Intervista ad uno gnostico contemporaneo: Henk Leene

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Henk Leene è uno gnostico del nostro tempo, figlio biologico e spirituale di Jan Leene, noto con il nome di Jan van Rijckenborgh, fondatore del Lectorium Rosicrucianum, la scuola internazionale della Rosacroce d’Oro. Lo abbiamo incontrato nella sua abitazione ad Oze, un paesino francese nell’Alta Provenza, a poche ore di distanza dall’Italia.

Ma procediamo con ordine. Da circa tre anni siamo entrati in contatto con una delle scuole sorte intorno all’insegnamento gnostico, il Lectorium Rosicrucianum appunto, che abbiamo frequentato assiduamente per comprenderne i principi ma, ancor di più, per osservare come gli stessi venissero messi in pratica. Grazie a questa esperienza abbiamo conosciuto alcune persone dalle caratteristiche assai rare, sorprendenti per l’onestà interiore e lo spirito di condivisione.

Tuttavia, una sete di ricerca ancora inappagata ed alcune dissonanze riscontrate nel come vedevamo strutturare l’insegnamento dall’organizzazione in generale, ci hanno spinto ad avventurarci in un “viaggio” di risalita verso la sorgente più vicina possibile alla fonte originaria di questa scuola, per cercare di farci chiarezza in merito al fatto di come un insegnamento possa effettivamente evolversi o meno a partire dalle radici poste dai suoi iniziali portavoce.

La ricerca non è stata così semplice. Infatti, mentre in alcuni paesi d’Europa il Lectorium Rosicrucianum è una realtà molto nota e vi si possono trovare molte testimonianze e fonti storiche in merito alla sua nascita e al suo sviluppo – nel bene e nel male –, in Italia tale organizzazione è ancora poco conosciuta. Per questa ragione le pochissime informazioni sulle sue origini, sulla sua evoluzione e sui suoi maestri fondatori, sono offerte esclusivamente dai componenti dell’organizzazione stessa e, dunque, per molti versi inevitabilmente e comprensibilmente di parte.

La nostra indagine si è così orientata verso l’Olanda, la Francia e la Germania, e proprio da questi paesi sono emersi i più seri e dettagliati riscontri, attraverso testimonianze personali (soggettive) ed informazioni storiche accertate da più fonti (oggettive). Un documento di sicuro interesse – redatto in lingua tedesca e regolarmente aggiornato – si può scaricare gratuitamente su http://www.scribd.com/doc/200215/Lectorium-Rosicrucianum-Dossier-Rev-4.

Il nostro reale interesse non era però quello di giungere ad un’inconfutabile verità storica, che da un punto di vista spirituale (= conoscenza di sé) potrebbe rivelarsi sterile tanto quanto una sana invenzione, ma quello di partire dagli avvenimenti originari per indagare il significato dell’insegnamento che ha dato vita alla scuola internazionale della Rosacroce d’Oro.

Il primo elemento importante emerso da questa ricerca è stato che il fondatore del Lectorium Rosicrucianum avesse designato ufficialmente, non molto tempo prima di morire, suo figlio Henk Leene come successore diretto ed indiscutibile, adducendo inoltre questa scelta ad un’espressa volontà della Fraternità Universale cui asseriva di essere in contatto.

Nel 1969 però, pochi mesi dopo la morte del padre, alcuni storici membri della scuola accusarono Henk di operare con forze occulte, conducendolo dunque a dare le sue dimissioni dall’organizzazione. Lui proseguì comunque il suo lavoro altrove, indisturbato, sviluppando e aggiornando a suo dire l’insegnamento del padre in relazione ai tempi, e supervisionando molti piccoli gruppi di ricerca in Olanda, Svezia, Germania e Francia.

Siamo così andati ad incontrare Henk, rimanendo suoi ospiti per due giorni. Oggi ha 87 anni, ma la sua lucidità non sembra risentire minimamente del tempo. Vive immerso in un contesto paesaggistico meraviglioso, dove la natura montana sembra incontrare quella marina amalgamandosi in un armonioso insieme di diverse specie animali e vegetali.

Per molti anni Henk ha abitato in questo luogo in compagnia della moglie, Mia, con la quale ha condiviso la passione (e la missione) del cammino gnostico, lavorando ad una ricca serie di pubblicazioni, alcune delle quali presenti sul sito http://henkenmialeene.org/.

La moglie ha lasciato questo mondo circa 14 anni fa, ed ora Henk vive in compagnia della famiglia del figlio Arnaud, che si è trasferita in questa surreale località provenzale dando inoltre vita ad una sorta di bed & breakfast, grazie al quale qualsiasi visitatore può trovare ospitalità e scegliere tra diverse soluzioni abitative nei pressi della casa principale in cui attualmente abitano i Leene (nella foto dell’articolo si può vedere il cartello indicatore all’ingresso della proprietà, che può essere tra l’altro visionata sul sito http://www.sivas.com/).

Non sarà certamente possibile per noi presentare in questo articolo esaustivamente ed approfonditamente tutto quanto è emerso durante le due giornate, ma proveremo a mettere in risalto i principali punti intorno ai quali si è articolata una sorta di intervista/confronto.

Henk Leene è una persona di poche parole, e l’accoglienza che ci riserva è molto semplice e calorosa, rendendo subito chiara la sua disponibilità ad affrontare e a confrontarsi su qualsiasi sfera esistenziale. La nostra lieve preoccupazione di potergli recare disturbo, data anche la sua età avanzata, si dissolve nell’arco di pochi minuti, quando esprime apertamente che non potrebbe mai essere disturbato nell’affrontare argomenti che sono letteralmente la sua vita.

Qui, non ci sono segreti”, dice mostrando i palmi delle mani subito dopo averci fatto accomodare.

Poche parole che simboleggiano immediatamente il suo essere al di sopra del classico modus operandi di chi spesso si occupa di “spiritualità”, sovente circondando di mistero il proprio insegnamento e rimandando sempre nel futuro e a livelli gerarchici più profondi il disvelamento dei suoi segreti, esattamente come la carota legata sulla punta di un bastone e posta di fronte all’asino per spronarlo a perseguire il percorso.

La prima domanda che gli rivolgiamo riguarda le più evidenti degenerazioni che ha visto compiersi rispetto all’insegnamento originario tramandato da suo padre fino a quello proposto attualmente dall’organizzazione ufficiale costruita intorno ad esso (da considerare che, per quanto abbiamo compreso, i suoi elementi di paragone derivano da testimonianze di allievi ed ex-allievi del Lectorium che nel tempo si sono recati – e si recano ancora oggi – a trovarlo).

Freiheit” ci risponde, ossia “libertà”.

Secondo il suo punto di vista, la libertà è il principio cardine sul quale deve basarsi un reale lavoro interiore, innanzi tutto personale e solo di conseguenza di gruppo. Inoltre, il livello di coscienza (= grado di libertà) non può misurarsi con l’assegnazione di gradi gerarchici, che anzi rischiano di illudere l’individuo sul fatto che ad essi possa corrispondere chissà quale tipo di consapevolezza.

Un conto è parlare di libertà, un altro conto è essere liberi”, aggiunge. Mentre per il primo punto si può divenire estremamente sofisticati e abili, per il secondo punto la questione si fa molto più delicata.

Secondo Henk, così come per suo padre, per raggiungere la libertà occorre infatti legarsi alla Fraternità (o Fratellanza), un concetto che rischia di essere però fortemente frainteso. La Fratellanza non è in alcun modo legata ad un particolare gruppo, scuola o religione. Il contatto con la Fraternità, come per la Verità, non deve essere ricercato negli altri o per mezzo di altri, ma solo ed esclusivamente in se stessi. È qualcosa che ci parla dentro: “In questo momento, ora che siamo riuniti a parlare di queste cose, la Gnosi è qui. Ma la Gnosi può parlare ad ognuno di noi, indipendentemente da dove ci troviamo”. Tale stato di coscienza può essere raggiunto da un allievo di una scuola tanto quanto da colui che non aderisce formalmente a nessuna ideologia spirituale.

Noi sottolineiamo che abbiamo spesso riscontrato in molti insegnamenti di ordini e scuole iniziatiche il fatto che non sia possibile procedere nel cammino slegati dal gruppo o dall’organizzazione di riferimento (dove ovviamente la protagonista del momento si ritiene sempre la prediletta dal divino). Lui però rimarca con forza: “Il Cammino non solo può essere fatto da soli: deve esserlo”, senza con questo escludere il valore di una ricerca condivisa con altre persone.

Un gruppo, per essere realmente vivificante ed utile ad un percorso, deve poter garantire al suo interno la massima libertà: i suoi componenti devono essere liberi e sentirsi liberi e, allo stesso tempo, lasciare liberi gli altri. Ma questo tipo di libertà non è un qualcosa che si può creare con delle precise regole di condotta. Vi possono essere infatti molteplici modi per influenzare le altre persone, e molto spesso anche inconsapevoli per chi li mette in atto. Il solo fatto di sentirsi parte di un’élite spirituale al di sopra delle altre o di sentirsi investito formalmente di un certo grado di coscienza, è un veleno sottile che corrode lentamente se stessi e coloro da cui si ottiene consenso.

A tal proposito Henk cita il motto nazionale della repubblica francese: “libertà, uguaglianza, fratellanza”. La fratellanza, e quindi il legame con altre persone, non si trova al primo posto ma al terzo. Allo stesso modo la garanzia della libertà deve essere sempre messa all’apice del lavoro, altrimenti il coraggio necessario per intraprendere un cammino spirituale si può trasformare in fanatismo. Ecco che una struttura gerarchica (= diseguaglianza) diviene un forte ostacolo per una pura spiritualità.

Il cercatore spirituale, in un certo senso, è come un artista: il prodotto della sua intuizione non è qualcosa che gli altri possono giudicare, perché riguarda esclusivamente la sua interiorità. Per questo, raccomanda Henk, “uno gnostico non deve sfibrarsi nella ricerca di qualcosa di esterno a sé: ha già tutto dentro”.

Per sottolineare maggiormente il concetto, Henk collega quanto detto al simbolo del serpente, simbolo di libertà e sapienza, contrariamente a quanto si è portati a pensare. Il serpente non rappresenta in realtà nessun tipo di schiavitù, ecco perché alcune religioni lo hanno demonizzato per paura (interpretando superficialmente lo scritto biblico) mentre altre lo hanno posto su un piano regale (come la tradizione egizia che lo situava in fronte alle corone degli iniziati).

Il tipo di libertà che sembra indicare Henk, così come la sua profonda presenza, ci ricorda il messaggio e la figura di Krishnamurti. Non possiamo esimerci dal chiedergli cosa ne pensa in proposito.

Si, è uguale”, risponde sinteticamente riferendosi al tipo di insegnamento. A questo punto una persona tra noi commenta che il cammino proposto da Krishnamurti, per quanto colpisca interiormente nel segno, provoca un certo timore per il senso di solitudine che ne consegue, mentre l’appoggio ad una scuola o ad un’organizzazione spirituale può donare la sensazione di non sentirsi isolati.

Ma voi non siete soli”, risponde senza indugi. “Hai appena citato Krishnamurti, tu sei con lui. Ogni insegnamento, quando vissuto appieno porta alla luce una certa vibrazione, che è l’insegnamento stesso. Viverlo, in ogni istante, significa procedere di pari passo con lui, dunque non si è soli. E poi qui siete in cinque: un piccolo gruppo, e solo dai piccoli gruppi possono nascere grandi cose”.

Nel sentirlo fare dei riferimenti a Krishnamurti, ci ricordiamo di ciò che suo padre Jan van  Rijckenborgh scrisse dopo averlo incontrato in Olanda a Summer School nel 1933: “La filosofia dei Rosacroce è confermata nell’Insegnamento di Krishnamurti. Il suo metodo di liberazione è senza dubbio differente e per questo si rivolge a persone differenti da quelle che noi vogliamo contattare in questo momento. Ma noi crediamo che nel futuro entrambi gli sviluppi potranno legarsi ed unirsi [traduzione nostra, tratta da http://www.lectoriumrosicrucianum.org/]”. Indubbiamente – perlomeno secondo la nostra impressione – Henk Leene sembra aver realizzato in se stesso la previsione di suo padre.

Come abbiamo già anticipato, pochi mesi dopo la morte di Rijckenborgh (avvenuta nel 1968) venne improvvisamente mossa verso Henk una fumosa e non specificata accusa di occultismo davanti a tutti gli allievi di quel periodo. Con grande dignità, testimoniata non solo dal suo attuale racconto ma anche da alcune lettere dell’epoca, Henk si ritirò dal Lectorium Rosicrucianum per continuare il suo lavoro altrove, così come suo padre gli predette prima di morire. Circa duecento allievi lo seguirono nella sua scelta, e molti altri si unirono al suo insegnamento nel corso degli anni a venire. Ad oggi non si contano le persone e i piccoli gruppi sparsi in Europa che hanno tratto ispirazione dal suo lavoro, pur sotto nomi ed organizzazioni differenti tra loro.

Cerchiamo allora di capire il suo pensiero in merito all’accusa di occultismo.

Ma che cos’è l’occultismo?”, ha subito contro-domandato senza però attendere risposta. “Mio padre diede molti insegnamenti mosso dall’intuizione interiore: ma veniva forse considerato occultista quando era in vita?”. Da un simile punto di vista si potrebbe infatti ipotizzare che anche Gesù Cristo fosse un occultista!

Attraverso alcune riflessioni, Henk ci fa comprendere come sia in realtà molto facile utilizzare delle parole per demonizzare le persone considerate scomode (a torto o a ragione). A ben vedere, in effetti, ancora oggi vi sono termini generici che vengono utilizzati con estrema leggerezza per classificare con accezione negativa coloro che non condividono le nostre idee: eretici, pazzi, comunisti, capitalisti, ecc.

La parola occulto può voler dire tutto o niente, di per se stessa non ha significato. Qualsiasi pura intuizione potrebbe venire interpretata dall’esterno come traente origine da forze occulte (= forze egoiche di elevata intensità camuffate abilmente da caratteristiche divine), così come qualsiasi degenerazione dello spirito potrebbe essere letta come rivelazione divina. Non potranno mai esistere giudici esterni da noi stessi nel cammino gnostico.

Tra i tanti aneddoti che Henk ci ha raccontato in relazione alla vita privata e pubblica di suo padre, uno in particolar modo risuona simpaticamente adeguato per delineare la delicata linea di demarcazione tra il concetto di occulto e intuizione. Durante la seconda guerra mondiale Rijckenborgh ebbe modo di lavorare e meditare a lungo sull’astrologia, tanto che quando riprese a tenere delle serate pubbliche sull’argomento, molte persone gli chiesero se era completamente ubriaco per le sue nuove teorie, e lui rispose loro: “mi spiace signori ma sono astemio, però da un certo punto di vista avete ragione, sono ubriaco di idee…”.

Quello che Henk vuole sottolineare è che ciò che conta “è ricercare la presenza in se stessi, essere presenti in se stessi, fare e coltivare le cose con il più ampio grado di coscienza che si ha raggiunto fino a quel momento, vivendolo intensamente con onestà e senza menzogna. In questo non c’è male né bene: ciò che noi siamo, semplicemente, è. Non importa nient’altro. L’importante è non cristallizzarsi mai in alcuna posizione, ed essere sempre pronti ad accogliere uno stato di coscienza più ampio”.

Dopo una breve pausa, ci siamo addentrati nel vivo dell’attuale organizzazione del Lectorium e di coloro che vengono tutt’ora considerati nella memoria come grandi maestri, oltre ai fondatori Jan van Rijckenborgh e suo fratello Wilhelm Leene, ossia Catharose de Petri e Antonin Gadal. Anche in questo caso la sua esperienza diretta si rivela piuttosto diversa (molto più umana e meno idealizzata) dalla storia conosciuta e raccontata all’interno dell’organizzazione, confermando le diverse testimonianze che si possono rintracciare in altri canali (ad esempio il dossier citato all’inizio dell’articolo). Non volendo dilungarci troppo in questa direzione, rimaniamo comunque disponibili per qualsiasi approfondimento o confronto ci venga richiesto.

Henk afferma di essersi sempre stupito del fatto che all’interno del Lectorium non si parli quasi mai di lui; non certo perché la cosa lo gratificherebbe, ma trova curioso il fatto che una scuola che si dichiara depositaria dell’insegnamento di suo padre, ne disconosca proprio l’ufficiale successore. Dobbiamo riconoscere che il suo tono non suona per nulla polemico, ma sembra più che altro evidenziare ancora una volta come le debolezze e i limiti delle personalità umane possano nascondersi dietro a buone intenzioni o moventi spirituali, per cui è importante non abbandonarsi mai fideisticamente e ciecamente a qualcosa di esterno a noi.

Proprio a tal proposito ci sottopone alcune sue riflessioni, la prima delle quali riprende nuovamente il concetto di libertà: “chi non lavora per la libertà, non sta lavorando”. Henk ricorda come proprio suo padre soleva spesso ripetere che è necessario rimanere sempre aperti al cambiamento, anche laddove esso possa apparire non conforme alle proprie aspettative, ma mette in discussione il fatto che tale cambiamento sia stato accolto dalla scuola dopo la morte del fondatore. Questo punto potrebbe essere per molti aspetti un coraggioso e costruttivo spunto di riflessione, al di là del fatto che si tratti di una sua opinione ed esperienza personale.

A suo avviso la cosa veramente importante per ogni insegnamento è che quanto appreso non sedimenti mai, ma che vada avanti, che rimanga vivo. “Se di fronte a qualcosa che abbiamo imparato ce ne stiamo zitti, non cerchiamo di viverlo e di trasmetterlo, ecco che partecipiamo alla sua cristallizzazione ed evitiamo che esso possa diffondersi e partecipare a nuove esperienze e cambiamenti”. La conoscenza deve dischiudersi dall’interno ed essere portata fuori; deve aprire le porte a nuove conoscenze ancora, mai chiuderle. L’unico silenzio vivificante è quello necessario per comprendere, per penetrare nell’insegnamento stesso, ma poi è necessario portarlo fuori, condividerlo. Questo è il vero senso del servizio

Ed ecco che decidiamo di entrare nel vivo di un concetto fondamentale per molte dottrine spirituali: la trasfigurazione. Come potevamo immaginare, Henk cerca innanzitutto di restituire chiarezza e semplicità là dove si sono costruite nel tempo complesse supposizioni ed idealizzazioni. La trasfigurazione è uno stato che si manifesta attimo dopo attimo se si lascia fluire il cambiamento di cui si parlava prima. Non significa “ricevere improvvisamente un nuovo corpo e una nuova coscienza, ma permettere alla propria coscienza di ampliarsi; e questo ampliamento può avvenire anche leggendo un libro che risuona particolarmente, oppure mentre si ascolta una persona”. Insomma, non vi sono limiti.

La porta che viene aperta ad una nuova comprensione che, di fatto, cambia il nostro modo di vedere e di vivere quella cosa, è la trasfigurazione”. Ciò può essere sperimentato da chiunque e in qualsiasi momento, non ha senso aspettarla in un lontano futuro. In ogni attimo e situazione è infatti possibile trasfigurarsi, ma affinché questa possibilità avvenga occorre essere “aperti”, e mettere da parte ogni sorta di pregiudizio. Se si decide di rimanere aperti, bisogna essere pronti anche all’inaspettato, perché nulla è sicuro. “Dietro l’inaspettato si nasconde l’ampliamento di coscienza, la vera trasfigurazione”.

Quando questa modalità di approccio alla vita si estende ad ogni nostro comportamento e pensiero, divenendo a tutti gli effetti il nostro spontaneo modus operandi in ogni campo dell’esistenza,  si può parlare del raggiungimento di una completa trasfigurazione. Questa visione sembra coincidere perfettamente con l’idea di rivoluzione interiore di cui soleva parlare spesso Krishnamurti.

Henk sottolinea nuovamente che il vero ricercatore è un artista. L’arte non si può studiare, non si può esprimere a parole, si può solo vivere, sentire. “L’arte non è un concetto, è una vibrazione”.

