I centri dell’uomo – La Quarta Via (cap. 17)

Occorre cominciare ad accumulare del materiale. Ma non si può ottenere del pane senza la cottura. La conoscenza è acqua, il corpo è la farina e l’emozione, cioè la sofferenza, è il fuoco.

G. I. Gurdjieff1

I centri sui quali si è svolto un lavoro, anche definiti corpi, sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione ben definita, ma capaci di azione indipendente. L’uomo che ha raggiunto il completo sviluppo possibile, un uomo nel pieno senso della parola, è composto di quattro corpi. 2

carrozzaSecondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo è il corpo astrale, il terzo è il corpo mentale e il quarto il corpo causale. 3

Si ritrova sovente, come simbolo delle diverse parti che costituiscono l’essere umano, la metafora dell’auriga:

Immaginate l’uomo come un appartamento di quattro stanze. La prima stanza è il corpo fisico, e corrisponde alla carrozza. La seconda stanza è il centro emozionale che corrisponde al cavallo; la terza stanza, il centro intellettuale, cioè il cocchiere; e la quarta stanza il padrone.

Ogni religione sottende che il padrone non c’è, e che bisogna cercarlo. Ma il padrone si può trovare solo quando tutto l’appartamento è ammobiliato. Prima di ricevere dei visitatori, è necessario ammobiliare tutte le stanze.

Ciascuno provvede a modo proprio. Se un uomo non è ricco, arreda una stanza per volta, piano piano. Per poter arredare la quarta stanza, bisogna aver arredato precedentemente le altre tre. 4

Il corpo fisico è suddiviso in ulteriori due centri, che hanno funzioni differenti: il centro motorio e il centro istintivo. Si può dire dunque che l’essere umano è naturalmente corredato di quattro intelligenze, quelle dei primi tre corpi: quella del centro motorio (deputato al movimento), quella del centro istintivo (deputato alla sensazione), quella del centro emotivo (deputato all’emozione) e in ultima del centro intellettuale (deputato al pensiero).

L’uomo n.1 ha il suo centro di gravità nel corpo fisico, l’uomo n.2 in quello emotivo e l’uomo n.3 in quello intellettuale.

In realtà non è solo il corpo fisico ad essere suddiviso in due parti (una positiva, data dal centro istintivo che accumula energia, e una negativa, data dal centro motorio che le disperde), ma lo è ogni centro: in quello emozionale la divisione in positivo e negativo permette di distinguere il piacevole dallo spiacevole, in quello mentale permette di stabilire dei paragoni. Spesso vi è un cattivo uso della parte negativa, che nel centro mentale nutre la gelosia, la diffidenza, l’ipocrisia, il tradimento e nel centro emozionale serve quale veicolo per le emozioni negative. 5

In questa sede tuttavia parleremo dei centri nelle loro suddivisioni principali:

1° CORPO: Corpo fisico o “Carrozza” (corpo) | Movimento. Deputato alla sensazione delle cose. Diviso in CENTRO MOTORIO (Movimenti nello spazio, imitazione, sogni notturni e sogni ad occhi aperti, immaginazione) e ISTINTIVO (Funzioni organiche, digestione, battito cardiaco, respirazione, riflessi semplici. Funzioni innate.)

2° CORPO: Corpo emotivo o “Cavallo” (sentimenti, desideri) | CENTRO EMOTIVO Detto anche “sentimentale”. Vede la qualità delle cose.

3° CORPO: Corpo mentale o “Cocchiere” (pensiero) | CENTRO INTELLETTUALE. Detto anche “teorico”. Vede i significati delle cose.

4° CORPO: Corpo spirituale o “Padrone” (Io, coscienza, volontà).

È utilissimo pensare alle nostre differenti funzioni, o centri, e rendersi conto che sono del tutto indipendenti. Non ci rendiamo conto che esistono quattro esseri indipendenti in noi, quattro menti indipendenti. Cerchiamo sempre di ridurre tutto ad un’unica mente.

Il centro istintivo può esistere del tutto indipendentemente dagli altri centri; i centri motorio ed emotivo possono esistere senza quello intellettuale. Possiamo pertanto immaginare quattro individui viventi in noi. Quello che chiamiamo istintivo è un uomo fisico. (…) C’è l’uomo sentimentale o emotivo e quello teorico o intellettuale.

Se ci osserviamo sotto questo punto di vista, è più facile vedere dov’è che commettiamo lo sbaglio principale nei nostri riguardi, perché ci prendiamo come un essere unico, come sempre lo stesso.6

L’osservazione di sè deve essere sempre in relazione con l’idea dei centri e del loro funzionamento automatico, in particolare con la mancanza di una direzione comune. I nostri tre centri (mente, corpo e sentimento) lavorano con energie diverse, e la loro disposizione determina quale influenza ci raggiuge. Possiamo ricevere influenze più alte e sottili solo se i nostri centri sono disposti in un certo modo. Quando siamo completamente sotto il potere delle influenze inferiori, ciò che è in alto non può raggiungerci. 7

Consideriamo ora i centri in relazione con il modo che hanno di recepire le cose. È risaputo che si può contemplare un bel quadro o una bella scena in diverse maniere. Si può contemplare una montagna come se fosse un oggetto bello nel cui caso si ha con essa una relazione emozionale. O si può guardare dal punto di vista di un geologo che osserva il tipo di rocce che la compongono, nel cui caso si ha con essa una relazione intellettuale. O si può contemplare dal punto di vista di un alpinista che progetta la linea della sua ascensione e la qualità dello sforzo necessario, nel cui caso si ha con essa una relazione preponderante del centro motorio. Ma bisognerebbe avere una relazione con essa attraverso il centro istintivo se non ci fosse sulla cima un famoso ristorante.

