La sofferenza di Bran e la Runa Mannaz – Dialoghi con il Druido (cap. 15)

Romanzo celtico esoterico โ€“ Leggi il capitolo precedente

Bran aveva lasciato il villaggio ormai da qualche giorno; non riusciva a dimenticare il momento in cui il giovane allievo gli aveva detto che avrebbe dovuto partire ed andare verso nord per fondare una Scuola druidica. Non riusciva a dimenticare nemmeno la sorpresa nel vedere la giovane druidessa, la sua piรน cara amica, la sua confidente, guardarlo con sguardo indifferente quando lui, con le lacrime agli occhi, implorava il suo aiuto. Era in cammino ormai da qualche giorno, ma quei pensieri erano sempre gli stessi: lo stato di sentirsi abbandonato, tradito dai suoi amici, non lo lasciava nemmeno per un istante, in nessun momento della giornata.

Eppure era sicuro del sentimento che nutriva per loro, eppure era sicuro che tutto era stato fatto per un fine piรน grande, tuttavia non riusciva ugualmente a togliersi di dosso quello stato di sconforto e rabbia che provava nei loro confronti. Le domande che gli affioravano erano sempre le stesse: da quanto tempo stavano programmando questa cosa? Perchรฉ non ne avevano mai parlato con lui? Perchรฉ avevano fatto tutto di nascosto? E tutto portava alla solita risposta: volevano sbarazzarsi di me. La sofferenza che lo lacerava era cosรฌ grande che ogni tanto doveva fermarsi e piangere. Sapeva bene che non era da Druido, sapeva bene che stava entrando in un pozzo nero dal quale sarebbe stato difficile, se non impossibile, uscire da soli, ma non riusciva a fare diversamente. Non ricordava nemmeno esattamente le parole dei suoi amici; ricordava solamente dei particolari, completamente estrapolati dal contesto, che rafforzavano la sua idea di essere stato ingiustamente abbandonato. Addirittura era sicuro di aver notato un sorriso beffardo, di compiacimento, nel giovane allievo quando gli aveva comunicato che doveva partire. Ricordรฒ cosรฌ tutte quelle volte che il giovane allievo aveva dato dimostrazione di antipatia nei suoi confronti, e ne trovรฒ tantissime, archiviate una dopo lโ€™altra in un cassetto che anche lui si stupรฌ di avere, quasi aspettassero questo momento per uscire.

Lโ€™altra cosa che non riusciva a capire era lo stato di paura che provava nel viaggiare da solo nella foresta, uno stato di paura che di notte diventava quasi paralizzante. Ricordava bene quando aveva incontrato il giovane allievo molti anni prima: lui era un giovane ragazzino che girava tutto solo tra i boschi alla ricerca del Saggio Druido. Ricordava di non aver avuto nessuna paura in quei momenti e si chiedeva come fosse possibile che adesso, che aveva acquisito tantissime conoscenze, fosse piรน spaventato di quanto fosse allora, quando, poco piรน che bambino, affrontava i pericoli della foresta senza alcun timore. Questi erano i suoi pensieri mentre camminava senza meta verso il suo Wyrd.

La notte arrivรฒ rapida e buia; le paure di Bran tornarono ad affiorare potentemente. Accese un fuoco e rimase vicino alla sua fiamma, ascoltando ogni minimo rumore, mentre la sua fantasia dava le piรน svariate e spaventose forme al buio circostante. Gli ululati dei lupi si facevano sempre piรน vicini e il pensiero che quella notte sarebbe morto cominciรฒ a farsi strada lentamente tra le sue fantasie. Inizialmente facile da respingere, diventรฒ poi costante e continuo fino a diventare la realtร  assoluta: un vero e proprio panico che gli gelava il sangue e bloccava qualsiasi facoltร  di pensiero. Aveva solo una certezza: quella notte la morte sarebbe arrivata a prenderlo.  Gli battevano i denti dalla paura e il suo corpo tremava tutto quasi avesse le convulsioni, si sentiva paralizzato e profondamente turbato. Successivamente, come se avesse superato le rapide di un torrente, la calma ritornรฒ dentro di lui e lo stupรฌ non avere piรน timore. Nel momento in cui prese consapevolezza di quella paura e accettรฒ la possibilitร  di morire, la stessa si dissolse come neve al sole.