Secondo il suo pensiero e il pensiero di suo padre prima di lui, occorre comunque stare attenti a non demonizzare le organizzazioni spirituali, ma nemmeno idealizzarle. Nel processo di un lavoro spirituale interiore, la religione, le scuole, i gruppi e le tradizioni, possono essere importanti all’inizio. “Anche i bambini vanno a scuola da piccoli: devono imparare a leggere, a scrivere, ad utilizzare i numeri. Nello stesso modo il cercatore spirituale ha inizialmente bisogno di sostegno, deve essere indirizzato nel lavoro interiore. Ma quando sarà maturo, quando sentirà che altro dentro di sé lo chiama, quando sentirà che è giunto il momento, in qualsiasi fase egli si trovi, dovrà essere in grado di distaccarsene, altrimenti la sua scuola si trasformerà nella sua prigione senza che se ne accorga”.

Ci viene allora in mente un brano tratto dall’ultimo scritto di Isha Schwaller de Lubicz:  “Il segno dell’Acquario, del quale iniziamo a sentire l’influenza, incita irresistibilmente all’individualismo. Anche i popoli e le razze subiscono il contraccolpo di tale incitazione, che si esprime attraverso un’improvvisa volontà di indipendenza. E sebbene l’istinto gregario della massa continua a raggruppare gli uomini in partiti – politici, sociali o religiosi – si sviluppa un senso critico tra l’individuo come una rivolta istintiva contro le dottrine prescritte. Questo nuovo orientamento – che la massa subisce come una corrente di opposizione a dei concetti superati – viene sentita dagli esseri più coscienti come una necessità imperiosa di prendersi le proprie responsabilità personali nella scelta della loro direzione e delle loro esperienze [traduzione nostra, tratta dal libro “La Lumiére du Chemin”]”. Scopriamo infatti di condividere con Henk lo stesso interesse non solo per l’insegnamento di Krishnamurti ma anche per quello della coppia René e Isha Schwaller de Lubicz.

Dopo alcuni attimi di silenziosa riflessione, gli chiediamo da cosa dipende il suo interessamento per Shiva (da cui prende il nome la tenuta Leene, ossia “La Maison de Sivas”, ed alcuni suoi scritti gnostici come “La dance de Siva”). Henk ci risponde che “Shiva è il movimento eterno: un punto di vista dietro un altro punto di vista”. Il nome di Shiva è antichissimo, tanto che in altre popolazioni oltre quella indiana se ne ritrovano tracce. Shiva è la non cristallizzazione, in altre parole, proprio la trasfigurazione.

Gli chiediamo infine se ha un consiglio da dare ai cercatori del nostro tempo, e lui prontamente risponde nel suo consueto stile sintetico: “Freiheit, libertè”. Conclude poi con una raccomandazione: “la verità è annebbiata, bisogna passare attraverso e al di là della nebbia per vederla. In tutto questo, la curiosità è essenziale”.

Un altro argomento che ci sarebbe piaciuto sviscerare con lui è quello delle piante officinali e delle terapie naturali. Henk – sia per il luogo in cui vive che per i suoi discorsi – ci ha dato l’impressione di amare molto la natura. Durante l’intervista ci ha fatto più volte osservare come ogni cosa in natura ha la sua collocazione, e che la conoscenza delle piante e del loro potenziale curativo è qualcosa che purtroppo si sta lentamente perdendo. Forse, potrà essere l’occasione per un altro incontro…

In conclusione, la verità rimane – come le note parole di Krishnamurti – una terra senza sentieri.  Nonostante si siano messi in luce diversi aspetti non proprio luminosi, possiamo forse giudicare la scuola Lectorium Rosicrucianum che, malgrado tutto, tenta di portare avanti un cammino dignitoso per l’essere umano? Certamente no. Possiamo forse affermare con certezza che le cose sarebbero andate meglio nella scuola se Henk non si fosse allontanato dopo l’accusa di occultismo? Anche questo no. E ancora, possiamo forse illuderci dell’esistenza di una scuola perfetta o di un maestro perfetto in grado di indicarci in modo infallibile il Cammino che la vita ha riservato solo ed esclusivamente per noi? Nemmeno questo.

Una cosa tuttavia speriamo di averla imparata: valutare le cose attraverso i fatti si rivela ancora una volta un dono di inestimabile forza e valore, di gran lunga superiore ad ogni sorta di supposizione e deduzione (spesso basata sul sentito dire o su comode idealizzazioni). Henk ha dedicato la sua vita alla ricerca interiore senza farsi abbattere o demotivare dagli avvenimenti; ancora oggi non chiede di essere riconosciuto come alcunché, e il suo unico consiglio è quello di perseverare nella ricerca della libertà e della verità, che tutti possono trovare. Ad 87 anni, si riesce ancora a percepire nel suo cuore una fiamma ardente.

Inoltre, è una persona genuina, dalla chiara e profonda umanità. La forza della sua presenza non è affatto descrivibile, e la forza delle sue parole – così chiare e vicine da sentirle risuonare direttamente dentro di sé – non possono essere messe a paragone di nessun sermone o discorso filosofico, per quanto affascinante possa essere.

Certamente, Henk Leene esprime una profondità d’animo ed una naturalezza davvero rare. E non ha avuto bisogno di nessun titolo altisonante riconosciuto per parlare con noi: lo ha fatto e basta, in tutta semplicità, senza paura di mettersi in discussione e senza mai nascondersi dietro enigmatici concetti esoterici.

A chiunque si chieda ora se Henk Leene sia realmente riuscito ad entrare in contatto con la Gnosi dentro si sé, noi rispondiamo che nessuno lo potrà mai sapere e che probabilmente il saperlo non aggiungerebbe né toglierebbe nulla a nessuno di noi; lui stesso non ci è sembrato minimamente interessato a far intendere una cosa piuttosto che l’altra. D’altronde, si dice che un vero Rosacroce non affermerebbe mai di essere un Rosacroce, dunque ogni domanda in tale direzione sarebbe stata vana…

101 risposte a "Intervista ad uno gnostico contemporaneo: Henk Leene"

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    1. Sì, è un peccato, ma proprio su questo argomento Henk ha espresso il suo pieno appoggio a chiunque volesse cimentarsi nella traduzione in lingua italiana dei suoi scritti. Noi ci abbiamo fatto un “pensierino”, ma la nostra padronanza delle lingue straniere non è sicuramente delle migliori. L’invito resta dunque aperto…

  1. Grazie per questo articolo! Porta un po’ di chiarezza su diversi aspetti su cui purtroppo ancora oggi c’è molta speculazione.

    La mia è un’esperienza diretta nell’attuale scuola della Rosacroce d’Oro Lectorium Rosicrucianum.
    Da ciò che ho vissuto in prima persona posso solo dire che si nascondono diverse insidie nel modo in cui viene condotta la scuola. Diversi sono i punti discutibili sui metodi e su come viene inteso il concetto di libertà.
    Purtroppo non posso riportare un’esperienza positiva e devo in tutta onestà dire che l’approccio del Lectorium Rosicrucianum è molto vicino a quello di una “setta”.
    Sono tanti i modi di insinuare certe idee e di manipolare la mente di chi in buona fede si avvicina per la prima volta ad una tale realtà.
    L’immagine della carota e del bastone rende perfettamente l’idea di ciò che voglio dire.

    Credo che a volte scuole di questo tipo rechino solo più danno, sopratutto quando all’interno si trovano persone instabili su cui certi argomenti non fanno che fomentare le loro manie.

    Strano il modo in cui aborriscono la parola “occultismo”, mentre poi alcune pratiche e loro “convinzioni” sull’utilizzo delle energie maschili/femminili sembrano proprie cadere nel più basso occultismo.
    Inoltre il modo di condurre i loro cosiddetti “servizi” mostra uno spiccato senso del superstizioso, che più che mostrare la via della liberazione, crea una delle peggiori trappole.
    La scuola fa inoltre comprendere molto chiaramente di avere “un filo diretto” con la Fraternità e questo è uno dei punti su cui poggiano maggiormente per “addescare” e rendersi credibili.

    Di Henk Leene nella scuola e nei testi non ne esiste traccia ed è stato solo per un mio interesse personale (per vederci chiaro) che ho trovato il suo nome e questo articolo.

    Rimane solo da stare con gli occhi aperti per chi dovesse entrare a far parte di simili associazioni.

    1. Ti ringraziamo per aver voluto condividere la tua esperienza.
      Secondo il nostro punto di vista ogni religione o scuola, nel momento in cui organizza e struttura un Insegnamento che per sua natura è vivo e quindi incodificabile, ne interpreta e modifica inevitabilmente il messaggio originario (anche se in tutti i casi si fa ricorso a giustificazioni di sorta per certificarne la continua purezza).
      Nonostante una visione del genere possa essere vissuta come “eresia”, secondo noi è la meravigliosa evidenza che spinge ciascun serio cercatore sempre più in profondità dentro se stesso, non potendo mai trovare un luogo in cui poggiare il capo e sentirsi finalmente arrivato a destinazione, e accontentandosi quindi di fumosi dogmi. Noi crediamo che questo tipo di lavoro sia possibile anche all’interno della più rigida religione, purché venga coltivato e mantenuto quel tipo di distacco interiore che è l’unica vera forma di prevenzione verso il fanatismo.
      Non è infatti da trascurare l’importanza di frequentare un ambiente in cui poter respirare un’ “aria di ricerca”, purché non si cada preda delle trappole mitologiche che hanno come solo fine quello di legare piuttosto che liberare. È vero, sarebbe un esempio unico nel suo genere trovare un’associazione spirituale che non sente la necessità di idealizzarsi ed in grado di riconoscere con trasparenza i suoi limiti senza cercare di mascherarli o giustificarli. Ma un tale atto di onestà, proprio per via delle profonde paure che solleva, è molto, molto difficile…

  2. Sono un allievo del Lectorium e la mia esperienza diretta è diametralmente opposta a quella di Franca.

    Sono allievo e lo sono ormai da anni e non mi sono mai sentito imprigionato.

    Nella struttura dei Servizi non vi è nulla di occulto o superstizioso, anzi chi ha avuto l’occasione di visitare un nostro Tempio ed assistere ad un Servizio avrò certamente notato che i simboli presenti sono veramente ridotti all’essenziale e che non vi sono complesse ritualistiche.

    Per quel che riguarda le presunte idee, convinzioni o pratiche relative all’uso delle energie maschili e femminili, che scadrebbero nell’occultismo, sare proprio curioso di sapere a cosa si riferisca la sig.ra Franca.

    Non mi risultano pratiche simili e ripeto sono allievo da diversi anni.

    La nostra Scuola ha sedi in più città italiane, frequentate da allievi più o meno giovani di tirocinio e da interessati esterni alla Scuola.

    E’ necessario distinguere da quelle che possono essere le idee di un allievo da quello che è realmente l’Insegnamento della Scuola.

    Gli allievi sono tali perché devono imparare e un adagio Zen dice “vuoi imparare?… Vuota la tazza!”.

    Questo vuotare la tazza, questo liberarsi dalle illusioni alle quali ci si è aggrappati, magari per anni, non è sempre un processo facile e veloce.

    Purtroppo l’uomo filtra tutto quello con cui viene a contatto con il contenuto della sua “tazza”.

    Per questo motivo è possibile che qualche allievo, che non ha ancora vuotato la sua tazza, presenti una sua idea come l’Insegnamento. Tuttavia non si tratta dell’insegnamento ma della sua tara personale.

    Al fine di non essere confusi ai nuovi allievi è sempre ricordato che non devono idealizzare nessun allievo anche se da anni nella Scuola. da noi non ci sono maestri che possono illuminare altri. L’illuminazione è un percorso interiore personale.

    Personalmente quando entrai nella Scuola un allievo che teneva le letture mi disse “non hai bisogno di un maestro, sei capace di sbagliare anche da solo”. Frase che mi fece sorridere ma che voleva ribadire, una volta di più, che non si deve idealizzare nessuno ne prendere per oro colato le parole di qualcuno su aspetti del tirocinio.

    L’allievo dovrebbe sempre porre al vaglio della sua coscienza tutto ciò che sente e che vede, in ogni circostanza, e decidere per sé cosa sia meglio.

    La Scuola ha sempre incoraggiato un tale approccio critico basato sulla coscienza.

    Proprio per questo mi sento di dissentire totalmente sulla definizione di Setta.

    Nel Lectorium si entra solo se lo si desidera e si esce quando altrettanto quando lo si desidera.

    Personalmente quando un cercatore è mosso dall’entusiasmo di una conferenza e chiede di entrare nella scuola, lo rinvio a nuove conferenze e letture prima di decidere, invitandolo a riflettere se senta veramente un’affinità con il tirocinio proposto o se non si tratti di una reazione emotiva alla conferenza. Negli anni ho visto tante persone iscriversi frettolosamente e poi non partecipare a nessuna attività.

    Non facendo proselitismo non siamo interessati ai numeri ma solo ad offrire ad altri la stessa possibilità che è stata offerta a noi.

    Posso affermare che nel modo di vivere il proprio personale tirocinio v’è la massima libertà.

    Per esempio il mio personale approccio passa per l’approfondimento dell’Insegnamento mediante tematiche alchemiche e/o cabalistiche, ma ho amici che non sanno nemmeno cosa siano e sono ottimi allievi comunque.

    Per quanto riguarda l’intervista di Henk Leene, è molto interessante. Al contrario della sig.ra Franca, conosco da anni la storia di henk Leene, figlio di Jan Leene (Gran Maestro della Rosacroce con il nome di Jan Van Rijckenborgh).

    Ho letto anche un suo libro fatto arrivare dalla Francia e ne ho acquistato di recente un’altro.

    In molto di quanto ho letto si riconosce l’impronta del padre.

    Personalmente credo che Jan e Henk avessero una visione un po’ differente, sopratutto per quanto riguarda il metodo.

    Per quanto mi riguarda, sento più affine alla mia realtà il metodo del Lectorium.

    Proprio la sua struttura, che forse non sembrava necessaria ad Henk, è stata fondamentale per la diffusione del Lectorium in Europa, Stati Uniti, centro e sud America, Australia, Africa.

    Grazie a una tale diffusione la Gnosi ha potuto, e può tutt’oggi, toccare i cercatori ed offrire loro un Campo di lavoro nel quale far sbocciare la loro anima e condurla verso le Nozze con lo Spirito.

    Auguro, di cuore, alla sig.ra Franca di trovare la scuola spirituale con la quale possa sentirsi in armonia.

  3. Apprezzo e condivido la risposta di associazioneperankh e mi ritrovo in particolar modo ad aver avuto riscontro su quanto esprime con queste frasi:

    – “È vero, sarebbe un esempio unico nel suo genere trovare un’associazione spirituale che non sente la necessità di idealizzarsi ed in grado di riconoscere con trasparenza i suoi limiti senza cercare di mascherarli o giustificarli. Ma un tale atto di onestà, proprio per via delle profonde paure che solleva, è molto, molto difficile…” –

    Per rispondere ad Emanuele posso dire innanzitutto che ho messo in pratica proprio ciò che lui stesso dice:
    – “L’allievo dovrebbe sempre porre al vaglio della sua coscienza tutto ciò che sente e che vede, in ogni circostanza, e decidere per sé cosa sia meglio.” –

    Non sarei potuta giungere ad alcuna decisione se non avessi applicato tale criterio.
    Queste parole vanno sempre tenute presenti e devono scaturire da un serio approccio ad argomenti così importanti, in modo da portare avanti un cammino di ricerca attiva che permetta di uscire dall’annebbiamento delle proprie illusioni.
    Penso che in questo modo si eviti nettamente di cadere in idealizzazioni di situazioni o persone.
    La mia esperienza è chiaramente molto soggettiva ed è fondamentale e indispensabile che ognuno esperimenti da sè, altrimenti ci si prenderebbe in giro da soli se si partisse con preconcetti e condizionamenti di qualunque sorta. Infatti credo che “ricercatore” sia un termine che deve essere considerato nel suo giusto e importante valore.

    Su maestri e scuole dei misteri per altro la mia personalissima opinione, è che siano proprio figure e “istituzioni” anacronistiche e spero che si vada sempre più verso l’apertura della coscienza su ciò che è veramente essenziale senza offuscamenti e “fumo negli occhi” con presunte conoscenze “magico-fantasiose” atte a confondere alimentando e riempiendo il contenuto della “tazza” sia di chi le propina impersonando ruoli, sia di chi si ritrova passivamente ad accettarle.
    Doverosa una precisazione: ritengo che rientrino nei ruoli anche chi si etichetta allievo (qualunque sia la scuola) e chi tiene tanto a precisare di non essere un maestro. Ma è chiaro a tutti che vuoi o non vuoi, nella vita recitiamo sempre ruoli! L’importante è prenderne consapevolezza e agire di conseguenza.

    Siamo comunque tutti in cammino e ogni scambio di conoscenza ed esperienza è prezioso.
    Ringrazio Emanuele per l’augurio e sono lieta che ci siano persone che hanno trovato un luogo affine e in sintonia con il loro spirito di ricerca.
    Al momento, tuttavia, il mio percorso di ricerca verte su aspetti più interiori e ho messo da parte l’esplorazione di istituti e scuole esoteriche varie.

    Grazie per questo spazio di libera espressione.

  4. Ho letto con molto interesse l’intervista fatta al signor Henk Leene e mi sono riconosciuto in molte delle sue riflessioni.
    Mi ha colpito il confronto con i concetti di Libertà,Uguaglianza.Fratellanza dove assegna alla Libertà il primo posto e alla Fratellanza l’ultimo:
    Faccio parte del Lectorium Rosicrucianum dal lontano 1985;posso dire di essere tra gli allievi più anziani in Italia(il centro di Milano fu inaugurato nel 1983,se non mi sbaglio).In effetti, la libertà rappresenta la prima condizione per intraprendere una ricerca della Verità, per cui è un principio sacrosanto.
    Ma la domanda è:quanto pensiamo di essere liberi nel pensiero,nell’azione e nelle scelte che facciamo?Al momento della nascita, ciascuno di noi è già “segnato”;riceviamno un nome e, se siamo fortunati, abbiamo un padre e una madre per allevarci, e ci avviamo ad affrontare l’ambiente di vita(sociale,materiale,familiare ed emotivo)con la speranza di dare un significato e un senso al nostro soggiorno sulla terra.
    Quindi si può dire che la libertà e un concetto in divenire,perchè è evidente che non abbiamo scelto(in apparenza) le condizioni di vita ma ce le siamo ritrovate al momento della nostra comparsa sulla scena della vita terrena.
    Tutto quello che abbiamo elaborato nel nostro modus vivendi è il risultato di ciò che riceviamo nel corso degli anni, a partire dalla famiglia di origine,dall’istruzione,dai modelli comportamentali e dal contesto culturale in cui siamo collocati.
    E’ evidente che il protagonista della vicenda personale è la personalità e il suo ego.
    L’individuo è naturalmente portato a valutare le situazioni e le circostanze di vita sulla base di ciò che pensa essere il meglio per se.
    Questo non è libertà e semplicemente condizionamento.
    Ma in ognuno di noi c’è qualcosa d’altro che non è definibile nella semplice personalità in quanto la trascende;nella scuola gnostica questa realtà si chiama scintilla di spirito.
    Che ci piaccia o meno, siamo indotti a confrontarci quotidianamente con con tale aspetto della nostra natura(?) per cui ci sentiamo imprigionati(attraverso un senso di incompletezza,di vuoto,di irrequietezza,di provvisorietà) malgrado le apparenze.
    Iniziamo così un cammino di ricerca per capire cos’è la libertà e di quale libertà si tratta.
    La libertà,per quella che è la mia considerazione personale,non si riferisce alla personalità mortale e all’io ma a quell’aspetto dell’essere umano(l’anima sottoposta all’influenza dello Spirito) che è destinato a realizzare il senso della libertà per compiere poi l’atto successivo e cioè attuare l’uguaglianza, condizione indispensabile per giungere alla vera fratellanza.
    Se si riesce a far proprio questo concetto non è più cosi importante accettare o meno l’autorità di una scuola spirituale ma è essenziale mettersi nella condizione di capire il significato dell’obbedienza e della vera Umiltà.
    Al di là di ogni considerazione, siamo confrontati con la legge della Vita ed è nostro precipuo dovere ricercare incessantemente il significato di questa Legge o da soli o in compagnia dei nostri simili, magari ritrovandosi in una Scuola Spirituale(dove fra l’altro si può respirare un atmosfera che ci aiuta a sopportare meglio il peso della vita dialettica).
    La Scuola Spirituale si motiva essenzialmente per questa ragione.
    Ciascuno, poi, è responsabile per le sue azioni in misura dello stato di coscienza raggiunto ma sempre tenedo presente la legge ermetica secondo la quale ciò che è in basso è come ciò che è il alto.
    Quello che riusciamo a realizzare è comunque il risultato di ciò che è previsto nel piano di vita per ognuno di noi.
    Ogni realizzazione della Verità(sia sul piano materiale che Spirituale) rappresenta un tassello da aggiungere a tutti gli altri per completare il mosaico della Manifestazione sia di questa natura che della natura “Divina”
    Alla base di ogni ricerca comunque è fondamentale essere sinceri, innanzitutto, con se stessi, e porsi in uno stato di servizio del prossimo secondo il principio della serviabilità; tutto il resto, a mio avviso, è secondario.
    Grazie per lo spazio saluti Michele.

