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Posts Tagged ‘Maestro’

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Ringraziamenti

I miei più sentiti ringraziamenti vanno a Silvia e Denis, perché senza il loro stimolo ed incoraggiamento, avrei ancora nascoste in qualche cassetto le bozze incomplete di questo scritto. È quindi grazie a loro, che in un certo modo rappresentano i miei editori, che si è resa possibile e concreta la stesura e pubblicazione del libro. Per tale ragione li ho invitati a scrivere l’epilogo che seguirà.

Un ringraziamento speciale a Daniela, Anna e Giordano per le loro meticolose e rapide correzioni, e a tutti coloro con i quali stiamo tenendo vivo l’insegnamento di Antonio e la sua forza creativa; testimoni del fatto che attraverso la conquista di una solidale amicizia è possibile compiere qualsiasi impresa, anche le più inimmaginabili.

Un ringraziamento anche a tutti coloro che furono vicini ad Antonio ma che ne hanno nel tempo tradito il ricordo e abbandonato od edulcorato l’insegnamento a proprio uso e consumo, perché il loro esempio mi è servito come monito per la necessità di mantenersi sempre vigili e non considerare mai nulla di acquisito per certo.

Un doveroso ringraziamento lo devo inoltre ai miei genitori che, pur non avendo mai compreso le scelte e lo stile di vita di un figlio decisamente “pecora nera” all’interno del loro contesto familiare, non mi hanno comunque mai negato il loro affetto e il loro aiuto.

Devo infine ringraziare la mia (altro…)

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Una sera d’estate Antonio fece convocare tutti i suoi più intimi allievi e, sedendosi sacralmente sopra la sua solita sedia, iniziò a parlare con inconsueta, lenta, solennità. Le persone erano incredule, le sue parole giunsero del tutto inaspettate. Si stava congedando da questa vita.

“Il mio tempo è scaduto. Un maestro deve sapersi mettere da parte quando scorge nei discepoli il bisogno di proseguire autonomamente.

Ora dovrete realmente imparare a camminare con le vostre gambe.”

Il tono della sua voce non era turbato ma delicatamente attento a non allarmarci oltremodo. Tutti i partecipanti erano come attoniti, ma nessuno ebbe il coraggio di fare domande, covando forse la speranza che dietro quell’annuncio si potesse nascondere solo uno stratagemma per stimolarci a non dare la sua presenza per scontata.

Dopo pochi giorni il corpo di Antonio si spense, in circostanze ancora oggi misteriose. Se n’era veramente andato, lasciando tantissimi figli e figlie di cui si era sempre occupato con meticolosa cura e affetto.

A onore del vero, aveva già preannunciato qualche mese prima la sua imminente dipartita, solo che lo aveva fatto con uno stile particolarmente ironico, tramite un accenno rapido e improvviso, per poi ridacchiare tra sé e sé. Nessuno gli aveva dato particolare peso, e in quell’occasione lasciò semplicemente un punto di domanda aperto sulle sue parole:

“Mi raccomando, non dimenticate che le vacanze estive si stanno ormai avvicinando, quindi come ogni anno potete iniziare a pensare ad un argomento che vi piacerebbe approfondire tutti insieme.  (altro…)

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La Via è una sola, ma ogni dottrina ha il suo particolare modo di descriverla e rappresentarla, che può variare in relazione al linguaggio, al periodo storico e alla cultura di riferimento. Ciononostante, l’essenza di ogni insegnamento rimane sempre la stessa, dato che è dalla medesima sorgente che i grandi maestri attingono di volta in volta il loro sapere e la loro forza.

Il filo d’oro da sempre alla base di ogni messaggio iniziatico veniva chiamato da Antonio semplicemente Tradizione.

Le religioni rappresentano i tentativi di fissare e codificarne il messaggio ma, così come sarebbe impossibile catturare il vento dentro un barattolo di vetro, allo stesso modo non è possibile chiudere l’insegnamento all’interno di un corpus filosofico senza in qualche modo limitarlo e tradirlo. Per questo motivo le religioni decadono inevitabilmente a livello di regole morali ed assunti dogmatici, perdendo facilmente la loro originaria vitalità e purezza.

