I Movimenti e le danze sacre di Gurdjieff: il corpo come strumento per (ri)svegliarsi

Jeanne De Salzmann e le danze sacre

Gurdjieff era brutale nella sua diagnosi dell’umanità: gli esseri umani dormono. Non solo di notte: dormono mentre parlano, mentre lavorano, mentre credono di amare. La nostra vita è una sequenza di reazioni automatiche guidate da desideri inconsci, abitudini sedimentate, ruoli appresi nell’infanzia. La coscienza che pensiamo di avere è in gran parte un’illusione ben confezionata.

Questa intuizione non è, naturalmente, solamente sua. A Gurdjieff dobbiamo un linguaggio molto comprensibile per la nostra cultura, il che lo rende attuale; ma il medesimo concetto lo ritroviamo nel Buddismo (la mente della scimmia, la ruota del samsara), nel Sufismo (il cuore appesantito dal velo), nelle tradizioni sciamaniche (l’anima che dorme nella materia). E in molte di queste tradizioni troviamo ciò che ha reso la Quarta Via di Gurdjieff così nota: non solo una dottrina nè, tantomeno, una fuga dal mondo, ma – come ingrediente del Lavoro interiore – il movimento.

Le sue danze sacre – i Movimenti – nascono da una urgenza determinata: usare il corpo come shock per la coscienza. Come si scuote una persona che dorme? La si sorprende, la si destabilizza, le si chiede qualcosa di inaspettato. Bruno Martin, che ha dedicato oltre cinquant’anni allo studio e all’insegnamento del metodo gurdjieffiano, descrive questo principio con grande chiarezza nel suo Gurdjieff Practice Book: Inner Exercises and Sacred Dances:

“The usual movement routine is interrupted by practicing new, more complex patterns of gestures. Only in this way do we become aware of the old and often incorrect pattern in the first place.” (“La solita routine di movimento viene interrotta praticando nuovi e più complessi pattern gestuali. Solo così diventiamo consapevoli del vecchio e spesso scorretto schema in primo luogo.”)

Il movimento inatteso, imprevedibile, difficile spezza il sonno del corpo. E nel momento in cui il corpo si sveglia, qualcosa di più profondo ha la possibilità di emergere. Analogamente, il movimento fine a se stesso, peggio ancora se eseguito per “show” in presenza di un pubblico, addormenta in modo più profondo offrendo l’illusione di essere vigili.

Il corpo frammentato e la ricerca dell’unità

Uno dei concetti portanti del sistema di Gurdjieff è che l’essere umano non è un’unità, ma una moltitudine. Pensiamo una cosa, sentiamo un’altra, ne facciamo una terza. I “tre centri” – intellettuale, emotivo, motorio – vivono di vita propria, raramente in accordo tra loro. Il centro motorio esegue movimenti abituali mentre la mente è altrove; le emozioni reagiscono senza che l’intelletto le abbia nemmeno riconosciute; il pensiero costruisce castelli mentre il corpo è contratto, teso, ignorato.

Le danze sacre nascono come metodo per sincronizzare questi tre livelli:

“The Gurdjieff dances and movement exercises, called “the Movements”, are a series of different choreographies that serve as an effective method to synchronize the three centers. Coordination of limbs and head in rhythmic dance requires a high level of attention and physical agility, which is trained at the same time.” (“Le danze e gli esercizi di movimento di Gurdjieff, chiamati “i Movimenti”, sono una serie di coreografie diverse che servono come metodo efficace per sincronizzare i tre centri. La coordinazione di arti e testa nella danza ritmica richiede un elevato livello di attenzione e agilità fisica, che vengono allenati contemporaneamente.”)

La complessità coreografica, quindi, non è affatto ornamentale. Sequenze ritmiche diverse per le braccia, le gambe e la testa – spesso con conteggi non coincidenti – obbligano il praticante a mantenere più alto il livello di attenzione contemporaneamente. Non si può delegare nulla all’automatismo: il pilota automatico semplicemente non riesce a gestire tanta complessità, ed è precisamente questo che serve. Quando il pilota automatico si arrende, si apre uno spazio, e in quello spazio può affacciarsi qualcosa che Gurdjieff chiama il l’Io Reale: non la personalità costruita dall’educazione e dalle aspettative sociali, ma la presenza consapevole che osserva, intende, sceglie.