Bene, se si osserva se stessi, si scoprirà che si osservano tutte le cose e tutte le persone in questi differenti modi. Per esempio, se una persona conosce tutto sull’aspetto tecnico dei film, poi ha la tendenza di guardare un film da quest’angolazione e non dal valore emozionale della trama. Ognuno vede le cose differentemente e ogni persona vede la stessa cosa in un modo diverso in differenti momenti in maniera tale che il suo significato cambia. L’intelligenza di una persona, insomma, consiste di molte intelligenze differenti che la mettono in relazione con significati completamente differenti di una stessa cosa. 8

Il mio corpo non obbedisce a nessuno e il mio sentimento è indifferente. Il mio pensiero è attraversato da idee e immagini e non ha ragione di volersene liberare. In questo stato passivo, i miei centri non sono collegati fra loro, non hanno una direzione comune. Sono vuoto… Tuttavia, nel sentire che ho bisogno di essere presente, vedo che quando il pensiero è rivolto in maniera più volontaria verso me stesso compare una sensazione: una sensazione di me. Ne faccio esperienza… e poi lascio di nuovo vagare il pensiero e mi accorgo che la sensazione si affievolisce e scompare… Ma poi torno a me, in maniera quieta, estremamente attenta… ed ecco che la sensazione ricompare. Vedo che l’intensità dell’una dipende dall’intensità dell’altra e questo fa sorgere un sentimento riguardo a tale relazione. Le tre parti di me sono impegnate nel raggiungimento dello stesso obiettivo, cioè essere presente. Ma la relazione tra di loro è instabile: non sanno come ascoltarsi l’un l’altra, o cosa significhi accordarsi. 9

II corpo astrale [o corpo spirituale] non è un complemento indispensabile per l’uomo. È un gran lusso, che non è alla portata di tutti. L’uomo può vivere benissimo senza corpo astrale. Il suo corpo fisico possiede tutte le funzioni necessarie alla vita. Un uomo senza corpo astrale può anche dare l’impressione di essere un uomo molto intelligente, persino molto spirituale, e ingannare così non soltanto gli altri, ma se stesso.

(…) [Normalmente] le funzioni del corpo fisico governano tutte le altre; in altre parole, tutto è governato dal corpo che è, a sua volta, governato dalle influenze esteriori. Nel caso [invece di un uomo che sa usare i quattro corpi] la direzione o il controllo emana dal corpo superiore. (…) Gurdjieff tracciò un diagramma che rappresentava le funzioni parallele di un uomo [del primo caso e di uno del secondo]:

Automa che lavora sotto la pressione delle influenze esteriori

Corpo che obbedisce ai desideri o alle emozioni sottomesse all’intelligenza

Desideri prodotti da questo automatismo

Potenze emozionali e desideri obbedienti al pensiero intelligente

Pensieri che procedono dai desideri

Funzioni del pensiero obbedienti alla coscienza e alla volontà

Multiple “volontà” contraddittorie prodotte dai desideri

Io

Ego

Coscienza

Volontà

Per completezza dell’esposizione generale sui centri inoltre, occorre aggiungere che ciascun centro è contenuto anche negli altri, di modo che il centro intellettuale inferiore, oltre ad avere le due parti positiva e negativa, ha anche una parte intellettuale, una emozionale e una meccanica. E così via per gli altri centri. 10

IL LAVORO SUI CENTRI

Se un uomo vuol lavorare da uomo, deve imparare a lavorare come un uomo. (…) Lavorare come un uomo vuol dire che un uomo sente ciò che sta facendo, e contemporaneamente, pensa al motivo per cui lo fa, al modo in cui lo sta facendo, come avrebbe dovuto farlo il giorno prima, come lo deve fare oggi, come dovrà farlo domani, qual è in generale la maniera migliore di farlo, e se per caso non c’è una maniera migliore. Chi lavora nel modo corretto, riuscirà a lavorare sempre meglio. (…) Per un uomo l’essenza del lavoro corretto è il lavoro simultaneo di tutti e tre i centri. (…) Il nostro centro motore solitamente è il più disponibile in ordine di difficoltà, al secondo posto viene il centro intellettuale e infine il centro emozionale, che è il più ostico di tutti. 11

10169369_10204625978720883_4431802862629993755_nUn insegnamento orientale descrive le funzioni dei quattro corpi, la loro crescita graduale e le condizioni di questa crescita nel modo seguente. Immaginiamo un vaso o un alambicco riempito di diverse polveri metalliche. Tra queste polveri, che sono in contatto le une con le altre, non esiste alcuna relazione definita. Ogni cambiamento accidentale della posizione dell’alambicco modifica la posizione relativa delle polveri. (…) Questa è un’immagine esatta della nostra vita psichica: ad ogni momento, nuove influenze possono modificare la posizione della polvere che si trova in alto e farne venire al suo posto un’altra, di natura assolutamente opposta. Questo stato relativo delle polveri viene chiamato dalla scienza stato di mescolanza meccanica. La caratteristica fondamentale delle relazioni reciproche delle polveri in questo stato di mescolanza è la loro variabilità e la loro instabilità.

È impossibile rendere stabili le relazioni reciproche delle polveri che si trovano in uno stato di mescolanza meccanica. Ma esse possono essere fuse; la loro natura metallica rende possibile l’operazione. A tal fine, può essere acceso sotto l’alambicco un fuoco speciale che, scaldando e mescolando le polveri, alla fine le farà fondere insieme. (…) Il contenuto dell’alambicco è ora diventato indivisibile, individuale. È un’immagine della formazione del secondo corpo. Il fuoco, grazie a cui la fusione è avvenuta, è il prodotto di una frizione che a sua volta è il prodotto della lotta tra il si e il no nell’uomo. Se un uomo non resiste mai ad alcuno dei suoi desideri, o è loro condiscendente, se li lusinga e arriva persino ad incoraggiarli, allora non vi sarà mai un conflitto interiore in lui, non frizione, non fuoco. Ma se per raggiungere uno scopo definito egli lotta con i desideri che lo ostacolano, giungerà allora a creare un fuoco che trasformerà gradualmente il suo mondo interiore in un Tutto.12

