L’imprevedibile…

Lao_TzuEsiste una leggenda che narra di due amici vissuti durante la dinastia Han.

I due facevano parte di una casta elevata, il loro cuore era nobile. Erano cresciuti insieme, con temperamenti molto diversi. Una delle particolarità più belle della Cina antica è che facilmente si riusciva a rimanere in rapporto profondo anche con persone molto diverse da sé. Le differenze non erano solo accettate, ma addirittura ricercate strenuamente.

Uno dei due aveva un temperamento mite, tranquillo, pacifico. Era dedito ad attività meditative e devozionali. Il secondo era uno studioso, una persona di carattere, forza morale, dedito ad una ricerca attiva della trascendenza.

I due per diverso tempo ricercarono un maestro che potesse insegnare loro ad utilizzare il magico Libro dei Mutamenti, l’I Ching , attraverso pratiche e studi a loro più affini, ma non ebbero successo.

Un giorno il primo dei due andò dall’altro e gli disse:

“Amico mio, ho saputo una cosa incredibile!”

L’altro lo incentivò a parlare.

“C’è un colle vicino al monte Lushan, che possiamo vedere anche da qua, guarda! Lassù in cima si nasconde una pianta che ha delle gemme dorate. Ho saputo che l’intrepido che riuscirà ad arrivare lassù a piedi grazie alla sua fede, e solo grazie ad essa, e riuscirà a trovare questa meravigliosa pianta, potrà con l’ingestione di cinque delle sue bacche possedere la sacra conoscenza dell’I Ching. Gli verrà rivelata come per magia.”

L’amico non riuscì a nascondere il suo dubbio, la sua perplessità. Lui sapeva, perché aveva studiato, dell’esistenza di molte dicerie, fantasticherie, leggende insensate e pericolose. Gli rispose:

“Amico mio, sai meglio di me che non è possibile raggiungere il monte Lushan a piedi e senza scorte. Nessuno, con un pizzico di ragione in testa potrebbe mai pensare di arrivarne in cima in tali condizioni!”

L’altro fu desolato da quell’affermazione. Guardò in basso. Rimase qualche istante in silenzio e poi lo guardò. Nei suoi occhi c’era qualcosa che non poteva essere spenta, non poteva non essere presa in considerazione: c’era la speranza. Non disse nulla. Il suo amico vide il volto affranto e aggiunse:

“Se però proprio vuoi andare, io ti accompagnerò. E così faremo questa esperienza insieme!”

Rinvigorito dalle parole, corse a prepararsi, dicendo, man mano che si allontanava:

“Non preparare niente, non portare niente, la nostra fede ci basterà!”

I due si incamminarono. Il primo non portò nulla con sé ma il secondo, contrariamente all’invito dell’amico, si trascinò sulle spalle un fagotto ricolmo di cose. Il primo cadeva in contemplazione ogni dieci passi:

“Guarda questo fiore! Osserva questo arbusto! Ammira queste pietre: sembra che indichino il cammino!”

Il secondo si limitava ad aspettare pazientemente che la contemplazione volgesse al termine per poi proseguire. Camminarono per ore, quando ad un certo punto il primo iniziò a cedere alla fame: aveva disperso così tanta energia nel cammino da non riuscire più a procedere. Fu allora che il secondo aprì il fagotto, tirò fuori del cibo e dell’acqua e rifornì se stesso e l’amico.

Ricominciarono il percorso, si rimisero in marcia e camminarono fino a notte inoltrata. Il freddo cominciava ad impadronirsi della loro mente. Il primo, che era anche gracile, iniziò a battere i denti. Fu allora che il secondo aprì il fagotto e tirò fuori due coperte, una per l’amico e una per sé, e così proseguirono il viaggio.

Camminarono ancora per ore. I piedi del primo erano ormai ricoperti di vesciche, doloranti, affaticati. Affranto, non riusciva più a mettere un piede davanti all’altro. Fu allora che l’amico tirò fuori dalla borsa degli unguenti e delle erbe, e lo medicò. Ancora una volta il primo non disse nulla, ma la gioia trapelava dai suoi occhi. Avevano davanti a loro ancora giorni di cammino.

Finirono il cibo, finirono l’acqua e la debolezza si impadronì completamente del primo. Anche il secondo era stanco, ma la sua costituzione era diversa, più robusta. Fu allora che si avvicinò all’amico tremante e gli disse:

“Amico mio, ci abbiamo provato, ma io ti voglio bene. Non posso permetterti di farti così del male. Forse non è questo il momento, forse potremmo prepararci al cammino e riprovare, attrezzandoci diversamente, procedere adesso sarebbe un suicidio.” Lo abbracciò, e l’amico pianse.

“Torniamo indietro”, gli disse.

Il secondo allora propose:

“Ho visto che a poche ore di cammino, tornando sui nostri passi, troveremo un villaggio. Fermiamoci lì, così potrai riposare prima di tornare a casa.”

E così fecero. Bussarono ad una porta ed un’anziana donna aprì loro.

“Accomodatevi”, disse la vecchia.

Il secondo spiegò la situazione e la donna li fece sedere al piccolo tavolo al centro della stanza e porse loro del latte. Mentre bevevano il primo disse al secondo:

“Avevi ragione tu. È stata una follia, anche solo pensarci.” Era distrutto ma, ancora di più, deluso.

In quel momento videro l’ombra di un uomo passare nella stanza accanto. Il secondo chiese:

“Chi è quell’uomo?”

E la donna rispose:

“Come? Non avete mai udito di lui? È Lin Shi, un famoso saggio al quale è stata rivelata la conoscenza segreta dell’I Ching.”

I due si guardarono stupiti.

“Molte persone giungono fin qua per chiedere di diventare suoi discepoli, ma lui dice che sta aspettando. Sta aspettando dei discepoli con l’amicizia impressa nel cuore.”

E fu così che i due amici trovarono il loro maestro.

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Tratto da: La Voce dal Profondo, di S. Salese (in corso di pubblicazione)

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