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Nonostante non siamo ancora riusciti ad incontrarlo di persona (la distanza, gli impegni e i suoi ormai prossimi 90 anni non rendono la cosa così facile…), non vogliamo precluderci di dedicargli anticipatamente questo post, in fiduciosa attesa di poter parlare con lui seduti in un caratteristico caffè parigino.

Alejandro Jodorowsky “Jodo” è un uomo pubblico, un personaggio famoso. I suoi film, libri, fumetti e lavori teatrali ne fanno un artista eclettico oramai celebre in tutto il mondo. Nato in Cile nel 1929, Jodo vive da molti anni a Parigi, dove continua con grande energia a lavorare a nuovi progetti che rompono gli schemi sociali e morali dei nostri tempi.

Non è però la condizione di artista longevo e di successo, comune ad altre persone, quella che rende Jodo tanto speciale. Le sue opere artistiche hanno sempre una componente di ricerca iniziatica e il suo lavoro di decenni sui Tarot e sulla psicomagia, non lo rendono banale come la maggior parte delle star hollywoodiane, sempre alla ricerca di riflettori e compiacimenti.

La sua tensione principale è ed è sempre stata quella di ricercare il vero e una strada per giungere ad una reale libertà interiore. Il successo artistico non è mai stato il suo obiettivo ma si è rivelato semplicemente come una conseguenza della sua modalità di ricerca.

E questo non è tutto, c’è molto altro che merita di essere conosciuto. Anche se (altro…)

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Personalmente ho sempre avuto una sorta di attrazione/repulsione verso l’idea di maestro. Stimolato da una forza nostalgica che ho compreso solo il giorno in cui ho conosciuto Antonio, fin da piccolo evocavo e sognavo l’incontro con un mentore dotato di profonda saggezza e amorevolezza.

Allo stesso tempo però, ero nauseato dalla maggior parte dei personaggi che si pubblicizzavano e vendevano come tali, alla stregua dei divi di Hollywood, e che ottenevano incredibilmente il consenso di moltitudini di devoti e ammiratori. Per questo motivo non posso biasimarmi più di tanto se nella mia giovinezza, dopo diversi incontri deludenti, persi le speranze rifugiandomi infine in un insofferente ateismo.

La figura di maestro che emerge infatti superficialmente dall’immaginario collettivo occidentale è piuttosto goffa e corrisponde generalmente ad una caricatura grossolana dei più noti guru orientali, spesso mal compresi e mal interpretati dalla nostra cultura.

Su questa scia si delinea l’identikit di una persona con il sorriso zuccheroso e una dentatura bionica, con vesti bianche e svolazzanti, prodiga di carezze e parole caritatevoli per tutti, giocoliere di concetti astratti e fumosi, che vive lontana dalla contaminazione del mondo quotidiano e con un conto in banca proporzionale alle sue “doti” spirituali.

Antonio era ben lontano da una simile caricatura, non ostentava santità e non mendicava consensi, non aveva nulla da vendere e nulla da comprare; la sua serietà e autorevolezza infondevano piuttosto una certa rassicurazione sul fatto che, per quanto indubbiamente rari e difficili da individuare, esistono realmente maestri degni di questo appellativo nella sua più profonda e tradizionale accezione.

Le fantomatiche guide spirituali che si avvicinavano invece al suo cospetto (altro…)

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Antonio parlava molto raramente della sua storia, e credo che i motivi fossero principalmente due: da una parte non aveva il minimo interesse di attrarre l’attenzione su di sé per fini non inerenti all’insegnamento, dall’altra parte era certamente cosciente del fatto che cancellare le proprie tracce personali è il modo migliore per rendersi quanto più possibile immuni alle altrui semplicistiche etichette e definizioni.

Ciononostante, in alcune occasioni, quando il racconto di aneddoti della sua vita poteva servire da stimolo per gli altri, ecco che trapelavano piccoli particolari, che qui di seguito proverò a collegare in sequenza temporale.

Abbandonato ancora in fasce alla ruota degli esposti di una città pugliese, venne allevato in un orfanotrofio cattolico, dove vigeva un clima psicologico estremamente severo e vessatorio. La più bieca moralità sessuale era oppressiva quanto irragionevole per dei bambini così piccoli. I bagni, ad esempio, erano privati di qualsiasi porta, in modo tale da annullare ogni possibile attimo di intimità a rischio di “atto impuro”.

La disciplina quotidiana sconfinava nell’ostinazione priva di compassione: se per qualsiasi ragione di salute un bambino perdeva l’appetito per qualche pasto, le sue pietanze venivano conservate e continuamente riproposte nel suo piatto per fargliele presto o tardi consumare. Non di rado erano costretti a mangiare minestre con vermi o cibi solidi con muffe.

Antonio ricordava di aver sempre avvertito dentro di sé un naturale senso di giustizia. In quegli anni si prendeva cura dei bambini più piccoli di lui difendendoli dalle angherie subite dai preti. Proprio per questo motivo incorreva spesso in punizioni piuttosto brutali, come l’essere rinchiuso in una stanza buia per qualche giorno senza cibo.

Un giorno vide un sacerdote trascinare con la forza un bambino in una stanza appartata, e seguendoli di nascosto si rese conto che stava accadendo qualcosa di strano (pur non avendo ancora a quell’epoca dei parametri di riferimento per comprendere fino in fondo la gravità della situazione). Decise comunque di intervenire urlando, e (altro…)

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Fin dal primo incontro mi resi conto che, contrariamente alla mia idea iniziale, Antonio non era colui che aveva insegnato a Lorenzo le arti marziali praticate da quest’ultimo in palestra, per quanto non si possa ovviamente escludere una sottile connessione tra gli insegnamenti più sottili sulla natura umana e le antiche discipline di difesa personale.

