“Qualunque informazione, anche se vera, dร in generale agli esseri solo una conoscenza mentale, e la conoscenza mentale non serve mai ad altro che a diminuire la possibilitร di acquisire la conoscenza dellโessere.” G. I. Gurdjieff – I Racconti di Belzebรน a suo nipote
Nella Quarta Via, la distinzione tra sapere ed essere รจ fondamentale. Abituati a pensare che il sapere possa crescere, crediamo tendenzialmente che possiamo studiare, approfondire una materia, acquisire nuove informazioni, sviluppare competenze sempre maggiori. Molto meno immediata รจ invece lโidea che anche lโessere possa trovarsi a livelli differenti.
Nel linguaggio comune, โessereโ significa semplicemente esistere. Nellโinsegnamento di Gurdjieff assume invece un significato piรน preciso e riguarda la qualitร complessiva di ciรฒ che un uomo รจ. Ouspensky, per chiarire questo concetto, osserva che lโessere di un minerale รจ diverso da quello di una pianta, quello di una pianta da quello di un animale, e aggiunge:
“Due uomini possono differire nel loro essere piรน ancora di quanto un minerale e un animale differiscono tra loro.” (P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto).
Questa affermazione introduce un problema che riguarda molto da vicino la nostra cultura. Siamo abituati ad attribuire un grande valore al sapere e molto meno alla qualitร dellโessere. Consideriamo perfettamente possibile che una persona sia estremamente competente, colta o intelligente e, nello stesso tempo, vanitosa, invidiosa, meschina, incapace di controllare le proprie reazioni o semplicemente inconsapevole di se stessa. Non sembra esserci alcuna contraddizione per la maggior parte delle persone.
Per la Quarta Via, invece, sapere ed essere non sono due dimensioni indipendenti, in quanto il sapere che un uomo puรฒ realmente assimilare, comprendere e utilizzare dipende proprio anche dal suo livello di essere.
Quando il sapere supera lโessere
Un uomo puรฒ conoscere moltissimo e tuttavia essere incapace di vivere secondo ciรฒ che conosce. Puรฒ conoscere perfettamente il funzionamento delle emozioni negative e continuare a esserne dominato; puรฒ aver compreso intellettualmente lโimportanza dellโattenzione e trascorrere gran parte della giornata nellโidentificazione; puรฒ studiare per anni il concetto di presenza e dimenticare se stesso pochi minuti dopo aver chiuso un libro.
Kenneth Walker sintetizza con grande chiarezza questa situazione, affermando che se alla nostra conoscenza viene consentito di sopravanzare il nostro essere, il risultato sarร che conosceremo nella teoria ciรฒ che dovremmo fare ma non saremo capaci di farlo.
Questa รจ una condizione particolarmente riconoscibile nel nostro tempo. Abbiamo accesso a una quantitร di informazioni che nessuna generazione precedente avrebbe potuto immaginare: possiamo passare con facilitร da un libro a una conferenza, da un podcast a un corso, da una tradizione filosofica a unโaltra. Ma lโaccesso alla conoscenza non implica necessariamente una trasformazione e, in alcuni casi, lโaccumulo di informazioni puรฒ addirittura finire per sostituire lโesperienza.
Il sapere diventa allora teorico e astratto, separato dalla vita. Possiamo conoscere perfettamente la formulazione di un principio senza essere minimamente capaci di applicarlo quando la situazione concreta ce lo richiede. ร precisamente questa distanza tra ciรฒ che sappiamo e ciรฒ che siamo a rendere evidente lo squilibrio tra le due linee.
Il problema dellโessere
Nella prospettiva della Quarta Via, lโuomo ordinario non possiede ancora quellโunitร interiore che spontaneamente attribuisce a se stesso. Immagina di avere un Io stabile, una volontร permanente e una coscienza continua, mentre lโosservazione di sรฉ mostra qualcosa di molto piรน frammentato: pensieri, desideri, intenzioni ed emozioni cambiano continuamente.
Una parte decide qualcosa e unโaltra, poco dopo, agisce nella direzione opposta. Una parte desidera lavorare su di sรฉ, mentre unโaltra cerca semplicemente comoditร e conferme. Possiamo comprendere perfettamente qualcosa in un momento e comportarci poco dopo come se quella comprensione non fosse mai esistita.