Per giungere alla quiete totale in cui sarò libero di conoscere, devo abbandonare sia la pretesa di esserne capace, sia la mia convinzione in ciò che credo. Devo riuscire a vedere che credo ciecamente, e continuamente, in ciò che il pensiero o le emozioni mi dicono. Devo essere in grado di vedere quanto mi inganno, fino a vedere l’inutilità di tutto ciò, fino a vedere la mia povertà. Appare allora una calma e forse imparo qualcosa di nuovo. In ogni caso, è come aprire la porta. Tutto ciò che posso fare è lasciarla aperta. Ciò che ne verrà, non lo posso prevedere. 13

In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l’uomo ad una casa di quattro stanze. L’uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a che non glielo si dice, l’esistenza delle altre, che sono piene di tesori. Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perché è soltanto allora che la casa che gli appartiene completamente e per sempre.

La quarta stanza dà all’uomo l’immortalità e tutti gli insegnamenti religiosi si sforzano di indicargli il cammino verso di essa. Vi è un grandissimo numero di strade, più o meno lunghe, più o meno dure, ma tutte, senza eccezione, conducono o cercano di condurre in una stessa direzione, che è quella dell’immortalità. 14

Esito a dire sentimento, perché crediamo erroneamente di sapere cosa sia un sentimento. È una qualità totalmente nuova che ha la capacità di conoscere. Quando appare, il pensiero perde l’autorità e il corpo, libero dalla sua influenza, si rilassa. L’energia liberata trova il proprio movimento e il corpo si sottomette allo scopo di trovare la giusta relazione con essa. Questo sentimento rivolto a ciò che sono reca al suo interno insieme ciò che viene visto e chi vede. Non ci sono più un oggetto e un osservatore: io sono al tempo stesso chi guarda e chi è guardato. 15

Relativamente al lavoro pratico sui centri, Ravi Ravindra rammenta l’insegnamento di Madame de Salzmann:

La nostra attenzione è talmente dispersa che c’è bisogno di allenarla perché sia contenuta nel corpo, perché sia in relazione con esso, perché vi resti ancorata. Sono esercizi necessari, ma non è questo il lavoro. L’idea base del lavoro è che i nostri centri non sono in armonia. Ma perché dovreste crederlo? Lo vedete? Vedete cosa perdete quando siete in pezzi? Il lavoro è far partecipare i centri in armonia, in modo che ci sia un’intelligenza superiore.

Quando vedete che l’attenzione attiva si perde nella passività, l’importante non è tentare di fare qualcosa, ma restare davanti e soffrirne. È questa visione a produrre una nuova conoscenza. Voi non soffrite abbastanza.” 16

E ancora:

Bisogna vedere che si è a pezzi. Restare di fronte a questo, e soffrirne. Allora sorge un nuovo sentimento che può cambiare qualcosa. Il lavoro non consiste nel volgere la mente verso il corpo. La mente ordinaria deve essere assolutamente tranquilla; solo allora la mente superiore può essere in relazione con il corpo. Questo richiede attenzione, attenzione attiva.17

I miei diversi centri potranno entrare in relazione non con la forza ma con la comprensione, nel momento stesso, di quanto siano scollegati e della limitazione che ciò implica. È possibile diventare più consapevoli della sensazione e, attraverso l’abbandono, avere un’impressione più profonda dell’energia in me. 18

IL LAVORO SUL CENTRO MOTORIO

Il centro motorio definisce il tipo d’uomo pratico che agisce senza pensare. Vi appartengono i movimenti automatici e una funzione importantissima: l’imitazione. La parte emozionale del motorio è quella che fa prendere piacere ai movimenti e che dà la tenerezza passionale, in caso di creazione artistica dà l’armonia dei movimenti, ad esempio nella danza. (…) In stato di identificazione il centro motorio non funziona affatto e la sua energia viene assorbita dalle parti meccaniche del centro intellettuale ed emozionale. 19

Tutte le persone tendono ad avere nella vita quotidiana una qualche forma di lavoro che richiede l’uso del Centro Motorio. È necessario che il corpo si sforzi e questo deve farsi volontariamente. Se si fa una cosa di buon grado la si fa per se stessi, coscientemente; e tutto ciò che si fa coscientemente ritorna a proprio beneficio (…). È necessario che si ordini a se stessi di fare le cose. Altrimenti, se si fanno le cose meccanicamente non si otterrà beneficio alcuno.20

Il corpo che appartiene alla terra vuole mangiare e desidera dei dolci che stanno su un piatto. Ne vuole uno, due, una gran quantità. La questione non è se rifiutare al corpo il diritto di prendere ciò che desidera, ma quanti dolci può mangiare senza sbilanciare la sua relazione con la Presenza. Forse uno, forse due, forse solo mezzo. 21

IL LAVORO SUL CENTRO ISTINTIVO

Il lavoro sul centro istintivo non è necessario perché esso è molto più accorto di noi e sa molto più di noi. Se qualcosa va male nel corpo dobbiamo tentare di aiutarlo quanto più é possibile. Il Centro Istintivo regola il lavoro interno del corpo fisico e ci avverte se qualcosa va male, sia per mezzo del dolore, sia per mezzo del disagio. 22

IL LAVORO SUL CENTRO EMOZIONALE

Il centro emozionale funziona in base al principio della ricerca del piacere e nella sua parte meccanica comprende il sentimentalismo, l’attrazione per le emozioni collettive più basse, l’ipersensibilità morbosa ma anche l’umorismo. La parte pura è la sede dell’immaginazione creativa e può condurre al risveglio della coscienza, ma se funziona in stato di identificazione conduce solo all’amore di sè come fonte di emozioni negative e alla menzogna.

