La meccanicità – La Quarta Via (cap. 2)

“Può un uomo smettere di essere una macchina?”

“Ah! È proprio questo il problema! (..) Sì, è possibile smettere di essere una macchina ma, per questo, è necessario prima di tutto conoscere la macchina. Una macchina, una vera macchina, non conosce se stessa e non può conoscersi. Quando una macchina conosce se stessa, da quell’istante ha cessato di essere una macchina; per lo meno non è più la stessa macchina di prima. Comincia già ad essere responsabile delle proprie azioni.”

P.D. Ouspensky 1

La constatazione del sonno dell’uomo, e l’assenza di unità di esso, creano un’altra importantissima caratteristica e questa è la sua completa meccanicità.

L’essere umano è una macchina controllata da influenze esterne e non ha la possibilità né di resistere, né di distinguerle l’una dall’altra o di studiare se stesso al di fuori di queste cose. Egli si vede sempre in movimento e ha l’illusione, radicatasi in lui da molto tempo e fortissima, di essere libero di andare dove vuole, di potersi muovere in base ai propri desideri, di poter andare a destra o a sinistra.

Egli non lo può fare: se va a destra ciò significa che non poteva andare a sinistra. In questo senso il termine volontà è un’idea sbagliatissima: non esiste. La volontà può esistere soltanto nell’uomo che ha un io che controlla, ma finché ha parecchi io che non si conoscono tra loro, egli ha esattamente altrettante volontà diverse.2

Noi siamo delle macchine. Siamo totalmente condizionati dalle circostanze esteriori. Tutte le nostre azioni seguono la linea di minor resistenza alla pressione delle circostanze esterne. Fatene esperienza: potete comandare le vostre emozioni? No. Potete cercare di sopprimerle, o di cacciarne una con l’altra. Però voi non potete controllarle: al contrario, esse controllano voi.3

È necessario cominciare ad osservare che non si può produrre alcuna azione da soli: l’uomo è soltanto una stazione trasmittente, niente di più.

Quando sentiamo parlare di meccanicità spesso pensiamo che, sebbene l’uomo sia una macchina, non tutte le sue funzioni sono egualmente meccaniche, né lo sono tutte le sue attività. In realtà tutte le attività umane sono egualmente meccaniche, non esiste in questo senso differenza tra strofinare un pavimento e scrivere poesie.

In termini generali, bisogna comprendere che è necessaria una completa rivalutazione di tutti i valori sotto il profilo della loro utilità; senza rivalutazione non possiamo mai spostarci dal punto in cui ora ci troviamo. Abbiamo parecchi valori sbagliati: dobbiamo essere coraggiosi e cominciare questa rivalutazione.4

L’uomo è una macchina. Tutto quello che fa, tutte le sue azioni, le sue parole, pensieri, sentimenti, convinzioni, opinioni, abitudini, sono i risultati di influenze esteriori, di impressioni esteriori. Di per se stesso un uomo non può produrre un solo pensiero, una sola azione. Tutto quello che dice, fa, pensa, sente – accade.5

automatanL’essere umano si rende conto di cosa sia la meccanicità quando vede, o scopre nella sua memoria, quanto del tutto meccanicamente può fare le cose più abominevoli, cose che in seguito non potrebbe comprendere come mai abbia potuto farle. Tutta la nostra vita facciamo meccanicamente ciò che non faremmo mai consapevolmente. Ciò è quanto dobbiamo comprendere. Se guardiamo attraverso la nostra vita, anno dopo anno, mese dopo mese, scorgiamo cose che non avremmo mai fatto consapevolmente, o cose che non abbiamo mai fatto e che avremmo fatto se fossimo stati consapevoli. Questo è il modo in cui occorre pensare circa la meccanicità.6

È un fatto innegabile che i primi sforzi che una persona compirà nella direzione di una maggiore consapevolezza di sé sguscino via, scompaiano, fino a ritrovarsi nuovamente senza nulla di compiuto. Ecco allora che ricomincerà ancora una volta con qualche sforzo consapevole, e di nuovo esso sfuggirà via. Il problema è come impedirgli di sparire. Nelle nostre ordinarie maniere di pensare e sentire le tendenze meccaniche ci indirizzano sempre nel solito modo. Vogliamo pensare in un’altra maniera, sentire in modo nuovo, ma nulla accade, perché ci sono tante vecchie tendenze che ci obbligano a fare marcia indietro. Ecco perché occorre studiare queste tendenze e gettare luce su di loro, prima tra tutte sull’inerzia della mente. Allora, se lo si farà, ventiquattro ore non saranno sufficienti e la vita diventerà pienissima.7

Se una persona vuole assicurarsi se è meccanica oppure no, è necessario che faccia qualcosa che una macchina non può fare: se è un collerico può provare a non arrabbiarsi per un mese, se è una vittima a non lamentarsi, se è un pigro a rimanere attivo e così via.

MECCANICITÀ E SINCERITÀ

Nel lavoro di scoperta e analisi della propria meccanicità diventa fondamentale una schietta e cruda sincerità con se stessi, dove per sincerità non s’intende un mero desiderio di esserlo (il solo desiderio di essere sinceri, infatti, non basta): la capacità di essere sinceri è una scienza. E persino la decisione di essere sinceri è difficilissima, in quanto ognuno di noi ha parecchie riserve.

