Rune ed Energia – Dialoghi con il Druido

L’esperienza passata alla grotta aveva rafforzato l’unione dei tre apprendisti. Le giornate passavano in compagnia del Saggio Druido che spiegava loro l’Insegnamento druidico in tutte le sue forme. Il fatto che avrebbe dovuto accelerare il loro apprendistato come stava facendo era oramai chiaro, il perché questo dovesse avvenire, non lo era altrettanto ai tra apprendisti. Durante le lunghe ore d’Insegnamento, quando qualcuno di loro tre diceva di non aver capito, il Saggio Maestro lo riportava sulle Rune: “Loro sono la tua strada per tradurre le mie parole, loro possono svelarti il segreto del simbolismo nascosto dalle mille immagini del mondo che vi circonda, è da loro che dovete passare per accedere al mondo dell’O.I.W che tutto muove, solo così si entra nel mondo della Magia.

Ad ogni traguardo il Maestro li premiava insegnando loro come entrare in contatto con nuove forme di energia che, fino ad allora, non erano stati in grado di conoscere. Mentre, quando li vedeva troppo sicuri, oltremodo spavaldi, li redarguiva lasciandoli per giorni a riflettere sulla pericolosità che i poteri acquisiti avevano sul loro stato emotivo e sull’impatto nel mondo circostante.

Un giorno, stanco del loro agire, disse loro: “Voi, in alcuni momenti, vi sentite dèi ma non lo siete: Oramai dovreste sapere che il lupo nero che si cela dentro ognuno di noi è sempre in agguato alla ricerca di cibo. Visto che oggi vi sentite Odino redivivo nella conoscenza delle Rune almeno provate ciò che lui ha provato quando le ha scoperte…”.

Appese, fisicamente, tutti e tre i suoi allievi ai rami dell’Albero Sacro, a testa in giù, per un tempo che a loro parve infinito; tanto bastò perché vedessero il mondo da un altro punto di vista e ritrovassero l’umiltà perduta. Alla fine di quella intensa giornata, il Maestro chiese loro: “Nella nostra mitologia si racconta che Odino si appese per nove giorni e nove notti al Sacro Albero Yggdrasill e poi gli furono donate le Rune, qual è per voi il significato di questo processo?”. Il giovane allievo prese la parola: “Saggio maestro siamo tutti e tre d’accordo, soprattutto dopo la nostra esperienza, che il fatto che Odino sia rimasto appeso per nove giorni e nove notti è puramente simbolico e non può essere preso come riferimento temporale”. Il Maestro abbozzò un leggero sorriso… Intervenne allora la giovane druidessa: “Molto ci siamo confrontati su questi temi e adesso siamo sicuri che il simbolismo nascosto dietro questo mito sia da contemplare nel ciclo necessario perché si realizzi una presa di coscienza profonda e reale. Come ci avete insegnato, per completare un’azione, per acquisire un’esperienza, sono richiesti otto passaggi. In due momenti, all’interno di questo ciclo, sono presenti due deviazioni tramite le quali è possibile perdere di vista lo scopo con cui siamo partiti e spingerci in un’altra direzione; se si riesce a mantenere la rotta per tutti gli otto punti l’esperienza è acquisita e si porterà a compimento il proprio obiettivo, proprio come successe ad Odino. Il nove, dal punto di vista numerologico, è il numero del completamento, della realizzazione.

Toccò poi a Bran parlare: “L’appendersi a testa in giù significa che non si può accedere al mondo delle Rune, della Magia dei Simboli, se non si riesce a trasformare il proprio punto di vista dinnanzi alla realtà che ci circonda, è necessario cioè guardare le cose da un’altra angolazione”. “Inoltre”, aggiunse il giovane allievo, “mentre eravamo a testa in giù ci è caduto tutto ciò che avevamo in tasca… altro stimolo per ricordarci che, per accedere a quel mondo, dobbiamo lasciare tutte le convinzioni acquisite e gli attaccamenti con cui siamo arrivati sino a qui: solo così ci saranno aperte le porte di un altro mondo. Se ci approcciamo alle Rune con gli stessi significati ordinari con cui viviamo, non riusciremo ad entrare in contatto profondo con esse e con la loro energia, quel velo che separa il mondo della Manifestazione in cui viviamo e, il mondo della Realtà, non potrà essere alzato.

