Era mezzanotte. Il Besht gli tese il Libro dello Splendore, lo Zohar.
“Sai leggere?”,
“Sì, certo”.
“E allora leggi!”
Il Maggid obbedì.
“Non è così che si legge”, lo interruppe il Besht. “Sai decifrare i segni ma il tuo sapere manca di anima”.
Quella fu la svolta. Di colpo la stanza si illuminò. Il Maggid si ritrovò sul Sinai, vide la fiamma e comprese a che punto gli mancasse.
Wiesel, Celebrazione hassidica (1).
Hitlahavùt significa rapimento, trasporto, estasi. Per i mistici è riferibile ad uno stato raggiungibile da chi si immerge nella preghiera e nella contemplazione ma può anche avvenire al di fuori di questo contesto. La radice del termine significa fiamma e rimanda al fatto che l’anima si infiamma e che gli ostacoli che si interpongono alla percezione di stati non ordinari di coscienza vengono momentaneamente bruciati. La coscienza e la fiamma estatica divengono un’unica cosa. Generalmente è un lampo, un momento che illumina la coscienza e che ha breve durata. È ritenuto un dono, anche se ricercato e auspicato, ma non è assolutamente considerato il fine della vita spirituale.
È ciò che avviene dopo la cosa più importante… Come riportato nel racconto chassidico appena sopra, è il realizzare l’assenza di quella fiamma che può determinare una svolta nella direzione da far prendere alla nostra vita. È quello che sentiamo mancarci che ci rende capaci di migliorarci; è rendendoci finalmente conto di quanto ardentemente desideriamo colmare i vuoti che ci vivono ciò che ci permette di voler vedere gli ostacoli interiori che ci separano dalla felicità. Quello che è importante per la Tradizione ebraica è quello che faremo in seguito, la direzione che daremo alla nostra vita e soprattutto le azioni che intraprenderemo per rimuovere quegli ostacoli avvicinandoci sempre di più all’Amato.
Non vi è posto per il rigonfiamento dell’ego che molti sedicenti mistici e finti maestri del nostro tempo ostentano. Basta avere un barlume di scintilla e tutti si precipitano ad organizzare corsi, seminari e satsang come se piovesse… A chi finisce nella loro rete perché disperato diciamo: molti possono essere benedetti da un lampo di hitlahavùt senza comprendere l’enorme dono di potenziale trasformativo che è stato offerto loro. Moltissimi sono quelli che si considerano eletti per questo e non perdono tempo per sfruttare le occasioni di business offerte dal Kali Yuga. Pochi sono quelli che rispondono al richiamo e si mettono all’opera con necessità ed umiltà.
Note:
(1) Tratto da Chioli, 2000. Si veda bibliografia.
Bibliografia:
Green A., Queste sono le parole, Giuntina, Firenze, 2002.
Chioli D., Percorsi nella qabbalà, Promolibri Magnanelli, Torino, 2000.
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Ho sognato o mi è parso nel dormiveglia di sotterrare un’ascia e nello stesso luogo interrare una pianta.
Si dice da qualche parte che nel petto dell’uomo siano presenti due Anime
Una umana/terrestre una divina/celeste
L’illuminazione della coscienza avviene quando lo Spirito tocca la Scintilla di Spirito/Anima Divina infiammandola è il riflesso illumina con la sua Luce la coscienza/anima umana