Ciò non significa che esse siano inutili o dannose, anzi, di fatto assolvono alla funzione di sostenere le persone che non hanno ancora l’energia sufficiente per provare ad addentrarsi dentro se stesse, e tentano di offrire loro un’ideale di vita più dignitoso e un tantino più elevato del solo approccio biologico e materialista all’esistenza.

Il problema risiede nel fatto che i sistemi religiosi da un lato descrivono l’immagine esteriore dell’essere umano realizzato (come ad esempio il Cristo o il Buddha), dall’altro però non forniscono insegnamenti/strumenti concreti per il raggiungimento del corrispondente stato di coscienza. Il cristianesimo dice che bisogna amare gli altri ma non dice come si fa; il buddismo dice di svuotare la mente ma non dice come si fa; e così via.

Ogni istituzione religiosa dice come bisogna essere, ma quasi nessuna dice (altro…)

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Grazie ad Antonio sono riuscito ad assaporare e a sbirciare dentro quel misterioso quanto inesprimibile sentimento che lega un maestro ai suoi discepoli. Anche in questa direzione, purtroppo, la nostra cultura non è per nulla di aiuto, dato che tende a sospingerci verso rapporti più formali e distaccati con coloro che reputiamo detentori di qualche conoscenza.

Il saggio viene così facilmente considerato alla stregua di un’enciclopedia da poter consultare e sfogliare per estrarne utili informazioni, dove il rapporto affettivo di amicizia che si può creare è di secondaria importanza, se non addirittura inutile. Ho dovuto imparare anche io a non farmi limitare da un approccio così riduttivo e sterile, ed è così che ho appreso le linee generali che da millenni contraddistinguono la sacra alleanza tra maestro e discepolo.

È buona norma per un maestro tradizionale non avere un elevato numero di allievi intorno a sé, altrimenti non potrebbe seguirli con la giusta intensità e profondità. Troppe persone minerebbero un clima di intimità e familiarità con una conseguente dispersione energetica che renderebbe disordinato l’insegnamento e meno efficace l’addestramento. Questo numero può dipendere dal tempo, dall’energia e dal potere personale del maestro.

Un discepolo deve infatti aver accesso alla vita privata del maestro e poterla condividere il più possibile, esattamente come un figlio può condividere la propria vita con quella del padre. L’essenza di un insegnamento, così come quella di un’educazione genitoriale, non si trasmette con parole o concetti ma attraverso una formazione continua, dove l’esempio vivente rappresenta la chiave di volta per un reale e viscerale mutamento.

A tal proposito ricordo che un caldo pomeriggio di Agosto, durante gli incontri nelle vacanze estive, Antonio iniziò a parlare del misterioso ed intimo (altro…)

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Antonio parlava molto raramente della sua storia, e credo che i motivi fossero principalmente due: da una parte non aveva il minimo interesse di attrarre l’attenzione su di sé per fini non inerenti all’insegnamento, dall’altra parte era certamente cosciente del fatto che cancellare le proprie tracce personali è il modo migliore per rendersi quanto più possibile immuni alle altrui semplicistiche etichette e definizioni.

Ciononostante, in alcune occasioni, quando il racconto di aneddoti della sua vita poteva servire da stimolo per gli altri, ecco che trapelavano piccoli particolari, che qui di seguito proverò a collegare in sequenza temporale.

Abbandonato ancora in fasce alla ruota degli esposti di una città pugliese, venne allevato in un orfanotrofio cattolico, dove vigeva un clima psicologico estremamente severo e vessatorio. La più bieca moralità sessuale era oppressiva quanto irragionevole per dei bambini così piccoli. I bagni, ad esempio, erano privati di qualsiasi porta, in modo tale da annullare ogni possibile attimo di intimità a rischio di “atto impuro”.

La disciplina quotidiana sconfinava nell’ostinazione priva di compassione: se per qualsiasi ragione di salute un bambino perdeva l’appetito per qualche pasto, le sue pietanze venivano conservate e continuamente riproposte nel suo piatto per fargliele presto o tardi consumare. Non di rado erano costretti a mangiare minestre con vermi o cibi solidi con muffe.