La parte intellettuale del centro emozionale è quella più importante di tutte e quando è combinata con la parte intellettiva del motorio dà la creazione artistica. È la sede del centro magnetico, e il centro delle intuizioni, dà il modo di pensare nuovo secondo una logica dialettica che sa vedere la sintesi degli opposti, è la via verso i centri superiori quando la personalità è armonizzata. 23

L’osservazione e la separazione interiore da ogni classe di sottili depressioni oltre alle emozioni negative più evidenti, il fermare l’immaginazione, il lavoro sugli stati negativi, l’impiego del centro intellettuale per ricordare esattamente ciò che si è detto, inoltre quello che si è immaginato: tutto questo è il lavoro sul centro emozionale. 24

IL LAVORO SUL CENTRO INTELLETTUALE

Nella maggior parte degli uomini il centro mentale lavora solo nella sua parte meccanica, il che significa che l’uomo non sa pensare ma è pensato, deve ancora imparare a usare la sua mente, non sa porre attenzione. (…) La parte emozionale del centro mentale è invece quella che fa prendere piacere al lavoro mentale e allo studio, dà la passione intellettuale oppure l’erotismo e vari tipi di immaginazione inutili, ma anche il desiderio di conoscere e la soddisfazione di sapere. La parte intellettuale pura ci dà il pensiero vero e proprio che conduce alle scoperte e alle invenzioni con imparzialità, attenzione e sforzo.25

Tutti gli uomini devono compiere un qualche genere di lavoro intellettuale. Qualsiasi tipo di pensiero che richieda attenzione lo colloca nel lato cosciente del centro intellettuale, così come pensare a qualcosa che si è ascoltato e cercare di ricordarlo, leggere un libro che esige attenzione, scrivere lettere e fare conti, ecc. Tutti devono far funzionare il proprio cervello tutti i giorni. 26

Ciascuno di voi prenda in considerazione un oggetto qualunque, e al suo riguardo si ponga le seguenti domande, rispondendo in base alle proprie conoscenze e al proprio materiale: la sua origine; la causa della sua origine; la sua storia; le sue qualità e i suoi attributi; gli oggetti in contatto o in relazione con esso; i suoi usi e applicazioni; i suoi effetti e conseguenze; quali cose esso permette di spiegare e dimostrare; la sua fine o il suo divenire; la vostra opinione su di esso, la causa e i motivi di tale opinione. 27

IL LAVORO SBAGLIATO DEI CENTRI

Le divisioni meccaniche dei centri hanno il loro lavoro e possono lavorare correttamente senza alcuna attenzione o con pochissima attenzione. Quando camminiamo, quest’azione richiede pochissima attenzione, e solo di tanto in tanto, e tutti i movimenti complessi implicati nell’atto di camminare sono realizzati esattamente nella divisione meccanica del centro motorio. La prova del fatto che questo lavoro è effettuato dalla divisione meccanica del centro motorio è perché mentre si cammina le mani possono essere occupate in movimenti che richiedono una direzione cosciente – per esempio, attenzione – come temperare la punta di una matita o sbrogliare una corda, e così via. Ma siccome le parti meccaniche dei centri possono lavorare con attenzione zero o con scarsissima attenzione o in modo occasionale, spesso lavorano in modo indipendente. Per esempio, un uomo si veste per andare ad una cena mentre riflette su di un problema e casualmente si trova, con sua grande sorpresa, infilato nel letto. Tutti avranno osservato esempi simili.

Orbene, tutta la macchina umana è costruita in modo tale che in un momento di urgente necessità una parte può fare il lavoro dell’altra parte per un periodo. Ciò é espresso, in questo sistema, quando si dice che i centri si sovrappongono in qualche modo alle proprie funzioni. E dunque è a causa del sovrapporsi dei centri che la macchina umana può far fronte a certe necessità perentorie in un modo limitato ed è quindi capacissima di adattarsi, e in realtà a causa di detta sovrapposizione hanno l’opportunità di fare un lavoro sbagliato dei centri. Diamo un esempio: sappiamo che la respirazione può effettuarsi senza che sia necessaria la nostra attenzione. Qui il centro motorio, che contrae e rilascia i muscoli usati nella respirazione, è controllato dal centro istintivo, che calcola sempre le condizioni del sangue, e di conseguenza aumenta o diminuisce il ritmo della respirazione. Ma non si può osservare direttamente. Non si può osservare il centro istintivo ed i suoi intrigati modi di accudire il lavoro interno degli organi. Ma possiamo osservare il risultato del suo lavoro, cioè, che dopo aver corso la nostra respirazione è più profonda o se abbiamo freddo respiriamo più rapidamente e capire che questo è dovuto al fatto che il centro istintivo ha bisogno di più ossigeno, e così via. Ma la respirazione non è diretta soltanto dal centro istintivo-motorio. Si ha una sovrapposizione del controllo per avere la possibilità di respirare deliberatamente, cioè, volontariamente. Un uomo non può trattenere volontariamente la respirazione più un certo periodo di tempo, perché il centro istintivo si farà carico della respirazione quando comincia a perdere conoscenza. Ma un uomo può interferire e farla più lenta o più profonda. Questo è qualcosa di pericoloso, ma ci sono momenti in cui è molto importante e, di fatto, può salvare la vita di un uomo.

Ciò nonostante, se una persona cerca di controllare la propria respirazione senza capire cosa sta facendo, e senza conoscenza, può interferire nel lavoro normale del centro istintivo – motorio, che allora diventa pigro, e, per dirla così, passa parte del lavoro della respirazione ad un altro centro.

Gurdjieff disse, più di una volta, che le persone che volevano accrescere i loro poteri attraverso il controllo della respirazione erano insensate, a meno che non avessero fatto un addestramento precedente con un maestro (…). Erano insensate perché interferivano con una funzione che, una volta male instradata per un periodo, non avrebbe mai più lavorato normalmente.

