Dentro il capolavoro inedito e misterioso di Mária Szepes: Raguel

Abbiamo già scritto di un romanzo che ci ha conquistati, sotto tutti i punti di vista. Il nostro articolo Oltre “Il Leone Rosso”: l’eredità misteriosa di Mária Szepes parla proprio del libro I sette discepoli di Raguel, un’opera davvero straordinaria.

In Italia Mária Szepes è ancora poco conosciuta, nonostante sia stata una delle figure più interessanti della letteratura esoterica europea del Novecento. Scrittrice, sceneggiatrice e studiosa attenta delle antiche Tradizioni, è nota soprattutto per Il Leone Rosso, romanzo nel quale l’alchimia diventa lo scenario di un lungo percorso attraverso molte vite. I sette discepoli di Raguel, che la stessa Szepes considerava una delle sue opere più importanti, porta questa ricerca ancora più lontano: dietro la trama narrativa si sviluppa infatti un vero percorso iniziatico, nel quale psicologia, astrologia, simbolismo e filosofia ermetica si intrecciano continuamente.

Mária Szepes e "I sette discepoli di Raguel"

Al centro di tutto troviamo una figura enigmatica, presente molto meno di quanto il titolo del libro potrebbe far pensare, eppure decisiva per comprendere l’intero romanzo: Raguel. Dal momento che l’opera non è ancora stata pubblicata in italiano – e considerata la portata così rilevante dei suoi messaggi per la nostra epoca – vogliamo provare ad aprire una prima porta su questo straordinario universo, avvicinandoci ad alcuni dei suoi temi e dei suoi insegnamenti attraverso i personaggi che lo abitano. Cominciamo proprio da lui.

Chi è Raguel?

Raguel non è un Maestro nel senso più comune del termine: non tiene lunghe lezioni, non cerca di convincere nessuno e non offre ai suoi discepoli risposte rassicuranti. La sua prima funzione sembra piuttosto un’altra, ovvero quella di radunare.

All’inizio del romanzo, a Mythenburg, un antico castello svizzero, convergono infatti progressivamente sette persone provenienti da paesi, esperienze e percorsi molto diversi. Sono:

  • György Baráth, scrittore ungherese, associato a Giove;
  • Madelaine Rougemont, archeologa belga, legata alla Luna;
  • André Morel, psicologo francese, associato a Mercurio;
  • John D. Carter, scrittore inglese ed ex neurochirurgo, legato a Marte;
  • Angelo Vitelli, pianista e compositore italiano, associato a Venere;
  • Anton Bernstein, fisico nucleare originario di Leopoli e cresciuto a Vienna, legato a Saturno;
  • e infine Kjell Björnson, viaggiatore norvegese profondamente legato al Tibet, nel quale domina il principio solare.

Il riferimento ai pianeti non è un semplice elemento astrologico aggiunto alla caratterizzazione dei personaggi. Progressivamente comprendiamo che i sette rappresentano qualità differenti e complementari e che proprio questa diversità è necessaria al lavoro che Raguel intende iniziare.

Quando Baráth arriva a Mythenburg, infatti, avverte immediatamente qualcosa di particolare nei suoi compagni. Sono diversissimi tra loro, ma sembrano condividere una condizione più profonda: sono uomini e donne senza vere radici, hanno attraversato crisi importanti, possiedono sensibilità e facoltà non comuni e soprattutto sono mossi da una stessa sete. È questa sete, attraverso strade completamente differenti, ad averli condotti fino a Raguel.

L’arpa dalle sette corde

Una delle immagini più belle utilizzate da Szepes per descrivere il gruppo è quella dell’arpa dalle sette corde. Altrove i discepoli vengono rappresentati anche come le sette teste di un unico serpente: immagini diverse che rimandano allo stesso principio, quello di una molteplicità che deve ritrovare un’unità senza perdere le proprie differenze.

Le sette corde, infatti, devono produrre note differenti, altrimenti non potrebbe esistere alcuna armonia. Raguel non sembra quindi voler trasformare i sette in discepoli tutti uguali, né proporre un modello umano nel quale ciascuno debba progressivamente perdere le proprie caratteristiche. Il suo lavoro consiste piuttosto nel riportare ogni forza verso la sua qualità più autentica, liberandola dalle deformazioni accumulate nella personalità e permettendole così di entrare in relazione con le altre.