  5. Vorremmo innanzitutto ringraziare nuovamente tutti coloro che hanno voluto condividere le loro esperienze attraverso questo post o tramite mail private, aiutandoci a mantenere sempre aperta verso chiunque la possibilità di confrontarsi ed “attingere” alle riflessioni che più risuonano in lui.
    Per fare seguito al commento di Michele, conveniamo che il concetto di Libertà è molto delicato e meriterebbe un approfondimento a parte. Lo stesso Henk Leene non utilizzava la parola con leggerezza e semplicismo. Il suo ammonimento in tal senso non era riferito al fatto che ogni persona è già spontaneamente dotata di un libero arbitrio che non deve essere intaccato, ma piuttosto al fatto che occorre stare molto attenti a non appesantire i condizionamenti già presenti nelle persone con ulteriori nuovi condizionamenti camuffati da concetti spirituali, altrimenti un processo liberatorio potrebbe condurre esattamente dalla parte opposta. In effetti, il rischio è sempre dietro l’angolo.
    La famosa “tazza piena” non può accogliere nulla di nuovo e nulla di più, ma è anche vero che a volte si cerca di svuotarne il contenuto per riversarne subito dell’altro considerato migliore, più puro, divino. La zavorra rimane però sostanzialmente invariata, non nei concetti ma nei fatti. Forse l’obiettivo non è svuotare la tazza per mettere dell’altro, ma imparare l’arte – se così la si può chiamare – di svuotare la tazza per mantenerla il più possibile pulita e asciutta, in modo che “Altro” possa trovare seggio e al quale realmente poter giurare obbedienza, senza rischiare di interpretarlo secondo opinioni altrui o deformarlo a proprio vantaggio (in questo senso reputiamo molto esplicativo e geniale il finale del film Giovanna d’Arco di Luc Besson).
    Conveniamo anche sulla primaria importanza di essere sinceri con se stessi e di imparare a porsi in uno stato di servizio verso il prossimo, nonostante anche questo concetto meriterebbe un approfondimento a parte…

  6. sono un allievo già da alcuni anni del Lectorium Rosicrucianum e condivido pienamente ciò che ha scritto Emanuele .In effetti nella nostra scuola vi è la massima libertà,nel rispetto ovviamente di alcune regole morali e comportamentali.Quando noi cerchiamo,sperimentiamo ci confrontiamo, lo facciamo normalmente con la “personalità” (ego),facendocela vedere in tutti i suoi aspetti,la quale è strutturata in un certo modo e non può comprendere ciò che non è di questa natura. Rijckenborgh nei suoi scritti insiste molto su questo, proprio perchè nè prendiamo “coscienza” in quanto è fondamentale per il proseguo.Un esempio del,voler comprendere con l’ego, lo abbiamo in Agostino con la vicenda dei Manichei,il quale fece tagliare la testa di Mani e riempita di paglia la appese alla porta della città per testimoniarne il “vuoto” che vi aveva trovato.. la famosa tazza di cui parlate che dovremmo cercare sempre di tenere vuota e pulita…o la “libertà” di cui parla Henk cioè questa apertura al nuovo al ” non ego ” Una delle armi più pericolose dell’ego è il giudizio,che distrugge e divide..di cui dovremmo esimerci il più possibile.Oggi la nostra scuola,rispetto solo a qualche anno fa,si è molto aperta e il suo insegnamento è alla portata di tutti ,e proprio per questo è molto più esposta ai pericoli delle “personalità”…Ciò che conta è l’insegnamento che non ha segreti è tutto esposto senza veli nei libri dei gran Maestri,alla base del quale c’è il raggiungimento della”resa” di cui la sua prima espressione è l’umiltà,ma che naturalmente non si rivolge alla “mente” cioè alla personalità con il suo “sapere” con il quale non si può raggiungere il “nulla”,ma anzi è follia di fronte a Dio e viceversa…per cui la “carota” è una “idea” in quanto i gradi “gerarchici” non sono insegnamenti x pochi,ma un metodo per interiorizzare l’insegnamento e anche un’ assunzione “responsabile” di fronte a Dio e agli uomini

    Certamente è molto interessante questa storia di Henk leene e sarebbe interesante approfondire con “apertura” le ragioni che mossero a quei tempi il suo allontanamento o autoallontanamento ,che sia,raccogliendo testimonianze e pareri e se fosse possibile chiedere una chiarificazione direttamente al Lectorium Rosicrucianum.

    Grazie mille x questo spazio

    1. Devo dire che questa cosa della personalità mi sta un pò stufando: quando hai una critica da fare (dove per critica intendo semplicemente un punto di vista differente dal quale vedere un fatto, un concetto o una situazione) vai da un guru e ti dice che al tuo livello spirituale non puoi capire, vai da uno psicoanalista e ti parla di resistenze e gabbie nevrotiche, vai dalle scuole spirituali e saltano fuori con la questione della personalità (“si, ma chi è che lo dice? quale parte di te sta parlando?”).
      Tu scrivi: “quando noi cerchiamo, sperimentiamo, ci confrontiamo, lo facciamo normalmente con la personalità”. Ma allora, caro Cladio, sediamoci uno di fronte all’altro e non proferiamo verbo, intanto “qualcosa” lavorerà dentro di noi e ci renderà – prima o poi – liberi e puri.
      Mi pare inoltre che i gradi gerarchici di cui parli servono a raccontare a noi stessi di non aver perso tempo; poi se qualcuno mi pesta un piede e io gli scarico addosso una fucilata di insulti (anche se non li esterno), mi perdono attribuendo la responsabilità all’ego o alla personalità che (poveretta lei) reclama ancora i suoi spazi.
      Non ci siamo per niente: una persona consapevole la vedi nelle piccole cose, al di là di qualsiasi orientamento. Se dopo tutte le mie letture di gran maestri, le mie pratiche, i miei servizi e gradi sono un miserabile, allora posso solo concludere che un’occhiatina allo specchio me la devo dare, al di là di tutto, e che solo quella servirà a permettere che qualcosa di diverso, finalmente, lavori dentro di me. Saluti.

    2. La storia di Agostino e dei Manichei è completamente falsa: Agostino d’Ippona (meglio noto come Sant’Agostino) è nato ben 78 anni dopo la morte di Mani; quindi nemmeno da neonato avrebbe potuto ordinarne la decapitazione e l’impalamento… Questa è storia.
      Mani: http://it.wikipedia.org/wiki/Mani_(teologo)
      Agostino d’Ippona: http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_d%27Ippona
      Chi ha scritto di questa cosa, illuminato o no che fosse, non aveva studiato bene la storia… 😉
      Un abbraccio a tutti

      1. Ciao sono un allievo, poiche’ ricordavo la storia di Agostino, penso Claudio si riferisca quasi sicuramente al libro il Mistero delle Beatitudini di Jan Leene in cui parla di Agostino ed il Manicheismo (molto brevemente tralaltro), ho letto la versione Italiana diversi anni fa, ma ho appena letto quella originale Olandese. Vengono citate le cose che tu dici, ma non viene detto che fu Agostino a ordinare la famosa crocifissione di Mani anche se viene data la descrizione ben nota che tu citi. Quello che viene marcato con toni decisi e’ che Agostino a parere del Leene, fosse amareggiato di non aver preso parte al movimento dei Manichei, quello all’interno della scuola dei misteri, e quindi per un meccanismo psicologico( che l’autore crede di deducere) si scaglio’ contro il Manicheismo ( io ho letto ad esempio la lettera contro Felice, molto interessante a mio avviso, ma se ricordo ci sono altri due documenti). Detto questo personalmente ritengo gli scritti di Agostino siano interessanti, e sempre dal mio punto vista intravedrei alcunielementi neoplatonici nei suoi scritti ed anche stoici, o almeno nelle poche opere che ho letto forse superficialmente di questo grande pensatore, cha ha influenzato la Chiesa Cattolica che pure( mia opinione) rispetto immensamente per la sua apertura ,opere di carita’, e dedizione di molti. Per dirla tutta rispetto immensamente anche la Massoneria per la sua filantropia e credo che le accuse luciferine debbano essere ricontestualizzate in modo piu’ antropologico dai suoi detrattori. Alla stessa guisa rispetto i Padri della Chiesa sebbene talvolta contro lo Gnosticismo, quest’ultima infatti e’ la corrente di pensiero che piu’ mi propongo con non poche difficolta’ di seguire. Agostino, ma anche il fondatore del Lectorium sono personalita’ interessanti, credo, ma solo dita che indicano la luna, come dicono forse nello zen. Gentili Saluti e buona ricerca a tutti.

  7. Marco scusami se ti ho irritato non era questa la mia intenzione di certo,volevo solo portare un mio contributo la mia esperienza.Comprendo bene il tuo sfogo e a cosa ti riferisci ( in parte condivido..) e me ne dispiace.Hai ragione quando dici che è dalle piccole cose che si vede quanto una persona sia veramente consapevole e io mi acorgo che molti lo sono,ma vedo anche che ognuno di noi ha un suo particolare cammino,lavoro, da compiere coi propri ostacoli e limiti,con la sua storia e i suoi tempi(malgrado i “gradi” gerarchici).Voglio dire che ciò che conta è cogliere l’essenziale dell’insegnamento, percepirne la sua forza VIVA celata tra le righe di uno scritto o di una conferenza… e farla vivere,un pò per volta, in noi affinchè facciamo “esperienza” della verità malgrado i nostri limiti(personalità) e che, non deve essere ricercata negli altri o per mezzo di altri, ma solo ed esclusivamente in se stessi… come dice Henk ed è sacrosanto!

    Ti auguro una buona strada

    Scusami ancora

    ciao

  8. Ma quand’è che ci libereremo della schiavitù più subdola e strisciante, ovverosia dalla ricerca stessa di un qualche cosa che non sia “noi stessi”???
    “Me stesso” è tutto ciò che ho e di cui posso fare esperienza! Quando mi rivolgo ad un insegnamento mi rivolgo pur sempre a qualcosa che sta fuori di me e che può risuonarmi o meno, far vibrare determinate corde o starmi più o meno bene razionalmente, ma è comunque qualcosa che altri mi hanno detto! Ed a questa “rivelazione” io do, più o meno consapevolmente, il mio assenso e consenso; la mia FEDE. Ecco allora comparire la successione apostolica, il contatto con la fraternità precedente, il link con la fraternità universale e la rivelazione data direttamente da Dio! Quale differenza c’è in questo tra una qualsiasi religione ed una scuola spirituale se non quella di fondarsi su di Autorità più vera, su di un dio più Dio? Non è giunto forse il momento di smettere di costruirci sulla base del principio di autorità e fondare la nostra ricerca, ed in questo cito Vito Mancuso, su di un principio di autenticità? E posto anche che a me vada bene, perchè lo sento risuonare in me, un dato insegnamento, se questo viene perseguito con un metodo coercitivo, e tutti i metodi forse lo sono, a che giova? Vi prego non partite con la solfa della personalità che sta dettando in me queste parole eh? Ma la parabola dei talenti non ci ha insegnato niente? Se abbiamo delle caratteristiche che ci rendono esseri unici ed irripetibili per quanto terribilmente inconsapevoli ci sarà un motivo o no? Concludo nella maniera più eretica possibile convinto che l’eresia sia il migliore metodo per la ricerca citando Raimon Panikkar quando dice che “La più grande tentazione dell’uomo è il voler tornare in Paradiso”. Quella strada è sbarrata e protetta da Cherubini con spade fiammeggianti ma non per proteggere quel santo luogo dal ritorno di esseri decaduti, ma per proteggere noi da un altro terribile errore! E se non fossimo noi a dover tornare in Paradiso, alla casa perduta fuggendo da questo inferno, da questa natura della morte ma il nostro compito fosse portare qui il Paradiso? Abbiamo perso la capacità di percepire il sacro nel Creato!!!!!! OMNIA MUNDA MUNDIS!!!!!! Tutto è puro per i puri!!!!! Se tutto questo non fosse un inferno da cui sfuggire ma un giardino da coltivare? Ma allora da dove cominciare se non da noi stessi? Ogni tradizione spirituale ha sintetizzato una regola aurea per questo: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Non vuoi essere derubato? Non derubare… Non vuoi essere violentato? Non usare violenza… Non vuoi essere ignorato? Non ignorare… Non vuoi essere giudicato? Non giudicare… Non potrei certamente girarmi dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno perchè tanto “se gli capita qualcosa è perchè deve trarne una lezione, e poi… questi aiuti materiali così poco spirituali…” La giustizia può e deve essere di questo mondo!
    Quanto della nostra spontaneità e della nostra creatività sacrifichiamo al metodo di una “via spirituale” pensando che è l’ego che agisce in noi, la nostra personalità generata da questa natura corrotta e che nulla può avere a che fare con ciò che è superiore… Intanto gli anni passano e noi non siamo mai abbastanza perfetti, mai abbastanza “degoificati” ma è il presente che conta! Caspita potrei dipartire domani! Certo questo mondo, e noi con esso, è soggetto alla legge di produzione, accrescimento, degenerazione e degradazione… Ma è proprio questo a renderlo così prezioso! Se una cosa ce l’hai per sempre come può essere preziosa? La bellezza a mio avviso non è la perfezione, la bellezza è la spontaneità; la spontaneità e l’imperfezione… E così è forse questo mondo e noi con esso: bellissimo ed imperfetto, bellissimo e terribile nello stesso tempo ma no può essere forse sotto la nostra responsabilità? Quando tornerà il Padrone della vigna che cosa gli diremo? Forse che la vigna che ci ha lasciato era piena di miasmi mefitici e noi siamo scappati lontano?

    Un eretico impenitente

    1. Sicuramente ciascuno è libero di pensare ciò che vuole e didirigere i suoi passi verso ciò che gli è più affine.

      Fatta la precedente premessa è necessario sottolineare che il cammino escatologico delle Scuole Spirituali gnostiche non è di trasformare questa realtà spezzata in un Paradiso. Tuttavia, non è nemmeno il voler rientrare in Paradiso.

      Uno Gnostico desidera ottenere la conoscenza di sé e del mondo e grazie a tale presa di coscienza riconoscere il proprio ruolo nel dramma cosmico.

      Si tratta di un ruolo che implica la resa dell’ego e di tutte le sue pretese al principio divino, nucleo del microcosmo, che lo gnostico incontra nel suo percorso dentro di sé.

      Questa resa, però, diviene reale solo quando lo gnostico vive realmente del contatto con questo Dio ritrovato. Fino a che questo contatto non diviene realtà è impensabile che l’ego possa arrendersi ad un qualcosa che per lui non esiste.

      Se non si condivide questo orientamento della ricerca non c’è nulla di male, ma se ci si definisce gnostici e non ci si sente a proprio agio con un simile orientamento, forse c’è qualcosa che si deve rivedere e magari dirigere i propri passi verso un altro ambito di ricerca.

      Sicuramente abbiamo una grande responsabilità verso il mondo.

      Di cosa si tratta?

      Se viviamo realmente il cammino che una autentica Scuola Gnostica presenta, possiamo cambiare noi stessi fin alla radice del nostro essere. L’uomo influenza l’ambiente che lo circonda, anche quello sociale.
      Se un gran numero di gnostici realizzassero un totale rivolgimento interiore, il riflesso su quanto e quanti ci circondano sarebbe incredibile.
      La Cina all’epoca di Confucio fu, per via della sua grandezza culturale e sociale, definita il “Celeste Impero”.
      Tuttavia, si tratta di un effetto collaterale e non del fine di un cammino spirituale.
      Tutto cambia, e neppure il riflesso di un lavoro Spirituale può mantenersi nel tempo, se non come testimonianza del passato. Il tempo tritura tutto.

      Questa natura non può divenire un “Paradiso” e la storia lo dimostra.

      La Cina di oggi può forse essere paragonata al “Celeste Impero” dei tempi di Confucio?

      Sia chiaro che questa mia replica non ha l’intenzione di voler convincere chi la pensa diversamente ma solo di condividere quanto penso e sento.

      Un sincero augurio a tutti di trovare ciascuno la strada che gli compete sul cammino della Ricerca.

      Emanuele

      1. Emanuele, al di là di tutto, mi chiedo su quale base si può definire una “autentica Scuola Gnostica”? Ci saranno infatti una quarantina di scuole di questo tipo in giro per il mondo che si definiscono ovviamente autentiche, ognuna con le sue valide ragioni, ma spesso anche con insegnamenti molti diversi. Ognuna, anche se a parole accetta e rispetta le altre, si reputa comunque sempre più autentica delle altre, magari affermando o lasciando intendere di portare avanti un insegnamento più evoluto o raffinato. Ognuno seguirà o non seguirà quella con cui risuona maggiormente, e sarà sicuramente quella più autentica per lui, e quindi non vi è nulla di oggettivo.

        Ho poi letto in questo blog l’originale articolo sulla Storitualità (https://associazioneperankh.wordpress.com/2012/04/24/storitualita/) e devo dire che in effetti è sempre la stessa storia che si ripete. Forse ogni cammino è “autentico” e allo stesso tempo “non autentico” non in base a come cerca di dimostrare di esserlo ma in base alla sincerità e al desiderio di ricerca di chi lo percorre, e per questo non può esistere un posto autentico e un altro no. Forse non c’è alcun bisogno di “definirsi gnostici” o sentirsi in un posto “autentico”, ma c’è solo il bisogno di vigilare sempre in se stessi.

        Saluti!

  9. Leggendo i commenti di Marco e di Sergio, noto come la discussione si sia aperta a toccare e sondare dei punti fondamentali, ovvero: la dualità fra personalità e anima e di conseguenza fra materia e spirito, e l’oggettivazione e concettualizzazione della “ricerca” che si trasforma da mero strumento a scopo centrale di tutta “l’Opera” così da perdere la sua essenzialità e smarrirsi in un’inquietudine intellettuale senza via d’uscita.

    Il tema della dualità invece meriterebbe un approfondimento a parte, ma c’è di fatto che si presta a diversi equivoci e spesso viene utilizzato in un modo o in un altro per crearsi un orientamento spirituale a proprio “uso e consumo”.
    Così di volta in volta si potrà “giocare” puntando sul dare la colpa alla personalità-materia di ciò di cui non ci si vuole prendere le responsabilità oppure, viceversa, altre volte intendere tutto come manifestazione di spirito così da avere un “passepartout” per lasciare che ogni azione sia giustificata e intinta di una veste spirituale.

    Penso che spostando gli accenti e le virgole, una frase o un concetto può portare in direzioni molto diverse ed è un po’ quello che succede nelle teorizzazioni che tendono ad istituzionalizzare un insegnamento. Si parte dagli insegnamenti tradizionali (orientali o occidentali) che non sono in contraddizione fra di loro se si riesce veramente ad approfondire l’essenza e si evitano gli atteggiamenti di prevenzione, e si devia per mille anfratti, giri e strade senza sbocco.
    Si finisce per creare un modello-gabbia che ha le stesse caratteristiche di quello che si tenta di trascendere e peggio ancora, di questo nuovo modello-gabbia non si riesce o non si vuole vederne le sbarre che lo delimitano. Così si “costruiscono” le religioni che bisogna riconoscere hanno la loro fondamentale funzione e molte scuole esoteriche, chissà come mai, aspirano ad essere riconosciute ed istituzionalizzate come tali!

