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Posts Tagged ‘insegnamento’

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Ringraziamenti

I miei più sentiti ringraziamenti vanno a Silvia e Denis, perché senza il loro stimolo ed incoraggiamento, avrei ancora nascoste in qualche cassetto le bozze incomplete di questo scritto. È quindi grazie a loro, che in un certo modo rappresentano i miei editori, che si è resa possibile e concreta la stesura e pubblicazione del libro. Per tale ragione li ho invitati a scrivere l’epilogo che seguirà.

Un ringraziamento speciale a Daniela, Anna e Giordano per le loro meticolose e rapide correzioni, e a tutti coloro con i quali stiamo tenendo vivo l’insegnamento di Antonio e la sua forza creativa; testimoni del fatto che attraverso la conquista di una solidale amicizia è possibile compiere qualsiasi impresa, anche le più inimmaginabili.

Un ringraziamento anche a tutti coloro che furono vicini ad Antonio ma che ne hanno nel tempo tradito il ricordo e abbandonato od edulcorato l’insegnamento a proprio uso e consumo, perché il loro esempio mi è servito come monito per la necessità di mantenersi sempre vigili e non considerare mai nulla di acquisito per certo.

Un doveroso ringraziamento lo devo inoltre ai miei genitori che, pur non avendo mai compreso le scelte e lo stile di vita di un figlio decisamente “pecora nera” all’interno del loro contesto familiare, non mi hanno comunque mai negato il loro affetto e il loro aiuto.

Devo infine ringraziare la mia (altro…)

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In molti, ancora oggi, si stupiscono e indagano i poteri che Gustavo Rol ha manifestato davanti a molte persone nel corso della sua vita.

Forse però, avrebbe più senso soffermarsi un attimo a comprendere il suo messaggio, a nostro avviso di valore estremamente più grande di ipotetiche carte che attraversano i muri.

Ad esempio, chi si ricorda le sue parole risalenti al 1975, quando già era in tarda età? (altro…)

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Personalmente ho sempre avuto una sorta di attrazione/repulsione verso l’idea di maestro. Stimolato da una forza nostalgica che ho compreso solo il giorno in cui ho conosciuto Antonio, fin da piccolo evocavo e sognavo l’incontro con un mentore dotato di profonda saggezza e amorevolezza.

Allo stesso tempo però, ero nauseato dalla maggior parte dei personaggi che si pubblicizzavano e vendevano come tali, alla stregua dei divi di Hollywood, e che ottenevano incredibilmente il consenso di moltitudini di devoti e ammiratori. Per questo motivo non posso biasimarmi più di tanto se nella mia giovinezza, dopo diversi incontri deludenti, persi le speranze rifugiandomi infine in un insofferente ateismo.

La figura di maestro che emerge infatti superficialmente dall’immaginario collettivo occidentale è piuttosto goffa e corrisponde generalmente ad una caricatura grossolana dei più noti guru orientali, spesso mal compresi e mal interpretati dalla nostra cultura.

Su questa scia si delinea l’identikit di una persona con il sorriso zuccheroso e una dentatura bionica, con vesti bianche e svolazzanti, prodiga di carezze e parole caritatevoli per tutti, giocoliere di concetti astratti e fumosi, che vive lontana dalla contaminazione del mondo quotidiano e con un conto in banca proporzionale alle sue “doti” spirituali.

Antonio era ben lontano da una simile caricatura, non ostentava santità e non mendicava consensi, non aveva nulla da vendere e nulla da comprare; la sua serietà e autorevolezza infondevano piuttosto una certa rassicurazione sul fatto che, per quanto indubbiamente rari e difficili da individuare, esistono realmente maestri degni di questo appellativo nella sua più profonda e tradizionale accezione.

Le fantomatiche guide spirituali che si avvicinavano invece al suo cospetto (altro…)

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Antonio parlava molto raramente della sua storia, e credo che i motivi fossero principalmente due: da una parte non aveva il minimo interesse di attrarre l’attenzione su di sé per fini non inerenti all’insegnamento, dall’altra parte era certamente cosciente del fatto che cancellare le proprie tracce personali è il modo migliore per rendersi quanto più possibile immuni alle altrui semplicistiche etichette e definizioni.

Ciononostante, in alcune occasioni, quando il racconto di aneddoti della sua vita poteva servire da stimolo per gli altri, ecco che trapelavano piccoli particolari, che qui di seguito proverò a collegare in sequenza temporale.

Abbandonato ancora in fasce alla ruota degli esposti di una città pugliese, venne allevato in un orfanotrofio cattolico, dove vigeva un clima psicologico estremamente severo e vessatorio. La più bieca moralità sessuale era oppressiva quanto irragionevole per dei bambini così piccoli. I bagni, ad esempio, erano privati di qualsiasi porta, in modo tale da annullare ogni possibile attimo di intimità a rischio di “atto impuro”.

La disciplina quotidiana sconfinava nell’ostinazione priva di compassione: se per qualsiasi ragione di salute un bambino perdeva l’appetito per qualche pasto, le sue pietanze venivano conservate e continuamente riproposte nel suo piatto per fargliele presto o tardi consumare. Non di rado erano costretti a mangiare minestre con vermi o cibi solidi con muffe.