Il problema del lavoro sbagliato dei centri è un tema che esige uno studio di tutta la vita attraverso l’osservazione di sè. Allo scopo di capirlo è necessario comprendere la loro natura, altrimenti li si contrappone in un modo sbagliato o con un comportamento sbagliato nei loro confronti. 28

Guardati sempre dalle percezioni che potrebbero offuscare la purezza dei tuoi cervelli.29

ECONOMIZZARE I CENTRI

Il segreto per prolungare la vita consiste nell’essere capaci di consumare l’energia dei centri con lentezza, e solo intenzionalmente.

Imparate a pensare coscientemente, perché vi consente un risparmio nel consumo di energia. Non sognate. 30

Gurdjieff ne I Racconti di Belzebù a suo nipote, parla dei centri come a tre cervelli distinti – da cui l’appellativo tricerebrale. L’utilizzo ordinario dei centri, essendo automatico, è assimilabile a quello di un orologio meccanico. Il loro lavoro disequilibrato pertanto porta precocemente all’esaurimento della loro energia:

Tutte queste sciagure [degli esseri tricerebrali], come la diminuzione della durata della loro esistenza e altre simili perniciose conseguenze che hanno colpito i tuoi beniamini, provengono da fatto che essi ancora non si sono resi conto dell’esistenza di una legge cosmica detta legge d’equilibrio delle vibrazioni di fonti diverse.

Se quest’idea fosse loro balenata in mente e vi avessero applicato anche solo il loro modo abituale di cercare mezzogiorno alle tre, certamente qualcuno avrebbe finito per scoprire un semplicissimo segreto.

(…) Il semplicissimo segreto di cui ti sto parlando viene applicato proprio ai loro orologi meccanici che abbiamo presi ad esempio per spiegare la durata della loro esistenza.

In tutti gli orologi meccanici di qualsiasi tipo, essi utilizzano questo semplice segreto per regolare quella che vien detta la tensione della molla, o della parte corrispondente degli orologi d’altro tipo, con un certo meccanismo chiamato, credo, regolatore. Il regolatore permette al meccanismo di un orologio che sia stato caricato, ad esempio, per ventiquattr’ore, di funzionare per un mese intero o, viceversa, scaricarsi dopo soli cinque minuti.

La presenza di un essere qualsiasi (…) contiene qualcosa di simile al regolatore degli orologi meccanici: ciò viene chiamato non abbandonarsi alle associazioni che risultino dal funzionamento di un solo cervello. 31

In linea generale ci sono sempre almeno tre cose da tentare:

1 – Economizzare sull’impegno di energia. Perciò si può tentare di ridurre le tensioni fisiche, le emozioni negative e il turbinio dei pensieri. Inoltre, durante un lavoro, tentare di usare solo la giusta quantità di energia, la forza cioè dovrebbe concentrarsi solo nella parte del corpo che si usa, qualunque essa sia. Il resto del corpo dovrebbe essere rilassato.

2 – Ricordarsi [senza esercitare un controllo] sempre un po’ del respiro.

3 – Percepire una o l’altra parte del corpo e giungere allo stato in cui si può pronunciare “Io sono”. È una sorta di preghiera che aiuta lentamente ad approfondire la sensazione, soprattutto se non si permette al mentale di spiegare perché tutto questo esercizio sia utile.32

Per poter regolare ed accelerare il lavoro dei centri inferiori, il primo obiettivo deve essere quello di liberare ciascun centro da ogni lavoro che non sia il suo o che non gli sia naturale, e di riportarlo al suo proprio lavoro, che può compiere meglio di ogni altro centro.

Una gran quantità di energia è così spesa per un lavoro del tutto inutile e nocivo sotto ogni aspetto: attività delle emozioni spiacevoli, espressione di sensazioni sgradevoli, preoccupazioni, inquietudine, fretta e tutta la serie di atti automatici interamente privi del carattere di necessità. Innumerevoli esempi di tale attività non necessaria potranno essere trovati facilmente.33

Se la giornata è stata esaustiva – se cioè i centri di ognuno si sono esauriti – non si sogna. 34

Innanzitutto, vi è il flusso incessante dei pensieri che non può essere né arrestato, né controllato, e che prende una quantità enorme della nostra energia. Poi vi è la tensione continua del tutto superflua dei muscoli del nostro organismo. I nostri muscoli sono contratti, anche quando non facciamo niente. Per il minimo lavoro, una parte considerevole della nostra muscolatura entra subito in azione, come se si trattasse di compiere il più grande degli sforzi. Per raccogliere da terra un ago, un uomo consuma tanta energia come per sollevare un uomo del suo stesso peso. Per scrivere una lettera di due parole, sprechiamo una forza muscolare sufficiente a scrivere uno spesso volume. Ma il peggio è che consumiamo la nostra energia muscolare continuamente, anche quando non facciamo niente. Quando camminiamo, i muscoli delle nostre spalle e delle nostre braccia sono tesi senza la minima necessità; quando siamo seduti, i muscoli delle nostre gambe, del collo, del dorso e del ventre, sono contratti inutilmente; anche dormendo, contraiamo i muscoli delle braccia, delle gambe, del viso e di tutto il corpo — e non comprendiamo che in questo continuo stato di tensione per un lavoro che non abbiamo da fare, consumiamo molta più energia che per compiere un lavoro utile e reale, durante la nostra vita.

Inoltre, è da rilevare l’abitudine di parlare incessantemente di tutto a tutti e, se non vi è nessuno, di parlare a se stessi; l’abitudine di nutrirsi di chimere, di sognare continuamente, il cambiare d’umore, il continuo passaggio da un sentimento all’altro, le infinite cose, completamente inutili, che l’uomo si crede obbligato di sentire, di pensare, di fare o di dire. 35

Umilmente mi rimetto al servizio del bisogno che mi spinge e m’illumina.

Anzitutto preparare l’ambiente fisico, ossia liberare il mio corpo, e tutto ciò che gli gravita attorno, dai lacci che lo avvincono al mondo delle influenze in cui esso vive ordinariamente.

