Come imbiancare un sepolcro: una storia vera

Nei testi evangelici l’immagine del sepolcro imbiancato non è una metafora gentile. Indica ciò che appare luminoso, puro e rassicurante, ma che interiormente ha cessato di essere vivo.

L’episodio che riportiamo qui è una testimonianza reale e verificata, e mostra come questo stesso meccanismo sia oggi perfettamente operativo anche negli spazi digitali dedicati alla spiritualità, dove l’estetica del messaggio può facilmente sostituirne la sostanza.

L’innesco

Nel video YouTube di un noto divulgatore italiano di tematiche spirituali ed esoteriche, intorno alle quali pare abbia creato un’impresa molto fiorente, il protagonista parla del proprio maestro, lasciando chiaramente intendere di esserne un continuatore fedele.

Sotto il video, nei commenti, una persona pone una domanda semplice, lineare, priva di ironia o polemica, chiedendo se il maestro citato nel video chiedeva compensi economici a fronte degli insegnamenti che elargiva. Solo lecita curiosità. E qui l’avventura ha inizio.

Abbiamo avuto modo di leggere buona parte della corrispondenza che seguirà, ma dato che infine (attenzione, spoiler!) è stata completamente eliminata, possiamo solo riportare gli screenshot di alcuni interventi che sono stati salvati da chi ha seguito la faccenda in prima persona.

La non-risposta

Il divulgatore, che per delicatezza chiameremo con il nome di fantasia Gigio, interviene quasi subito. I concetti che esprime sono generali e astratti; il tono è morbido, zuccheroso, con un sovraccarico di parole amorevoli e continui stimoli a riflettere sempre con la propria testa.

Alla domanda però, non risponde. Dice di non capirne il senso (🤔). Elogia nuovamente il proprio maestro come persona straordinaria, e devia il discorso.

A seguire intervengono alcuni suoi sostenitori più fedeli. Nemmeno loro rispondono alla domanda. Spiegano però che pagare per ricevere saggezza è una cosa normale e bella, e che ciò che loro hanno ricevuto da Gigio vale molto più del denaro speso.

Lo slittamento

A questo punto entra in scena un utente, che chiameremo Anonimo Uno, il quale prova a riportare il discorso su un piano meno vago e più coerente con la questione originaria:

Gigio risponde con un lungo intervento. Il contenuto è denso e spiritualizzato, ma il punto centrale viene nuovamente aggirato. Il tema non è più la domanda iniziale (alla quale è ormai chiaro che non vuole rispondere) bensì una difesa preventiva della propria posizione:

Anonimo Uno non sembra però soddisfatto da questa risposta, che gli appare evidentemente come una supercazzola spiritualizzata; inoltre nessuno ha scritto o dato a intendere qualcosa di male su Padre Mariano Ballester, quindi non si capisce il post scriptum alla fine.

Continua:

Il cambio di clima

Da questo momento l’atmosfera cambia sensibilmente. Il tono amorevole lascia spazio a una tensione malcelata. I fedelissimi intervengono in difesa di Gigio, non portano argomentazioni attinenti ma invitano chi “dissente” ad andarsene su altri canali di YouTube.

Promemoria importante: ancora nessuna risposta alla domanda iniziale.

Nel frattempo, Gigio sembra improvvisamente dimenticare tutti i concetti di amore, comprensione e libertà di opinione predicati poco prima in modo ridondante. Cancella i due interventi di Anonimo Uno e lo banna.

Restano visibili solo i propri interventi e quelli dei sostenitori (che continuano a ricoprirlo di lodi e cuori), creando una conversazione monca, priva dei passaggi critici che ne permetterebbero la comprensione. Altri utenti, con toni rispettosi, provano a chiedere chiarimenti. I loro commenti restano però visibili per poco.

L’epilogo

Interviene poi Anonimo Due, che esplicita senza troppi giri di parole una contraddizione evidente:

La reazione è immediata: i sostenitori di Gigio si infuriano (evidentemente l’esempio coincide proprio con il suo caso specifico) spiegando che proprio grazie ai compensi elevati lui può dedicare tutto il suo tempo a portare amore, saggezza e luce, e che sarebbe assurdo e impensabile immaginarlo a svolgere un “lavoro normale” (virgolettato nostro).