Nel gruppo di persone che frequentava assiduamente Antonio, ognuna faceva riferimento ad una specifica corrente spirituale e la approfondiva sia tramite lo studio che la pratica: vi erano quindi apprendisti della tradizione induista yogica, ebraico qabbalistica, celtica druidica, cinese taoista, eccetera.

Mi colpì moltissimo vedere tutti questi sistemi spirituali riuniti sotto un unico tetto, e certamente in un modo nettamente differente dai soliti ambienti di impronta new age, dove generalmente si fa un miscuglio annacquato e improvvisato di tanti concetti presi a prestito un po’ qua e un po’ là.

Antonio aveva l’incredibile capacità di offrire un insegnamento basilare come denominatore comune per tutti, e allo stesso tempo addestrare ciascuno nella sua propria peculiare disciplina, che poteva essere scelta liberamente in base alle affinità e propensioni personali.

Per esempio Lorenzo, tra le altre cose, stava imparando sotto la supervisione di Antonio il Tai Chi Chuan tradizionale, una disciplina spirituale di tutt’altra natura dell’arte marziale che proponeva invece in palestra (come attività lavorativa), e in modo molto chiaro ed onesto non cercò mai di confondere le due cose.

Durante uno dei miei primi giorni di frequentazione a quelli che erano, di fatto, dei veri e propri (altro…)

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Come la maggior parte delle persone, ho sempre pensato che la forza dei maestri spirituali, così come l’attendibilità e la profondità dei loro insegnamenti, dovesse necessariamente essere proporzionata alla loro fama e notorietà. Inizialmente questo tipo di convinzione mi bastava e mi incentivava ad approfondire le più importanti filosofie religiose per sviscerare le risposte che offrivano ai più pressanti quesiti esistenziali.

Poi, con il trascorrere del tempo, persi gradatamente fiducia nei sistemi dogmatici e istituzionalizzati, cattolicesimo in primis. Per la verità persi anche fiducia nei confronti di qualsivoglia filosofia spirituale, non avendo incontrato nessuno che potesse rappresentare un concreto esempio di vita ma solo discreti predicatori.

Mi rivolsi allora al mondo dell’occulto e dello spiritismo, attratto dalla possibilità di entrare in contatto con esseri al di fuori della nostra sfera di esistenza e poterli così interrogare sui misteri della vita. Alcune esperienze in questo senso mi impressionarono molto, altre mi lasciarono invece del tutto incredulo ed indifferente.

Certamente la frequentazione assidua di certi ambienti lasciò in me una profonda impronta, abituandomi a considerare pericolosi e fuorvianti per la conoscenza sia il cieco fanatismo che lo scetticismo a priori.

Ad ogni modo l’approccio alla ricerca tramite i contatti medianici, per quanto li trovassi indubbiamente affascinanti ed emozionanti, mi lasciò infine ancora insoddisfatto. (altro…)

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Quando si esprime l’amore, ridesta in contraccambio un medesimo sentimento anche nel cuore di chi si ama, e così viene cementato il reciproco affetto.

Ma ancor di più accade quando un re, grande e potente, dimostra il suo profondo ed intenso amore per un uomo comune che è disprezzato e considerato l’infimo tra gli uomini: una creatura infelice, abbandonata su di un mucchio di letame.

E tuttavia il re discende in persona dal suo seggio, accompagnato dal suo seguito, e va’ fino a lui e lo solleva dal mucchio di letame, e gli fa onore, e lo conduce nel suo palazzo reale, nella stanza più interna, un luogo dove nessun servo e nessun principe entrano mai.

E qui egli fa di lui il più vero e più intimo compagno, baciandolo, abbracciandolo e legandosi a lui spiritualmente con tutto se stesso.

Ed allora nascerà spontaneamente e poi si raddoppierà e raddoppierà ancora, nel cuore di questo individuo comune ed infimo, l’amore per il re; e si tratterà di una vera affezione dello spirito, proveniente dall’anima e sentita nel profondo del cuore con infinita sincerità.

Anche se il cuore di quest’uomo fosse stato simile alla pietra, si sarebbe certamente intenerito e sciolto, e la sua anima sarebbe traboccata come acqua, struggendosi così d’amore per il re.

Rabbi Shneur Zalman

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Cari amici, è con grande piacere che vi presentiano l’ultimo progetto editoriale che vedrà la pubblicazione gratuita sul nostro blog del nuovo libro di Joannes Yrpekh – L’Alleanza Sacra – dove per la prima volta l’autore ci racconterà il suo incontro e la sua esperienza a fianco di colui che è stato il suo maestro: Antonio.

Questo libro parla di un essere decisamente fuori dal comune, al punto tale da rendere incredibile il fatto che un uomo del genere abbia potuto realmente esistere e vivere in mezzo a noi. Eppure l’autore testimonia per esperienza diretta una realtà molto più bella, reale ed intensa delle varie leggende esistenti sul conto di maestri immaginari.

“Conoscere Antonio poteva essere una benedizione quanto una maledizione. Una benedizione per coloro alla ricerca di trovare il senso della loro vita, una maledizione per chi invece ha sempre creduto che fosse impossibile spingersi oltre la natura umana, accomodandosi sopra una comoda rassegnazione.”

Ogni settimana verrà quindi pubblicato su questo spazio online un frammento del libro, suddiviso complessivamente in 11 capitoli, fino alla sua piena pubblicazione, dopodiché sarà anche possibile scaricarlo in formato pdf.

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Buona lettura!

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