    Sergio ha preso in considerazione un aspetto molto importante che è quello di seguire un principio di autenticità, spoglio di tutte le pretese di autorità ed autorevolezza nonché di rivalsa di una rivelazione rispetto ad un’altra.
    Nessuno penso potrà negare che le stesse scuole esoteriche ed iniziatiche sono spesso in contrapposizione fra di loro e si combattono con le stesse armi (competizione, orgoglio, avidità, senso di superiorità ecc…) che in teoria “predicano” di dover trascendere. Il risultato è separatività dagli altri, dal mondo manifesto e offuscamento astrale da cui si cerca di fuggire magari rifugiandosi nella propria Scuola in cui gli influssi diretti della fratellanza con cui si è firmata “l’esclusiva” salverà gli “eletti” che usufruiranno delle radiazioni incanalate e che persevereranno contribuendo a mantenerne il campo magnetico salvifico. Campo magnetico che può diventare ennesima illusione e che forse ha i connotati di tutti gli altri campi creati da religioni e gruppi vari…?!?
    Ma dove vi è separatività e senso elitario non c’è forse l’azione e l’effetto dell’Io e della personalità che “mascherati” da benefattori dell’umanità stanno beffeggiando l’essenza delle Tradizioni? Allora un ritorno alla semplicità e alla messa in pratica degli insegnamenti non sarebbe più congruo e più diretto?
    E sulla separatività si ritorna al termine “setta” che viene ogni volta preso nelle sue accezioni più estreme, fanatiche e pericolose. Ma l’atteggiamento settario si manifesta in moltissimi modi e non occorre che ci sia coercizione e intimidazione all’interno di un’associazione per dover essere inquadrata fra le sette. A volte è più subdolo un atteggiamento che mira a condizionare l’inconscio della persona che non un’azione manifesta.

    In ogni caso è importante mettere il punto sul fatto che il termine setta (che ha doppio significato etimologico) non è né negativo, né positivo, ma si “colora” con ciò che è l’essenza con cui si nutre un gruppo di individui che si incontrano per condividere insieme un percorso che si auspicherebbe fosse di Unione (con i suoi vari livelli di significato) e di riscoperta della Verità.

    Ma se ci si prende in giro continuando a dire e a dirsi che la scuola è lì solo per dare il supporto a vivere senza smarrirsi nella tempesta magnetica del campo dialettico e poi nella stessa scuola si ritrovano i presupposti tangibili di altrettante scissioni e incongruenze che non hanno nulla da invidiare al mondo da cui ci si sente separati e imperversati…credo che tutto ciò possa diventare alienante!

    1. Franca buon pomeriggio,

      vorrei solo chiarire, che per quanto riguarda l atua osservazione sulle Scuole esoteriche e/o iniziatiche:

      “Nessuno penso potrà negare che le stesse scuole esoteriche ed iniziatiche sono spesso in contrapposizione fra di loro e si combattono con le stesse armi (competizione, orgoglio, avidità, senso di superiorità ecc…) che in teoria “predicano” di dover trascendere.”

      in linea di principio è una osservazione valida, tuttavia, se parliamo del Lectorium, che era l’oggetto della discussione che ha portato al tuo commento, la situazione è diversa.

      Nella Scuola non ci occupiamo di giudicare altri gruppi, anche se aventi nel loro nome la parola “Rosacroce” o “Gnosi”.

      Questo perché fare proseliti non è lo scopo della Scuola.

      Come dissi già nel mio primo commento, incoraggio il cercatore, prima di iscriversi, a riflettere attentamente se la Scuola sia veramente ciò che sta cercando.

      La Scuola non ha un approccio settario nei confronti degli altri gruppi.

      Proprio per mostrare come la Scuola non sia affatto in lotta con nessuno e non si senta in pericolo per l’esistenza di altri movimenti, vorrei informare i lettori di questo sito che, in Olanda, nel 2009 fu organizzato, dal Lectorium nel suo Centro di conferenze olandese, un Simposio al quale intervenirono come relatori i rappresentanti di 7 correnti Esoteriche/Iniziatiche:

      – Società Teosofica
      – Massoneria (ordine dei Framassoni del Capitolo dei Gradi Superiori di Olanda – fondato nel 1803)
      – Antroposofia
      – Sufismo
      – Antico Mistico Ordine della Rosa Croce
      – Rosicrucian Fellowship (di Max Heindel)
      – Lectorium Rosicrucianum (Scuola Internazionale della Rosacroce d’Oro)

      Per chi fosse interessato a leggere quanto presentato dai diversi relatori nel detto simposio e legge lo spagnolo, è possibile scaricare il Pentagramma spagnolo del 2010 che tratta del convegno.

      Questo è il link:
      http://www.rosacruzaurea.org/literatura/revista-pentagrama.html?start=6

      Un sincero augurio a ciascuno di trovare la propria strada.

      Emanuele

  10. Cara Sofia,

    nella mia risposta ho scritto “un’autentica Scuola Gnostoca” ma non ho messo nomi di nessuna Scuola.
    Sicuramente, riconosco quella di cui faccio parte come “autentica”, sarei folle a restare in una realtà che considero falsa, se non ritenessi autentica una realtà spirituale mi muoverei in un’altra direzione.

    Fino ad oggi, e sono alcuni anni che ne faccio parte, ho sempre avuto la prova concreta di questa “autenticità” nella mia vita di tutti i giorni.

    Quando parlo d’autenticità non intendo affatto un riconoscimento storico o un legame con una più antica scuola o ordine.

    L’autenticità di cui parlo riguarda la validità dell’insegnamento per un cammino concreto e auto-responsabile ed una struttura che lo supporta correttamente, a beneficio di tutti.

    Se si vive in orientamento sul proprio tirocinio quotidiano, sul proprio cammino, il sapere se vi siano o meno contatti più o meno certi fra la propria struttura e strutture più antiche è di poco conto.

    Questo, però, non significa che non ci si debba interessare della Storia.

    Cosa intendo?

    Per esempio facendo diverse ricerche, sul piano storico, ho scorto qualche tratto di una trama ermetica molto profonda, che da tempo ha messo radici nella nostra
    penisola.

    La Fama Fraternitatis è del 1614 e vela i suoi misteri dietro le immagini simboliche e cabalistiche, che emergono dal racconto sulla gioventù e sul
    viaggio fatto da Cristiano rosacroce e che porterà alla nascita dell’Ordine.

    Tuttavia vi sono, in un manoscritto conservato persso la Biblioteca Nazionale di Napoli, degli statuti di un gruppo di Fratelli dell’Aurea e Rosa Croce, datati 1648, nei quali non v’è alcun riferimento a Cristiano Rosacroce.

    Tali statuti affermano che la confraternita sarebbe nata attorno al 1516.

    Alexander Denan evidenziò come tali statuti fossero quasi identici a quelli che Gerolamo Ruscelli, un poligrafo, che scrisse quasi gli stessi articoli nel suo proemio a “misteri di meravigliosa virtù”, proprio nel 1516 mentre si trovava a Napoli. In tali statuti si dice che il principe di quelle terre era anch’esso membro della Confraternita.

    A quell’epoca, Re di Spagna e Sovreno del Sacro Romano Impero era, se non erro, Carlo V.

    Enrico Cornelio Agrippa, fine ermetista che tenne all’università di Pavia un corso monografico sul Pimandro, era anche la guida di una Società Segreta di stampo Ermetico.

    Proprio Agrippa fu incaricato di redigere la biografia e la storia dell’incoronazione di Carlo V.

    Quando Agrippa si recò a Oxford per insegnare, fu ospite di un caro amico di Erasmo da Rotterdam, nonché allievo di Marsilio Ficino, il teologo e umanista John Colet (che scrisse contro gli abusi del clero e commentò l’epistole paoline – il pensiero paolino è fortemente gnostico).

    Vediamo così un collegamento con l’Accademia Aldina (di cui Erasmo faceva parte) e con l’Accademia Neo-Platonica di Ficino.

    Interessante notare, poi, che Ficino nel suo trattato sul Sommo Bene, fa intervenire il poeta Giovanni Cavalcanti a cui attribuisce lo scritto
    sull’Amore.

    Guido Cavalcanti fu mentore di Dante Alighieri, nonché guida dei Fedeli d’Amore.

    La Struttura della Divina Commedia di Dante ricorda la struttura della Tomba del beneamato Fratello Cristiano Rosacroce.

    Dante nel 16° canto del Purgatorio (sempre se non ricordo male il numero del canto), palesa di essere legato alla medesima fede del personaggio con cui parla.

    Tale personaggio è Marco di Lombardia, vescovo della Chiesa Catara di Concorezzo. Vediamo, così, un legame con i Catari.

    Certamente la nostra penisola era già stata toccata dalla Gnosi nei secoli precedenti.

    Vediamo i Misteri Greco Latini diffondersi in tutto l’impero romano e quindi anche sulla nostra penisola.

    Non possiamo, poi, dimenticare l’operato di Pitagora.

    E in Era cristiana vediamo l’apparire di comunità Gnostiche Cristiane a Roma vedi Marcione.

    La conclusione è che la nostra penisola è sempre stata una terra nella quale i Misteri hanno messo le loro radici ed oggi continua ad esserlo.

    Come possiamo notare tutti questi movimenti che in modo autentico hanno aperto un cammino adeguato ai loro tempi, sono nati in maniera indipendente ma ispirati dalla setssa sorgente e, non potrebbe essere altrimenti, si sono riconosciuti fra loro come fratelli.

    L’autenticità non dipende da una filiazione storica la più antica possibile ma dalla provenienza, dell’essenza dell’insegnamento, dall’unica sorgente, che alimenta i diversi rami del fiume.

    Nella Scuola di cui faccio parte, pur parlano di relazioni, sul piano spirituale con altre Fraternità del passato (Triplice Alleanza della luce: Graal, catari e Rosacroce), non fondiamo la validità dell’insegnamento o della struttura su una qualsiasi storicità.

    Riteniamo l’insgneamneto e la Scuola validi e di buona fede, “autentici” per così dire, perché troviamo un reale riscontro nella nostra vita, un valido supporto nel nostro cammino e questo varrebbe anche se la Scuola fosse nata da pochi anni.

    Il solo scopo delle poche righe di storia che ho scritto è quello di mostrare come l’unica sorgente “d’acqua viva”, sia sempre stata alimento per la nascita ed il sostentamento delle diverse manifestazioni materiali che a tale sorgente si sono abbeverate.

    Dio non abbandona l’opera delle sue mani.

    L’insegnamento della salvezza discese con l’uomo già dal momento della sua caduta.

    Voler fondare la propia autorità su un riconoscimento storico vuol dire, temere che l’insegnamento e la forza che lo accompagna non siano sufficienti a mostrare l’appartenenza alla Sorgente.

    Se dovessimo ragionare sulla storicità, sulla ininterrotta catena iniziatica, dovremmo dire, chi ha iniziato l’iniziatore o il gruppo al quale ci si ricollega? e quindi chi ha iniziato colui o colei o coloro che hanno iniziato tali iniziatori? e ppotremmo andare avanti così fino alla preistoria.

    E cosa vremmo ricavato? nulla.

    Se riuscissimo anche a risalire al primo iniziatore di ogni tradizione o di una specifica e dietro di lui non vi fosse nessun’altro, la logica ci spinge a concludere che non avremmo trovato che un uomo o una donna.

    Questo significa che in un determinato momento un essere umano ha avuto una diversa reazione alla vita ed ha potuto afferrare la chiamata che dal cuore del mondo divino gli è stata indirizzata sin dal giorno della Caduta.

    Tutto questo vuol dire che quando un uomo o un gruppo di uomini sono maturi per afferrare la corda che dal Regno di Dio viene offerta come cima di salvartaggio essi l’afferrano e questa loro capacità non deriva da un riconoscimento storico ma da una qualità interiore.

    Certamente vi sono periodi nella storia nei quali degli inviati hanno dovuto manifestarsi sul piano materiale per aprire un cammino ed altri nei quali gli uomini hanno dovuto lavorare per trovare da sé un cammino. Tuttavia in entrambi i casi, l’isegnamento e la forza che lo accompagna provenivano dalla medesima Sorgente.

    Vi sono poi degli uomini che non ancora maturi per intreprendere un cammino spirituale, ma desiderosi di acquisire qualcosa per rassicurare il proprio ego, desiderano bere comunque all’acqua che proviene dalla Sorgente.

    Chi è un po’ pratico di montagna sa che per bere in un fiume si devono avere certe accortezze. Non è il caso di bere a valle dopo i punti nei quali le mucche, al pascolo, vanno a bagnarsi. Queste vi fanno anche i loro bisogni. Bere dal ghiacciaio a monte offre un’acqua povera di minerali, infatti non ha ancora attraversato la roccia, sicuramente è acqua più pura ma inadeguata ad un corretto mantenimento del nostro veicolo fisico. Inoltre è sempre opportuno vedere se vi siano fabbriche sulle sponde del fiume o case. Le prime scaricano spesso nei fiumi rifiuti industriali, le seconde il liquame delle biologiche.

    Il fiume ha sempre origine da una sorgente pura che poi la natura e l’uomo tendono a modificare e l’uomo lo fa in modo più marcato. Se l’uomo per ignoranza o per disinteresse non rispetta le leggi che consentono di mantenere l’ambiente in equilibrio lo inquina.

    La stessa cosa vale per la Sorgente dell’Insegnamento Universale. L’Uomo, se non è pronto per comprenderne le leggi, le esigenze, può alterarlo, inquinarlo.

    Per questo motivo l’insegnamento portato attraverso strutture composte da tali uomini non può considerarsi “autentico”, come del resto non lo sono nemmeno le dette strutture.

    Quali sono queste strutture non autentiche?

    Ciascuno di noi dovrebbe concentrarsi di più sul trovare quella struttura che sente come “autentica” e non preoccuparsi di quali non lo siano.

    Se la sua scelta si sarà dimostrata corretta lo potrà vedere nella propria vita, se si è sbagliato, anche in questo caso la vita lo porrà davanti al proprio errore, forse si trattava di un esperienza necessaria a farlo sconttrare con una sua illusione e quindi dovrà cercare ancora.

    Del resto non c’è forse il detto “Chi cerca trova”? e non è scritto “Bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato”?

    Quindi la questione si gioca tutta sul chiarire in se stessi cosa cercare, dove bussare e cosa chiedere. tutta la serie di prove e di errori girano intorono a queste tre domande.

    Un caro saluto a tutti,

    Emanuele

  11. Sicuramente non ho mai avuto l’ardire e la sfrontatezza di definirmi uno gnostico neanche quando facevo parte del Lectorium…
    Se proprio fossi costretto a chiudermi in una definizione questa più o meno sarebbe : “sono solo un uomo in cammino…”
    Ho mosso i primi passi perché spinto da un richiamo irrefrenabile verso “Qualcosa” a cui volevo sentirmi sempre più unito… Un’Origine , una Sorgente, un Principio che sentivo dentro di me ed al tempo stesso altro da me. Ho mosso i primi passi nella mistica e nella teologia cercando di dedicare e consacrare la mia vita in modo totale a quella ricerca… Stanco e deluso da chi mi stava intorno ed il cui fine non era assolutamente affine al mio (e che brancolava nel buio quanto me) capii ben presto che il problema principale era dentro di me: io intendevo possedere l’Amore, possedere Dio… è a questo che mi riferivo quando dicevo che forse la più grande tentazione dell’uomo è tornare in Paradiso. Cercavo di esprimere simbolicamente questa tensione drammatica…
    Capii ben presto che l’Amore non può essere posseduto; Egli soffia dove vuole e può solo essere vissuto e che se si cerca di stringerlo fra le mani scivola via… Così cominciò la mia Notte Oscura ed iniziai a camminare “Nella felice notte, segretamente, senza esser veduta, senza nulla guardare, senza altra guida o luce fuor di quella che in cuore mi riluce.”
    Non vi dirò altro su questo perché molto personale. Ogni amante tiene celati a sguardi rapaci i momenti passati con l’amato.
    Ho frequentato poi diverse scuole iniziatiche ultima tra le quali il Lectorium Rosicrucianum e devo dire che le ho considerate come mezzi, calzature con cui affrontare i passi del mio cammino… E devo anche riconoscere di aver compiuto con queste calzature dei passi importanti! (da un grande uomo, tengo a precisare non nel Lectorium, mi fu detto: “ma come puoi pensare di conoscere Dio se non sai neanche allacciarti le scarpe…”) Ecco perché per principio non ho potuto giurare fedeltà alla scuola… sarebbe stato come giurare fedeltà ad un automobile!
    Non ho risposte riguardo agli interrogativi che ci muovono ma posso ad esempio riconoscermi pienamente in quello che tu dici Emanuele: “Uno Gnostico desidera ottenere la conoscenza di sé e del mondo e grazie a tale presa di coscienza riconoscere il proprio ruolo nel dramma cosmico.” Come penso che possa riconoscersi nella tua descrizione ogni uomo che inizia ad aspirare alla completezza.
    Premesso che non mi interessa, questo fa di me uno gnostico?
    Come dicevo però non ho risposte… al limite posso proporre delle suggestioni frutto di esperienze personali come quelle del mio commento precedente nella remota possibilità che possano innescare una riflessione.
    Se però nella nostra discussione rimaniamo sui temi generali e sul pensiero apologetico non si potrà crescere. È nelle azioni che si gioca la partita, è dai frutti che si può riconoscere l’albero.
    Se in nome della Libertà che si potrà in futuro acquisire, certamente non obbligando nessuno, una scuola iniziatica chiede di rinunciarvi usando sottili e difficili da smascherare ricatti spirituali, significa che non vi è la minima traccia della Sorgente!
    Un tempo, di fronte ai miei dubbi di seminarista relativi al diventare presbitero della chiesa cattolica apostolica romana, mi fu risposto citando il Vangelo di Luca: “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà”.
    La logica era ineccepibile… è la logica della croce alla quale devono essere inchiodati la materia, l’ego e la volontà propria… Per tutta risposta io bandii completamente la fede dal mio orizzonte ermeneutico e gnoseologico.
    Molto tempo dopo nel Lectorium mi fu proposta la stessa cosa con la stessa identica frase! Qual è la differenza allora?
    Ecco perché ritengo le Scuole Iniziatiche in quanto strutture ormai anacronistiche ed alla stessa stregua delle religioni istituzionalizzate. Per la mia esperienza personale ricercano tutte lo stesso obiettivo: il potere sull’essere umano. Forse i tempi sono maturi perché il Padre venga adorato in Spirito e Verità, nella semplicità, onestà, nella verità verso se stessi e nel rispetto del prossimo. Non può a mio avviso esserci lavoro interiore senza responsabilità.
    Vi lascio ora amici miei e non so se tornerò su questo spazio… Faccio i miei complimenti all’associazione che gestisce il blog. Di risposte preconfezionate è pieno il mondo… di domande giuste invece si scarseggia…
    Un eretico impenitente

    1. Caro Sergio,

      Se non coi si sente gnostici è giusto non definirsi tali.

      Certamente non è possibile possedere l’Amore. Uno Gnostico non cerca di possedere Dio ma di fondersi nel divino, di perdersi in esso (abbandonando la sua identità separata per divenire uno con la Coscienza Cosmica), Dio contiene il tutto ma il tutto non può contenere Dio nella sua interezza, essendo egli la causa prima, il motore immobile della creazione.

      Il Mistico Giovanni della Croce, che hai citato, incitava a cercare Dio in sé stessi, nella propria Anima.

      “Oh, anima bellissima fra tutte le creature, che tanto desideri sapere dove si trova il tuo Amato per cercarlo e unirti a Lui! Ora ti viene detto che tu stessa sei il luogo dove egli dimora, il rifugio e il nascondiglio dove si cela.

      Che cosa vuoi di più o anima? Cos’altro cerchi fuori di te, se dentro di te hai la tua ricchezza, il tuo piacere, la tua soddisfazione, la tua pienezza, e il tuo regno, ossia il tuo Amato che tu cerchi e desideri? Rallegrati e gioisci nel tuo intimo raccoglimento con Lui, giacché lo hai così vicino. Qui desideralo, qui adoralo e non andare a cercarlo fuori di te, perché ti distrarresti e ti stancheresti senza trovarlo né goderlo con più sicurezza o più presto, né più vicino che dentro di te!” (S. GIOVANNI DELLA CROCE, Cantico spirituale B, strofa 1, n. 7-8.)

      Ma in quale Anima si può trovare l’Amato?