Questa molteplicitร รจ uno degli aspetti fondamentali dellโessere dellโuomo ordinario e si collega a quella condizione che Gurdjieff definisce sonno. L’essere umano moderno vive nel sonno: che cosa puรฒ conoscere un uomo che dorme?
Naturalmente non si parla del sonno fisiologico, ma di una condizione nella quale gran parte della nostra vita procede attraverso reazioni automatiche, identificazioni, associazioni, emozioni e abitudini. Proprio per questo non basta chiedersi che cosa conosciamo. ร necessario chiedersi anche chi, dentro di noi, possiede quella conoscenza e se essa rimane disponibile quando le circostanze cambiano.
Possiamo aver compreso un principio in un momento di calma e dimenticarlo completamente quando veniamo contraddetti, feriti, impauriti o adulati. Il sapere, in qualche modo, รจ ancora presente, ma il nostro essere in quel momento non รจ in grado di servirsene.
Il โdebole Yogiโ e lo โstupido santoโ
Ouspensky utilizza due immagini volutamente paradossali per descrivere ciรฒ che accade quando sapere ed essere si sviluppano in maniera squilibrata.
Quando il sapere cresce senza un corrispondente sviluppo dellโessere compare quello che definisce il โdebole Yogiโ: un uomo che sa molto, ma non รจ capace di fare ciรฒ che sa, nรฉ di comprendere pienamente il valore e la qualitร delle proprie conoscenze.
Quando invece lโessere si sviluppa senza un sapere corrispondente compare lo โstupido santoโ: un uomo che puรฒ avere acquisito determinate possibilitร , ma non possiede la conoscenza necessaria per orientarle correttamente e rischia quindi di agire sulla base dei propri sentimenti soggettivi.
In entrambi i casi lo sviluppo arriva a un punto morto. La questione, dunque, non รจ scegliere se privilegiare il sapere oppure lโessere, ma fare in modo che le due linee possano procedere insieme. Ed รจ proprio dal loro incontro che nasce qualcosa di diverso da entrambe: la comprensione.
Sapere non significa comprendere
Questa distinzione รจ una delle piรน importanti dellโinsegnamento: iI sapere รจ una cosa, la comprensione รจ unโaltra.
Possiamo conoscere unโidea senza averla realmente compresa. Ce ne accorgiamo, per esempio, quando torniamo dopo alcuni anni su un libro o su un concetto che avevamo giร studiato. Le parole sono le stesse e spesso anche le informazioni che possediamo non sono cambiate, eppure improvvisamente ciรฒ che leggiamo assume un significato completamente diverso. Non necessariamente abbiamo imparato qualcosa di nuovo; puรฒ essere cambiato qualcosa in noi.
Ouspensky osserva che chi pratica lโosservazione di sรฉ puรฒ riconoscere con una certa chiarezza questo fenomeno. In momenti diversi della propria vita ci si accorge di aver compreso la stessa idea in modi profondamente differenti, anche se il sapere relativo a quellโidea รจ rimasto pressochรฉ identico. Ciรฒ che รจ cambiato รจ lโessere, e insieme allโessere รจ cambiata la possibilitร di comprendere.
Per questo la comprensione non puรฒ essere semplicemente trasmessa da una persona a unโaltra. Ne Incontri con uomini straordinari, padre Giovanni afferma:
“La comprensione รจ lโessenza di ciรฒ che si ottiene partendo da informazioni intenzionalmente acquisite e da esperienze personalmente vissute.” In G.I. Gurdjieff, Incontri con uomini straordinari.
La comprensione nasce quindi dalla relazione tra ciรฒ che abbiamo appreso e ciรฒ che abbiamo realmente vissuto. Non รจ semplice memoria, nรฉ capacitร di ripetere correttamente un insegnamento. Qualcosa deve essere passato attraverso lโesperienza ed essere diventato parte di noi.
Una questione molto contemporanea
Forse oggi il problema non รจ tanto la mancanza di conoscenza quanto la sua enorme disponibilitร . Possiamo accumulare idee, sistemi, interpretazioni e pratiche con una velocitร sconosciuta alle epoche precedenti. Proprio per questo diventa ancora piรน importante distinguere ciรฒ che abbiamo semplicemente appreso da ciรฒ che ha prodotto un effettivo cambiamento nel nostro modo di essere.
La domanda potrebbe allora essere molto semplice: quanto di ciรฒ che sappiamo รจ diventato realmente parte di noi?
Possiamo verificarlo nella vita quotidiana. Che cosa rimane della nostra capacitร di osservazione quando qualcuno ci irrita? Quanto della presenza che studiamo e ricerchiamo rimane disponibile quando siamo stanchi, preoccupati o profondamente identificati? Il nostro studio sta modificando lentamente il nostro modo di reagire oppure sta soltanto aumentando il numero delle idee che siamo capaci di spiegare?
Sono domande che cambiano il criterio con cui possiamo valutare un lavoro su noi stessi, perchรฉ non conta soltanto ciรฒ che siamo capaci di formulare intellettualmente. Conta anche ciรฒ che cominciamo a vedere in noi che prima non vedevamo, la possibilitร di riconoscere una reazione mentre sta accadendo, o quella piccola distanza che talvolta compare tra uno stimolo e la risposta automatica che normalmente ne seguirebbe.
Sapere, essere, comprendere
La Quarta Via non svaluta il sapere. Al contrario, lo considera indispensabile. Ma afferma che lo studio, da solo, non รจ sufficiente. Allo stesso modo non propone uno sviluppo dellโessere privo di conoscenza, perchรฉ anche questo porterebbe a uno squilibrio.
Il lavoro richiede che sapere ed essere procedano insieme, perchรฉ รจ dalla loro relazione che puรฒ svilupparsi la comprensione.
Puรฒ allora essere interessante tornare periodicamente alle idee che crediamo di conoscere molto bene e domandarci non soltanto se le ricordiamo, ma se oggi le comprendiamo nello stesso modo in cui le comprendevamo anni fa. Se la risposta รจ no, vale la pena chiedersi che cosa sia cambiato.
A volte leggiamo una frase molte volte e crediamo di averla capita. Poi attraversiamo unโesperienza, osserviamo qualcosa in noi stessi, incontriamo un nostro limite o riusciamo per un istante a vedere un meccanismo mentre รจ in azione, e quella stessa frase assume improvvisamente un significato nuovo.
Il sapere era giร lรฌ. Ciรฒ che – nel frattempo – puรฒ essere cambiato, รจ il nostro essere.
Bibliografia
Gurdjieff G.I., I Racconti di Belzebรน a suo nipote, Neri Pozza, Vicenza, 1999.
Gurdjieff G.I., Incontri con uomini straordinari, Adelphi, Milano, 1977.
Ouspensky P. D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio, Roma, 1976.
Walker K., Lโinsegnamento di Gurdjieff, Astrolabio, Roma, 1976.
Nota: Lโarticolo qui esposto rappresenta un tentativo di ricomporre alcuni deiย Frammentiย dellโinsegnamento di Gurdjieff con le sue stesse parole e con i numerosi contributi di chi ne ha seguito la Via. I riferimenti sono tutti rintracciabili nelle note a fondo articolo. Le eventuali modifiche apportate sono solo di natura stilistica, mai concettuale. LโAssociazione Per-Ankh, pur trovandosi in sintonia con la maggior parte degli insegnamenti della Quarta Via, non si considera tuttavia un gruppo Gurdjieffiano.
Iscriviti per non perdere i nostri aggiornamenti (senza mai ricevere spam da parte nostra):
Buona sera.Rigrazio per la grande capacitร di ricerca di contenuti sempre molto stimolanti.
ร l’argomento piรน interessante in assoluto per ogni ricercatore di veritร questo continuo oscillare tra sapere
( che poi si puรฒ tradurre secondo altre tradizioni in avere )ed essere.
Siamo separativi e di questo credo che ognuno abbia giร fatto abbondante esperienza…ma non lo siamo ancora abbastanza per riconoscere che dietro ogni apparente separazione c’รจ unitร ? O forse ci illudiamo continuamente che comunque la via sia una specie di Bluff al gioco? Quale tipo di shock ci vuole e per quanto tempo? E il tempo che consideriamo sempre un entitร astratta ,aliena e non tangibile, non รจ forse fatto dello stesso tessuto del nostro sognare o essere svegli? Chi da il valore al tempo ? Il vissuto ? L’osservazione? Puรฒ essere che ci equivochiamo su tutto quello che viene a contatto coi nostri sensi? Continuamente? Possibile stare con le cose, con gli oggetti dei sensi, con le percezioni e le emozioni relative , coi sentimenti che ci scuotono senza esserne sopraffatti?
Ci basta sapere di non sapere ? Questo non essere mai appagati sia nel corpo che nella mente..non รจ esso stesso pura illusione? L’ennesimo dormire credendo di stare in qualche modo risvegliandosi?
A volte mi chiedo a che scopo tutto il nostro affannarci per capire il mistero inesplicabile della Vita….Se comunque tutto scorre velocissimo..e al contempo lentissimo..non sapremo mai come va a finire il film? Davvero per apprendere ed evolvere รจ necessario soffrire? Possiamo continuare a recitare la commedia o dramma della Vita con questa consapevolezza sempre presente?
Forse c’รจ piรน veritร ,innocenza e unitร nell’ultimo uomo piรน separato dal mondo, ignorante e a suo modo felice che non in tutti i ricercatori spirituali e agnostici di tutti i tempi
E questo dovrebbe in qualche modo smentire la teoria di Gurdjieff almeno per lo stupido Santo..
Forse .
Grazie per lo “spazio”…altro motivo per argomentomentare che fa pari col tempo.
Carissimo, grazie per questo commento; le domande che lei si pone sono molte e, in una societร dove tutti offrono risposte 3×2, non รจ affatto scontato nรฉ banale.
Detto questo, noi crediamo che le domande arrivino quando siamo pronti non solo a coltivarle, ma anche – nel tempo – a verificarle, attraversarle e a cercare risposte che non siano semplici costruzioni mentali. Ed รจ proprio per questo che esistono le Scuole, i Metodi e un Lavoro trasmesso e condiviso.
Forse certe domande non ci appartengono davvero; forse ci attraversano quando รจ arrivato il momento di farne qualcosa. Un caro saluto.
Buona sera.Rigrazio per la grande capacitร di ricerca di contenuti sempre molto stimolanti.
ร l’argomento piรน interessante in assoluto per ogni ricercatore di veritร questo continuo oscillare tra sapere
( che poi si puรฒ tradurre secondo altre tradizioni in avere )ed essere.
Siamo separativi e di questo credo che ognuno abbia giร fatto abbondante esperienza…ma non lo siamo ancora abbastanza per riconoscere che dietro ogni apparente separazione c’รจ unitร ? O forse ci illudiamo continuamente che comunque la via sia una specie di Bluff al gioco? Quale tipo di shock ci vuole e per quanto tempo? E il tempo che consideriamo sempre un entitร astratta ,aliena e non tangibile, non รจ forse fatto dello stesso tessuto del nostro sognare o essere svegli? Chi da il valore al tempo ? Il vissuto ? L’osservazione? Puรฒ essere che ci equivochiamo su tutto quello che viene a contatto coi nostri sensi? Continuamente? Possibile stare con le cose, con gli oggetti dei sensi, con le percezioni e le emozioni relative , coi sentimenti che ci scuotono senza esserne sopraffatti?
Ci basta sapere di non sapere ? Questo non essere mai appagati sia nel corpo che nella mente..non รจ esso stesso pura illusione? L’ennesimo dormire credendo di stare in qualche modo risvegliandosi?
A volte mi chiedo a che scopo tutto il nostro affannarci per capire il mistero inesplicabile della Vita….Se comunque tutto scorre velocissimo..e al contempo lentissimo..non sapremo mai come va a finire il film? Davvero per apprendere ed evolvere รจ necessario soffrire? Possiamo continuare a recitare la commedia o dramma della Vita con questa consapevolezza sempre presente?
Forse c’รจ piรน veritร ,innocenza e unitร nell’ultimo uomo piรน separato dal mondo, ignorante e a suo modo felice che non in tutti i ricercatori spirituali e agnostici di tutti i tempi
E questo dovrebbe in qualche modo smentire la teoria di Gurdjieff almeno per lo stupido Santo..
Forse .
Grazie per lo “spazio”…altro motivo per argomentomentare che fa pari col tempo.
Carissimo, grazie per questo commento; le domande che lei si pone sono molte e, in una societร dove tutti offrono risposte 3×2, non รจ affatto scontato nรฉ banale.
Detto questo, noi crediamo che le domande arrivino quando siamo pronti non solo a coltivarle, ma anche – nel tempo – a verificarle, attraversarle e a cercare risposte che non siano semplici costruzioni mentali. Ed รจ proprio per questo che esistono le Scuole, i Metodi e un Lavoro trasmesso e condiviso.
Forse certe domande non ci appartengono davvero; forse ci attraversano quando รจ arrivato il momento di farne qualcosa. Un caro saluto.
Grazie! Buona serata e buone meditazioni.
Giuseppe