Mitakuye Oyasin: l’antico e misterioso senso di connessione degli Indiani d’America

Con il nome di Indiani d’America, o Nativi americani, sono state definite le popolazioni indigene che erano stanziali in America Settentrionale. Cristoforo Colombo fu il primo a chiamarli Indiani, nel 1492, essendo convinto di aver raggiunto le Indie asiatiche.

Successivamente gli europei occuparono militarmente i territori ove risiedevano numerose tribù di Nativi, sterminando la maggior parte di loro e costringendo i superstiti ad abbandonare la loro terra. Gli uomini rossi furono pertanto costretti a ritirarsi in zone sempre più ristrette e confinati in riserve. L’uomo bianco commise intenzionalmente un vero e proprio genocidio.

Il prezzo dell’azione sconsiderata nei confronti dei popoli Nativi americani è stato di proporzioni immense considerando che, oltre alle innumerevoli vite spezzate, la maggior parte delle loro tradizioni religiose sono andate irrimediabilmente perdute. L’armonia che caratterizzava la vita delle popolazioni native fu stravolta così come le loro abitudini e la loro vita stessa.

“Non sapevo in quel momento che era la fine di tante cose. Quando guardo indietro, adesso, da questo alto monte della mia vecchiaia, ancora vedo le donne e i bambini massacrati… E posso vedere che con loro morì un’altra cosa, lassù, sulla neve insanguinata, e rimase sepolta sotto la tormenta. Lassù morì il sogno di un popolo. Era un bel sogno… il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l’albero sacro è morto” (1)

Solo nel 1988 il quotidiano Seattle Times ha riportato un lungo articolo nel quale si narrava di come alcuni esponenti della Chiesa Unita di Cristo e uno della Christian Church avessero presentato scuse formali per iscritto ai popoli Nativi americani, impegnandosi ad aiutare gli stessi e gli esquimesi a riappropriarsi e proteggere l’eredità dei propri insegnamenti religiosi, chiedendo perdono e benedizione. Ritenevano che il potere spirituale della Terra e l’antica saggezza delle religioni indigene potessero rappresentare un grande dono per le chiese cristiane.

“Offriamo il nostro impegno per sostenervi nella correzione degli errori passati; per proteggere gli sforzi compiuti dai vostri popoli nell’onorare gli insegnamenti spirituali nativi. (…) Richiamiamo la nostra gente al riconoscimento e al rispetto dei vostri modi di vita tradizionali e alla protezione dei vostri luoghi sacri e oggetti cerimoniali. Spesso siamo stati incoscienti e privi di sensibilità e non siamo corsi in vostro aiuto quando siete stati vittime di politiche e pratiche governative ingiuste. In molte altre occasioni siamo stati lo specchio del razzismo rampante e del pregiudizio della cultura dominante con la quale ci siamo identificati in maniera eccessiva. (…) Sia onore al Dio di Abramo e di Sarah e allo Spirito che vive nel popolo del Cedro e del Salmone…” (2)

I Nativi hanno una concezione della vita ben lontana dalla visione occidentale, ben consci del loro posto nel mondo. Credono che al termine della vita l’uomo si ricongiunge al Creatore, al Grande Mistero, alla natura, con la quale si sentono in simbiosi, nel rispetto profondo di ogni essere che la compone. Non si considerano superiori ad altri esseri viventi e amano dire “Non è la terra che appartiene all’uomo ma l’uomo che appartiene alla terra”. (3)

Questo concetto è magnificamente espresso in una lettera che il Capo Sealth, conosciuto anche col nome di Capriolo Zoppo, scrisse in risposta alla richiesta di acquisto di una parte del territorio indiano, con la promessa di istituirvi una riserva per il popolo indiano, formulata dal presidente degli Stati Uniti, Franklin Pirce, il Grande Bianco di Washington, nel 1854. Di seguito un brevissimo estratto:

Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. […] Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. […] Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti. Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!” (4)

Anche l’accampamento rifletteva la visione della vita dei Nativi: il campo era predisposto in senso circolare e l’ingresso era rivolto ad est in quanto ogni essere umano è considerato un viaggiatore lungo il cerchio della vita, così come la natura si manifesta in maniera circolare (le quattro stagioni, le quattro direzioni cardinali), così com’è rotondo l’universo.