Lo spazio precedentemente riempito dalla paura, ora liberato, lasciรฒ entrare nuove energie. E cosรฌ, i ricordi che poco prima sembravano svaniti riguardo al Saggio Druido, tornarono con prepotenza nella sua vita, quasi come se lโ€™istante prima la sofferenza e la paura li avessero avvolti in una nebbia invalicabile.

Ricordรฒ le notti nei boschi passate insieme al Saggio Druido, quando questโ€™ultimo non accendeva mai un fuoco. Diceva che le stelle erano sufficienti per illuminare il loro cammino e che gli occhi di un Druido dovevano saper vedere nellโ€™oscuritร  della notte: โ€œCiรฒ che ci spaventa non รจ fuori di noi, ma al nostro interno. Gli esseri che vediamo muoversi nellโ€™ombra sono i nostri demoni, non esteriori ma interiori. Il Druido che aiuta gli altri a mettere luce sui propri demoni, le proprie paure, deve prima aver messo luce sui suoiโ€. Bran ricordava ora esattamente le sue parole: โ€œLโ€™essere umano รจ composto di quattro corpi: fisico, emotivo, mentale e spirituale. Gli esseri umani vivono principalmente nel corpo fisico ed emotivo, quasi mai nel corpo mentale e non hanno mai accesso al corpo spirituale. Lo scopo del corpo fisico รจ la sopravvivenza; questo รจ il suo obiettivo e si occupa delle funzioni primarie: mangiare, bere, dormire e fare lโ€™amore. Lo scopo del corpo emotivo รจ evitare la sofferenza ed รจ questo il corpo che causa i nostri piรน grandi problemi e le nostre piรน grandi sofferenze. Nel disperato tentativo di evitarla, una volta riconosciuta in una particolare situazione della propria vita, la ricerca in ogni momento e la riconosce in ogni cosa, in ogni persona, in ogni atteggiamento. Cosรฌ finisce col convincersi, dai piccoli dettagli, di aver trovato quei segni particolari che tanto lo ferivano, e che sia giusto in certi momenti fuggire da essi il piรน lontano possibile. Capite? Nel tentativo di evitarla, la porta sempre con sรฉ, ricercandola e riconoscendola, facendo della sua stessa sofferenza la sua piรน grande compagna di vitaโ€.

Bran si svegliรฒ dai suoi ricordi con una stretta al cuore, una delle cose che gli mancava del suo Maestro era quel silenzio che lasciava cadere per far decantare le sue parole. Ricordรฒ che anchequella volta fu cosรฌ: rimase in silenzio per un tempo indefinito che a Bran sembrรฒ essere unโ€™eternitร . Poi lo guardรฒ dritto negli occhi, ispezionando ogni centimetro della sua anima, e finรฌ dicendo: โ€œLa sofferenza non va mai giustificata; รจ una malattia dellโ€™anima che deve essere diagnosticata e poi curataโ€.