Anche l’ultimo commento di Anonimo Due viene presto oscurato.

Infine compare Anonimo Tre che, con semplicità e onestà, risponde finalmente alla domanda iniziale:

Questa testimonianza proprio non ci voleva, perché deve aver fatto perdere tutta la beatitudine di Gigio, dato che dura pochi minuti e poi viene eliminata. Con essa scompaiono anche tutti gli altri commenti, compresa la domanda originaria (peccato, perché finalmente aveva ricevuto risposta).

Per amore di verità, e a conferma dell’ultima testimonianza, abbiamo in effetti verificato anche il codice etico presente sul sito dell’associazione che si ripropone di mantenere vivi gli insegnamenti di Padre Ballester, e il punto è in effetti abbastanza chiaro (sottolineato in giallo):

Se il lato comico di questa storia è evidente, il lato tragico emerge nel momento in cui, nel tentativo di difendere la propria posizione, Gigio non solo ripropone le consuete giustificazioni del business spirituale, ma arriva addirittura ad indicare come espressione del “cammino dell’ego” la scelta di preservare il valore etico e tradizionale di non perseguire l’utile personale.

È stato proprio questo aspetto della storia ad averci convinto a riportarla qui. Il cortocircuito e la contraddizione è infatti sconcertante, considerando inoltre che il suo stesso maestro Mariano Ballester, come appurato, dava esempio di tale scelta “egoica”.

Cosa possiamo dunque imparare?

1- Un divulgatore di tematiche spirituali ed esoteriche non è un maestro. Sono ruoli profondamente diversi, per funzione, responsabilità e livello di coinvolgimento.

Il divulgatore comunica, semplifica, interpreta. Anche quando lo fa con grande abilità, il suo compito resta quello dell’informazione e non può spingersi oltre neanche volendolo.

Il maestro, nelle tradizioni autentiche, non si occupa solo di informazione ma soprattutto di formazione. E questo implica vincoli, responsabilità etiche e una relazione così profonda che non può essere ricondotta a una transazione.

2- Un divulgatore può attribuire un valore economico ai contenuti che produce, finché esistono persone disposte a pagarlo. Condivisibile o meno, è la logica del mercato.

Un maestro tradizionale, invece, sa che l’insegnamento non è una merce e che il denaro, quando diventa condizione di accesso alla trasmissione, altera inevitabilmente e immediatamente la natura stessa di ciò che viene trasmesso. Ma di questo ne abbiamo già parlato approfonditamente in altri spazi e non ci dilungheremo oltre per spiegare l’ovvio.

Il punto più delicato è questo: proprio per la natura delle tematiche trattate è facilissimo che un divulgatore venga percepito come un saggio, come un maestro autentico. Ed è ancora più facile che non faccia nulla per chiarire il fraintendimento, perché quel fraintendimento nutre prestigio, autorità e consenso (= più guadagni).

3- Quando l’insegnamento diventa un prodotto e una semplice domanda diventa una minaccia, non siamo più nel campo della tradizione, ma in quello del marketing. E a quel punto, l’intonaco bianco rivela chiaramente il sepolcro che c’è sotto.


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2 pensieri riguardo “Come imbiancare un sepolcro: una storia vera

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  1. Senza fare nomi credo di aver capito di chi state parlando… evito di dare indizi perchè temo che il personaggio possa anche “guadagnare” tramite denunce di diffamazione o situazioni analoghe … fa parte della categoria dei fuffa guru ed è uno dei più lampanti e bersagliati “in tempi recenti anche per via dello scandalo sui conti esteri” , fatto sta che io personalmente da lui ho imparato che solitamente gli “adepti” o meglio dire “dormienti seguaci” parlano per lui prima che esso proliferi parola , spesso questi personaggi vengono limpidamente rappresentati dal popolo dal quale viene sostenuto.

  2. Articolo per me chiarificatore, ascoltando questo divulgatore mi erano sorte domande simili a quelle dell’amico anonimo, in effetti quindi ora ho la spiegazione a tanti dubbi, dietro sorrisi e parole misticheggianti, si nasconde tanto altro, di umano, troppo umano, direbbe il filosofo.

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