L’aspetto spirituale è il fulcro della vita dei Nativi, ragione per cui ogni azione che compiono è preceduta da una preghiera, un ringraziamento, un’offerta con l’abitudine di restituire sempre una parte di quanto ricevono.

La tribù più grande e potente del Nord America era quella dei Sioux Teton. Un’espressione molto ricorrente nelle preghiere dei Sioux è MITAKUYE OYASIN che letteralmente significa ogni cosa è connessa, tutto è collegato e viene anche utilizzata con il senso di onoro tutte le mie relazioni e apparteniamo alla stessa famiglia. Come anelli infiniti di una catena infinita ogni cosa nell’universo, animata e non, è legata indissolubilmente.

Pertanto il percorso di vita di un Nativo deve essere in armonia con tutto quanto lo circonda e se quest’armonia non c’è interviene lo squilibrio e quindi la malattia. È per questo che il concetto di medicina per i Nativi è incentrato più sulla guarigione che sulla cura poiché, oltre al corpo, vengono coinvolti la mente e lo spirito. Gli Uomini-Medicina, e Donne-Medicina, sono le figure principali delle tribù native americane, il cui ruolo è la mediazione tra i Poteri Superiori e l’intera comunità, ivi compreso il “Grande Spirito” o Wakan Tanka, come lo definivano i Lakota Sioux.

Infine ci sono anche gli Uomini Sacri nei quali, a differenza degli Uomini-Medicina, conoscenza e capacità di giudizio aumentano velocemente e, in breve tempo, la relazione con i Poteri Superiori e con il Potere stesso si differenzia da quella dell’Uomo-Medicina.

Le Persone Medicina e le Persone Sacre utilizzano degli strumenti e dei rituali per poter svolgere la loro funzione. Tra le diverse tribù dei Nativi americani si riscontrano usanze e cerimonialità similari. Le uniche differenze sono determinate dal luogo in cui i diversi popoli hanno vissuto e dai mezzi a loro disponibili.

Come appare evidente, si tratta di un argomento vasto e arduo da presentare. Questo articolo ha lo scopo di introdurre il tema della spiritualità della popolazione Nativa, che svilupperemo negli articoli successivi. Alcune persone del Popolo Rosso, negli anni più difficili, sono riuscite a conservare la Tradizione Spirituale dei loro antenati. Negli ultimi decenni, sempre più persone fra loro prendono coscienza dell’importanza di qualcosa che è anche alla base della loro identità e gli antichi usi e cerimonie tornano ad essere praticati. La spiritualità dei Nativi torna a prendere vigore, tanto da diventare sempre più spesso un riferimento anche per chi non appartiene alle loro tribù, dando anche a noi modo di trarre ispirazione dai loro Insegnamenti.


(1) John Neihardt, Alce Nero parla, Vita di uno stregone dei Sioux Oglala, Adelphi Editore, Milano, 1968. Alce Nero qui fa riferimento a Wounded Knee (29 Dicembre 1890), l’ultima battaglia nella quale gli Indiani fecero un ultimo disperato tentativo di resistere alla dominazione degli uomini bianchi e segnò la fine dei pellerossa.

(2) Thomas E. Mails, Fools Crow: Saggezza e Potere, Edizioni Il Punto di Incontro, Vicenza, 2001.

(3) www.latestatamagazine.it, Lettera di Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce, 14 Novembre 2019.

(4) Alessandro Martire, Spiritualità, saggezza e miti dei Lakota, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino, 2021.

BIBLIOGRAFIA

Thomas E. Mails, Fools Crow: Saggezza e Potere, Edizioni Il Punto di Incontro, Vicenza, 2001.

Alessandro Martire, Spiritualità, saggezza e miti dei Lakota, Edizioni L’Età dell’Acquario, Torino, 2021.

John Neihardt, Alce Nero parla, Vita di uno stregone dei Sioux Oglala, Adelphi Editore, Milano, 1968.

SITOGRAFIA

www.latestatamagazine.it, Lettera di Capriolo Zoppo al Presidente degli Stati Uniti Franklin Pirce, 14 Novembre 2019.

Iscriviti per non perdere gli aggiornamenti del blog.

Tutti i nostri contenuti ed eventi sono e saranno sempre gratuiti.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