5 cose che dovresti considerare prima di scegliere una Scuola spirituale

Lo sappiamo: è un argomento spinosissimo, ma questo post è stato ispirato unicamente dal fatto che molti di voi ci scrivono spesso per chiederci ragguagli in merito alla scelta di una Scuola spirituale. Ad esempio:

“Come faccio a capire se è una buona Scuola oppure no?”

“Quali sono gli indizi per capire se posso fidarmi?”

A scanso di equivoci, precisiamo subito che parliamo di una Scuola Spirituale, non di un centro studi o di un circolo dei lettori, dato che sono cose molto diverse perché si prefiggono obiettivi differenti. In questi ultimi casi, di fornire informazioni o – tuttalpiù – qualche stimolo per nuove riflessioni, mentre nel primo caso di fornire formazione.

Una Scuola di questo tipo, per definizione, persegue quindi l’obiettivo di aiutare le persone a conoscere se stesse, fornendo strumenti concreti e non solo filosofici, affinché tale conoscenza possa divenire la matrice per uno sviluppo armonico e condurre l’aspirante a diventare recettore di energie o livelli di coscienza superiori (comunque li si voglia chiamare o considerare).

Insomma, stiamo parlando di qualcosa di importante, molto importante, che assolve alla funzione di rispondere alle domande più intime e personali che un individuo possa serbare nel cuore: chi sono e perché sono qui? da dove vengo? dove andrò una volta terminato il mio tempo?

Dunque, ecco un vademecum di base per scegliere le acque più limpide su cui navigare.

Primo.

Una Scuola Spirituale non chiede soldi, inutile girarci intorno o cercare escamotage per dimostrare il contrario.

“Eh già…” replicherebbe subito qualcuno, “e la famosa logica secondo cui gli insegnamenti hanno un prezzo?”. La logica è corretta, ma è l’interpretazione che il pagamento sia legato al soldo ad essere errata.

Le regole tramandate alla base di un percorso spirituale non mutano nel tempo, non diventano innovative né si aggiornano in base al sistema economico-sociale di riferimento, e da sempre consistono nell’accompagnare le persone in dimensioni interiori che nulla hanno a che fare con i parametri di lavoro e scambio sociale. I presupposti sono inevitabilmente diversi da quelli della vita ordinaria.

Le testimonianze dell’assoluta gratuità di certi insegnamenti ricorrono tanto nei testi ebraici quanto in quelli cristiani, tanto in quelli induisti quanto in quelli toltechi. Non cambia, mai.

E dunque come si paga? Con la serietà, con il tempo e con il rispetto verso la Via che si sta percorrendo. E queste non sono certo monete facili da spendere, né di piccola pezzatura.

Secondo.

Chi si propone da accompagnatore o guida nel percorso scelto deve avere due caratteristiche: la prima è avere una preparazione consistente. Preparazione su cosa? Sui testi sacri, sulle sacre scritture, sulle dinamiche che comporta il lavoro interiore e su tutto ciò possa servire per dare consistenza e struttura al sentiero proposto.

La seconda caratteristica è la coerenza: la guida deve mostrare un’importante continuità tra ciò che dice e ciò che fa, nella sua vita quotidiana in primis, il banco di prova per capire quanto si sono fatti propri certi principi. Chi predica bene e razzola male, avrà ben poco da insegnare.

Così come difficilmente potremmo affidarci ad un dietologo obeso, similmente occorre considerare le caratteristiche di base di chi è chiamato a traghettare gli aspiranti fuori dai propri pantani interiori.

Terzo.

La Scuola deve avere un lignaggio e un metodo. Le scuole improvvisate o i pot-pourri di insegnamenti più o meno moderni non possono avere una spina dorsale consistente. Ogni Scuola di un certo livello ha i suoi “antenati”, cioè Maestri che hanno tramandato di mano in mano insegnamenti che non hanno età.

No, non troverete le referenze di un buon lignaggio cercandole su Facebook o LinkedIn.

Un metodo di progressione nella Via è altrettanto necessario al fine di poter procedere e verificare il lavoro svolto da chi lo pratica; una sorta di bussola o passamano indispensabile per non perdere la rotta e per sostenersi durante il cammino.

Quarto.

Una Scuola Spirituale prevede il mantenimento dei rapporti con gli altri, non l’isolamento. La sua finalità è quella di accompagnare l’aspirante verso uno stile di vita interiore ed esteriore armonici tra loro.

Questo risultato – diverso ovviamente dalla compiacenza, dal compromesso o dalla collusione – ha come obiettivo quello di costruire una rampa di lancio solida che possa sostenere chi l’ha raggiunta verso voli ben più arditi.

La conoscenza di sé si rivela inoltre grazie allo specchio che gli altri ci offrono: come si rivolgono a noi le persone che ci stanno vicino? Come si comportano e che atteggiamenti assumono in nostra presenza?

Le relazioni possono essere infatti tanto una rilevante fonte di approvvigionamento energetico, quanto la maggiore via di dispersione delle risorse interne. Occuparsi dei propri rapporti più importanti, senza scappare, di certo comporta vantaggi tanto ordinari quanto stra-ordinari.

Quinto.

L’appartenenza ad una Scuola comporta il rispetto di regole e norme che devono essere chiare e valide per tutti. La moneta con cui si paga, infatti, è innanzi tutto il rispetto del lignaggio di appartenenza, dei membri della Scuola stessa e delle attività che vengono perseguite.

Arrivare in ritardo, ad esempio, o fare ciò che si vuole, non si addice alla serietà richiesta da una Scuola degna di tale nome. Ouspensky, uno dei principali esponenti della Quarta Via, scriveva infatti che senza la comprensione della disciplina della Scuola a cui si appartiene, non si può avere disciplina interiore.

Esistono persone che potrebbero fare un buon lavoro e che non ci riescono perché mancano di disciplina e di rispetto. Un ottimo strumento potrebbe non servire a nulla nelle mani che non lo usano con rispetto e serietà.

La disciplina è collegata alle regole, e le regole sono le condizioni in cui gli individui vengono accettati e viene data loro la conoscenza a cui si ambisce, e molto di più. Rispettare queste regole o condizioni è il primo pagamento, è la prima prova.

Dunque, questo è un sommario vademecum per scegliere una Scuola che sia degna di essere tale. Subito dopo averla trovata, però, occorre chiedersi:

“E io, sono degno di Lei?”

Buon lavoro!

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