Ci hanno insegnato che il cielo è in alto e la terra è in basso ma nel mondo della Magia questo è vero solo in parte; la morale, le convenzioni fatte dagli uomini per ordinare il piano di vita in cui viviamo, sono molte volte fuorvianti per coloro che cercano di andare al di là dell’apparenza delle cose. Le leggi e i principi che valgono in Abred, il piano della Manifestazione, non sono gli stessi che valgono nel mondo di Gwynvyd, il mondo della coscienza spirituale, che possiamo definire piano di Realtà”. “Che altro?” chiese il Saggio Druido. Intervenne, nuovamente, la giovane druidessa: “La lancia con cui Odino si trafisse il costato, all’altezza del fegato, ha il significato di uccisione dell’ego; lì infatti vengono raccolte le nostre pulsioni e i nostri istinti. Per diventare tramite delle Rune è necessario aver sopraffatto, non ucciso, il proprio ego. Il fatto che Odino abbia donato, appena acquisite, le Rune agli uomini significa aver realizzato il superamento del proprio io in funzione del profondo spirito Druidico: esercitare il potere personale non per il proprio interesse ma per il bene degli altri”.

Il Saggio Druido sembrava soddisfatto da quelle parole e concluse: “Cosa avete compreso, per la vostra vita, da questa esperienza?”. “Saggio Druido”, rispose il giovane allievo, “per accedere alle Rune dobbiamo essere tubi vuoti; solo così l’energia delle Rune passerà attraverso di noi e non verrà distorta dalle nostre meccanicità, paure, sofferenze, solo così parleranno attraverso la nostra voce e agiranno tramite le nostre gesta, e solo così potremmo, infine, indirizzare la loro energia laddove essa è richiesta. Nessun merito spetta a noi come loro emissari, nessun particolare talento; le Rune richiedono semplicemente di trovare un canale, consapevolmente, vuoto attraverso il quale esprimere la loro energia”. “Bene! Possiamo andare”, concluse il Saggio Druido.

In realtà il giovane allievo non aveva finito; prese il Saggio Druido da parte e chiese di potergli parlare, mentre le risate di Bran e della giovane druidessa risuonavano tutto intorno: “Saggio Druido devo parlarvi…”. Il Saggio aveva tracciato al suolo, mentre attendeva le parole del ragazzo, la Runa Ehwaz ma il giovane allievo, preso dai suoi pensieri, non se ne rese nemmeno conto e disse: “Il mio cuore brucia ogni giorno più forte, è una fiamma che non riesco più a controllare, che posso fare? Esiste una cura per alleviare questo dolore, per smorzare questo desiderio di passare ogni singolo istante vicino a lei, potete aiutarmi?”. Disse queste parole con lo sguardo direzionato verso la giovane druidessa. Il Saggio Druido, che aveva colto molti anni prima la nascita di questo sentimento, rispose: “Che tipo di aiuto vorresti, vuoi dimenticarla e cancellare ciò che provi?”. “No!” rispose spaventato l’apprendista, “vorrei innanzitutto capire se provo un reale sentimento verso di lei o, se come dite voi, questo sia solo un fuoco primaverile, come faccio a capirlo?”. “L’unico modo è capire cosa prova lei per te. Se è un reale sentimento deve essere biunivoco. Tutte le volte che si prova un sentimento non ricambiato per una persona, che non lo ricambia, questo diventa emozione ed esclude la possibilità di creare legami profondi. Il sentimento tende a fondere le parti animiche di due persone, l’emozione ci lascia invece soli”[1].

“Maestro a volte sono geloso di Bran, in quei momenti non sono felice e non mi piacciono nemmeno le emozioni che provo, vorrei sapere se anche questo è parte del sentimento…”. “Direi il contrario” rispose il Saggio. “Nei rapporti di coppia spesso si soffre per la lontananza o si diventa gelosi dando la colpa al troppo amore, ma in realtà tale sofferenza rileva una totale mancanza di amore, frutto di una identificazione illusoria con l’altra persona. Negli oggetti o persone in cui si è identificati vive un pezzo della propria coscienza, per questo motivo, quando ce ne separiamo, la nostra coscienza si frammenta. La massima espansione della coscienza si realizza nella comprensione che tutto è Uno. 

Il Saggio Druido tornò sulla Runa appena disegnata: “Usa le Rune per scoprire i segreti del tuo cuore. Che cosa rappresenta Ehwaz?”. Il giovane allievo non capiva, così il Saggio Druido continuò mostrandogli la Runa disegnata poco prima. “Conosco Ehwaz come la Runa legata al magico cavallo Sleipnir, la cavalcatura di Odino”.

