Le 4 strategie dell’Agguato di Don Juan

Quando un essere umano intraprende la via del guerriero diventa gradatamente consapevole di essersi lasciato per sempre alle spalle la vita ordinaria. Ciò significa che la realtà ordinaria non può più proteggerlo e che per sopravvivere dovrà adottare un nuovo modo di vita. (1)

Attraverso le parole del suo benefattore Don Juan Matus, Carlos Castaneda introduce un concetto fondamentale per coloro che desiderano intraprendere il percorso interiore verso la conoscenza e la libertĆ : la Via del Guerriero secondo la Tradizione Tolteca.

Ciò che distingue un Guerriero da una persona comune è il suo atteggiamento. Don Juan dice:

Un uomo va alla conoscenza come va alla guerra: vigile, con timore, con rispetto e con assoluta sicurezza. Quando un uomo ha soddisfatto questi quattro requisiti: essere perfettamente vigile, provare timore, rispetto e un’assoluta sicurezza, non dovrĆ  rendere conto di nessun errore. Quando ĆØ in questa condizione, le sue azioni perdono la fallibilitĆ  di uno stupido. Se l’uomo sbaglia o subisce una sconfitta avrĆ  perso soltanto una battaglia, e non dovrĆ  pentirsene amaramente. (2)

Il Guerriero combatte per la sua trasformazione, contro nemici che sono dentro di sĆ© e non all’esterno, affronta se stesso, i propri demoni, le proprie debolezze. Gli strumenti che può utilizzare in questa Via sono numerosi, uno dei quali viene definito dagli sciamani toltechi Arte dell’Agguato, che punta a sviluppare un’impeccabile padronanza del proprio comportamento e ad accumulare potere personale.

Potremmo definire l’Arte dell’Agguato come il controllo strategico della condotta del Guerriero. Egli non si allontana minimamente dal normale contesto sociale, anzi, vi si immerge, osservando spietatamente se stesso senza concedersi indulgenze o lasciarsi andare ad emozioni negative (vittimismo, autocommiserazione, ecc.). L’osservazione diventa l’arma più efficace per muoversi nel quotidiano: ecco che non ĆØ più il pensiero a dirigere il gioco, e l’osservazione non lascia più spazio al dialogo interiore e quindi alla critica e al giudizio.

Il campo di battaglia ĆØ pertanto il mondo quotidiano in cui vive e compie ogni azione, dove ogni interazione con gli altri diventa un’occasione per tendersi agguati. Ognuno di noi, ricoprendo ruoli e indossando maschere, tende a mentire a se stesso senza rendersene conto e quindi, di fatto, non si conosce. L’agguato ĆØ un’azione cosciente volta a verificare, con la constatazione dei fatti, il proprio reale comportamento in una situazione di difficoltĆ . Ad esempio gli sciamani toltechi suggerivano di cercarsi un pinche tirano, ovvero un provocatore, in grado di attivare proprio quei meccanismi e comportamenti che il Guerriero, quello vero, desidera affrontare.

L’Arte dell’Agguato, come tutte le strategie, per essere efficace richiede un intento inflessibile e disciplina. Il Guerriero fa di se stesso la preda cui tendere l’agguato e lo fa spietatamente, con astuzia, pazienza e gentilezza, come suggerivano gli antichi sciamani Toltechi.

La spietatezza ĆØ essenziale per non indulgere in forme di autogiustificazione delle nostre debolezze e incapacitĆ , ma non ĆØ autoflagellazione: il Guerriero deve infatti evitare di essere inutilmente crudele con se stesso o adottare atteggiamenti moralistici di auto-accusa. La crudeltĆ  infatti, oltre a far perdere molta energia, rischia di alimentare proprio l’avversario interiore che si sta cercando di combattere.

La pazienza ĆØ fondamentale per saper attendere quando non ĆØ possibile procedere velocemente come si vorrebbe. L’agguato comporta spesso delle lunghe attese e occorre saperle gestire. ƈ però importante non confondere la pazienza con la negligenza, con il rimandare, con il prendersi più tempo. Non ha importanza quante volte cadiamo: conta solo la volontĆ  nel rialzarsi tendendo inflessibilmente all’impeccabilitĆ  perchĆ© ĆØ proprio quello il momento in cui accumuliamo potere personale.

L’astuzia ĆØ necessaria per avere l’abilitĆ  di cogliere il momento opportuno per tendersi un agguato. Essere astuti non significa essere furbi o maliziosi, ma solo attenti proprio come un guerriero che tende un agguato e sa come e quando agire, evitando di cercare quelle scorciatoie che lo porterebbero a fallire, nel perseguimento del proprio intento.

Infine, non ultima per importanza, c’è la gentilezza. Il Guerriero ĆØ una persona votata al sentimento in quanto ha scelto una ā€œVia con un cuore” (3) come la definivano gli sciamani toltechi. Tale sentimento si esprime con la gentilezza, verso gli altri e verso se stesso, un’attitudine fondamentale da non confondere tuttavia con la stupiditĆ  e la debolezza. La gentilezza del Guerriero nasce dal cuore ed ĆØ sostenuta dalla sua impeccabilitĆ  e dalla sua forza.Ā 

Tendere agguati a se stessi richiede ā€œosservazioneā€, da non confondere con il giudizio e la critica. Passiamo il tempo immersi in pensieri negativi sugli altri e su noi stessi e pensiamo che questa sia osservazione. Il Guerriero agisce partendo da ciò che osserva e non da ciò che pensa, non lascia spazio al dialogo interiore che alimenta l’ego, e questo gli consente di vedere la realtĆ  circostante per quella che ĆØ veramente piuttosto che come l’ha immaginata e costruita.

Affrontare questa nuova visione della realtĆ  equivale alla sensazione di trovarsi su un ponte di corda sospeso su un profondo abisso, dove la sensazione di precarietĆ  e le paure più profonde sembrano ostacoli insormontabili. Si ĆØ oramai lasciata la vecchia visione della realtĆ , certamente illusoria e piena di sofferenza, ma conosciuta e stabile, mentre non si ĆØ ancora raggiunta una nuova condizione di fermezza. Il guerriero lungo la Via si tende agguati per osservarsi e conoscersi e lasciare quanto prima le incertezze del ponte di corda. Lo sostiene la meraviglia e lo stupore per ciò che scopre oscillando sull’abisso.

Oggi non sono né un guerriero né un diablero. Per me esiste solo il camminare lungo sentieri che hanno un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando senza fiato. (4)


(1) C. Castaneda, Una realtĆ  separata, Best BUR Rizzoli, Cles (TN), 2016.

(2) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970.

(3) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970

(4) C. Castaneda, A scuola dallo stregone, Astrolabio – Ubaldini, Roma, 1970

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