Per reazione meccanica, sentendosi coinvolto, nonostante sapesse che era esattamente cosรฌ, rispose al Maestro che per lui non era cosรฌ; non aveva nessuna sofferenza da giustificare, si riteneva assolutamente felice in quel momento come mai prima nella vita. Ricordava molto bene lo sguardo serio del Saggio Druido quando gli rispose: โ€œBran, ma non sei forse tu quello che cerca continuamente una giustificazione per sentirsi abbandonato, non capito, tradito da tutto e tutti? E non sei forse tu che in quei momenti non crede a nessuno, si arrabbia facilmente e pensa che il tuo fratello nella Via, il giovane allievo che dici di amare, ti stia mentendo e voglia solo ostacolarti nel tuo percorso? Quante volte in quei frangenti ti sei sentito solo con la tua sofferenza, con tutte le tue paure? Questo รจ quello che intendo quando parlo di essere soli con le nostre sofferenze e lo saremo fino a che non avremo messo in discussione ognuna di esse. Sfortunatamente, trasformiamo le sofferenze dellโ€™infanzia in giuste motivazioni nellโ€™adolescenza. Con le stesse giuste motivazioni dallโ€™adolescenza, le portiamo nellโ€™etร  adulta, senza renderci conto che nulla รจ cambiato; lโ€™unica differenza รจ che quel bambino in realtร  non รจ mai cresciuto e ci troviamo ad essere fisicamente adulti ma emotivamente bambiniโ€.

Adesso i ricordi di Bran affioravano cosรฌ chiaramente che gli sembrava di essere al cospetto del Saggio Druido, nudo e smascherato. Una domanda gli affiorรฒ in quel momento, nata da una profonda disperazione: โ€œCome faccio? Come posso fare, Maestro? Dopo anni sono ancora nella stessa situazione e adesso non ho piรน nessuno che mi possa aiutareโ€. La risposta non tardรฒ ad arrivare, anche se non capiva se fossero ricordi passati o una voce che in quel momento gli parlava dentro: โ€œDevi concedere un consenso speciale, devi rivolgerti a qualcuno di cui ti puoi fidare e a cui in quei momenti devi delegare la tua capacitร  di vedere. Quella o quelle persone devono diventare i tuoi occhi, perchรฉ tu in quegli istanti sei cieco e devi affidarti a qualcuno. Anche se faresti di tutto pur di mantenere il tuo punto di vista, la salvezza รจ nellโ€™arrendersi alla propria impotenza, nel rompere il patto scellerato fatto con le proprie ombre interiori. La vera funzione del corpo emotivo รจ consentire allโ€™uomo di vivere felice, non di avere paura e angoscia. La sua corretta funzione รจ farlo gioire per le azioni unitive che compie (1)โ€.

Il fuoco si era spento, ma Bran non aveva piรน paura; le stelle brillavano forti sopra la sua testa e la foresta con i suoi rumori non lo spaventava piรน. Capรฌ immediatamente che quei giorni di tortura interiore erano dovuti al suo corpo emotivo, nel tentativo di evitare la sofferenza lโ€™aveva rinforzata. Da quando era partito, lโ€™aveva portata con sรฉ, trovando in ogni pensiero la prova matematica che i suoi amici lo avevano abbandonato e tradito. Si sentรฌ male pensando ai sentimenti di risentimento ed odio provati nei loro confronti e, anche lรฌ, come per magia gli venne in mente il momento in cui il Saggio Druido aveva dato a loro tre il rimedio per affrontare la paura: โ€œTenete a mente che si puรฒ morire in ogni istante. Tenete sempre davanti agli occhi il fatto che questa vita non รจ eterna e prima o poi finirร . Abbiate totale fiducia nel Potere dellโ€™Oiw. Mettete la vostra vita, con fiducia, nelle mani di questa energia. Ricordate i racconti Sacri. Le storie mitologiche che avete imparato in questi anni da raccontare alle persone davanti al fuoco servono a questo. Lรฌ ci sono il guerriero, il traditore, la divinitร , gli animali, i saggi, i demoni. Ricordando questi miti potrete comprendere in quali modi si possono affrontare e vivere certe situazioni, ma prima di insegnarlo agli altri dovrete sperimentarlo voi stessi, sulla vostra pelleโ€ (2).