      Paolo in Rm 3:23 dice : “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.

      In Ezechiele 18,4 leggiamo “L’anima che pecca, morirà.”
      La versione CEI traduche HaNePheSh come un pronome ma non è linguisticamente corretto, infatti la particella “Ha” è un articolo e la parola “NePheSh” significa anima, e si riferisce all’anima inferiore che è nutrice del corpo fisico e che la tradizione cabalistica pone in relazipone con il mondo dell’azione.

      L’anima naturale, per usare un termine coerente con l’ambiente del Della Croce, è carica di peccati e quindi è destinata alla morte.

      Ma allora di quale Anima parla il Della Corce?

      Paolo nella sua lettera ai Romani 6,16:18 presenta una soluzione a questo interrogativo:

      “Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli,
      siete schiavi di colui al quale servite:
      sia del peccato che porta alla morte,
      sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?
      17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato,
      ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso
      18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.”

      Di coloro che hanno “obbedito di cuore” egli in 1 Corinzi 6,19 dice “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?”

      Giovanni della Croce parla di quell’Anima che deve rinascere in noi e può farlo solamente se ci votiamo in autoresa a quel “Qualcosa”, di cui parlavi all’inizio del tuo commento. Una resa che è un'”obbedienza di cuore” a quell’insegnamento che riconosciamo consonante con quel “Qualcosa”, in una totale autoresa.

      La Scuola certamente è uno strumento, ma come tutti gli strumenti per funzionare deve essere impiegato correttamente. Prendiamo come esempio gli “strumenti” musicali. Per suonare uno xilofono si usano delle bacchette per perquotere le lamine, per suonare il flauto si soffia in un boccaqglio e si usano le dita per chiudere i buchi sul tubo e quindi suonare le note. Non possiamo pretendere di suonare il flauto perquotendolo con le bacchette dello xilofono.

      Questo significa che se desideriamo beneficiare dell’aiuto che una qualsivoglia Scuola Spirituale offre, dobbiamo necessariamente conformarci al metodo di lavoro che le è proprio. Se questo metodo ci va stretto forse non è adeguato al nostro percorso del momento.

      La Scuola non pretende di giurarvi fedeltà, essa offre il suo aiuto a chi si tova “in cammino”. Se si ritiene che tale aiuto non serva o non serva più, nessuno impedisce a qualcun’altro di uscire dalla Scuola.

      Le Sacre Scritture sono in uso in diverse Scuole, Ordini o Chiese.

      La Stessa frase usata in due postri diversi può indicare due cose totalmente differenti se non addirittura opposte.

      La frase che hai sentito in seminario e che poi ha sentito in qualche Servizio o lettura della Scuola, hanno un significato molto diverso fra loro.

      La cosa più difficile quando si entra in una Scuola Spirituale è il “Vuotare la tazza” di cui parlavo in un mio precedente commento. Se non lo facciamo, continuiamo a filtrare quello che sentiamo con il paradigma di quanto abbiamo già sperimentato e non ci apriamo così ad una diversa penetrazione del suo significato.

      Quindi anche se formalmente siamo iscritti ad una Scuola in realtà non stiamo beneficiando del suo insegnamento ma solo cercando di giudicarla sulla base del sistema di riferimenti che abbiamo costruito, in noi, per sentirci sicuri.

      Le Scuole Iniziatiche, non sono anacronistiche se esse offrono l’Insegnamento Universale con un linguaggio adeguato ai tempi e se sono unite alla Sorgente.

      Le vere Scuole Iniziatiche non sono elitarie e tuttavia pochi ne fanno parte.

      Perché?

      Perché non sono le Scuole a non accettare le persone, a selezionarle minuziosamente, ma è la maggioranza delle persone che non è disposta ad accettare l’offerta di tali Scuole.

      Oggi molte illusioni incatenano tutti e ciascuno in un modo così sottile e forte che non è facile accorgersene.

      Finchè nella vita di ciscuno non giunge quel momento in cui un barlume di coscienza reale può manifestarsi, non è possibile scorgere le catene che ci legano con la faccia verso il muro della caverna (vedi mito platonico della caverna).

      Tuttavia anche quando questo barlume di coscienza si manifesta non è garanzia di liberazione.

      Si tratta infatti di un barlume, una piccola fiammella, che potrebbe essere spenta dall’imperioso vento della natura caduta, che non ha alcun interesse a che la fiammella divenga un incendio.

      Questo vento incrementa le illusioni, stimola le paure e dinamizza le passioni, affinché il chiasso negli uomini sia sempre assordante e non possano percepire la flebile voce dell’Altro.

      La fiammella va quindi protetta affinché possa divenire un fuoco.

      Gesù disse “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49-53) e nel vangelo di Tommaso: “Gesù disse, ‘Ho appiccato fuoco al mondo, e guardate, lo curo finché attecchisca.’ ”

      Per Adorare il Padre in Spirito e Verità è necessario essere uniti allo Spirito e vivere sulla base della Verità con la V maiuscola.

      Gesù disse: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Vivere sulla base della Verità significa vivere secondo l’esempio di Gesù, la Coscienza Illuminata capace di ricevere in sé il Cristo.

      Non so se leggerai la mia risposta, visto che hai scritto che non sai se tornerai ancora su questo spazio, però ho deciso di scriverla comunque.

      In ogni caso ti auguro di poter percorrere con gioa e felicità il tuo cammino sino al giorno in cui tu possa dire, con Giovanni della Croce:

      “O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata!”

      Saluti,

      Emanuele

  12. Grazie Sergio per il tuo commento, l’ho trovato profondamente onesto e diretto.

    A differenza tua, io non sono approdata al Lectorium dopo un excursus religioso, eppure dopo alcuni anni di assidua ed intensa frequentazione, sono giunta a conclusioni analoghe alle tue. Non ho la presunzione di sapere se tu sia riuscito o meno a svuotare la tua tazza, ma posso dire che per quanto mi riguarda ho cercato di fare più pulizia possibile per accogliere quanto mi veniva offerto. Alcune cose si sono rivelate buone luci che mi hanno aiutata sul cammino, per altre ho invece toccato con mano che erano solo un ulteriore modo per riempirla nuovamente (la tazza) e dunque non mi hanno aiutata per niente.

    Ora che è già da diverso tempo che ho lasciato quella strada proseguendo il mio cammino altrove, non ho nessun rimpianto. Senza quella esperienza forse non avrei maturato alcune cose, così come senza andare oltre la stessa esperienza non ne avrei forse maturate delle altre. Credo che senza immergersi ed abbandonarsi completamente in un sistema iniziatico sia difficile coglierne in profondità il messaggio (il che non significa che il messaggio sia giusto e che è fallibile solo colui che non riesce a capirlo!), e allo stesso tempo non sia però possibile vederne i reali limiti senza provare prima o poi ad osservare lo stesso messaggio dal di fuori, con ulteriori nuovi occhi. Nello stesso modo in cui Emanuele cerca di far riflettere a lungo le persone prima di entrare nella scuola, io porrei le stesse avvertenze anche a coloro che pensano di lasciarla: bisogna essere pronti per entrare e pronti per uscire.

    Probabilmente la mia scelta di uscire dal Lectorium sarà stata interpretata come un ostacolo della personalità (perlomeno, ogni volta che qualcuno usciva, il significato che veniva dato al di là della diplomazia era grossomodo questo). In realtà nessuno ha la capacità di giudicare i passi altrui. Nel mio caso ho semplicemente inseguito lo stesso richiamo che tempo prima mi aveva condotto all’esperienza Lectorium, e che a un certo punto mi ha spinta altrove, mettendo ancora una volta in gioco la mia ricerca verso nuove esperienze. Non credo certo possa definirsi “gnostico” solo colui che aderisce ad una scuola di questa denominazione o che sente il bisogno di darsi questo appellativo. Le definizioni rimangono pur sempre dei bisogni, dei recinti che ci separano ancora una volta dagli altri.

    Ho reputato comunque anch’io assurdo dover giurare fedeltà ed obbedienza, perché questo viene richiesto, eccome! Certo, nessuno obbliga nessuno, ma è palese il fatto che non farlo non consente di proseguire spiritualmente secondo la metodologia gerarchica utilizzata. Ma come si può giurare una cosa simile ad uno strumento, al dito che indica la Luna piuttosto che alla Luna stessa?

    Ho trovato però molto belle e condivisibili le parole di Emanuele in merito al concetto di “autenticità”. Per altri aspetti mi sembra invece di aver vissuto in un’altra realtà nel Lectorium. Ad esempio anche’io, come Franca, non ho personalmente mai visto nei fatti questa apertura verso altre realtà spirituali, se non a parole o di facciata. Anche un simposio tenuto in Olanda con altri movimenti spirituali potrebbe essere solo una pura formalità che non certifica in nessun modo una reale apertura di cuore. Rispettare e invitare qualcuno non esclude il fatto di sentirsi comunque superiori a loro. Anche il cattolicesimo ha un gran parlare e pubblicizzare di dialoghi interreligiosi, ma di fatto continua a veicolare forte e chiaro il messaggio di essere la religione più religiosa di tutte. Non ha senso voler continuamente imbiancare un sepolcro.

    È vero che nel Lectorium si parlava dell’esistenza di ipotetiche sette scuole autentiche nel mondo (riprendendo in verità un antico concetto massone), ma poi l’opinione condivisa dagli allievi anche di alto grado verso le altre dottrine era sempre presuntuosa: ad esempio la Teosofia, l’Antroposofia e la Rosacroce di Max Heindel sono considerate ad uno stadio coscienziale inferiore, un po’ come le elementari, le medie e le superiori, dove il Lectorium è ovviamente l’università. L’Amorc e altri ordini simili sono di matrice occulta. Anche i metodi orientali di yoga o meditazione sono disincentivati per diverse ragioni. Cito inoltre la pietosa risposta di un direttore spirituale durante una serata pubblica in merito alla richiesta di un parere sull’ebraismo e sugli ebrei: “…sono ancora lì che girano come i criceti nella ruota”, alludendo al fatto che si ostinano a voler perseguire gli insegnamenti del Vecchio Testamento, verso una religiosità antiquata che adora il Demiurgo!

    Si tratta a mio avviso della solita superbia e superficialità che si ritrova sia nei piccoli ambiti iniziati, sia nelle grandi istituzioni religiose, sia al di fuori da ogni contesto spirituale. Non confondiamo dunque la formalità e la teoria con la sostanza, le radici dai frutti. Diamo prova di essere più responsabili se ne riconosciamo i limiti e tutte le imperfezioni, il che non significa rinnegare o screditare la scuola di riferimento. Essere riconoscenti verso la propria automobile (per usare l’analogia di Sergio) non implica per forza guidare con gli occhi chiusi, altrimenti prima o poi si va fuori strada.

    Il messaggio che si evince dall’articolo di Henk Leene è molto chiaro e profondo, e mi chiedo quanti allievi attuali del Lectorium siano a conoscenza del dossier citato, che mi sono personalmente tradotta dal tedesco e che mette in luce alcuni aspetti che credo siano intervenuti nell’inquinare la Sorgente. Ho provato in passato a parlarne con amici rimasti nella scuola, ma mi sono sempre trovata di fronte a un gelido muro, come se la cosa li spaventasse. Fragilità? Superbia? Negazione? Semplice disinteresse? Boh…

    Nel periodo in cui io mi sono allontanata dalla scuola c’era un fortissimo calo di adesioni di nuovi allievi, e credo che le motivazioni non siano molto dissimili dai punti emersi in questa serie di commenti. La cosa che mi è dispiaciuta moltissimo è che invece che rimettersi in gioco, la scuola ha preferito giustificare la situazione veicolando il significato che ormai il cerchio si stava stringendo e che molte persone non sarebbero più state in grado di accogliere l’insegnamento. No comment.

    Anch’io penso che siano sempre più anacronistiche le organizzazioni spirituali di qualsiasi tipo, non perché siano ingannevoli o inutili, ma perché vedo che molti seri cercatori oggi non riescono più ad accontentarsi di concetti, metodi, dottrine, ritualità o campi vari, ma hanno bisogno di ricercare e vivere l’Insegnamento ancora più in profondità oltre tutte queste “stampelle”. In questa necessità interiore non vedo l’incapacità di accettare l’offerta delle scuole ma il reale desiderio, e forse anche la profonda certezza, di poter compiere un ulteriore salto nell’abisso per poter attingere direttamente alla Sorgente. Credo che il messaggio di Krishnamurti abbia veramente inaugurato questa nuova epoca, dato che è quello che più di tutti corrisponde alla necessità spirituale di oggi, e non era molto delicato nell’esprimere il suo parere sulle scuole iniziatiche.

    Non vi tedio oltre e vi saluto!

    Una gnostica, cabalista, alchimista, induista, buddhista, taoista… o nulla di tutto ciò. Fate voi, a me non interessa più…

    1. Ciao Sofia, mi farebbe piacere poter leggere il Dossier in Italiano dato che non conosco il Tedesco. Se ti posto la mia email sei disponibile ad inviarmi la tua traduzione? Un abbraccio

      1. Ciao Stefano, ho inviato adesso il file alla mail dell’Associazione chiedendogli di inviartelo.
        Considera che troverai tradotti solo i capitoli del dossier che ho trovato più importanti da condividere. Non che gli altri capitoli non siano interessanti ma se mi fossi messa a tradurre tutto per iscritto avrei impiegato troppo tempo. Ho comunque tradotto tutto l’indice per dare una panoramica completa.
        Moltissimi argomenti trattati compaiono ormai anche nella pagina di Wikipedia Germania sul Lectorium.
        Buona lettura!

  13. Anche io ringrazio chi ha lasciato i suoi commenti ed ha condiviso la propria esperienza! Per me questo è di grande valore; questa apertura al confronto è fondamentale.
    Ciò che ci auguriamo penso tutti, è che i buoni propositi e le “ispirate” parole di chi porta avanti una scuola o associazione e che si assume quindi il compito e la responsabilità di dare un supporto a chi è in cammino, siano poi avvalorate da fatti. I fatti devono però essere preceduti dai pensieri di Buona Volontà e di Amore e non solo da sterili argomentazioni. Facilmente, se così non è, ci si tradisce sia con le parole che con i fatti che si contraddicono continuamente.

    Con i miei commenti sono andata poi sul generico, ma se proprio vogliamo tornare alla mia esperienza diretta nel Lectorium, devo dire ad Emanuele che la scuola da ciò che ho visto, vissuto e percepito, cerca di fare proselitismo e numero, cercando ovviamente persone in cui i semi gettati nelle varie conferenze possano attecchire. L’interesse al proselitismo c’è e come (non per niente si pubblicizzano le conferenze tappezzando di manifesti anche i pali della luce!). Ma tuttavia, che ci sarebbe di male ad ammetterlo!
    Non posso però andare qui nel dettaglio di alcune cose vissute…. di certo sono state per me grandi lezioni che mi hanno aperto gli occhi e tolto qualche velo di illusione, quindi nel mio personale cammino le ho trovate comunque esperienze necessarie e in qualche modo “preparate” per me. Non per questo posso dire che nel Lectorium Rosicrucianum “è tutto oro quello che luccica”, ma sento invece che è corretto sviscerare le insidie che si possono celare dietro le belle facciate.

    Ero a conoscenza del simposio in Olanda, ma oggi dopo l’esperienza vissuta e dopo aver visto gli atteggiamenti (anche negli alti gradi gerarchici), la considero solo una mossa di “marketing” che mira a confondere e a vendere un’immagine che non corrisponde ai fatti che si verificano all’interno della scuola. Come dice Sofia, la chiusura verso tutti gli altri orientamenti e religioni è lampante, addirittura quasi un tabù parlare di ciò che non rientra nei rigidi parametri codificati dal Lectorium. Anche io ho potuto constatare come aleggi l’idea di essere i prediletti solo perché parte della scuola e viceversa, guardare gli altri con un malcelato disprezzo.
    Ma questa non è una cosa che stupisce visto che lo stesso atteggiamento si ritrova in tutte le religioni e gruppi di sette varie, l’importante è non spacciare una cosa per un’altra. L’importante sarebbe mostrarsi per ciò che si è, anche con le proprie chiusure e rigidità.
    Non giustifico invece assolutamente chi cerca di lavorare sull’inconscio delle persone perché allora lì sì che c’è malafede e quindi bisogna fare molta attenzione!
    Anche quando nel Lectorium si insiste sulla “servibilità” e si continuano ad inviare messaggi sulla funzione che ognuno deve svolgere in quanto strumento, c’è qualcosa che “devia” dal vero senso che si dovrebbe dare a questo aspetto. Tutto ciò che in questo modo viene insinuato e si cerca di “inculcare” è che sei strumento utile solo se ti uniformi alle “modalità operative” del Lectorium e di conseguenza, direi io, anche di chi lo “gestisce” con tutto ciò che ne può scaturire.
    Nel cocktail di teorie propinate agli allievi, si crea un bel po’ di confusione… forse confusione che ha chi trasmette o forse interesse a confondere…?!? O forse entrambe le cose!

    Tuttavia, in questo blog ho trovato davvero un’apertura e uno spirito di comprensione che si ha fra chi si riconosce nello stesso fondamentale cammino, quello dell’essere umano che attraverso l’apertura della propria coscienza potrà unirsi a ciò che di più profondo c’è in lui, ovvero quella parte divina a cui tutti siamo “destinati” ad aprirci ed accogliere realizzando ciò che è un Piano a noi superiore e a cui dovremmo rivolgerci con vera Umiltà. Chi segue un percorso sincero riconosce gli altri “pellegrini” come amici e fratelli senza necessità di etichette. Basta un cenno, una parola, un gesto per riconoscersi e non occorre mostrare il “tesserino” di appartenenza ad una corrente spirituale piuttosto che ad un’altra. Abbonamenti e tessere di affiliazione che ci aprono “porte di salvezza” sarebbe meglio lasciarli per altri ambiti.

    Con questo credo di aver esaurito tutto ciò che potevo dire su tale tema e sulla mia esperienza e per evitare che la mia personalità si accanisca su inutili cavilli e mi ubriachi di parole, mi ritiro rinnovando i miei ringraziamenti.

    Gli articoli del Blog sono molto interessanti e mi fa piacere avere scoperto questo “luogo” di incontro che credo sarà utile per ulteriori riflessioni.

  14. Care Franca e Sofia,

    Essere aperti e rispettare le altre associazioni non significa dover mischiarne le dottrine e i metodi.

    Ciascun appartenente ad un qualsiasi movimento che gli corrosponde interiormente , troverà più giusto per sé quello al quale appartriene, altrimenti cambiarebbe.

    Il simposio che ho citato non era un’attività di marketing ma un modo per mostrare, a tutti coloro che anelano allo Spirito, che Dio non ha mai abandonato l’uomo ed ha sempre indirizzato verso di lui un Appello dal Cuore del Mondo, al quale tanti uomini hanno risposto secondo la loro natura. Un contributo per ravvivare la speranza.

    Per quantoi riguarda l’attegiamento individuale deli allievi, non essendoci censori o Maestri, ed essendo laciata alla propria coscienza la libertà di discernere, ciascuno testimonia del proprio stato d’essere, della propria comprensione.

    Mi sembra strana la risposta che è stata data a proposito degli ebrei, comunque io avrei risposto in utt’altro modo.

    Per quanto riguarda la vera Cabalà, quella tradizionale e non le varie rivisitazioni new age, quella che richiede di conoscere la lingua e la cultura ebraica per essere solo vagamente avvivinata, il suo Valore è innegabile.

    Nell’antico testamento sono celati profondi insegnamenti, accessibili solo mediante la conoscenza della Cabalà.

    Si potrebbe scrivere un volume intero solo commentando dal punto di vista Cabalistico il primo versetto del BeReShIT (il Genesi).

    Certamente non tutti gli ebrei sono cabalisti.

    In tutte le culture vi sono coloro che sono spinti da un profondo desiderio di trovare il senso della vita e realizzarlo e vi sono coloro che questo desiderio non lo sentono affatto.

    I primi cercano di penetrare il senso di una religione i secondi la osservano in modo letterale e formale.

    Per quel che riguarda il proselitismo non è l’orientamento della Scuola.

    Se qualche collaboratore cade in questo equivoco è perché manca ancora della giusta comprensione della missione della Scuola.