Sottrarre le correnti intellettuale ed emozionale che abitano il mio essere dall’attrazione imperiosa esercitata su di loro dalla massa autonominatasi io.

Sperimentare fino allo stordimento l’impressione che ho del mio essere nell’istante vissuto in tal modo.

Poi, a partire dalla zona illuminata dove nasce una nuova attenzione, lasciar esplodere in tutte le direzioni una domanda intensa, come una deflagrazione che squassi la massa pastosa che invischia ciò che potrebbe esserne separato.

Rimanere così, davanti al mistero, senz’altra risorsa che il risveglio mantenuto su ogni fattore in gioco, attento all’invisibile, io stesso trasformato in una domanda vivente.

Tutto ciò perché anch’io un giorno, forse, possa smettere di partorir chimere.36

Per regolare ed equilibrare il lavoro dei tre centri [fisico, emotivo e intellettuale] le cui funzioni costituiscono la nostra vita, è indispensabile imparare ad economizzare l’energia prodotta dal nostro organismo, non sprecarla in un funzionamento inutile, ma risparmiarla per un’attività che unirà gradualmente i centri inferiori ai centri superiori. 37

Quando sentii dire per la prima volta dal signor Ouspensky che le parti negative dei centri non possono creare nulla e che quando la gente comincia a lavorare in modo dispiaciuto, triste, negativo è il loro stato interno che ha paura di ciò che è – allora sperimentai un altro momento di coscienza. (…) Questo lavoro, se vi si presta attenzione e si comprende, può essere una delle cose più importanti che si possano scoprire. Non parla del peccato, ma solo che stiamo dormendo, nello stesso modo che nei Vangeli non si parla in verità di peccato, ma solo di mancare il bersaglio: la parola tradotta dal greco significa questo. 38

CENTRI E CAMBIAMENTO

Citando alcune parole di Gurdjieff in merito al cambiamento, si evince che il suo innesco non è dipendente da uno sforzo mentale:

Se qualcuno desidera conoscere e capire più di quello che sa e capisce, deve ricordarsi che questa nuova conoscenza gli arriverà tramite il centro emotivo, e non tramite il centro mentale.” 39

Il concetto viene ripreso anche in Vedute sul mondo del reale in maniera straordinariamente chiara:

Il potere di trasformazione non sta nella mente, ma nel corpo e nel sentimento. Purtroppo il nostro corpo e il nostro sentimento sono cosiffatti che, quando stanno bene, non si preoccupano di nulla. Essi vivono alla giornata, e hanno la memoria corta. (…) Il merito della mente è quello di prevedere. Ma solo le altre due possono fare.

Finora, la maggior parte dei desideri e degli sforzi è stata accidentale. Prodotti dalla mente, esistevano solo nella mente. In coloro che sono qui, è casualmente emerso un desiderio di ottenere o di cambiare qualcosa. Ma solo nella mente. In essi non è ancora cambiato nulla. Non è che un’idea nella loro testa: ma ognuno è rimasto quel che era. Anche se uno lavora mentalmente per dieci anni, studia giorno e notte, cerca di ricordare se stesso e di lottare mentalmente, non combina niente di utile o di vero, perché mentalmente non c’è niente da cambiare. È l’atteggiamento del cavallo che deve cambiare. Il desiderio dev’essere nel cavallo, e la capacità nella vettura. 40

I CENTRI SUPERIORI

Prima di scegliersi come obiettivo finale quello di diventare coscienti e sviluppare una relazione con i centri superiori, bisognerebbe pensarci bene. È un lavoro che non ammette compromessi e richiede una dura disciplina. Bisogna essere pronti ad obbedire ad alcune leggi.

Posso studiare in lungo e in largo il sistema di idee, ma se non comprendo la mia meccanicità e la mia impotenza non andrò molto lontano. Le condizioni possono cambiare e potrei perdere ogni possibilità. Il pensiero non deve rimanere pigro. Devo capire la necessità di applicare i principi del lavoro alla mia vita personale. Non posso accettare che una parte di me sia meccanica e al tempo stesso sperare che un’altra parte diventi cosciente. Ho bisogno di vivere l’insegnamento con tutto me stesso. 41

Oltre ai centri dei quali abbiamo già parlato ne esistono altri due, il centro emozionale superiore e il centro intellettuale superiore. Questi centri sono in noi; essi sono completamente sviluppati e lavorano ininterrottamente, ma il loro lavoro non riesce mai a raggiungere la nostra coscienza ordinaria. 42

Il pensare attivo e i suoi risultati benefici si ottengono esclusivamente quando nella presenza degli esseri le tre localizzazioni dei risultati spiritualizzati, chiamate centro intellettuale, centro emozionale e centro motore, funzionano allo stesso livello. 43

Nelle condizioni ordinarie, la differenza tra la velocità delle nostre emozioni abituali e la velocità del centro emozionale superiore è così grande che non vi è possibilità di contatto e che non arriviamo a sentire in noi le voci che parlano, e che ci chiamano, del centro emozionale superiore.

Il centro intellettuale superiore (…) è ancora più lontano da noi, ancor meno accessibile. Vi è possibilità di contatto con esso solo attraverso il centro emozionale superiore. Esempi di tali contatti ci sono dati soltanto dalle descrizioni di esperienze mistiche, di stati estatici, ed altri.

Questi stati possono essere prodotti da emozioni religiose, a meno che essi non appaiano, per brevi istanti, sotto l’azione di narcotici particolari, o in certi stati patologici quali gli attacchi di epilessia e le lesioni del cervello per traumi accidentali — e in questo caso, è difficile dire quale è la causa e quale è l’effetto, cioè se lo stato patologico risulta da questo contatto, o viceversa.