Lo stato di sconforto cominciรฒ a crescere dentro di lui: come avrebbe fatto da solo a superare tutto questo. Nessuno era lรฌ a dargli rimandi, ad aiutarlo a vedere le proprie paure e magari sdrammatizzarle, come faceva la giovane druidessa quando gli diceva: โ€œPoverino Bran, tutto solo, senza nessuno che gli voglia beneโ€, per poi sfociare in una allegra risata. Adesso, avrebbe voluto essere con i suoi amici, stabilire un contatto con loro, raccontare dei suoi drammi interiori, di tutto quello che avevo visto su se stesso, come soleva fare le sere quando si ritrovava nella capanna del suo amico, il giovane allievo, ripetendo al suo ingresso sempre la solita frase: โ€œรˆ una cosa urgente, ti devo parlareโ€. Il suo cuore si riempรฌ di gioia ricordando il sorriso del giovane allievo che lo ascoltava sempre con attenzione. Ma ecco, solo allora, come unโ€™illuminazione, le ultime parole del giovane allievo ritornargli in mente; parole che si rese conto aver completamente rimosso. Rivide in quellโ€™istante i suoi occhi luccicanti quando, prima di separarsi, gli disse che la distanza non li avrebbe divisi perchรฉ la loro unione era indissolubilmente legata dal loro sentimento con il Saggio Druido e che avrebbero potuto comunicare attraverso il suo Insegnamento: โ€œNon dimenticare, le Rune percorrono i fili del Wyrd, attraverso di esse lo spazio e il tempo si annullano. Quando avrai bisogno di me, cerca attraverso di loro le risposte di cui hai bisognoโ€.

Bran aprรฌ cosรฌ il sacchetto delle Rune sotto un cielo stellato, depose il suo panno sul terreno e fece per estrarre una Runa. Ma come fare? Cosa chiedere? Come mettersi in contatto con loro? Ricordรฒ che una sera il giovane allievo, durante un viaggio, gli raccontรฒ di riuscire a comunicare con il Saggio Druido attraverso le Rune. Gli spiegรฒ che la difficoltร  consisteva nel focalizzare lโ€™intento verso una certa domanda, averla ben precisa, depurarla dal corpo emotivo e poi scriverla, se possibile, oppure focalizzarla bene nella mente. Gli parlรฒ della frequenza con cui bisognava collegarsi, spiegando che a quella frequenza di vita la mente lavora in maniera diversa, capta pensieri diversi e non esiste la paura. La difficoltร  piรน grande รจ sintonizzarsi su quella determinata frequenza quando si รจ in balia del corpo emotivo, per cui in quei momenti non รจ possibile stabilire un collegamento. Il resto della spiegazione fu tecnica e precisa sui particolari gesti e movimenti da compiere, non cโ€™era possibilitร  di sbagliarsi.

Adesso toccava a lui fare la stessa cosa. Focalizzรฒ dapprima lโ€™immagine dei suoi amici nella maniera in cui li ricordava, nel modo piรน affettuoso possibile, cosรฌ da mettere in moto il corpo emotivo e la sua energia.

