Il ruolo dell’attrito nel percorso spirituale – Quarta Via (cap. 26)

Solo una forza volontaria può liberarmi dal potere di una forza involontaria. Ho bisogno di vedere che per me sono necessarie umiltà e sincerità.
Jean de Salzmann (1)

Una strada spirituale è proprio quello che ci vuole per te; lo senti nelle vene, nel cuore, la desideri con la mente. I sacrifici non saranno un problema, farai sforzi, percorrerai chilometri, ti rimetterai a studiare per percorrerla, perché la Via è proprio ciò che qualcosa dentro di te insegue da tutta una vita. Ma cosa succederà il giorno in cui qualcuno ti dirà che dovrai mettere in discussione le tue idee? O quando ti faranno notare che sei incoerente, che predichi bene e razzoli male? O che dovrai rivedere alcune piccole e comode abitudini, come quelle alimentari o stili di vita, se vorrai proseguire?

Si creerà attrito.

Secondo i principi della Quarta Via nell’essere umano ordinario la volontà segue una linea a zigzag o va in circoli, e questa è la ragione per cui è necessario soggiogare la volontà. Un esempio “ordinario”? Voglio iniziare a fare sport, inizio domani. Domani piove, facciamo dopodomani. Mi mettono una riunione un’ora dopo la programmazione del mio momento di sport, facciamo giovedì. Bello, mi è piaciuto. Ripeterò sabato. Sabato c’è la partita, non me lo ricordavo; posso fare domenica. No, la domenica è dedicata ai figli (marito, moglie, televisione, shopping, piangersi addosso, litigare con qualcuno…) e non ho potuto, rifacciamo lunedì. E si ricomincia.

Soggiogare la volontà addestra talmente tanto il nostro volere che in seguito esso può seguire una linea precisa. Quando diventa sufficientemente forte, non è più necessario limitarlo. Perciò la volontà non può essere lasciata come è nel presente, perché ora corre in tutte le direzioni: deve essere addestrata, e al fine di addestrare la volontà uno deve fare parecchie cose sgradevoli.

Le opportunità per addestrare la volontà sono sempre presenti dove c’è attrito. Ma ciò dipende da quello che vogliamo: dal nostro desiderio di attrito, dalla nostra decisione, dal nostro stato e posizione. Nel cammino spirituale, ad ogni momento, bisogna superare pigrizia, inerzia, desiderio di fermarsi. Se non si lavora non c’è nulla da superare, ma se si lavora ad una cosa qualsiasi è sempre necessario superare il desiderio di smettere di lavorare.

Per alcune persone può essere necessaria più scomodità, per altre meno. Ancora una volta ciò dipende da quello che si vuole veramente. Lavoro significa attrito, conflitto tra sì e no, tra la parte che desidera lavorare e quella che non vuole. Il rinunciare alla propria volontà in genere significa rinunciare all’infantilismo, all’inefficienza e alla menzogna.

Abbiamo idee errate su ciò che significa rinunciare alla volontà. In primo luogo, noi pensiamo che sia un’azione definitiva: se rinunciamo alla volontà, non ne avremo più. Questa è un’illusione, in quanto non abbiamo una tale volontà cui rinunciare. (2)

[Gurdjieff disse]: Un uomo non può mai imporre a se stesso dei supersforzi consecutivi o di lunga durata; ciò esige la volontà di un’altra persona che non abbia alcuna pietà e che possieda un Metodo. (3)

La nostra volontà dura per circa tre minuti. La volontà si misura col tempo. Se per una volta rinunciamo a tre minuti di volontà, domani cresceranno altri tre minuti di volontà. Rinunciare alla volontà non è un’azione, è un processo continuo. Una singola azione non significa nulla.

Il secondo errore è non ricordare alcuni principi e i nostri intenti per i quali rinunciare alla volontà.

La terza cosa sta nell’evitare il pensare per estremi; l’immaginare i casi più difficili. Cominciamo con casi semplici, comuni. Rinunciare alla volontà significa soltanto ricordare il lavoro. In tal modo impariamo come creare la volontà; questo è il metodo per svilupparla. (4)

[Gurdjieff disse]: La personalità trova il suo nutrimento nell’immaginazione e nella menzogna. Quando diminuirà la menzogna nella quale l’uomo vive, quando la sua immaginazione si sarà indebolita, anche la personalità non tarderà a indebolirsi e l’uomo potrà passare allora sotto il controllo sia del suo destino, sia di una linea di lavoro, diretta a sua volta dalla volontà di un altro uomo; in questa maniera, l’uomo può essere condotto sino al punto in cui una volontà può costituirsi in lui, una volontà capace di far fronte all’accidente e, se occorrerà, al destino. (5)

Se desideriamo cambiare, dobbiamo cercare l’uomo nuovo dentro di noi, quello nascosto. È l’uomo che ricorda, che possiede una forza che può essere portata solo dal desiderio, dalla volontà, e deve crescere grado per grado. È necessario rendersi conto che è possibile raggiungere uno stato più attivo, un’intensità maggiore. (6)

L’aspetto connesso alla volontà risulta rafforzato in noi ogni qualvolta operiamo di nostra propria iniziativa, senza essere influenzati dalle nostre simpatie e avversioni, dai piaceri o dai dolori, dalle associazioni delle nostre macchine, e così via, e senza tener conto delle reazioni che abbiamo verso gli altri. Sino a che non avremo imparato a operare in questo modo, quali che siano gli esercizi che conosciamo, e quali che siano i risultati che sembriamo raggiungere, in realtà abbiamo superato la soglia dell’opera sulla volontà. (7)

Solo un’attenzione cosciente, che fa da apertura a una forza superiore, ha il potere di vincere l’automatismo. Ma perché ciò avvenga, l’attenzione deve essere occupata volontariamente. (8)


[1] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (306-8).

[2] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (306-8).

[3] P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto (384).

[4] P.D. Ouspensky, La Quarta Via (306-8).

[5] P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto (183).

[6] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (22).

[7] J.G. Bennet, L’uomo superiore (38).

[8] J. de Salzmann, La Realtà dell’Essere (160).


Nota: L’articolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni dei Frammenti dell’insegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. L’associazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.

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