Diloggún e Patakín: divinazione e storie sacre nella Santería cubana

Una delle caratteristiche del culto della Santería a Cuba è il continuo ricorso dei credenti alla divinazione, in un dialogo vivissimo e costante con le loro Divinità. Gli Orishas, le potenti Entità del pantheon Yoruba, sincretizzate con i Santi della religione cattolica, non sono immaginate lontane e fuori dal mondo, anzi! Esse sono invocate, ospitate in casa, onorate e nutrite con sacrifici di vario genere, ricevute dentro di sé dai praticanti e, soprattutto, sono consultate molto frequentemente.

Diloggún set

In base al genere e all’importanza della consultazione, si utilizza l’Oracolo più adatto allo scopo, scegliendo fra i quattro disponibili:

  • il Biague
  • il Diloggún
  • l’Ékuele
  • il Tablero de Ifá.

Gli ultimi due Oracoli possono essere officiati esclusivamente dai babalawos, i sacerdoti di grado più alto della Santería, che operano in riferimento alla Regla de Ifá e che sono consacrati all’Orisha Orula. L’Ékuele e il Tablero de Ifá sono sistemi oracolari complessi, utilizzati solo in occasioni importanti, quando i consultanti hanno bisogno di responsi profondi e articolati.

Ékuele

L’Ékuele è una catena con otto pezzi di cocco, o di altro materiale, di forma concava o convessa, che consente responsi fino a 256 combinazioni, mentre con il Tablero de Ifá si arriva a 4.096 combinazioni. Le informazioni su questi due sistemi oracolari sono scarse, perché officiati nell’ambito della Regla de Ifá, i cui segreti sono custoditi dai babalawos, termine che in lingua Yoruba significa proprio padri dei segreti.

Tablero de Ifá e accessori

Fra i quattro, il Biague è invece il sistema oracolare più semplice e immediato, utilizzato quindi frequentemente dai credenti, dai praticanti e dai santeri. Si basa sul lancio di quattro pezzi di cocco e, a seconda di quante parti cadono con la parte bianca o con la scorza scura verso l’alto, si hanno fino a cinque responsi. Il Biague è usato per chiedere se il sacrificio è stato gradito o se va integrato, se una cerimonia è stata eseguita bene, il perché di un dato accadimento, per confermare o meno il sospetto della presenza di una malattia o di un maleficio e per molto altro ancora.

Relativamente semplice da eseguire (sempre che si abbia familiarità con questa Tradizione), utilizza qualcosa che nella pratica della Santería è sempre disponibile, perché il cocco è il tributo che si offre agli Orishas e agli Spiriti degli antenati, gli Eggún, in quasi tutte le circostanze e nelle cerimonie. I cinque responsi variano da Alafia, il più positivo, a Oyékun, il più negativo; in mezzo ci sono Otawo, Ellifé e Ocana. Per ogni responso, parlano Orishas diversi.

Prendiamo qui in esame in particolare il Diloggún per varie ragioni: la prima è che si tratta di un sistema oracolare importante e articolato, ma più diffuso dell’Ékuele e del Tablero de Ifà, perché può essere officiato dai santéri, che sono più numerosi dei babalawos. Questi ultimi possono però essere coinvolti nel tiraggio, nel caso in cui escano alcuni particolari responsi.

La seconda ragione è il collegamento con i Patakín, le Storie Sacre che aiutano il santéro, o il babalawo, a illustrare il responso al consultante. La divinazione si effettua grazie al lancio di 16 conchiglie, le Caracol (Cypraea annulus), che possono formare fino a 16 combinazioni, o letras, in base a quante cadranno con la parte concava in alto. Ci possono essere poi ulteriori variabili derivanti dai cinque elementi sussidiari utilizzati durante la divinazione, gli igbo. Tirando per due volte le conchiglie sulla stuoia, l’officiante ottiene il responso (Oddun) e, attraverso gli igbo, stabilisce se l’Oddun è iré (positivo) oppure osogbo (negativo) e anche quale è esattamente, perché di iré e di osogbo ce ne sono diversi tipi.

L’officiante santéro può leggere le prime 12 combinazioni, mentre dal tredicesimo Oddun in poi, invita il consultante a chiedere a un babalawo, perché significa che gli Orishas hanno qualcosa di molto importante da comunicare, per cui occorre l’interpretazione di un officiante più esperto e di grado superiore, che possa meglio andare in profondità nel messaggio e dare buoni consigli su come affrontare e risolvere eventuali problemi.