    Il mettere manifesti per pubblicizzare un’attività pubblica non significa fare proselitismo ma solo voler far sapere ai cercatori che verrà fatta un’attività che forse può interessargli.

    Non è forse scritto che non si accende una lampada per tenerla sotto il mogio?

    A proposito del contatto con altre organizzazioni o associazioni, vi posso dire che in un occasione abbiamo partecipato ad evento congiunto con altre organizzazioni. Per esempio, una conferenza sul 2012 in collaborazione con la Società Teosofica (tenutasi a Torino e trasmessa in diretta web), si veda poi l’evento “Questioni di Spirito” tenutosi a San Marino, non ricordo se l’anno scorso o due anni fa.

    Personalmente scrivo su diversi forum e incoraggio il dialogpo. Ho appena terminato un lavoro di gruppo che ho proposto in un forum rosicruciano internazionale (in lingua inglese). Si è trattato di analizzare e commentare un paio di pagine della Fama Fraternitatis. Si tratta di un forum nel quale affluiscono persone provenienti da diverse correnti rosicruciane fra le quali SRIA, AMORC, AO+RC, Lectorium, Rosicrucian Fellowship ecc.
    Ciascuno ha condiviso le sue riflessioni con gli altri. Su alcuni punti ci sono statoi diversi scambi per chiarire i rispettivi punti di vista e trovare il punto d’unione. Tutto il lavoro è durato circa un mese con scambi quasi giornalieri.Prima di redigere la versione condivisa di un aspetto, questa è stat a sottoposta alla valutazione di tutti imembri del gruppo di lavoro. anche il risultato finale è stato sottoposto a tutti i membri ed è ancora al vaglio.
    Quando tutti avrenno dato il loro benestare sul documento finale, questo verrà caricato e reso disponibile a tutti i membri del forum come allegato.

    Il moderatore del forum ha commentato che è così bello vedere persone provenienti da così diverse filiazioni rosicruciane lavorare in armonia e di concerto su un comune argomento.

    Quel che è stato veramente interessante è che dagli spunti che ciascuno di noi ha condiviso, gli altri membri hanno fatto ulteriori riflessioni e dialogato sui risultati delle osservazioni.

    Sono venute fuori circa una ventina di pagine di commento, che spaziano dalla Cabalà all’Aritmosofia, dalla Mistica al Cristianesimo Esoterico senza dimenticare la Geometria Sacra. Tutto ovviamente proiettato verso l’aspetto concreto di un cammino quotidiano.

    Ho però ossrervato che nel forum sono iscritte quasi 800 persone e hanno partecipato solo 6.

    Quando invece si tratta di battibeccare su un argomento qualsiasi, tanto da obbligare i moderatori ad intervenire, ne compaiono a decine.

    Tuttavia spero che il lavoro che abbiamo fatto sia uno stimolo ad utilizzare il forum in maniare diversa e più spiritualmente proficua per tutti.

    Quando sarà accettata la versione definitiva del documento in questione chiederò se sono daccordo anche gli altri membri a divulgarlo anche all’esterno del forum. Nel caso lo siano, metterò un altro commento a questo post per indicare come scaricarlo.

    Per quanto riguarda il dossier in tedesco, pur conoscendone l’esistenza da anni, non l’ho letto perché purtroppo fra le lingue antiche e moderne che conosco il tedesco non figura.

    Ho provato a tradurne delle parti con google ma il risultato non era sufficiente ad avere una corretta leggibilità.

    Se sofia vuole mandarmi la sua traduzione lo leggerò sicuramente.

    Fino ad oggi in rete ho trovato diverse notizie sulla Scuola ma la maggiorparte inesatte o semplicemente soggettive.

    Sarei curioso di vedere di che tipo di materiale si tratta nel dossier.

    Vorrei fare solo una precisazione che nella Scuola non esiste alcun “direttore spirituale” tale appellativo non fa parte dei gradi della scuola e nemmeno dei suoi aspetti organizzativi.

    Inoltre non esistono “giuramenti”. Non so a cosa Sofia si riferisca ma probabilmente si tratta di una malinteso su qualcosa (non so cosa, ma non importa) che giuramento non è.

    L’unica cosa che la Scuola chiede ai propri allievi e di essere corretti verso se stessi e verso la Scuola. L’Iniziazione non è un rito ma una progressiva ammissione nel campo di forza e di luce di una Scuola Spirituale. Questa progressiva ammissione offre delle possibilità sempre maggiori, ma richiede un lavoro su di sé altrettanto crescente. In un cammino spirituale maggiore è la grazia ricevuta maggiore la responsabilità di chi la riceve.

    Un caro saluto,

    Emanuele

  15. Emanuele, ho voluto condividere la mia esperienza perché credo che solo di quella possiamo parlare, mentre concettualizzare su Dio, Gnosi o Luce, sia inutile se non rischioso perché conduce a confrontarsi su di un piano completamente mentale ed evanescente, dove può essere dimostrato tutto e l’incontrario di tutto.

    Non mi sognerei mai di pensare o dichiarare che gli allievi del Lectorium siano tutti fanatici o manipolatori. Anche se probabilmente alcuni lo sono (e non saprei se in buona o cattiva fede) ve ne saranno certamente altrettanti degni della A maiuscola. Sembra molto interessante il lavoro che avete svolto sulla Fama Fraternitatis, se capiterà lo leggerò volentieri.

    Sostengo però per diversi motivi già espressi che la scuola sia solo uno strumento (al pari di tutte le altre religioni o scuole iniziatiche) con tutti i pregi e difetti del caso, e che laddove rivela le sue imperfezioni non sia giusto né onesto incolpare sempre le debolezze (o personalità o ego) dei cercatori per non essere riusciti ad interpretare correttamente un messaggio infallibile. Non vedo crescita in un atteggiamento di questo tipo ma solo auto-inganno e stagnazione interiore, e la maggior parte dei cercatori di oggi ne è stanca. Questo rappresenta a mio avviso, nella maggior parte dei casi, il reale motivo per cui vi saranno sempre meno adesioni in futuro a scuole di questo tipo.

    In merito al dossier in tedesco, l’ho tradotto leggendolo ma senza trascriverlo, ho però visto che su eMule è presente una copia con alcune parti tradotte in italiano, penso sia facile reperirlo. Degli aspetti che mi hanno colpita di più, ho cercato di fare indagini incrociate e ho sempre trovato corrispondenze (ma ciò che più conta per me è averle ritrovate nella mia esperienza).

    L’appellativo di “direttore spirituale” era spesso utilizzato ma posso anche ridefinirlo come “membro della direzione spirituale di centro” oppure solo “direttore di centro”, si tratta comunque a tutti gli effetti di un allievo che ricopre la funzione di punto di riferimento delle attività svolte da una sede della scuola sul territorio.

    Per quanto riguarda invece il “giuramento” non riesco proprio a trovare altri termini sostitutivi, è stato inoltre un tema da me affrontato apertamente a suo tempo con chi di dovere e non certo vissuto timidamente nell’ombra con facili rischi di mal comprensione. Mettiamola così: chiunque seguirà o ha seguito in passato quel percorso, mediterà in coscienza sua se ciò di cui ho parlato corrisponde o meno alla sua esperienza (ad esempio per Emanuele no, per Sergio sì, il mondo è bello perchè è vario).

    Anch’io come Franca (che stimo moltissimo per quello che scrive) penso di avere esaurito tutte le parole che potevo spendere su questo argomento, mi sono già presa un bel po’ di spazio nel commento precedente, e non vorrei incoraggiare battibecchi del tipo “io ce l’ho più spirituale”, che non renderebbero certo onore ad una reale ricerca.

    Saluti

    1. Cara Sofia,

      ti ringrazio per l atua risposta.

      Non fraintendere la mia replica non si tratta di battibeccare ma solo di volere precisare.

      Nella Scuola non esiste nessun “direttore spirituale” e quindi non può essere un termine usato di frequente. I centri regionali non hanno alcun “membro della direzione spirituale di centro”.

      I Centri Regionali hanno una direzione ed un coordinatore che svolgono funzioni organizzative e non hanno nulla a che vederee con la Direzione Spirituale.

      L’organizzazione della nostra Scuola non è un segreto e la si trova persino in libri pubblicati proprio dalla nostra casa editrice.

      Nessun membro di direzione ne il coordinatore di un centro si presenteranno mai come “direttori spirituali”.

      Per quanto riguarda il “giuramento” ribadisco che non capisco a cosa tu ti riferisca, comunque come già scrivevo non importa.

      Sono allievo da tanti anni e la mia esperienza è stata ed è tutt’ora molto differente.

      Personalmente ritengo che le Scuole Spirituali siano un grande aiuto offerto all’umanità.

      Viviamo in tempi nei quali le forze della natura decaduta, quelle che Guenon definirebbe della Contro-Iniziazione, agiscono in modo preponderante al fine di oscurare le coscienze.

      Il modo migliore, che queste forze hanno, per raggiungere il loro scopo è mettere una falsa luce di fronte agli occhi dei cercatori.

      Una luce che offra loro la speranza per tutto quanto il proprio io desideri.

      Oggi è ancor più facile di quanto potesse esserelo 50 anni fa.

      Chi si desse la pena di studiare la tradizione ermetica, l’alchimia o la cabalà scoprirebbe che è sempre necessario un campo isolato, dalle forze della natura della morte, perché il processo possa avere inizio e continuare sino al raggiungimento di quanto auspicato.

      Un paio di spunti dalla tradizione (E’ doveroso specificare che questa non è la forma d’espressione adottata dalla Scuola oggi, tuttavia è utile a comprendere ciò che sto scrivendo):

      Per esempio nella Cabalà per pasare da Assiah a Yetzirah il sentiero è il 32° che porta da Malkut a Yesod ed è il sentiero di Tau. Il Gran Simbolo di Tau, adottato in alcune Scuole, vede, da fuori verso dentro, un ovale formato da settantadue circoli fra i quali sono posti i quattro esseri viventi della visione di Ezechiele, al cui interno vi è una donna che regge due bacchette in mano e che alza lo sguardo sopra la sua testa per guardare la luna crescente.

      (invito chi ne abbia voglia a riflettere su questa parte del cammino attarverso l’albero della vita, che non commenterò).

      La maggioranza delle operazioni alchemiche si compiono ponendo la materia, soggetto dell’operazione, in tazze che vanno coperte, storte, bocce etc… Vedi ad esempio i procedimenti per la realizzazione della medicina bianca e di quella rossa.

      Il lavoro alchemico deve compiersoi senza che le intemperie esterne intervengano danneggiando l’opera.

      La protezione che le storte, bocce ecc… danno al soggetto dell’opera, il campo di forza lo offre all’allievo.

      Una Scuola Spirituale autentica è un laboratorio alchemico.

      Nei lavori alchemici il calore deve essere sapientemente dosato, per farlo viene applicato al soggetto in diversi modi. Questa dosatura del calore equivale ai diversi gradi che fanno parte del metodo di una Scuola Spirituale.

      Si potrebbe scrivere ore su questi aspetti ma credo che sia meglio che ciascuno li scopra da solo.

      Un caro saluto,

      Emanuele

  16. Leggendo i commenti di Marco, Franca, Sergio, di Sofia e di Emanuele provo sentimenti contrastanti;da una parte mi sento intimorito e imbarazzato dalla acutezza dell’analisi che viene fatta a proposito del senso della ricerca spirituale, del ruolo svolto dalla personalità e dalle considerazioni sull’autorità da attribuire ad una Scuola Spirituale di buonafede;dall’altra provo una certa commozione nel leggere di come siano state vissute, o come lo sono attualmente, le rispettive esperienze fatte nel Lectorium o in altri contesti.
    Un denominatore comune, credo, sia l’ardente desiderio di trovare risposte esaurienti riguardo al fondametale quesito posto dalla Sfinge e cioè: “Che cos’è, che avendo una sola voce,ha quattro,due e tre gambe?”
    L’Essere Umano chi è veramente?
    La risposta apparentemente è semplice ma in realtà non lo è.
    Questo quesito vuole essere una rappresentazione della parabola umana. Dal momento in cui siamo collocati sulla terra siamo, diciamo così, costretti ad accettarne le regole, volenti o nolenti.
    Quando camminiamo su quattro gambe, per me, significa iniziare ad esplorare l’orizzonte per cercare di capirci qualcosa di questa vita.
    Iniziamo una ricerca che ci conduce a percorrere diverse strade finchè non pensiamo di approdare in un posto nel quale trovare le risposte alla domande che più ci hanno procurato sofferenza e pena.
    Molto spesso il disinganno, la delusione e le brucianti scottature ci fanno desistere, se non rinunciare definitivamente, nel proseguire il nostro viaggio.Perchè?
    La risposta che mi sono dato è “PAURA”.Quanti di noi sono disposti a cedere un pò del controllo di sè?
    In una Scuola Spirituale di buona fede la prima richiesta che si fa ad un allievo o discepolo è di dare se stesso.
    Ma a chi?
    Non certo alla Scuola o a chicchessia guida spiri.tuale o presunta tale.
    .Si chiede di essere disposti ad accettare di rinunciare alle proprie aspettative, si proprio cosi.
    Tali aspettative,in definitiva, non sono altro che richieste di conforto e di rassicurazioni per mantenere in vita il nostro “IO”,il nostro senso di essere vivi,perchè ci identifichiamo con quello che pensiamo sia la vera indivisualità.Che confusione!!!!
    Nelle scuole orientali,in quelle buddiste come in quelle taoiste,la domanda posta dai discepoli sovente riguardava la conservazione dell’individualità., della coscienza individuale.
    Quando non troviamo riscontro a ciò, ecco che arretriamo oppure cerchiamo altri luoghi “meno severi” adducendo le motivazioni più disparate.
    Ma la vera “Aspettativa” è lì che ci pungola senza sosta.
    La risposta può essere l’oblio o l’immersione totale nella dialettica della vita con tutte le conseguenze che ciò comporta oppure la continua ricerca di scuole a nostra misura.
    Questo significa avere due gambe.
    Quando siamo in una età giovanile(direi fino ai cinquantanni!!) crediamo di avere il mondo in mano, di potere disporre del nostro presunto discernimento col quale selezionare e valutare ciò che c’è sulla “piazza”e poi decidere di conseguenza.
    Salvo poi doversi confrontare con la malattia,con il disagio economico,col fallimento sentimentale e infine con la prospettiva della morte.
    La paura ci porta a questo.
    La storia dell’uomo è molto,molto lunga, questo lo sappiamo già.
    Sappiamo anche che le centinaia di generazioni che ci hanno preceduto.hanno elaborato degli insegnamenti che sono stati il risultato delle storie dei singoli, che si sono battuti nella loro esistenza per superare il muro della limitazione.
    Questi hanno alimentato la Memoria da cui noi contemporanei possiano attingere per la “Salvezza”.
    Cosa vuol dire salvezza?
    Salvezza,secondo il mio “discernimento”,vuol dire avere assimilato incondizionatamente il senso del miracolo della Vita e di conseguenze non avvertite più il proprio simile come un estraneo,un alieno da cui guardarsi e non solo.
    In altri termini sentirsi, consapevolmente e distintamente, parte di un insieme che chiamiamo Dio o Manifestazione Divina.
    Tutta la creazione appare sotto un’altra luce.
    In tutto questo però non siamo mai stati soli,
    Le umanità che ci hanno preceduto nei cicli prima del nostro hanno lasciato un eredità preziosa per il nostro sviluppo.
    .E’ da loro che deriva l’autorità con cui si giustifica una Scuola Spirituale di buona fede.
    Inoltre un sostegno incessante proviene dalla dimensione macrocosmica sotto forma di impulsi di forza, quello che siamo soliti definire radiazione Cristica.
    Quando saremo riusciti a vivere oltre gli apparenti impedimenti di natura psicologica,caratteriale e siamo capaci di soprassedere alle simpatie e antipatie allora comprendiamo cos’è la terza gamba.
    Per quanto riguarda la personalità tanto bistrattata per alcuni, mi sento di affermare insieme al M°Rijckenborg che essa è di “grande e nobile lignaggio”.
    Sono occorsi millenni per affinarla fino alla nostra epoca.
    La personalità in effetti rappresenta l’unico ed esclusivo veicolo che consente di realizzare l’unità con il proprio Se e quello dei propri simili.
    La terza gamba rappresenta quindi la fraternità o le fraternità.
    L’uomo e la donna singoli si reggono grazie al sostegno di essa così come ogni singolo che abbia raggiunto la condizione di unità rappresenta un puntello idispensabile per l’insieme.
    Sono due i fattori da tenere sempre in evidenza per mantenere aperta la possibilità di arrivare alla Comprensione.
    Il superamento della paura e la fiducia incondizionata.
    Quand’anche siamo “imbrogliati” da scuole ingannevoli o fuorvianti, questi due elemeti sono il sicuro lasciapassare per la dimensione di vita superiore e cioè di quel Mondo Perduto di cui abbiamo ancora nostalgia.

  17. Carissimi,
    ho letto i vari commenti, alcuni con interesse ed altri con divertimento e stupore; devo dire che sono stata tentata di andare a leggere su qualche volume la giusta risposta e scrivere un commento utilizzando dei termini da letterato e da persona colta e sapiente, magari avrei vinto io… ma , poi ci ho ripensato.
    Di discorsi intellettuali se ne fanno fin troppi e non credo a questo punto che possano sortire un buon effetto e servire a molto. Le religioni, la politica, fanno discorsi intellettuali e il risultato si vede, tante belle parole che spesso stupiscono e intimidiscono per cercare di convincere che uno è migliore dell’altro. Pensiamo di essere migliori solo perché abbiamo fatto un certo percorso ed allora ci permettiamo di fare citazioni su citazioni per dimostrare “IO” so. Ma quell’IO no è forse il nostro “EGO” che parla, che ci muove e che ha in mano tutti i fili per farci muovere… come dei burattini?
    Ricerchiamo la spontaneità, impariamo a stupirci ogni giorno di tutto ciò che i nostri sensi percepiscono, profumi, suoni sapori, sensazioni tattili etc. dicono che un neonato è come una tazza vuota, o quasi vuota (visto che noi spesso vogliamo riempirla di nostri modi di essere e di nostri valori perché pensiamo di saperne più di lui) pronta ad accogliere tutto ciò che di “nuovo” lo circonda.
    Noi abbiamo molto da re imparare dai neonati, in primis la spontaneità, la sensibilità il non attaccamento, il vivre senza spazio-tempo; infatti il neonato non ha bisogno di grossi stimoli, a lui serve solo un seno che lo nutra e due mani che lo tengano in braccio siamo noi che pensiamo di dovergli dare questo e quello… a volte piangono e nemmeno riusciamo a capire il perché. Non siamo più capaci di ascoltare perché siamo tropo impegnati a parlare. Cerchiamo di essere più umili e meno egoisti di conoscenza… “c’è posto per tutti…” sia per coloro che hanno bisogno di frequentare una scuola iniziatica per seguire un metodo e per conoscersi, sia per coloro che l’esperienza di una scuola non la vogliono più pur continuando a ricercare se stessi confrontandosi con il prossimo a briglie più sciolte.
    Apprezzo questo spazio perché ci si può mettere a confronto senza il timore di essere giudicati.
    Un saluto

  18. Grazie Michele del tuo commento, molto di cuore.
    Anch’io come Michele ho letto tutti i commenti con interesse e serietà, e penso sia importante quanto Michele ha sottolineato sul fatto che di base, nei differenti commenti, si possa vedere una tensione di ciascuno verso la ricerca spirituale.

    Proprio in quest’ottica le citazioni che sono state fatte non avevano certamente come scopo uno sfoggio di cultura.

    Quando Sergio ha citato Giovanni della Croce sono abbastanza sicuro lo abbia fatto perché quelle parole risuonavano in lui come l’eco, la testimonianza, di un sentimento profondo che lo spinge alla ricerca.

    Quando io ho citato alti passi di Giovanni della Croce per rispondere a Sergio, l’ho fatto perché anche in me quelle parole suonano come una potente testimonianza di un cammino aperto per noi.

    Le citazioni dalla tradizione Cabalistica Rosicruciana e dall’Alchimia volevano portare delle immagini che in me risuonano come manifestazioni di idee archetipiche del cammino. Immagini che ho vissuto come testimonianze, proprio come le parole del Della Croce di cui ho già parlato.