Solamente la sincerità e il completo riconoscimento del fatto che siamo schiavi della meccanicità e dei suoi inevitabili risultati ci può aiutare a scoprire e ad annientare gli ostacoli con cui inganniamo noi stessi.8

L’osservazione di sé sconvolge completamente il modo di pensare di un uomo, e lo spoglia delle sue più piacevoli e tenere illusioni. All’inizio egli vede la propria totale impotenza di fronte a tutto, letteralmente tutto ciò che lo circonda. Tutto lo possiede, tutto lo domina. Egli non possiede, non domina nulla. Le cose lo attirano e lo respingono. Tutta la propria vita non è altro che una sottomissione alle proprie attrazioni e repulsioni.9

Come accennato precedentemente possiamo comprendere la meccanicità, e tutto il suo orrore, soltanto quando facciamo qualcosa di orribile e ci rendiamo pienamente conto che era la meccanicità in noi a farcelo fare. Ecco allora che per essere capaci di vedere ciò è necessario essere assai sinceri con se stessi. Se cerchiamo di coprirci, di scagionarci, di trovare scuse e spiegazioni, non ce ne renderemo mai conto. Questo ci può fare terribilmente male, ma dobbiamo sopportarlo e cercare di comprendere che solamente confessandolo interamente a noi stessi, possiamo evitare di continuare a ripeterlo. Possiamo addirittura cambiare i risultati mediante la comprensione piena e completa e mediante il non cercare di nasconderla.10

D’altronde l’attrito crea energia. Se le cose sono facili, non c’è attrito. Ma se si mettono i bastoni tra le ruote alla meccanicità, questo crea attrito, che a sua volta crea energia.11

Possiamo sottrarci ai tentacoli della meccanicità e infrangere il suo potere con grandi sofferenze. Se cerchiamo di evitare le sofferenze, se ne abbiamo paura, se cerchiamo di persuaderci che non è accaduto nulla di veramente cattivo, che, in fin dei conti, ciò non ha importanza e che le cose possono continuare ad andare come prima, non soltanto non ci sottrarremo, ma diverremo sempre più meccanici, e assai presto perverremo a uno stato in cui non ci sarà per noi una sola possibilità e una sola opportunità.12

Un uomo non è necessariamente quel che sembra, e non sono i fatti esteriori e le situazioni che contano, ma la struttura interna dell’uomo e il suo atteggiamento in rapporto a quei fatti.

Ma forse pensate che quanto abbiamo appena detto sia vero soltanto per le associazioni passeggere. Forse la situazione è diversa rispetto alle cose che l’uomo “conosce” (…). Ma, a dispetto di tutte queste conoscenze, non siamo spesso lontani dalla vita reale, e quindi disadattati? Noi siamo sviluppati a metà, come i girini, o, più spesso ancora, semplicemente “istruiti”, cioè in possesso di frammenti di informazioni su tante cose, ma tutte vaghe e inadeguate (…). Infatti un uomo “conosce” soltanto quando egli stesso “è” quella conoscenza.

(…) Ognuno di voi non è che un banale esemplare di automa animato. Probabilmente pensate che, per fare ciò che fate e per vivere come vivete, siano necessari un’”anima” e persino uno “spirito”. Ma forse basta una chiavetta per ricaricare questa molla e a rinnovare continuamente l’inutile sarabanda delle vostre associazioni.

Da questo sfondo emergono dei pensieri slegati, che voi cercate di connettere insieme presentandoli come preziosi e personali. E, altrettanto, coi sentimenti e le sensazioni passeggere, con gli umori e le esperienze vissute, ci creiamo il miraggio di una vita interiore. Ci vantiamo di essere coscienti, capaci di ragionamento, parliamo di Dio, dell’eternità, della vita eterna, e di argomenti elevati; parliamo di tutto ciò che si può immaginare; discutiamo, definiamo e valutiamo, ma omettiamo di parlare di noi stessi e del nostro reale valore oggettivo. Infatti siamo tutti convinti che se ci manca qualcosa, possiamo sicuramente acquisirlo.

Se con tutte le cose che ho detto sono riuscito a chiarire, anche minimamente, in quale caos vive quest’essere che chiamiamo uomo, voi stessi sarete in grado di trovare una risposta alla domanda di ciò che gli manca, di ciò che può aspettarsi restando com’è, di quali valori può aggiungere al valore che ha.

Ho già detto che certi uomini hanno fame e sete di verità: se un uomo del genere si interroga sui problemi della vita ed è sincero con se stesso, si convincerà presto che non gli è più possibile vivere come ha vissuto, né essere ciò che è stato finora; che ha bisogno ad ogni costo di trovare una via d’uscita da questa situazione, e che un uomo può sviluppare dei poteri e capacità nascoste soltanto ripulendo la propria macchina da ogni incrostazione accumulata nel corso della vita. 13

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1 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 23).

2 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 24).

3 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (81).

4 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 43).

5 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 27).

6 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 81).

7 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 145).

8 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 191).

9 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 78).

10 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 192).

11 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 300).

12 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 192).

13 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pgg. 55-56).

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Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

 

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