Dopodichรฉ si concentrรฒ attentamente sulla domanda, per accendere il corpo mentale ed usarlo come unโ€™antenna. Mentre compiva questo esercizio, roteava la mano nel sacchetto toccando le Rune una ad una, percependo lโ€™energia di ognuna di loro. Gli sembrava di toccare i fili della trama del Weird che vibravano al suo passaggio. Allโ€™improvviso, per istinto, capรฌ che si era collegato a quella frequenza ed era arrivato il momento di raccogliere la Runa che aveva in mano e portare quellโ€™energia sul panno disteso davanti a lui. Fece ciรฒ e si fermรฒ. Non aveva il coraggio di aprire gli occhi. Un dubbio gli entrรฒ nella mente: โ€œE se non avesse funzionato? Se non fosse stato in grado di interpretare la Runa estratta?โ€. Tutto gli sarebbe crollato addosso, ma la sua memoria tornรฒ in suo soccorso e ricordรฒ le parole usate dal Saggio Druido quando insegnava loro la Magia dei Druidi: โ€œRicordate che la Magia esiste. Quando non funziona e perchรฉ voi avete sbagliato qualcosa. Un Druido cessa di essere tale quando mette in discussione la Magia e non se stessoโ€. Si sentรฌ sollevato, anche se non meno spaventato. Cโ€™era sempre stato qualcuno vicino a lui ad aiutarlo in quei momenti, adesso, invece, doveva contare solo sui suoi poteri. La Runa era sul panno ed il Weird aveva giร  svelato la sua trama. Aprรฌ gli occhi e, davanti a lui, illuminata dalla luce delle stelle, vide la Runa Mannaz. Rimase a guardarla impietrito, ricordando le parole del Maestro quando, per sottolineare lโ€™importanza della missione che i tre ragazzi avevano compiuto molto tempo prima, nellโ€™affrontare la grotta dei serpenti, superando insieme le loro paure, disse loro: โ€œRicordate questo momento associandolo allโ€™energia della Runa Mannaz, simbolo dellโ€™uomo e della razza umana tutta, colei che risveglia lโ€™idea di appartenenza ad un destino comune. Questa Runa vi deve ricordare che le vostre vite, donate alla Via dei Druidi, sono saldamente intrecciate nella trama del Wyrd e per cui in costante collegamento, al di lร  dello spazio e del tempo fisicoโ€. La domanda che fece il giovane allievo quella volta era impossibile da dimenticare: โ€œSaggio Druido, per rimanere collegati a te come faremo?โ€.

La risposta del Saggio Druido arrivรฒ e come sempre illuminรฒ le loro menti: โ€œGuardate la forma della Runa, cosa vi sembra?โ€ Quella volta intervenne la giovane druidessa: โ€œLโ€™intreccio di una vitaโ€. Il Saggio Maestro scosse la testa: โ€œEcco, io sono la vite e voi i miei grappoli, possono i grappoli essere collegati tra di loro senza essere collegati alla vite?โ€.

Tutto era chiaro: la risposta cercata era arrivata. Le Rune avevano parlato, ricordandogli ciรฒ di cui faceva parte.

Ecco che come succede spesso nei momenti di collegamento con la Fonte dellโ€™Insegnamento, del tutto inaspettata, gli apparve la risposta alla domanda che si era posto qualche tempo prima: il motivo per cui, da giovane ragazzino, durante i suoi viaggi nella foresta, non avesse mai avuto alcuna paura. Adesso, era tutto chiaro! A quel tempo era il Saggio Druido che lo stava guidando verso di lui; era il suo richiamo che gli dava la forza, non la propria volontร  dโ€™incontrarlo. Adesso, dopo lโ€™addestramento, il Saggio Druido gli aveva insegnato a camminare con le sue gambe, e toccava a lui plasmare lโ€™Insegnamento per superare le sue prove. Quel lasciargli andare la mano, da parte del Maestro, per farlo camminare da solo, non era un abbandono, ma il piรน grande gesto dโ€™amore. Si stupรฌ nel pensare con estrema luciditร  che la sua morte fosse semplicemente lโ€™ultima fase dellโ€™Insegnamento.

Mentre alzava gli occhi verso il cielo illuminato, vide due stelle cadenti scendere contemporaneamente verso di lui; lo interpretรฒ come un ennesimo segnale. Finchรฉ avesse messo in pratica lโ€™Insegnamento, i suoi Fratelli nella Via sarebbero sempre stati al suo fianco.


[1] Tratto da Lโ€™Alleanza SacraMisteri e insegnamenti di un grande maestro della nostra epoca, Associazione per Ankh, 2019.

[2] Liberamente tratto da Lโ€™Alleanza SacraMisteri e insegnamenti di un grande maestro della nostra epoca, Associazione per Ankh, 2019.

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