Se potessimo unire, deliberatamente e volutamente, i centri della nostra coscienza ordinaria al centro intellettuale superiore, questo non sarebbe per noi, nel nostro stato presente, di nessuna utilità. Nella maggior parte dei casi, al momento di un contatto accidentale con il centro intellettuale superiore, l’uomo perde conoscenza. L’intelligenza è sommersa da un torrente di pensieri, emozioni, immagini e visioni che all’improvviso vi fanno irruzione. E invece di un pensiero chiaro, o di un’emozione vivida, ne risulta al contrario un bianco completo, uno stato di incoscienza. La memoria ricorda soltanto il primo momento, quando il flusso irrompe nella mente, e l’ultimo, quando il flusso si ritira e la consapevolezza ritorna. Ma questi stessi momenti sono così ricchi di colore e sfumature, che non vi è in essi nulla di paragonabile alle sensazioni ordinarie della vita. Ciò è quanto generalmente rimane delle esperienze dette mistiche o estatiche, che risultano da un contatto momentaneo con un centro superiore.

È molto raro che una mente, anche la meglio preparata, riesca ad afferrare e mantenere il ricordo di qualcosa che ha sentito e compreso nel momento di estasi. Tuttavia, anche in tali casi, i centri intellettuale, emozionale e motore si ricordano a loro modo, e trasmettono tutto a modo loro, vale a dire essi traducono, nel linguaggio delle sensazioni quotidiane, sensazioni assolutamente nuove, mai provate prima; essi riducono alle forme del mondo tridimensionale cose che superano interamente il nostro livello ordinario; e in questo modo, essi snaturano ogni minima traccia di ciò che, nella loro memoria, poteva sussistere di questa esperienza straordinaria. I nostri centri ordinari, allorché trasmettono le impressioni dei centri superiori, sono paragonabili a ciechi che parlano di colori, a sordi che parlano di musica. 44

Con la mia consapevolezza ordinaria, i centri superiori non possono agire su di me. Ne sono impediti dallo stato dispersivo e conflittuale in cui mi trovo normalmente. E questa è una legge: non posso fare nulla. È possibile vedere la dispersione, comprenderla? Perché finchè non la vedo, non può cambiare nulla per me. Non ci saranno nuovi impulsi, nessun cambiamento di direzione o qualità nel movimento della mia energia. Il passaggio verso una qualità migliore, proveniente dai centri superiori, avviene attraverso l’apertura: cioè con la comparsa di un’energia che prima non c’era. Questo avviene quando, incapace di comprendere, di ricevere, mi fermo. E in questo fermarmi, l’attenzione che prima era impegnata, prigioniera, inconsapevole, all’improvviso si libera. Una volta libera, è capace di stare di fronte, consapevole di sè. Questo aprirsi a un altro livello mette in questione ciò che sono. 45

LA CRESCITA DEI CORPI SUPERIORI

Per ottenere, tra i centri inferiori e i centri superiori, un collegamento corretto e permanente, bisogna regolare ed attivare il lavoro dei centri inferiori. Inoltre, come è già stato detto, i centri inferiori lavorano male, perché molto spesso, invece di svolgere rispettivamente le proprie funzioni, l’uno o l’altro di essi prende il lavoro degli altri centri.

Tutto ciò riduce considerevolmente la velocità del funzionamento della macchina e rende difficilissima l’accelerazione del lavoro dei centri. Così, per poter regolare ed accelerare il lavoro dei centri inferiori, il primo obiettivo deve essere quello di liberare ciascun centro da ogni lavoro che non sia il suo o che non gli sia naturale, e di riportarlo al suo proprio lavoro, che può compiere meglio di ogni altro centro. 46

Il pensare attivo e i suoi risultati benefici si ottengono esclusivamente quando nella presenza degli esseri le tre localizzazioni dei risultati spiritualizzati, chiamate centro intellettuale, centro emotivo e centro motore, funzionano allo stesso livello. 47

La crescita interiore, la crescita dei corpi interiori [superiori] dell’uomo (l’astrale, il mentale) è un processo materiale assolutamente analogo a quello della crescita del corpo fisico. Per crescere, un bambino deve essere ben nutrito, il suo organismo deve godere di condizioni sane al fine di poter preparare, a partire da questo nutrimento, i materiali richiesti per la crescita dei suoi tessuti. La stessa cosa è necessaria al corpo astrale che richiede, per la propria crescita, sostanze che l’organismo deve produrre a partire dalle diverse qualità di nutrimento che penetrano in lui.

Oltre a ciò, le sostanze di cui il corpo astrale ha bisogno per la sua crescita, sono identiche a quelle che sono indispensabili al mantenimento del corpo fisico, con la sola differenza che gliene occorre una quantità molto maggiore.

Se l’organismo fisico comincia a produrre una quantità sufficiente di queste sostanze fini, e se il corpo astrale è ormai costituito in lui, questo organismo astrale avrà bisogno, per mantenersi, di una minore quantità di queste sostanze che non durante la sua crescita. Il sovrappiù di queste sostanze potrà allora essere impiegato per la formazione e la crescita del corpo mentale, che crescerà con l’aiuto delle stesse sostanze che nutrono il corpo astrale, ma naturalmente la crescita del corpo mentale richiederà maggior quantità di queste sostanze. Il sovrappiù delle sostanze non consumate dal corpo mentale servirà a far crescere il quarto corpo. Ma questo sovrappiù dovrà essere molto grande.

Tutte le sostanze fini necessarie al mantenimento e al nutrimento dei corpi superiori devono essere prodotte dall’organismo fisico, e l’organismo fisico è capace di produrle, a condizione che la fabbrica umana lavori convenientemente ed economicamente.

Tutte le sostanze necessarie al mantenimento della vita dell’organismo, al lavoro psichico, alle funzioni superiori della coscienza e alla crescita dei corpi superiori, sono prodotte dall’organismo a partire dal nutrimento che penetra in esso.

L’organismo umano riceve tre tipi di nutrimento:

1° II cibo che mangiamo.

2° L’aria che respiriamo.

3° Le nostre impressioni.

