Il giovane allievo rimase paralizzato. “Maestro, vi prego venite anche voi con me, io non sono all’altezza, non so se mi ascolteranno, non so se…”. Il Saggio Druido alzò la mano e lo interruppe: “Io lo so… ed è per questo che ti mando. Bran sarà il tuo braccio e il tuo supporto e sarà anche per lui un’ottima esperienza”. “Saggio Druido” riprese l’allievo…”. “No! Lei non può venire”, disse anticipandolo il Saggio Maestro. “La giovane druidessa serve qui al villaggio, il suo posto adesso è vicino a me”. Poi si girò, prese dalla cassa un oggetto avvolto in un tessuto di lana e disse: “Tieni, questo è per te”. L’allievo era completamente sorpreso, riuscì a balbettare qualcosa ma gli uscirono solo delle sillabe confuse. Allungò impacciato le braccia, prese l’involucro e lo strinse al petto. Poi con calma lo depose sul tavolo e con timore misto a sorpresa aprì i lembi, uno ad uno, fino a scoprire l’incanto. Ai suoi occhi emerse un copricapo sciamanico sulla cui sommità si ergevano le corna di un cervo, antenne di contatto con i mondi superiori. Tutto il copricapo era fatto con la pelliccia di cervo, che ricordava Dáinn, Dvalinn, Duneyrr e Duraþrór, i cervi che vivono sotto il Sacro Albero Yggdrasill brucandone i rami.

L’allievo si commosse: “Ma questo è il vostro …”, le parole non gli uscivano mentre le lacrime abbondavano nei suoi occhi. “No! Maestro, non posso accettarlo, questo è il vostro copricapo sacro che usate quando contattate le Rune; mi avete sempre detto che serve a viaggiare tra i mondi e che vi fu donato dal vostro Saggio Druido, come potrei accettarlo?”. Il Saggio Druido, con lo sguardo più paterno che gli avesse mai visto, gli disse: “Adesso è tuo, vedrai, ti servirà. Portalo con te ed abbine cura”. Il giovane allievo lo strinse a sé e disse: “Vi prometto che ve lo restituirò al mio ritorno”. Abbracciò così il Saggio Druido che ricambiò l’abbraccio con affetto ma, al momento del distacco, all’allievo parve che il Maestro volesse trattenerlo un po’ più a lungo. Rimasero, così, fermi, per qualche frazione di secondo prima di staccarsi. Il Saggio continuò: “Prendi Bran con te e partite subito, abbi cura di lui!”, gli disse guardandolo profondamente negli occhi. “Vi aspetta un lungo viaggio, vi ho fatto preparare del cibo da portare con voi”.

Bran salutò il Saggio Druido e la giovane druidessa ai margini del villaggio. Non era del tutto chiaro perché avesse il compito di accompagnare il giovane allievo in questa missione, ma sapeva che, se il Saggio Druido lo aveva deciso, allora andava fatto senza esitazione. Inoltre, la prospettiva di partire con il giovane allievo lo rendeva felice: il loro legame fraterno si era fortificato col tempo e Bran lo riconosceva ormai come la sua guida nella Via, confidando pienamente nelle sue parole.

Sia a Bran che al giovane allievo parve di vedere il Saggio Druido particolarmente pensieroso al momento del congedo finale, avrebbero detto quasi triste, ma con la guerra alle porte non si fecero troppe altre domande e partirono. La giovane druidessa lo abbracciò e rimasero sospesi per un attimo l’uno nelle braccia dell’altra. L’energia che egli sentiva in quei momenti intorno a lui diventava quasi visibile e sentiva che, potenzialmente, quella forza era pari alla forza di un fulmine nel cielo.

Il giovane allievo si voltò, dopo qualche minuto, per vedere se vedeva ancora la sua amata alle porte del villaggio, ma lei non c’era più. “La rivedrai presto!” disse Bran ridendo, “non fare quella faccia triste!”. Anche lui aveva ormai capito per chi batteva il cuore del suo amico.

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