Antonio ricordava di aver sempre avvertito dentro di sé un naturale senso di giustizia. In quegli anni si prendeva cura dei bambini più piccoli di lui difendendoli dalle angherie subite dai preti. Proprio per questo motivo incorreva spesso in punizioni piuttosto brutali, come l’essere rinchiuso in una stanza buia per qualche giorno senza cibo.

Un giorno vide un sacerdote trascinare con la forza un bambino in una stanza appartata, e seguendoli di nascosto si rese conto che stava accadendo qualcosa di strano (pur non avendo ancora a quell’epoca dei parametri di riferimento per comprendere fino in fondo la gravità della situazione). Decise comunque di intervenire urlando, e (altro…)

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Fin dal primo incontro mi resi conto che, contrariamente alla mia idea iniziale, Antonio non era colui che aveva insegnato a Lorenzo le arti marziali praticate da quest’ultimo in palestra, per quanto non si possa ovviamente escludere una sottile connessione tra gli insegnamenti più sottili sulla natura umana e le antiche discipline di difesa personale.

Nel gruppo di persone che frequentava assiduamente Antonio, ognuna faceva riferimento ad una specifica corrente spirituale e la approfondiva sia tramite lo studio che la pratica: vi erano quindi apprendisti della tradizione induista yogica, ebraico qabbalistica, celtica druidica, cinese taoista, eccetera.

Mi colpì moltissimo vedere tutti questi sistemi spirituali riuniti sotto un unico tetto, e certamente in un modo nettamente differente dai soliti ambienti di impronta new age, dove generalmente si fa un miscuglio annacquato e improvvisato di tanti concetti presi a prestito un po’ qua e un po’ là.

Antonio aveva l’incredibile capacità di offrire un insegnamento basilare come denominatore comune per tutti, e allo stesso tempo addestrare ciascuno nella sua propria peculiare disciplina, che poteva essere scelta liberamente in base alle affinità e propensioni personali.

Per esempio Lorenzo, tra le altre cose, stava imparando sotto la supervisione di Antonio il Tai Chi Chuan tradizionale, una disciplina spirituale di tutt’altra natura dell’arte marziale che proponeva invece in palestra (come attività lavorativa), e in modo molto chiaro ed onesto non cercò mai di confondere le due cose.

Durante uno dei miei primi giorni di frequentazione a quelli che erano, di fatto, dei veri e propri (altro…)

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Come la maggior parte delle persone, ho sempre pensato che la forza dei maestri spirituali, così come l’attendibilità e la profondità dei loro insegnamenti, dovesse necessariamente essere proporzionata alla loro fama e notorietà. Inizialmente questo tipo di convinzione mi bastava e mi incentivava ad approfondire le più importanti filosofie religiose per sviscerare le risposte che offrivano ai più pressanti quesiti esistenziali.

Poi, con il trascorrere del tempo, persi gradatamente fiducia nei sistemi dogmatici e istituzionalizzati, cattolicesimo in primis. Per la verità persi anche fiducia nei confronti di qualsivoglia filosofia spirituale, non avendo incontrato nessuno che potesse rappresentare un concreto esempio di vita ma solo discreti predicatori.

Mi rivolsi allora al mondo dell’occulto e dello spiritismo, attratto dalla possibilità di entrare in contatto con esseri al di fuori della nostra sfera di esistenza e poterli così interrogare sui misteri della vita. Alcune esperienze in questo senso mi impressionarono molto, altre mi lasciarono invece del tutto incredulo ed indifferente.

Certamente la frequentazione assidua di certi ambienti lasciò in me una profonda impronta, abituandomi a considerare pericolosi e fuorvianti per la conoscenza sia il cieco fanatismo che lo scetticismo a priori.

Ad ogni modo l’approccio alla ricerca tramite i contatti medianici, per quanto li trovassi indubbiamente affascinanti ed emozionanti, mi lasciò infine ancora insoddisfatto. (altro…)

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Cari amici, è con grande piacere che vi presentiano l’ultimo progetto editoriale che vedrà la pubblicazione gratuita sul nostro blog del nuovo libro di Joannes Yrpekh – L’Alleanza Sacra – dove per la prima volta l’autore ci racconterà il suo incontro e la sua esperienza a fianco di colui che è stato il suo maestro: Antonio.

Questo libro parla di un essere decisamente fuori dal comune, al punto tale da rendere incredibile il fatto che un uomo del genere abbia potuto realmente esistere e vivere in mezzo a noi. Eppure l’autore testimonia per esperienza diretta una realtà molto più bella, reale ed intensa delle varie leggende esistenti sul conto di maestri immaginari.

“Conoscere Antonio poteva essere una benedizione quanto una maledizione. Una benedizione per coloro che cercavano di trovare il senso della loro vita, una maledizione per coloro che invece avevano sempre creduto che fosse impossibile spingersi oltre la natura umana conosciuta, accomodandosi sopra una comoda rassegnazione.”

Ogni settimana verrà quindi pubblicato su questo spazio online un frammento del libro, suddiviso complessivamente in 11 capitoli, fino alla sua piena pubblicazione, dopodiché sarà anche possibile scaricarlo in formato pdf.

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Buona lettura!

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