“Non fermarti alla superficie, guarda più attentamente!”. Il silenzio del giovane allievo che non capiva dove il suo Maestro lo volesse portare spinse il Saggio a parlare: “Ehwaz può essere associata a Sleipnir, il cavallo con otto gambe, che significa l’unione dello stallone con la giumenta in un solo corpo, il legame del principio maschile, la forza, Teiwaz e del principio femminile, l’intuito, Berkana. Ehwaz può aiutare a rompere le limitazioni dell’ego e far sì che avvenga un’espansione di coscienza. In questo stato sia l’uomo che la donna perdono la loro individualità, per fondersi in un’unica trama, un intimo abbraccio d’amore che conduce ai piedi della divinità.

“Questa Runa è situata nel terzo Aett, questo vuol dire che per accedere ad un vero sentimento devi essere passato attraverso le prove dei primi due Aett, Freja e Heimdall. Nel primo Aett non si parla di Amore ma di energia sessuale mentre con Gebo, nasce il supporto reciproco, il mutuo aiuto che è il primo stadio per creare un reale sentimento. Nel secondo Aett si passa attraverso le difficoltà della vita, la sofferenza, la privazione, la solitudine, per poi aprirsi, verso la fine del secondo Aett con Algiz, al contatto con il divino, la percezione dell’Amore nella nostra vita.

Ehwaz, è nel terzo Aett, dove c’è la possibilità di costruire un reale sentimento. Questa Runa è formata da due Rune, Laguz specchiate, che si fronteggiano; ciò significa che il rapporto d’amore, per essere tale, è uno scambio continuo, la possibilità di specchiarsi uno nell’altro ma non per dire: “Guarda quanto sono bello, bravo e buono” ma per scoprire, profondamente, come siamo fatti, per individuare attraverso l’altro la propria interiorità e i limiti che non ci permettono di accedere alla divinità che abita in noi.

La maggior parte delle coppie è caratterizzata dal simbolo dell’altalena, dove ognuno dei due è, alternativamente, al di sopra dell’altro. Troppo spesso succede che, quando uno dei due membri della coppia è energeticamente all’apice, l’altro è nel suo punto più basso. Laguz, inoltre, la Runa che rappresenta il nostro inconscio, ci dice che il sentimento è una cosa magica, proviene dalle profondità del nostro essere e non può essere analizzato attraverso il pensiero o il ragionamento: il vero sentimento non riguarda neanche l’emozione ma qualcosa di più profondo collegato al divino.

Ora che ti ho detto tutto ciò rispondi a questa domanda:

‘Se lei amasse sia te che Bran cosa perderesti tu, cosa ti toglierebbe il suo amore per lui?”. La domanda spiazzò completamente il giovane allievo. Il Saggio Druido raccolse, così, la brocca dell’acqua e la versò sul terreno: “Guarda, che fa l’acqua?”. “Si espande in ogni dove”, rispose il giovane apprendista. “Ecco, il vero Amore è così. Si espande e non può essere contenuto, non puoi costruirgli recinti o confini per imprigionarlo e soprattutto non è tuo, non appartiene in esclusiva a te, dovrai impararlo se vorrai essere un Druido. Le Rune dovrebbero averti appena insegnato cosa può fare un sentimento ben indirizzato: ti sei dimenticato di quella notte alla caverna?”

Il giovane druido era seduto dinnanzi al tramonto sulla cima della collina e cercava di far chiarezza sui suoi reali sentimenti; pensava addirittura lei gli avesse fatto una magia per imprigionargli il cuore, sentiva di aver bisogno della sua presenza e che questa presenza gli donava forza e sicurezza. Non capiva se ciò fosse considerato un segno di debolezza. Tutto il suo percorso per diventare druido era stato fatto da solo con il Saggio Druido, in quei momenti aveva creduto di bastare a se stesso con tutti i rischi connessi, sfociati nella battaglia con il lupo nero. Poi era arrivato Bran ed era nato un sentimento nuovo, un legame di fratellanza. Infine lei, colei che sin dal primo momento, molti anni prima, aveva conquistato il suo cuore e che insieme a Bran rappresentava tutto il suo mondo.

Dei passi in lontananza lo distolsero dai suoi pensieri e riconobbe subito quell’incedere, infatti, apparve lei che si sedette vicino a lui. I due rimasero in silenzio per qualche minuto, forse quello era il momento per annunciare il suo amore ma le parole non fluivano o semplicemente non era necessario farlo. Mentre tornava verso il villaggio rivide la Runa disegnata dal Maestro, Ehwaz, e pensò che, se l’Amore è formato dall’incontro di due energie, se il vero amore non è mai monodirezionale, allora la sua non era un’infatuazione primaverile ma un reale sentimento.


[1] Tratto da L’Alleanza Sacra, Associazione per Ankh, 2019. Free download.

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