Antonio ricordava di aver sempre avvertito dentro di sé un naturale senso di giustizia. In quegli anni si prendeva cura dei bambini più piccoli di lui difendendoli dalle angherie subite dai preti. Proprio per questo motivo incorreva spesso in punizioni piuttosto brutali, come l’essere rinchiuso in una stanza buia per qualche giorno senza cibo.

Un giorno vide un sacerdote trascinare con la forza un bambino in una stanza appartata, e seguendoli di nascosto si rese conto che stava accadendo qualcosa di strano (pur non avendo ancora a quell’epoca dei parametri di riferimento per comprendere fino in fondo la gravità della situazione). Decise comunque di intervenire urlando, e (altro…)

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Fin dal primo incontro mi resi conto che, contrariamente alla mia idea iniziale, Antonio non era colui che aveva insegnato a Lorenzo le arti marziali praticate da quest’ultimo in palestra, per quanto non si possa ovviamente escludere una sottile connessione tra gli insegnamenti più sottili sulla natura umana e le antiche discipline di difesa personale.

Nel gruppo di persone che frequentava assiduamente Antonio, ognuna faceva riferimento ad una specifica corrente spirituale e la approfondiva sia tramite lo studio che la pratica: vi erano quindi apprendisti della tradizione induista yogica, ebraico qabbalistica, celtica druidica, cinese taoista, eccetera.

Mi colpì moltissimo vedere tutti questi sistemi spirituali riuniti sotto un unico tetto, e certamente in un modo nettamente differente dai soliti ambienti di impronta new age, dove generalmente si fa un miscuglio annacquato e improvvisato di tanti concetti presi a prestito un po’ qua e un po’ là.

Antonio aveva l’incredibile capacità di offrire un insegnamento basilare come denominatore comune per tutti, e allo stesso tempo addestrare ciascuno nella sua propria peculiare disciplina, che poteva essere scelta liberamente in base alle affinità e propensioni personali.

Per esempio Lorenzo, tra le altre cose, stava imparando sotto la supervisione di Antonio il Tai Chi Chuan tradizionale, una disciplina spirituale di tutt’altra natura dell’arte marziale che proponeva invece in palestra (come attività lavorativa), e in modo molto chiaro ed onesto non cercò mai di confondere le due cose.

Durante uno dei miei primi giorni di frequentazione a quelli che erano, di fatto, dei veri e propri (altro…)

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Come la maggior parte delle persone, ho sempre pensato che la forza dei maestri spirituali, così come l’attendibilità e la profondità dei loro insegnamenti, dovesse necessariamente essere proporzionata alla loro fama e notorietà. Inizialmente questo tipo di convinzione mi bastava e mi incentivava ad approfondire le più importanti filosofie religiose per sviscerare le risposte che offrivano ai più pressanti quesiti esistenziali.

Poi, con il trascorrere del tempo, persi gradatamente fiducia nei sistemi dogmatici e istituzionalizzati, cattolicesimo in primis. Per la verità persi anche fiducia nei confronti di qualsivoglia filosofia spirituale, non avendo incontrato nessuno che potesse rappresentare un concreto esempio di vita ma solo discreti predicatori.

Mi rivolsi allora al mondo dell’occulto e dello spiritismo, attratto dalla possibilità di entrare in contatto con esseri al di fuori della nostra sfera di esistenza e poterli così interrogare sui misteri della vita. Alcune esperienze in questo senso mi impressionarono molto, altre mi lasciarono invece del tutto incredulo ed indifferente.

Certamente la frequentazione assidua di certi ambienti lasciò in me una profonda impronta, abituandomi a considerare pericolosi e fuorvianti per la conoscenza sia il cieco fanatismo che lo scetticismo a priori.

Ad ogni modo l’approccio alla ricerca tramite i contatti medianici, per quanto li trovassi indubbiamente affascinanti ed emozionanti, mi lasciò infine ancora insoddisfatto. (altro…)

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