Non è difficile capire che l’aria è un genere di alimento per l’organismo, ma può apparire difficile, a prima vista, comprendere come le impressioni possano essere un nutrimento. Dobbiamo tuttavia ricordarci che con ogni impressione esterna, sia che prenda la forma di suono, di visione, di odore, noi riceviamo dall’esterno una certa quantità di energia, un certo numero di vibrazioni; questa energia che dall’esterno penetra nell’organismo è un nutrimento.

Senza cibo (…) e, non di meno, anche senza acqua un uomo può vivere senza nutrimento parecchi giorni. Senza aria, non può sopravvivere che qualche minuto, non più di due o tre.

Senza impressioni, un uomo non può vivere un solo istante. Se il flusso delle impressioni, per una qualsiasi ragione, si arrestasse, o se l’organismo dovesse essere privato della sua capacità di ricevere le impressioni, morirebbe istantaneamente. Il flusso delle impressioni che ci viene dall’esterno è come una puleggia di trasmissione con la quale ci viene comunicato il movimento.

Così, di tre tipi di nutrimento, il più importante è quello delle impressioni, benché sia evidente che l’uomo non può vivere a lungo solo di impressioni. Impressioni e aria permettono all’uomo di vivere un po’ più a lungo. Impressioni, aria e nutrimento fisico permettono all’uomo di vivere fino al termine normale della sua vita, e di produrre le sostanze necessarie non solo al mantenimento della sua vita, ma anche alla creazione e alla crescita dei corpi superiori.

Il processo della trasformazione in sostanze più fini delle sostanze che entrano nell’organismo è retto dalla legge d’ottava. 48

[M.me de Salzmann] mi ha detto: “Senza relazione con l’energia superiore, la vita non ha significato. (…) Lentamente, il desiderio della mente per questa relazione diventerà un bisogno organico. Non lo si può forzare. L’energia superiore non può essere forzata. Il tentare di forzarla può condurre a cattivi risultati. Gradatamente il suo interesse aumenterà, e quando non sarà in relazione resterà sgomento dalla mancanza. Forse è troppo presto per usare il termine, ma questo è amore. Arriverà ad un punto in cui si renderà conto di non poter vivere senza questa relazione. Senza, niente ha significato o senso.” 49

Ne I Racconti di Belzebù a suo nipote, Gurdjieff parla di una tavola dei comandamenti, la principale reliquia degli appartenenti di una particolare confraternita che aveva avuto come iniziatore il Santo Ashyata Sheymash, uno degli inviati dall’Alto sul pianeta Terra con lo scopo di aiutare l’essere umano a ritrovare la sua vera natura e liberarlo dal giogo dell’organo kundabuffer, ovvero dalla sua meccanicità. Questa tavola parlava dei sacri impulsi dell’essenza della Fede, dell’Amore e della Speranza, e così recitava:

La Fede della coscienza è libertà.

La Fede del sentimento è debolezza.

La Fede del corpo è stupidità.

L’Amore della coscienza evoca l’uguale.

L’Amore del sentimento evoca il contrario.

L’Amore del corpo dipende dal tipo e dalla polarità.

La Speranza della coscienza è forza.

La Speranza del sentimento è schiavitù.

La Speranza del corpo è malattia.50

________________________________

1 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 192)

2 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 48)

3 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 49)

4 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 203)

5 L. Maggi, Gurdjieff – Le sue tecniche e la conoscenza di sè, Re Nudo, 2005 (pg. 31)

6 P.D. Ouspensky, La Quarta Via, Astrolabio, 1974 (pg. 69)

7 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 27)

8 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 23)

9 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 37)

10 L. Maggi, Gurdjieff – Le sue tecniche e la conoscenza di sè, Re Nudo, 2005 (pg. 32)

11 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 109-110)

12 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 51-52)

13 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 45)

14 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 52-3)

15 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 61)

16 R. Ravindra, Un cuore senza limiti, Psiche, 2010 (pg. 72)

17 R. Ravindra, Un cuore senza limiti, Psiche, 2010 (pg. 76)

18 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 183)

19 L. Maggi, Gurdjieff – Le sue tecniche e la conoscenza di sè, Re Nudo, 2005 (pg. 33)

20 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 32)

21 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 206)

22 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 32)

23 L. Maggi, Gurdjieff – Le sue tecniche e la conoscenza di sè, Re Nudo, 2005 (pg. 32-33)

24 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 32)

25 L. Maggi, Gurdjieff – Le sue tecniche e la conoscenza di sè, Re Nudo, 2005 (pg. 32)

26 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 32)

27 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 111)

28 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg.  64)

29 G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote (131)

30 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 127)

31 G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza, 1999 (pg. 377)

32 R. Ravindra, Un cuore senza limiti, Psiche, 2010 (pg. 86)

33 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 8)

34 M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, Gremese, 2008 (pg. 44). Si intendono qui i sogni provenienti dai centri inferiori, non da quelli superiori.

35 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 217)

36 H. Thomasson, Battaglia per il presente, Edizioni Psiche, Torino, 2010 (159)

37 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 217)

38 M. Nicoll, Commentari Psicologici, vol I, 1941 (pg. 218-9)

39 M. Anderson, L’inconoscibile Gurdjieff, Gremese, 2008 (pg. 123)

40 G.I. Gurdjieff, Vedute sul mondo del reale, Neri Pozza, 2000 (pg. 220-1)

41 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 206)

42 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 158)

43 G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza, 1999 (pg. 969)

44 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 215-6)

45 J. de Salzmann, La realtà dell’essere, Astrolabio, 2011 (pg. 79)

46 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 216)

47 G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza, 1999 (pg. 969)

48 P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, 1976 (pg. 201-2)

49 R. Ravindra, Un cuore senza limiti, Psiche, 2010 (pg. 47)

50G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote, Neri Pozza, 1999 (pg. 311)

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Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

3 risposte a "I centri dell’uomo – La Quarta Via (cap. 17)"

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