Il corpo che diventa antenna

C’è un aspetto delle danze sacre che viene spesso trascurato nelle descrizioni più tecniche: il ruolo dei sensi come porte verso una realtà più ampia.

Martin dedica pagine preziose a descrivere come ogni senso venga coinvolto e attivato nei Movimenti. Il senso cinestetico – ovvero la percezione del proprio corpo nello spazio – viene raffinato fino a permettere una precisione gestuale che non dipende da specchi né da feedback esterni, ma da un senso del tatto interiore sempre più sviluppato. Persino il respiro, quando diventa consapevole, apre un canale verso ciò che la tradizione taoista chiama Qi e la tradizione indiana Prana:

Movimenti di Gurdjieff

“Conscious breathing itself brings into contact with the energy of life, the Qi.” (“La respirazione consapevole porta di per sé in contatto con l’energia della vita, il Qi.”)

Il corpo, in questa prospettiva, non è un ostacolo alla vita spirituale ma è il suo strumento più diretto. Diventa un’antenna in grado di ricevere, trasformare e trasmettere energie sottili. Ma solo se viene (ri)svegliato: liberato dall’automatismo, educato alla presenza, reso capace di sentire ciò che normalmente è troppo sottile per essere percepito. Il “ri” tra parentesi è una provocazione che ci induce a riflettere: quando siamo stati pienamente svegli? E che qualità aveva quella veglia?

Questa è la ragione profonda per cui le grandi tradizioni iniziatiche hanno sempre lavorato attraverso il corpo. Non perché il corpo sia lo spirito, ma perché è il luogo in cui lo spirito può farsi presente o, al contrario, rimanere assente.

Un’eco antica in Oriente: le arti marziali interne

Il lettore che conosca le arti marziali interne cinesi, come il Tai Chi Chuan, avrà riconosciuto in queste pagine un territorio familiare.

Non è una coincidenza. Le grandi tradizioni iniziatiche antiche e moderne, pur sviluppandosi in contesti culturali radicalmente diversi, convergono su alcune verità fondamentali riguardo alla natura umana e alle condizioni del suo risveglio. Gurdjieff stesso aveva viaggiato in Asia Centrale e in Oriente, ed era convinto che le radici del suo insegnamento affondassero in tradizioni preislamiche e prebuddiste che un tempo erano state un sapere unitario.

Nel Tai Chi tradizionale, la triade Jing-Qi-Shen – essenza fisica, energia vitale, spirito/coscienza – corrisponde in modo sorprendente ai “tre centri” gurdjieffiani. L’obiettivo dichiarato della pratica avanzata è la loro unificazione e la loro trasmutazione progressiva: Jing che si raffina in Qi, Qi che si raffina in Shen. Il corpo non viene abbandonato in questo processo ma viene trasfigurato.

La centralità dell’intenzione mentale consapevole che guida il Qi, e il Qi che muove il corpo, rispecchia esattamente ciò che Martin descrive come il cuore del lavoro con i Movimenti: non fare il gesto, ma essere il gesto, portato da una presenza interiore che precede il movimento fisico.

Anche la questione dell’attenzione espansa ritorna. Nel Tai Chi di alta scuola si parla di ting jin, “ascoltare il vigore”, una qualità percettiva che non si limita all’interno del proprio corpo ma si apre verso i partner, verso l’ambiente, verso qualcosa di più sottile. Non si vede e non si tocca ma si sente, e si sviluppa solo attraverso anni di pratica paziente e intenzionale.

Entrambe le tradizioni, infine, condividono la stessa sfida pedagogica: non si può imparare da un libro, non si può imparare pensandoci, ma si impara solamente facendo, attraverso un fare che è percorso dalla presenza, non abbandonato all’automatismo. Come ricorda Martin citando Gurdjieff:

“The highest thing a person can achieve is the ability to do.” (“La cosa più alta che una persona possa raggiungere è la capacità di fare.”)

Non fare meccanicamente, non fare distrattamente e non fare visivamente “bene”. Ma fare svegli.

Bibliografia

Martin, Bruno. Gurdjieff Practice Book: Inner Exercises and Sacred Dances for the Unfolding of Consciousness. Books on Demand GmbH, 2022. Tr. it: Le Pratiche di Gurdjeff. Esercizi, rituali e danze sacre per sviluppare la consapevolezza, Ed. Mediterranee.

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