A tutti gli Oddun sono associate alcune Storie di vita degli Orishas  chiamate in lingua Yoruba Patakín. Si tratta di un gran numero di Storie Sacre utilizzate, specialmente nelle divinazioni, per aiutare il credente a comprendere, per analogia, la propria situazione e i potenziali sviluppi nella propria esistenza. I comportamenti tipicamente umani degli Orishas nei Patakín, semplificano al credente l’identificazione nella Storia Sacra evocata per lui dall’officiante durante la divinazione. I Patakín, o Patakìes, hanno sempre una morale finale e non sono scelti a caso, o sulla base delle preferenze del babalawo o del santéro, ma si segue una precisa codifica che lega ogni responso di un Diloggún, o di un altro genere di Oracolo, ad uno specifico Patakín. In particolare i babalawos hanno la capacità di associare a memoria centinaia di responsi ad altrettanti Patakín corrispondenti.

Diloggún

Di seguito un bell’esempio che aiuta a comprendere l’uso di tali analogie, tratto da un libro di Irina Bajini sulla Santería, dove si narrano le vicende della santéra Bárbara Atorresagasti, detta Barbarita, conosciuta da Irina durante una sua permanenza lavorativa a Cuba. Al termine di un complesso di riti e cerimonie della durata di tre giorni, Barbarita si ritrova nei panni della consultante per un Diloggún. A predisporre l’Oracolo è un oriatè, un santéro autorizzato a praticare sacrifici animali, un genere di offerta indispensabile per il tipo di riti e cerimonie appena vissuti da Barbarita. Lei è una santéra di successo, molto attiva e in continua crescita, grazie al suo costante impegno, e tutto sembra andare per il meglio, ma la divinazione dà un esito parzialmente negativo. L’oriaté, letto il responso, le dice:

“L’Oddun uscito è oché, che comprende una serie di proverbi e patakìes attraverso i quali parlano Obatalá, Elegguá, Ochun e Oyá. Purtroppo questo Oddun viene per osogbo. Ma di osogbo, come di iré, ne esistono di diversi tipi.

‘Attenzione’, avverte l’oriaté,‘l’osogbo uscito è iña: vuol dire che attorno a te c’è parecchia invidia. Sei nella situazione del pappagallo. Una volta Olofín aveva indetto un concorso per premiare l’uccello più bello e colorato. Tutti i pennuti si erano messi in agitazione e il pappagallo, con le sue piume variopinte, appariva come il candidato favorito. Gli altri provarono una terribile invidia e decisero di andare da uno stregone a chiedergli un ofoché, una polverina magica da soffiare contro il rivale per impedirgli di partecipare alla sfilata.

L’ofoché funzionò, il pappagallo si sentì male e invece di presentarsi davanti a Olofín cominciò a volare alla cieca e prese una strada sbagliata. Volle il caso che s’imbattesse in Elegguá, che intuendo la cattiveria degli altri uccelli gli fece un ebbó nel fiume e lo portò da Olofiín raccontandogli l’accaduto. Il Dio, sempre giusto, non solo premiò il pappagallo, ma stabilì addirittura che le sue piume diventassero talismani per combattere l’ofoché e fossero usate come ornamenti nelle cerimonie religiose.

‘Fare bella figura’ continua l’oriaté, ‘ha il suo prezzo e il suo dolore, cara figliola. E non ti fidare troppo degli altri: non sempre quello che ti consigliano è a fin di bene” (1)

Seguono nel libro altri Patakín e proverbi, utili ad aiutare Barbarita a comprendere la propria situazione attuale, quello che le sta succedendo intorno di cui lei non si avvede, i problemi di salute nei quali potrebbe incorrere, i possibili guai sentimentali e, infine, le sono dati elementi e indicazioni in merito alla sua crescita spirituale. In pratica, semplificando molto, le viene detto che se continuerà a cercare di fare bella figura susciterà sempre più invidia, con tutti i problemi del caso; se continuerà ad essere infedele in amore rischierà di rimanere sola e se continuerà con l’attuale stile di vita, con i ritmi forsennati conseguenti, rischierà di ammalarsi di varie patologie, che l’oriaté le comunica nello specifico, proponendo anche qualche rimedio preventivo. Infine le viene detto qualcosa sul suo sviluppo interiore, che però ovviamente non è riportato nel libro.

Non si è trattato quindi di una divinazione avente lo scopo di prevedere il futuro, ma di un aiuto a comprendere la propria situazione generale in relazione agli altri, a quella della propria salute, a quella sentimentale e a quella interiore. Usando una chiave di lettura di tipo iniziatico, si può vedere come la divinazione tramite il Diloggún, con i relativi Patakín e le interpretazioni dell’officiante, hanno aiutato la consultante su tutti e quattro i piani dell’esistenza: fisico, emozionale, intellettuale e spirituale.

BIBLIOGRAFIA

Bajini I., Il Dio delle onde, del fuoco, del vento, Sperling & Kupfer editori, Milano, 2000.

Bolívar Aróstegui N., Los Orishas en Cuba, PM Ediciones, La Habana,1990.

SITOGRAFIA

http://www.reglaosha.altervista.org


(1)  Irina Bajini, Il Dio delle onde, del fuoco, del vento, Sperling & Kupfer editori, Milano, 2000 (pag. 108 e 109).

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