Per comprendere Raguel può allora essere utile l’immagine di un direttore d’orchestra. Non è uno degli strumenti e non produce al posto loro la musica, ma offre il riferimento che permette alle diverse note di diventare un accordo.

Raguel appare dunque prima di tutto come Centro e misura, e non perché tutto debba ruotare attorno alla sua persona, ma perché attraverso di lui i discepoli possono uscire, almeno temporaneamente, dalla misura soggettiva con cui normalmente giudicano se stessi e ciò che accade loro.

Il primo lavoro: ritornare alla propria vita

Il primo compito che Raguel affida ai sette è forse meno spettacolare di quanto ci si aspetterebbe da un romanzo esoterico. Non comunica loro una nuova dottrina e non rivela improvvisamente qualche grande segreto occulto. Li invita invece a tornare verso qualcosa che possiedono già: la propria vita.

La prima fase della Praxis consiste infatti nel ripercorrere i momenti decisivi della propria esistenza, dalla soglia della nascita fino al presente, cercando di distillarne gli insegnamenti. Il verbo utilizzato è significativo: distillare.

La metafora è chiaramente alchemica. In una distillazione la materia di partenza non viene rifiutata o eliminata, ma sottoposta a un processo che permette di separarne e raccoglierne l’essenza. Nel lavoro indicato da Raguel la materia grezza è costituita proprio dalla vita dei discepoli: i loro amori, le paure, gli errori, le perdite, le aspirazioni, i fallimenti e le esperienze più dolorose.

Tutto ciò non deve essere semplicemente ricordato, e neppure raccontato per ricostruire una biografia coerente, ma deve in qualche modo diventare materia di conoscenza. Il passato, in questa prospettiva, non smette necessariamente di agire solo perché è trascorso; di fatto, può continuare a vivere nelle nostre reazioni, nei timori che orientano le nostre scelte, nelle immagini che proiettiamo sugli altri e nelle situazioni che continuiamo a riprodurre senza rendercene conto. Tornare indietro, allora, non significa rimanere prigionieri del passato, ma tentare di riconoscere ciò che di quel passato continua ancora ad agire nel presente.

Dal caos dei dettagli a una visione più ampia

Bernstein, lavorando sull’esercizio, comprende di avere trascorso gran parte della propria esistenza chiedendo continuamente alla realtà “perché?” e “a quale scopo?”, osservando gli eventi dal punto di vista dei propri desideri, delle proprie paure e delle proprie aspettative. A Mythenburg comincia invece a intuire che il significato complessivo di un’esperienza può essere molto diverso da quello che sembrano suggerire i singoli dettagli mentre la stiamo vivendo.

È un passaggio importante, perché normalmente costruiamo la nostra autobiografia proprio dal punto di vista del protagonista che crediamo di essere: questo mi è successo, questo mi ha fatto soffrire, questo ho ottenuto, questo mi è stato tolto.

Raguel introduce la possibilità di uno sguardo differente: considerare la propria vita come un’Opera ancora in lavorazione, nella quale anche esperienze che in un primo momento ci appaiono soltanto negative possono contenere elementi che non siamo ancora in grado di leggere. Per questo, Szepes utilizza ancora una volta un linguaggio apertamente alchemico: Raguel raccoglie le forze disperse dei discepoli, le distilla nel Calice, le sottopone al fuoco della passione e del dolore, le fermenta e le purifica.

La trasformazione non avviene quindi cancellando ciò che siamo stati, ma lavorando sulla materia che siamo diventati.

È uno dei grandi temi della tradizione ermetica: ciò che ostacola il cammino non deve necessariamente essere espulso, perché spesso proprio lì si trova la materia dell’Opera. Un’esperienza dolorosa può continuare per anni a condizionarci oppure, attraverso un diverso grado di comprensione, può lentamente trasformarsi in una forza di altra natura.

Naturalmente, questa trasformazione non avviene perché decidiamo semplicemente di attribuire un significato positivo a tutto ciò che ci accade: questa sarebbe un’operazione piuttosto comoda e anche abbastanza inutile; e non significa nemmeno affidarsi al primo “corso di risveglio” disponibile. Sapete già come la vediamo a tal proposito, e non ci stancheremo mai di richiamare prudenza e serietà in materia. Il lavoro indicato da Szepes richiede invece osservazione, distanza e una capacità progressivamente maggiore di vedere ciò che nella nostra storia continua a sfuggirci.