    Nessuno vuol giudicare chi non sente la necessità di una Scuola Spirituale, me è importante chiarirne il senso e dare un informazione il più possibile corretta, così che ciascuno possa, da sé stesso, decidere se questo strumento sia o meno a lui necessario.

    Un caro saluto a tutti,

    Emanuele

    Nel

  19. Buongiorno a tutti. Mi piace molto questo spazio di aperto confronto, proprio perchè molto eterogeneo. Mi permetto di intervenire in quanto ex allieva del Lectorium, una Scuola spirituale che ho ritenuto fin dall’inizio molto seria, organizzata e fondata su un insegnamento con il quale, per molti versi, mi sono sentita in sintonia. Non confonderei però la teoria con la pratica, e sento molto più affine alla mia esperienza nella Scuola la definizione di Michele (Scuola in buona fede) di quella di Emanuele (Scuola autentica). C’è una bella differenza.

    Emanuele, non è detto che la tua esperienza della Scuola sia l’esperienza che hanno fatto tutti, e mi pare che nelle tue descrizioni manchi di aggiungere alcuni presupposti, tra i quali dei sani “secondo me” o “stante alla mia esperienza”. Ciò che riportano Franca, Sofia e Sergio sono fatti: permetti alla scuola – che definite un organismo vivo – di non essere perfetta? Se lo faceste, le fareste fare paradossalmente una figura migliore.

    Dici che nella Scuola non vi occupate di giudicare altri gruppi. Anche se questa assunzione fosse vera in linea di principio, in realtà non è supportata da fatti. Ho sentito anche io diverse affermazioni, giudizi belli e buoni, e critiche di diverso tipo rispetto ad altre Tradizioni iniziatiche. Il tutto può essere tranquillamente sintetizzato con un “noi abbiamo la Verità, gli altri no”. Non esistono direttori spirituali? Membri della direzione nazionale si? Ok, allora aggiungo: affermazioni pronunciate anche da membri della direzione nazionale.

    Fare proseliti forse non è lo scopo della Scuola, ma certamente lo è di diversi suoi componenti. Ad alcune serate pubbliche manca solo lo slogan pubblicitario, e frequenti sono stati i riferimenti a segreti che sarebbero stati svelati solo una volta iscritti ufficialmente. Non c’è niente di male in questo, è umano, però è così! È ovvio che l’entrata di nuovi allievi in una scuola dà energia, a tutti, per un motivo o per l’altro, se non altro perchè offre delle conferme a chi già ne fa parte. Possiamo negarlo? E possiamo affermare che nella Scuola siano tutti così liberi dal resistere alla tentazione di fare proselitismo, per questi o altri motivi?

    Il giuramento di fedeltà e obbedienza alla Scuola esiste eccome. Mi sorprende che tu non ne abbia fatto esperienza. Forse non te ne ricordi, o non sei ancora giunto al grado in cui viene richiesto. Anche qui, niente di drammatico. Solo, si tratta di qualcosa di molto diverso da come la Scuola stessa viene presentata da alcuni dei suoi allievi.

    Certo, le Scuole spirituali possono essere di grande aiuto, ma in quanto organizzate e composte da esseri umani (per quanto vogliamo considerarli veicoli di vibrazioni celesti), possono essere anche una grande trappola. Addurre tutti i limiti che una scuola ha – osservabili chiaramente alla luce del sole – alle “forze occulte che mettono una falsa luce di fronte agli occhi dei cercatori” mi sembra un po’ strano Emanuele: o credi di parlare con dei poveracci di spirito (ma non credo, non avresti perso tutto questo tempo), oppure hai gli occhi foderati di fette di melanzana, come ogni innamorato vegetariano, ben inteso ;-).

    Michele, io non so quanti anni abbiano gli altri commentatori. Posso dirti che io rientro in pieno in quella che definisci “età giovanile”. Nonostante questo, e nonostante le paure che ti assicuro non aspettano i 50 anni per farsi sentire, ho potuto osservare (innanzi tutto in me stessa) che accanto alle forze oscure che ostacolano nel perseguimento della Via, ce ne sono altrettante che spingono ad afferrare con forza la mano generosa di una scuola spirituale, considerata l’unica possibile ancora di salvezza, ma solo per paura. Un grosso rischio, a mio avviso, che può spingere a delegare a qualcosa di esterno un cammino che in realtà dovrebbe essere individuale (questo lo abbiamo già detto tutti), e ad impegnarsi in lotte sotterranee (per quanto dotte e ben messe) per dimostrare a tutti i costi di avere la ragione infusa. Comunque sia, come afferma Daniela, potremmo augurarci di maturare l’elasticità mentale per affermare a piena voce (credendoci sul serio): c’è posto per tutti, la mia è solo una strada tra le tante possibili. Solo allora, probabilmente, potremo dire che un orientamento ha fatto maturare i suoi frutti. Un saluto a tutti.

  20. Noto con stupore un’infinità di notizie contraddittorie a riguardo il Gran Maestro Jan van Rijckenborgh, fondatore della Scuola della Rosacroce d’Oro, Lectorium Rosicrucianum.
    L’Associazione Lectorium Rosicrucianum afferma che il ridetto era uno dei piu’ importanti dirigenti dell’Associazione Rosicruciana di Max Heindel. Diversamente, ci sono numerose fonti che indicano che il sig. Jan van Rijckenborgh era uno studente di Max Heindel. Per essere estremamente sintetico, pare che Jan van Rijckenborgh abbia negato i principi fondamentali della Scuola di Max Heindel per creare una nuova filosofia (o vecchia che si basa sui principi filosofici dei Manichei e un miscuglio di altre religioni esoteriche, citando che la Verità è Universale). Tale Nuova Scuola creata nel 1924 entra in netta contraddizione con il pensiero e l’Insegnamento presentato da Max Heindel, gettando le basi di una visione del mondo e dell’Universo estremamente pessimistica e negativa (la c.d.“Dialettica”). Altra grande contraddizione: il Lectorium afferma che nella loro Scuola non ci sono Maestri però nelle loro innumerevoli citazioni parlano sempre dei Gran Maestri Jan van Rijckenborgh e Catharose De Petri, come mai?
    Dove si trova la verità? Chi mi sa rispondere?
    Giorgio.

    1. Molto interessante, tratto da wikipedia Germania (http://de.wikipedia.org/wiki/Lectorium_Rosicrucianum):

      ” Nel 1965 Jan van Rijckenborgh proclamò il figlio Henk Leene a succedergli come Gran Maestro. Il collaboratore più vicino a Rijckenborgh, Catharose de Petri, e la direzione spirituale non vollero tuttavia riconoscere questa decisione, e fu così che condussero il Lectorium Rosicrucianum ad anni di litigi. Jan van Rijckenborgh ha comunque insistito fino alla sua morte sul fatto che non ci sarebbero stati altri “Gran Maestri” oltre a suo figlio, dato che questo era il desiderio della Fratellanza. Così iniziò una lotta di potere durata anni, motivo per cui il Gran Maestro Jan van Rijckenborgh lamentò che il suo lavoro sarebbe divenuto probabilmente vano, perché la sua missione non era stata compresa.

      Il 17 Luglio 1968 morì Jan van Rijckenborgh. Di conseguenza, il Lectorium Rosicrucianum sperimenta la sua crisi più grave, il cui inizio si ritrova proprio nel 1965 con la successione ufficiale. Nel 1969 è sorta nella direzione del gruppo una lotta di potere aperta, in cui erano inclusi anche altri membri del Lectorium Rosicrucianum. Il conflitto si è manifestato in due posizioni. Henk Leene chiedeva maggiore responsabilità per un’impostazione più personalizzata ed individuale della Via di salvezza per i membri del Lectorium Rosicrucianum. Ha respinto i precedenti principi guida strettamente gerarchici come troppo rigidi ed inflessibili. Ha immaginato che un piccolo gruppo avrebbe dovuto prima di tutto lavorare più intensamente nella propria profondità spirituale. Egli si è anche dichiarato favorevole all’apertura dell’Insegnamento, considerando la sua comunità non come esclusiva. Catharose de Petri era al contrario per un’organizzazione più rigida e per un’espansione mondiale più forte. Henk Leene ha visto il pericolo in questo tipo di sviluppo; il lavoro di suo padre si sarebbe potuto appiattire.

      Le profonde discordie al vertice della gerarchia hanno fatto mettere in dubbio la credibilità del sistema in questione per un gran numero di Alliervi di allora. Gli scontri si sono conclusi nel marzo 1969 con un attacco da parte della direzione spirituale: questa ha incolpato il Gran Maestro Henk Leene di lavorare con poteri non-gnostici e addirittura di magia nera. Henk Leene ha così deciso di lasciare il Lectorium Rosicrucianum insieme a circa 200 Allievi e ha fondato un nuovo gruppo, la “Comunità R + C, Rosae Crucis”, che ha preso nel 1972 il nome di “Comunità Esoterica Sivas”.

      Catharose de Petri si è di conseguenza imposta negli anni successivi come Gran Maestro nel Lectorium Rosicrucianum, e questo titolo è stato controverso in un primo momento, dato che il patriarca A. Gadal l’aveva riconosciuta solo come una collaboratrice (Arcidiaconessa) di colui al quale assegnò invece il titolo di Grande Maestro, Jan van Rijckenborg. Horst E. Miers ha osservato infatti che nei vari libri Rijckenborgh solo nelle edizioni dopo la sua morte appare come co-autore Catharose de Petri. Catharose de Petri ha poi affidato la direzione del Lectorium Rosicrucianum ad una commissione, la “Direzione Spirituale Internazionale”. ”

      Fate voi…

  21. Ho letto con molto interesse l’articolo: La crisi bisogna meritarsela-L’inganno di Madre Cultura e l’ho trovato molto interessante.
    Approvo tutto quanto vi è scritto e le varie considerazioni che fanno molto meditare di come siamo integrati e manipolati da madre natura.
    Per quanto riguarda la parte finale dell’articolo ove si parla di risalire controcorrente e liberare la mente e rendersi conto ciò che la governa realmente, tale discorso mi pare un po’ vago e nebuloso.
    Avrei bisogno di chiarimenti ed ulteriori approfondimenti sul tema che, in effetti, è di vitale importanza. Per esempio, in pratica, come è possibile risalire agli insegnamenti che sono perfettamente radicati in noi di Madre Cultura? Ci sono dei metodi precisi introspettivi per fare un lavoro a ritroso nella nostra mente?
    Chi è in grado di rispondermi? Ringrazio a priori e saluto tutti per un’eventuale chiarimento sulla questione. Giorgio.

    1. Caro Giorgio,
      in effetti la conclusione dell’articolo non è molto “conclusiva”. La prima ragione risiede nel fatto che non ci sentiamo in diritto di indicare una strada piuttosto che un’altra; la seconda è che ci sembrerebbe fuori luogo azzardare risposte definitive. Come anticipato nella mission del blog, il nostro intento è semplicemente quello di fornire stimoli di riflessione, condividerli ed accogliere eventuali altri stimoli dai lettori (sia tramite commenti pubblici che corrispondenze private o anche, come già successo, davanti a una buona pizza…).
      Nel corso del tempo abbiamo avuto modo di vivere e sperimentare diversi metodi (o non-metodi) proposti da diverse vie spirituali. Con alcuni ci siamo sentiti più in sintonia e crediamo ci abbiamo aiutato ad osservare e toccare con mano alcuni lati di noi stessi più nascosti, con altri invece abbiamo avuto la sensazione che portassero in una direzione opposta. Ciò non toglie però che ciascun sistema possa essere potenzialmente valido o pericoloso, infatti siamo giunti alla conclusione che l’ingrediente fondamentale non sia tanto il tipo di insegnamento quanto il reale senso di ricerca che muove e la più cruda onestà interiore (ed esteriore) che viene applicata passo dopo passo in qualsiasi luogo ci si trovi.
      Per tale ragione crediamo sia semplicemente ma significativamente importante per ogni cammino che si sceglie di intraprendere – al di là della bandiera spirituale di rappresentanza – ricercare dei “buoni compagni di viaggio” con cui poter intimamente condividere le difficoltà e le gioie di un percorso e, soprattutto, con cui potersi confrontare e rispecchiare schiettamente senza troppo timore o dogmatismo, partendo proprio dalle piccole cose che ci caratterizzano ma che generalmente diamo per scontate pensando comodamente che non abbiano niente a che vedere con la spiritualità (comportamenti, abitudini, contraddizioni, aspetti caratteriali radicati, convinzioni, ideali, paure, preoccupazioni, ecc).
      È difficile se non impossibile trovare un luogo o qualcuno che possa offrirci e garantirci il contatto con la Verità (Dio), ma è sicuramente alla portata di tutti poter smascherare e svelare passo dopo passo tutto ciò che non-è-Verità (Madre Cultura). Di sicuro, ogni qual volta ci ritroviamo di fronte a qualcosa che abbiamo paura di riconoscere in noi stessi, è l’occasione ideale per retrocedere di un passo dal solito stato quasi ipnotico in cui viviamo.
      Ancora una volta è probabile che non abbiamo risposto, ma permettici di non addentrarci in un ginepraio teorico nel quale con sole parole scritte, e per di più in un semplice blog, sarebbe molto molto facile entrare e quindi, più che portare chiarezza, aumentare l’incertezza.

      Un saluto e a presto.

      PS: Cogliamo l’occasione per darti anche un nostro riscontro in merito al tuo primo intervento sull’articolo relativo a Henk Leene, dato che fondamentalmente ricalca quanto abbiamo appena scritto. Le domande che hai posto contengono per noi già in se stesse le risposte, nel senso che le contraddizioni che hai citato fanno parte della verità di alcuni fatti innegabili, ma forse il valore del messaggio proposto dal Lectorium potrebbe non essere necessariamente correlato al modo in cui è apparso ed è oggi strutturata la sua divulgazione.

      PSS: Invitiamo coloro che desiderano portare commenti al post “La crisi bisogna meritarsela” a porli nell’apposito spazio in fondo allo stesso articolo.

  22. Spettabile Associazione e Amici, come affermate voi stessi, non avete detto un gran che! Ritengo che le vostre risposte sono troppo evasive. Adottate un atteggiamento di neutralità per non entrare troppo nelle varie problematiche poste dalle varie domande. Dite di vedere già delle risposte in seno alle domande ma non date neanche una chiave di interpretazione. E’ anche vero che lo studioso di scienze esoteriche dovrebbe trarre la Verità dal profondo di se stesso e che il risultato di tale approfondimento dovrebbe restare celato solo da chi lo ha estratto perché una volta comunicata col nostro pensiero altera il vero senso spirituale. A questo punto non vedo neanche il senso di questo forum che rimarrebbe fine a se stesso. Non tutti potrebbero accedere a delle Verità che dovrebbero essere relegate all’individuo che sta vivendo un profondo percorso spirituale. Non so se sono stato felice nell’esprimere il mio parere ma questo è quello che penso. Saluto e ringrazio sentitamente. Giorgio.

    1. Nessun problema per la schiettezza, sempre ben accetta.
      Per il resto, siamo desolati ma ribadiamo che il nostro intento nel blog è condividere riflessioni senza cercare di trarre conclusioni, pur accogliendo opinioni di qualsiasi tipo.
      Ci limitiamo a tener vive le domande.
      Saluti

  23. Caro Simone (rispondo a quello che hai pubblicato il 1 settembre 2012), complimenti per il gran lavoro di ricerca che hai fatto!
    La Verità prima o poi viene alla Luce.
    Anche se, secondo me, è una verità parziale e bisognerebbe approfondirla in tutti i suoi aspetti volutamente celati. Forse si tratta della punta dell’iceberg.
    Finalmente si vede che non era tutto oro quello che luccicava.
    Si vedono le diatribe che erano in atto ma non si vedono quelle attuali e che ci sono, eccome se ci sono!
    Purtroppo la corsa la POTERE si esprime anche nel mondo della cosiddetta “SPIRITUALITA’.
    Tale lato dell’egocentricità o dell’autoconservazione dell’Uomo è l’EGREGORE piu’ insidioso che possa esistere e lo vediamo benissimo nel Vangelo quando Gesu’ è tentato dal Diavolo che gli offre il Mondo.
    « Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». (MATTEO, 4, 8,9).
    A priori, nella mia domanda proposta a questo forum, già aleggiava la risposta!
    Posso solo constatare che in questo periodo storico ci sono moltissimi Maestri che abbondano e nascono come funghi.
    Non parliamo poi della discendenza!
    Il padre era Maestro; il figlio pure; i nipoti anche… forse anche i pronipoti! E’ una questione di DNA? Provate a navigare su Internet:
    CI SONO MILIONI DI MAESTRI PRONTI A DARTI UNA MANO! ALTRI CHE SCRIVONO TONNELLATE DI LIBRI.(a peso e non a numero) o danno consigli disinteressati per la nostra crescita interiore. E’ inutile dilungarci perché queste cose già le sapete.
    Modestamente, vi rivelo un gran segreto: anch’io sono un “MAESTRO” (e che Maestro!) però senza averlo ereditato da nessuno. Sono un bel Gran Maestro di me stesso (e me ne vanto in larga scala)!
    Prendo la questione allegramente perché se la vediamo da un altro aspetto v’è da piangere di come vanno le cose nel mondo!
    Non me ne volete. La verità va sempre detta e questa è l’Epoca giusta per farlo.
    Vi invito a dire la vostra.
    Pace e Bene!
    Giorgio.

  24. Vi riporto un altro estratto tradotto questa volta dal dossier citato nell’intervista (http://www.scribd.com/doc/200215/Lectorium-Rosicrucianum-Dossier-Rev-4):

    Lo storico francese A. Gadal era da anni tenuto in alta considerazione dal Lectorium Rosicrucianum. Era conosciuto come “il venerabile servo della Fratellanza precedente, il guardiano dei santuari antichi di Ussat-Ornolac, il predicatore fedele ed instancabile dei misteri catari”.

    Alcuni dei Rosacroce manifestarono tuttavia alcune riserve: “Gadal mangia pesce e beve vino!”

    Secondo le informazioni ricevute, il “patriarca dei Catari” ha conferito il nome di Gran Maestro a Jan van Rijckenborgh. Chatarose de Petri avrebbe invece ricevuto solo il nome di Arcidiaconessa.

    Nel 1969, la signora de Petri ha descritto l’incontro con A. Gadal come un evento importante: “Il filo d’oro che ci collega con il passato, con la sorgente universale, con l’ultimo elemento della catena della fratellanza universale, ci ha riuniti 21 anni fa. È il filo d’oro del passato, presente e futuro, che ha condotto il nostro cammino insieme alla vecchia catena dalla Fratellanza Universale. E da questo incontro è stata collegata la giovane fratellanza gnostica attraverso la bocca del vecchio patriarca Gadal alla catena universale, cioè alla Fratellanza precedente del Medioevo” (Gazzetta Acquario, ottobre 1969).

    A. Gadal ha però mostrato nei suoi ultimi anni di non essere più interessato al Lectorium Rosicrucianum.

    Gadal morì di cancro nel 1962 e fu sepolto in modo cattolico. La delegazione della Rosa Croce, rimasta lontana dalla cerimonia funebre cattolica, ha solo deposto una corona sulla tomba. Nel gruppo degli allievi si fece largo un’inquietudine. La direzione della Rosa Croce ha così spiegato che il patriarca era rimasto fedele al suo voto dei Catari di non ritirarsi dal cattolicesimo. La sepoltura cristiana ha permesso al fratello Gadal di penetrare nelle zone di oltretomba cattoliche. Egli continuerà il suo lavoro fino al crollo della gerarchia ecclesiastica.

    Henk Leene, il successore del Gran Maestro, ha scritto in una lettera datata 22/12/1970: “Gli allievi sono stati ingannati da così tante belle immagini, tutte basate sui miraggi e sulla menzogna, tali che non è possibile in una lettera presentare tutti i fatti”.

  25. Sarei interessato a conoscere piu’ a fondo il commento fatto da Simone dove egli cita:

    Henk Leene, il successore del Gran Maestro, ha scritto in una lettera datata 22/12/1970: “Gli allievi sono stati ingannati da così tante belle immagini, tutte basate sui miraggi e sulla menzogna, tali che non è possibile in una lettera presentare tutti i fatti”.

    Qualcuno è in grado di approfondire o dare dei riferimenti piu’ in dettaglio a tale lettera?

