La Torre parla…

16 - LA TORRE

Ogni mattone che mi compone è un pezzo di vita, ben lavorato, un’esperienza sudata, assimilata. Ogni mattone è stato posto con cura, ben assestato sopra quelli già presenti e ben levigato per poterne accogliere altri sopra di lui.

Non disperdo più le mie energie, ma ora le convoglio e le plasmo a mio piacere. Ho strutturato me stessa secondo una logica precisa e coerente, ed ergo così il mio spirito verso alti lidi, prima impensati.

Sì, posso dirmi soddisfatta! Robusta, stabile e possente, ho raggiunto altezze ben più elevate di molte altre torri intorno a me, e dall’alto le posso osservare trionfante e fiera. Da qui si vede ancora meglio la loro fragilità e inconsistenza, e di come tentino disperatamente di erigersi ma inutilmente, poiché senza un metodo.

Da quassù, dall’alto delle mie conoscenze ed esperienze, è tutto molto, molto più chiaro. Qui l’aria è più pulita, il sole d’estate scalda di più, così come il freddo d’inverno è più pungente. Tutto è più definito e lo si può osservare con più distacco, scorgendone angolature e sfumature difficili da cogliere camminando sulla banalità terrena.

È indubbio: la mia coscienza si è innalzata e la mia potenza si è espansa. Un profondo senso di fierezza mi pervade. O forse è orgoglio? Difficile da definire con certezza, ma il mio potere personale è cambiato, e se un gallo diventa falco non può più fingere di vivere nel pollaio come prima.

La mia potenza è però anche chiusura, dentro un senso di superiorità oggettivo ma anche arido. Il misticismo chiusa in me stessa, è irrigidismo. Ed ecco lo shock di un fulmine a ciel sereno che viene a liberami dalla corona di merlatura posta in capo: un trauma benedetto, inaspettato e irresistibile!

Una tragedia, sì, ma anche una grande festa. Quando si sale troppo in fretta, la frenesia della salita adombra il buon senso e la prudenza, la delicatezza e la sensibilità, e non è più possibile fermarsi a riflettere, è necessario un intervento esterno, qualcosa che fermi il mondo, qualcosa che faccia scendere.

Torno finalmente a terra, ma con l’esperienza dell’altezza nelle mie vene, e rimango estasiata difronte allo splendore della semplicità, che prima non potevo cogliere, troppo presa dall’attrazione verso il complicato. La mia coscienza è in festa, come un minatore che dopo aver a lungo viaggiato, trova la miniera più grande sotto casa sua.

Senza corona, senza un “fine raggiunto” di cui potermi vantare e pregiare, sono libera di continuare a costruirmi per innalzarmi verso l’Infinito; ma resto anche libera di poter scendere in basso quanto voglio, senza paura di sporcarmi, senza paura di perdermi.

Credevo che il principale valore di essere Torre fosse quello di essere una costruzione inespugnabile, ma in realtà, ora vedo chiaramente che il vero valore è di poter essere un passaggio sicuro per portare i cercatori in alto verso il Cielo.


Leggi tutti gli articoli dei Tarot qui: https://associazioneperankh.com/category/tarot/

Immagine tratta dal mazzo di Tarot disegnato a più mani dall’Associazione Per-Ankh | Attribuzione non commerciale CC BY-NC-ND 2.5 IT

3 risposte a "La Torre parla…"

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    1. Questo blog non nasce con la finalità di pubblicare interpretazioni esaustive, che richiederebbero altra sede e modalità, ma si limita dichiaratamente a lasciare qualche stimolo di riflessione per stuzzicare la voglia di approfondire, proprio per rispetto alla sacralità degli argomenti. Tali spunti potranno piacere o non piacere, ma certamente offrono piccoli strumenti per poter e potersi osservare più in profondità.

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