Un Maestro già incontrato

La figura di Raguel diventa ancora più enigmatica quando osserviamo ciò che accade a Baráth appena giunto a Mythenburg. Qualcuno sa in anticipo che arriverà, anche se lui non ha comunicato l’orario del treno. La stanza che gli è stata preparata contiene simboli che corrispondono in modo sorprendente alla sua natura. Tutto sembra suggerire che il padrone di casa conosca il nuovo ospite molto meglio di quanto sarebbe possibile.

Ma soprattutto, prima ancora di incontrarlo fisicamente, Baráth comprende che Raguel non gli è realmente sconosciuto. Ripensando a sogni ricorrenti, intuizioni, eventi e momenti particolari della propria esistenza, riconosce dietro di essi la traccia di una stessa presenza. Raguel gli appare allora come qualcosa che non entra improvvisamente nella sua vita a Mythenburg, ma che in qualche modo aveva già operato dietro le sue esperienze, come una continuità invisibile.

Quello che nel primo capitolo potrebbe sembrare soltanto uno stato mistico di Baráth acquista un significato molto più ampio verso la conclusione del romanzo, quando Szepes estende la vicenda dei sette attraverso epoche, vite e identità differenti. Cambiano i nomi, i corpi, i luoghi, le circostanze e le personalità. I sette attraversano successo e fallimento, conoscenza e oblio, potere, violenza, sofferenza e rinascita. Eppure qualcosa continua a ricondurli verso lo stesso Centro.

Il passaggio forse più significativo arriva quando Szepes suggerisce che, andando oltre la personalità di Raguel, i discepoli penetrano sempre più profondamente alle radici del proprio essere. A quel punto il rapporto tra Maestro e discepolo cambia completamente prospettiva; ma qui ci fermiamo per non rischiare spoiler indesiderati.

Il Centro silenzioso

Dunque Raguel non sembra essere il punto finale del cammino, né qualcuno presso il quale i discepoli debbano semplicemente fermarsi. Questo misterioso personaggio, rappresenta piuttosto il Centro attraverso cui possono ritrovare una direzione e, progressivamente, raggiungere qualcosa che appartiene alla parte più profonda di loro stessi.

Ed è proprio qui che il romanzo può cominciare a riguardare anche noi.

Che cosa svolge nella nostra vita la funzione di un centro? Che cosa ci permette di distinguere ciò che semplicemente desideriamo da ciò che può realmente aiutarci a crescere? Quando una nostra qualità, una capacità o perfino una conoscenza stanno servendo qualcosa di più ampio e quando, invece, stanno soltanto rafforzando l’immagine che abbiamo di noi stessi?

E siamo davvero capaci di osservare gli avvenimenti della nostra vita non soltanto come cose che ci sono successe, ma come una materia sulla quale è ancora possibile lavorare?

Sono domande che, forse, rendono poco importante stabilire se Raguel debba essere interpretato soltanto come un personaggio letterario, come un Maestro iniziatico o come il simbolo di un principio più profondo.

All’inizio del romanzo i sette arrivano a Mythenburg cercando qualcosa e, in modi differenti, cercando Raguel. Il lungo percorso che segue li porta però verso un compito ulteriore: non rimanere per sempre accanto al Maestro, ma diventare a loro volta capaci di portare nel mondo qualcosa di ciò che hanno ricevuto.

L’immagine dell’arpa torna allora ad assumere tutto il suo significato. Una corda viene accordata perché possa suonare insieme alle altre, non per restare per sempre in silenzio, e forse vale lo stesso per il Fuoco custodito da Raguel: non viene conservato perché qualcuno possa possederlo, ma perché, quando sarà il momento, possa essere trasmesso.


Per ricevere aggiornamenti sui nostri contenuti ed eventi – e per non ricevere mai notifiche su “corsi di risveglio” e altre stranezze:

Rispondi

Creato su WordPress.com.

Su ↑

Scopri di più da Associazione Per-Ankh

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere