Tra le tante pillole di ebraismo che fino ad ora abbiamo visto insieme non poteva di certo mancare quella che porta con sé uno degli elementi più importanti per vivere bene nella vita e, ovviamente, in un percorso spirituale: si tratta del concetto di Simchàh, ovvero della gioia. Vediamo dunque, come sempre, in che modo la Tradizione ebraica pone l’accento su questo aspetto e per quale motivo abbia una certa rilevanza.
Prima di introdurre il tema, è fondamentale sottolineare che il concetto di cura presso i Nativi Americani è ben diverso da quello occidentale: per i Nativi è più importante la guarigione dalle cause della malattia che la cura della stessa o, peggio, solo del sintomo; il loro concetto di medicina è incentrato sul benessere dell’uomo, e non sulla soppressione dei sintomi.
Fin dall’antichità l’essere umano ha sempre sentito una forte attrazione verso ciò che lo circondava, sia a livello terreno che celeste.
La curiosità e il desiderio di comprendere i significati più nascosti lo spinsero a studiare, sperimentare e ricercare un nesso che mettesse luce su di sé, sui motivi dell’esistenza e della permanenza su questo mondo, sulla possibile connessione tra terra e cielo, tra uomo e Divinità. Iniziò quindi a porsi delle domande, dalle più semplici alle più complesse, dalle più tecniche alle più astratte, registrando ed osservando i movimenti del sole e della luna e all’influenza che essi avevano sulla vita. Incominciò quindi a chiedersi: Chi sono? Da dove vengo? Dove sto andando? Qual è il mio scopo nella Vita?
Non ci aspettavamo di ricevere commenti tanto interessanti e stimolanti, e abbiamo pensato fosse un peccato non valorizzarli. Eccoli dunque in un articolo, un articolo che possiamo considerare a tutti gli effetti “nostro”, il primo frutto del rapporto tra te e noi dell’Associazione Per-Ankh. Grazie a tutti e complimenti.
Geomanzia, il cui significato è divinazione per mezzo della terra, è un termine che deriva dal greco gea, che significa terra, e manteìa, che significa, per l’appunto, divinazione. Il primo ad utilizzare questo termine per definire tale Arte divinatoria fu Ugo di Santalla, prolifico traduttore spagnolo del XII secolo. Egli, infatti tradusse un trattato arabo in cui veniva trattata una forma di divinazione per mezzo della sabbia che veniva definita Ilm-al-raml, letteralmente: Scienza della sabbia.
Con il nome di Indiani d’America, o Nativi americani, sono state definite le popolazioni indigene che erano stanziali in America Settentrionale. Cristoforo Colombo fu il primo a chiamarli Indiani, nel 1492, essendo convinto di aver raggiunto le Indie asiatiche.
Successivamente gli europei occuparono militarmente i territori ove risiedevano numerose tribù di Nativi, sterminando la maggior parte di loro e costringendo i superstiti ad abbandonare la loro terra. Gli uomini rossi furono pertanto costretti a ritirarsi in zone sempre più ristrette e confinati in riserve. L’uomo bianco commise intenzionalmente un vero e proprio genocidio.
In accordo con l’antico mito Greco, Pandora fu la prima donna forgiata dagli dei. Il suo nome significa sia “dotata di tutto” che “donatrice di tutto”. Efeso, il fabbro dell’Olimpo, creò per Pandora un corpo di straordinaria bellezza, il vaso della sua coscienza. Atena le diede un’anima e soffiò in lei la forza della vita. Afrodite, la dea dell’amore, le diede un desiderio sensuale disinibito e una bellezza seduttiva che avrebbe potuto catturare ogni cuore. Ermete, il messaggero degli dei, le diede l’arte di discorrere in modo eloquente e di persuadere sottilmente.
Alzò gli occhi e vide, ecco, tre uomini in piedi davanti a lui; [lì] vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò al suolo. Gen, 18.1
Ci viene narrato così il patriarca Abramo, una delle figure senza dubbio più intense, profonde, interessanti e coinvolgenti di tutta la Bibbia. La sua storia ci è raccontata nella Genesi o, per meglio dire, nel libro di Bereshit. Una lettura simbolica della sua figura ci rivela l’uomo alla ricerca costante di un senso più profondo di quello che la sua civiltà può offrirgli, con il costante desiderio di scoprire cosa si cela al di là delle vuote apparenze rappresentate simbolicamente dall’idolatria. E per questo riceve l’ingiunzione, o per meglio dire la missione, di mettersi in viaggio verso se stesso, attraverso se stesso. “Lekh lekha” gli verrà comandato dalla Divinità, ovvero “Và verso te stesso”, và per te, attraverso di te.
Nel vasto e intricato tessuto simbolico dell’alchimia, poche figure catturano l’immaginario collettivo e la profondità spirituale quanto l’Ouroboros. Questo antico emblema, raffigurante un serpente o un drago che si morde la coda, simboleggia l’unità primordiale, l’eternità e il ciclo incessante di creazione e distruzione. La sua presenza nelle opere alchemiche non è soltanto un richiamo visivo ma un profondo monito sul percorso della trasformazione spirituale e materiale.
Un ouroboros in un disegno del 1478 in un trattato alchemico, citato alla voce “alchemy”, The Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 2012
In questo lavoro è necessario trasformare le impressioni e questa è l’essenza dello shock.
M. Nicoll (1)
È stato spiegato precedentemente che, nelle condizioni di vita ordinaria, noi non ci ricordiamo di noi stessi; noi non ci ricordiamo, vale a dire non abbiamo la sensazione di noi stessi; non siamo coscienti di noi stessi al momento della percezione di un’emozione, di un pensiero o di un’azione.
Tra i simboli spirituali dell’India che hanno attraversato i secoli, il fiore di loto (Padma) occupa un posto di rilievo, tessendo le sue radici nelle profonde e misteriose acque sacre della tradizione induista. Questo emblema di purezza, bellezza e risveglio spirituale, emerge dal fango per fiorire immacolato, offrendo un potente paradosso visivo che ha ispirato filosofi, maestri e ricercatori spirituali di tutto il mondo.
L’antica Cina, un mosaico di tradizioni e saggezze millenarie, riserva ancora oggi spunti di riflessione e scoperte che sfidano le nostre concezioni moderne sulla società e sui ruoli di genere. Al centro di questo intricato universo culturale, l’I Ching emerge non solo come un testo divinatorio di primaria importanza, ma anche come una finestra sulle dinamiche sociali e sui valori dell’epoca degli Zhou occidentali (1100-771 a.C.). Contrariamente all’immagine stereotipata di una società rigida, in cui il ruolo delle donne era severamente circoscritto ai margini dell’esistenza domestica, le sfumature racchiuse nei testi classici cinesi, esaminati al di là delle interpretazioni tradizionali, rivelano una realtà più complessa e sfaccettata.
Giovedì 4 Aprile 2024 si celebra la Festa degli Antenati, conosciuta anche come Festival Qingming. Si tratta di uno degli eventi più importanti e commoventi del calendario cinese, con radici che si estendono fino a oltre 2500 anni fa. La Festa Qingming è tanto un momento di riflessione e omaggio agli antenati quanto un’occasione per celebrare l’arrivo della primavera.
Dopo essere partiti dal villaggio, il popolo dei Celti, guidato dal giovane re, era giunto al grande fiume dove i Romani si erano accampati ed erano pronti ad affrontarli. Il giovane druido sapeva bene che affrontarli in campo aperto sarebbe stato molto rischioso, ma il suo popolo combatteva senza strategia, uomo contro uomo, per dimostrare il proprio valore e coraggio. Era giunto il momento di lanciarsi in battaglia ed il giovane re, prima di dare l’ordine di attaccare, si consultò con il suo druido.
Tra i concetti del sempre più ambito New Age, che offre una spiritualità light pronta all’uso, c’è indubbiamente quello della devozione o unione verso il divino. Qui, con l’aiuto di qualche bel corso studiato ad hoc, ispiratore di illusioni e promesse convincenti, è possibile essere traghettati verso sensazioni uniche, guidate da una facile emotività di poco conto. Finito il corso (e svuotato il portafoglio), con l’esercizio di qualche pratica meditativa, è fatta: abbiamo raggiunto uno stato di coscienza di unione col tutto e amiamo tutti… fino a quando non iniziano a darci fastidio, si intende! Ma è davvero così facile? O diremmo: è davvero così banale e semplicistico per cui basta dedicarsi alla meditazione per unirsi devotamente al divino?
Tutti sanno che i Vizi (o Peccati) Capitali sono saldamente legati alla Tradizione Cristiana, giusto? Eppure… perché Gesù non ne parla e non se ne trova traccia nei quattro vangeli canonici?
Come sempre, diamo per scontate moltissime cose apprese per assimilazione passiva, ma molte di queste potrebbero rivelarsi diverse dalle nostre certezze.
Nel cuore del conflitto più oscuro del XX secolo, quando la Gran Bretagna si trovava sull’orlo dell’invasione da parte delle forze naziste, un’occultista di straordinaria forza e visione, Dion Fortune, radunò un circolo di iniziati per combattere su un fronte diverso: quello della spiritualità. Attingendo alla potente simbologia del Graal e alla tradizione arturiana, Fortune e i suoi seguaci della Society of Inner Light intrapresero una “guerra magica” contro Hitler, uno scontro tra le forze della luce e quelle delle tenebre.
A volte chi dice di occuparsi di spiritualità, per lavoro o meno, sembra avere uno strano rapporto con il denaro. Non servono tanti esempi, basta pensare alla Banca Vaticana e alle proprietà immobiliari della Chiesa Cattolica.