    In particolare mi rivolto alla associazioneperankh.
    Ringrazio.

    1. Il riferimento in questione si trova all’interno del già citato dossier (per la precisione nel capitolo 16) dove viene riportata una lettera di Henk Leene. Non sapremmo dire con esattezza a chi era indirizzata, ma all’interno viene riportata la sua versione dei fatti in merito ad alcuni accadimenti che hanno caratterizzato delle fasi importanti per lo sviluppo del Lectorium. Durante la nostra visita ad Henk, il pensiero contenuto in questa lettera ci è stato effettivamente confermato, per quanto lui non fosse a conoscenza che questo tipo di dossier stesse circolando nel web.
      In estrema sintesi, Henk ha sempre avuto e continua ad avere un’altissima considerazione di suo padre (il Gran Maestro) ma ciononostante ne ha riconosciuto diversi limiti ed errori, spesso anche dovuti o facilitati dall’entourage di persone che lo circondavano. Nel corso del tempo Jan van Rijckenborgh deve aver fatto alcune previsioni profetiche e proclamazioni di contatti con determinate Fraternità che hanno sicuramente influenzato ed entusiasmato gli allievi dell’epoca. In molti di questi casi però le previsioni non si sono realizzate e i presunti contatti non si sono poi rivelati essere quello che si pensava (deludendo probabilmente anche lo stesso Rijckenborgh). Henk critica il fatto che nessuno si è però mai preoccupato di riconoscere apertamente gli errori commessi, cercando sempre di “aggiustare la frittata” attraverso nuovi significati privi di fondamento, pur di mantenere sempre alta e pura l’immagine di infallibilità del Lectorium.
      Tale atteggiamento, secondo Henk (e anche secondo noi, che diamo per buona la sua versione per diverse ragioni) non è però degno di essere preso come esempio di una maturazione spirituale, perché infrange effettivamente le basi di un Cammino: semplicità, umiltà e onestà. Figuriamoci la Libertà.
      Saluti

    1. Mi sono accorto che nel blog citato è stato censurato un ultimo commento fatto da Antonio poco dopo essere stato pubblicato. Probabilmente era scomodo…

  26. Ho trovato molto interessante la lettura di questo articolo, trovato per caso, soprattutto perchè ero sempre stato incuriosito dalla figura di questo “misterioso” figlio di Jan Leene sul quale non ero mai riuscito a trovare molto.

    Devo dire che leggendo questa intervista ad Henk Leene ho sentito una certa sintonia con la sua “freschezza” e semplicità di pensiero. Mi riferisco ad una forma mentis che tende a non prendersi troppo sul serio e che non si fossilizza nel prendere nulla troppo sul serio: istituzioni, insegnamenti, “missioni” spirituali, gradi, iniziazioni, ecc.

    E sul tema del Lectorium Rosicrucianum sento che gran parte di quanto detto da Henk Leene sia in grado di chiarire il problema.

    Ma siccome io sono io, provo a condividere la mia intuizione a riguardo con parole mie. Sono in contatto con la Scuola Spirituale del Lectorium praticamente da quando avevo circa 13 anni (non sono figlio o parente di allievi della Scuola) e se attualmente non ne sono ufficialmente parte non è per via di divergenze con la Scuola, ma perchè tendo più volte a farmi distrarre da altre contigenze e problematiche della mia vita personale. Potrei dire che non sono nè un buon nè un tenace cercatore spirituale.

    La mia esperienza con il Lectorium è sempre stata positiva, perchè mi ha sempre messo in relazione con persone che mi viene spontaneo definire come “i miei simili”. Ed è qualcosa che non ho mai sperimentato altrove. Non si tratta solo del condividere una aspirazione spirituale simile, ma di un vero e proprio accorgersi di essere sulla stessa “frequenza d’onda”, soprattutto sul piano della comprensione reciproca e del non prendersi troppo sul serio. E forse questo aspetto è l’unico sottovalutato da Henk che, da quanto ho fallibilmente forse capito, tende a vedere negativamente-pessimisticamente il sorgere di grandi comunità di questo genere. All’interno del Lectorium ho sperimentato la difficilmente argomentabile esperienza del trovare la propria “famiglia” spirituale, espressione che spero non venga equivocata in senso sentimentale.
    Quello a cui mi riferisco io è… che qualsiasi serio “cercatore” spirituale si è trovato prima o poi davanti al “deserto”, cioè davanti alla sensazione di essere estraneo al mondo. Estraneo rispetto al resto del mondo nel pensare, nel sentire, nel “percepire” qualcosa che il resto del mondo non percepisce e ti guarda storto quando ne parli. Nella solitudine di questo “deserto” è molto facile finire con il pensare di essere soltanto pazzi e desistere per “conformarsi” alla “normalità” del resto del mondo. Per non parlare di coloro che non riescono nè a conformarsi nè a mettere a tacere la propria inquietudine interiore e finiscono spesso in maniera anche più tragica o triste…
    In tutto questo “deserto” posso confermare quanto possa a volte essere “provvidenziale” avere un contatto con un gruppo di persone e amici che appartiene alla tua stessa “razza” (e non nel senso di sentirsi eletti o “pneumatici”, ma nel senso di trovare il tuo stesso simile che ti capisce e che non ti prende per pazzo).

    Ci tengo poi a precisare che quel genere di “appartenenza” che ho sperimentato nel Lectorium non è qualcosa di assimilabile a quel fenomeno ben più noto e semplicistico che è il semplice appartenere al “fan club” di qualche fenomeno, ideologia o moda in cui tutti vestono nello stesso modo oppure in cui tutti pensano nello stesso modo (come può essere per esempio il fenomeno di un circolo di fan di Tolkien, di un circolo culturale legato ad un partito politico, oppure ad una determinata sottocultura come per esempio quella metallara in cui devi apparire e comportarti in un determinato modo per appartenervi)… Il Lectorium Rosicrucianum è una setta? Secondo me no, perchè viene a mancare quell’obbligo di “omogeneità” che una setta per sua stessa natura richiede… All’interno del Lectorium, sempre parlando di quella fetta di Lectorium che ho potuto sperimentare io di persona, ho sempre visto la diversità di persone ed espressioni più disparata che potesse esserci… dal tipo ingessato e incravattato (anche mentalmente) fino al supertatuato completamente fuori dagli schemi.
    Quello che mi ha colpito all’interno del Lectorium è una comunità di individui che sono spiritualmente “simili” e capaci di intendere lo stesso “linguaggio dell’anima” a dispetto del fatto che esteriormente per stili di vita siano persone talmente diverse tra loro da non aspettarsi che si sarebbero mai potute incontrare ed intendersi perfettamente tra loro. Sì, lo so che sembra un discorso “di parte”, ma chi mi conosce sa bene quanto io sia pragmatico e poco incline alle “cavolate metafisiche”… dal mio punto di vista “qualcosa è stato fatto bene” da chi ha fondato quella Scuola, anche se è difficile da argomentare razionalmente da chi lo vive dal di fuori. Io stesso sarei scettico nel leggere una testimonianza del genere.

    Con questo voglio dire che il Lectorium sia la Scuola Spirituale perfetta e incrollabile? No, col cavolo! Perchè non vi può essere nulla di perfetto a questo mondo. E se qualcosa di “perfetto” raramente capita, non può durare per sempre, o comunque occorre molta vigilanza e auto osservazione.

    Il problema di QUALSIASI “cenacolo iniziatico” non è per forza di natura spirituale (ovvero se l’Insegnamento è giusto o se la Fonte è autentica), ma quasi sempre inevitabilmente di natura SOCIOLOGICA. Lo ripeto, il problema è inevitabilmente SOCIOLOGICO. E questo problema di cui voglio parlare si presenterebbe all’interno di una comunità… anche se a capo vi fosse persino Gesù Cristo o un buddha qualsiasi in persona alla guida.

    Una “scuola spirituale”, una comunità o una istituzione è per ovvie ragioni formato da mattoni chiamati “individui”. E tutti gli individui sono:
    1) fallibili
    2) sono individui, ed il risultato della “comunità” è la somma di questi individui.

    Il primo punto penso sia chiaro. Il secondo vorrei chiarirlo meglio…

    Quando leggo di Tizio o di Tizia che ha avuto una cattiva esperienza all’interno del Lectorium, io gli/le credo, anche se non coincide con la mia esperienza. Per il semplice motivo che una “comunità” non è un’entità unica e astratta con un solo ed unico carattere che viene applicato da tutti i suoi membri. Così per esempio un membro del Lectorium di Bari potrebbe avere un’esperienza del Lectorium completamente diversa da quella avuta da un membro del Lectorium di Oristano. Cambiano i luoghi, cambiano le persone, cambiano le esperienze. E se a qualcuno può capitare in maggioranza un nucleo di allievi meno “quadrati”, ad altri può capitare la meno piacevole esperienza di trovarsi davanti degli allievi leggermente più “quadrati” e legati all’aspetto esteriore (alimentazione, stile di vita, calendario delle attività, regolamenti, ecc.) dell’insegnamento. Questo però non dipende dalle intenzioni di chi ha fondato la Scuola, si tratta semplicemente dell’inevitabile e variabile natura umana.

    Però ci tengo a precisare che all’interno della Scuola viene spesso lanciato l’appello a non cadere in questa “esteriorizzazione” dell’insegnamento.
    Io per esempio sono uno di quelli che l’ha sempre detto… non serve ad un cavolo non fumare, non bere, non mangiare carne e bla bla bla, se poi l’osservanza di questi precetti diventa una fissazione e un limite mentale ben peggiore. Ma il tipo o la tipa con atteggiamenti da “setta” capiterà sempre, all’interno di qualsiasi comunità. Resta sempre da sperare che non siano mai la maggioranza, altrimenti la comunità si trasforma in “istituzione”.

    E purtroppo questo rischio è direttamente proporzionale alle dimensioni e alla diffusione. Questo è sicuramente il rischio intravisto e previsto da Henk Leene. Più una comunità diventa grande, maggiore è il rischio di “mondanizzarsi”, di “secolarizzarsi” e di “istituzionalizzarsi”. Se anche la Gnosi stessa nella sua forma più pura si manifestasse sotto forma di insegnamento spirituale, questo insegnamento resterà puro fin tanto che sarà “povero” e di “pochi”. Più il fenomeno si ingrandisce e si diffonde e più facilmente degenererà in “setta”, “moda”, “ideologia” o “religione istituzionalizzata”. Se qualcuno di voi ha letto il bellissimo romanzo “Giardini di Luce” di Amin Maalouf, è il dramma davanti al quale si ritrova il Mani del romanzo quando il manicheismo si trova ad un passo dal diventare “religione di Stato”… egli nel romanzo si rende conto che la possibilità dell’insegnamento originale di rimanere tale diventando religione di Stato è quasi impossibile. E non per un problema di qualità dell’insegnamento o della scuola spirituale… ma appunto per via di questo noto problema sociologico. Maggiore è il numero di componenti di una comunità e più diminuisce l’individualità dei suoi componenti. Ed il grande numero fa sorgere la necessità di regole e protocolli precisi. Infine con il tempo si perde il significato della forma, con il risultato che si perde la capacità di essere mentalmente flessibili e capaci di andare oltre il protocollo.

    Ma ripeto… questo è un rischio che corre QUALSIASI comunità in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni del fenomeno e dei componenti. E’ INEVITABILE. Per questo occorre la capacità di mettersi sempre in discussione e di non prendersi mai troppo sul serio. Per quanto ne so, nel Lectorium ho quasi sempre trovato persone in grado di fare entrambe le cose, con grande umiltà e ironia. Spero non sia cambiato qualcosa a riguardo.

    Io penso che alcuni punti fondamentali per non “degenerare” siano:

    1) Libertà e individualità. Il punto fondamentale posto da Henk Leene.

    2) La capacità di non prendersi troppo sul serio. E’ il mio punto fondamentale. Diffido sempre di qualsiasi insegnamento che non sia in grado di prendersi almeno un pochino in giro da solo. Mi riferisco anche all’essere consapevoli che qualsiasi regolamento o “grado” all’interno di una scuola è semplicemente simbolico o indicativo. Perdere di vista questo, e “istituzionalizzarsi”, significa perdere di vista circa il 99% dell’atteggiamento mentale di una mente realmente “illuminata” o potenzialmente “illuminabile” 😛

    3) Non miticizzare l’insegnamento e soprattutto i suoi portatori… qualsiasi cavolo di “Gran Maestro” è in grado di sparare qualche piccola cavolata, inesattezza o di dire qualcosa su cui si può soggettivamente non essere d’accordo. Non voler riconoscere questo aspetto è assolutamente deprimente, davvero. E porta solo a fare delle brutte figure nei confronti dei cercatori più onesti e puri.

    Ovviamente questa è la mia fallibilissima opinione a riguardo.

    Chiedo scusa per avere scritto così tanto, ma non sono molto bravo nell’essere sintetico…

    1. Ti ringraziamo per la condivisione della tua esperienza, e soprattutto per l’onestà che traspare delle tue parole.
      Ogni esperienza personale aggiunge infatti una piccola luce sul Cammino che può realmente servire ad altri cercatori per orientarsi o per meditare, più di mille discussioni teoriche…

  27. La Gnosi è conoscenza di prima mano, no? Quindi possiamo solo verificarla in noi stessi, poco importa il grado iniziatico, scuola o guru che si frequenti. Bene verifichiamo qualsiasi insegnamento alla base, basta con le nozioni non appurate. Riguardo alla libertà del simpaticissimo sign. Henk, vorrei sapere se sempre nella sua vita è stato così, o anche lui è caduto in qualche pecca nei confronti altrui?

    Ad esempio dal dossier in tedesco si evince un comportamento di un certo tipo nei suoi confronti. Non so da cosa sia stato provocato, e vedendo (o provandoci) di vedere col motto “ommnia munda mundis” (Basta anche coi motti eh però, e basta con il difendere tale o altra persona, maestro o scuola) darò delle chances di credibilità al sign. Henk e al direttivo che lo allontanò.
    Ma la verità la sappiamo?
    La rete può essere usata per portare delle critiche, ma dobbiamo stare poi attenti che chi le porta non ricada nel vecchio vizio di forma ben raccontato da un detto (Se ti pieghi a guardare l’orifizio altrui, sappi che in quel momento qualcuno starà guardando il tuo). Per questo l’epifania, la visione dall’alto non di un mistero, ma di noi stessi urge più di una qualsiasi liberazione o illuminazione.
    Grazie per quest’articolo.
    Tommy

    1. A PROPOSITO DEL LINK ELIMINATO, SE VOLETE VI POSSO PUBBLICARE
      QUELLO CHE STATE RICERCANDO. CONOSCENDO BENE LA MENTE UMANA (SPECIE QUELLA DI PERSONE CHE VOGLIONO NASCONDERE LA VERITA’ NUDA E CRUDA E CHE FA MOLTO MALE) AVEVO SALVALTO IL TUTTO SU DEI FILE PERSONALI.
      VI DIRO’ DI PIU’. IL SOTTOSCRITTO HA AVUTO ANCHE UN CONTATTO PRIVATO (sempre con corrispondenza per via e-mail)
      CON IL TITOLARE DEL SITO DOVE SE LE SON DETTE DI BELLE.
      QUINDI, SE CI SONO SPECIFICHE RICHIESTE ME LO FARETE SAPERE E IL SOTTOSCRITTO PROVVEDERA’ ALLA RIDETTA PUBBLICAZIONE DEI FILE PERDUTI E CANCELLATI.
      LA VERITA’ VA SEMPRE SVELATA E MAI NASCOSTA, SPECIE IN QUESTI
      GRANDIOSI TEMPI DOVE TUTTO STA VENENDO ALLA LUCE!
      CORDIALI SALUTI.
      GIORGIO

  28. Grazie Giorgio,
    se qualche lettore non ha avuto modo di leggere le riflessioni pubbliche che erano presenti in quel blog e ne è interessato, potrà dunque farne richiesta in questo spazio (eviteremo di pubblicare solo eventuali corrispondenze di mail private se non saranno d’accordo entrambe le parti).

  29. Oggi, rispondo anche al sig. Tommy, al suo commento del 15 marzo 2013.
    Quando si parla di Conoscenza di prima mano non vi è dubbio che solo a livello individuale possiamo verificarne la veridicità o meno.
    Quando invece delle pseudo scuole iniziatiche, con la motivazione (astuta e lucrativa) di Insegnare come contattare la Gnosi, spillano dei soldi a dei poveri ed ingenui malcapitati, i quali credono cecamente in tutto quello che affermano, la questione cambia notevolmente.
    Faccio degli esempi.
    Ci sono scuole spirituali che pretendono dei versamenti in danaro per poter partecipare a delle Conferenze (oltre alle quote associative mensili e donazioni) tenute nei propri centri e riservate a agli iscritti. Inoltre, dietro tale semplice e, comunque, rimunerativa attività, ci sono delle altre che girano attorno. Prestiti, vendita libri, c.d.; video; file esoterici per pc, oggetti mistici, prodotti erboristici e dietetici; spese per il vettovagliamento, etc etc. etc.
    Man mano che si va avanti nel tirocinio (tirocinio che ha come punto di riferimento gli anni che si passano nel sodalizio, CON UNA progressione ATTIVA legata alla frequenza, e non come meriti di natura e avanzamento spirituale), poi, ad un certo punto, diventa obbligatoria la presenza fisica.
    In pratica, se un iscritto che ha alle spalle diversi anni di presenza non partecipa a 2 o 3 Conferenze è automaticamente retrocesso ad un grado inferiore. La partecipazione è strettamente correlata all’avanzamento spirituale (SIC !).
    SE NON SI PARTECIPA A CONFERENZE (NATURALMENTE A PAGAMENTO: niente è concesso gratuitamente) NON SI VA AVANTI NEI PROGRESSI SPIRITUALI (altro SIC)
    I Dirigenti di tali scuole fanno leva proprio su questo punto e i malcapitati pur di non perdere il loro avanzamento spirituale (???) conseguito attraverso anni di frequenza, sono costretti, loro malgrado, a sottostare alla loro mentalità IMPOSITIVA (e redditizia per i primi).
    Ci si rende conto di tale stato di cose solo dopo anni di frequenza perché molte cose rimangono celate ai praticanti e, per poter scoprire i meccanismi diabolici ci vuole del tempo.
    Quando il povero mentecatto, finalmente, si accorge e scopre il VELO che ottenebrava la sua mente, decide quasi a malincuore di recidere ogni rapporto. Ma tali scuole non hanno nulla da temere poiché attraverso la loro costante mietitura (ci sono molti poveri ed ingenui iscritti che lavorano per loro in tal senso, attraverso un’incessante presentazione pubblicistica della scuola all’esterno) avranno ottenuto altre nuove aderenze che faranno da ricambio a persone che nel frattempo avranno reciso ogni rapporto. Affermo senza ombra di dubbio che tali dati sono matematici.
    Quindi, la critica potrebbe essere mossa verso un auto-sistema che è stato smascherato e non su delle Verità Innegabili. La questione dell’Orificio, scherzosamente rilevata da Tommy, non ha nulla a che fare con tutte le questioni testè esposte.
    FORSE NON DOBBIAMO VEDERE IN FACCIA LA REALTA’?
    CON LA SCUSA CHE SIAMO DEI SERI RICERCATORI SPIRITUALI NON DOBBIAMO VEDERE DELLE OTTENEBROSITA’ ?
    Anzi, ben vengano a testimoniare le loro esperienze altri ricercatori.
    La questione potrebbe essere ben piu’ approfondita e ampliata. Per questioni di tempo non mi dilungo piu’ di tanto.
    Mi aspetto che qualcuno condivida la mia testimonianza.
    In attesa, porgo cordiali saluti.
    Giorgio.

  30. Data la disponibilità di Giorgio, se è ancora possibile mi piacerebbe poter leggere il dibattito che c’è stato nel blog Rosacroce e che è stato poi cancellato.
    Grazie

    1. RISPONDO ALLA GENTILISSIMA SABRINA PUBBLICANDO TUTTI I COMMENTI (scritti in maniera testuale) CHE FACEVANO PARTE DEL BLOG ROSACROCE E CHE, SUCCESSIVAMENTE FURONO CANCELLATI.
      INIZIO:
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      Noto con stupore un’infinità di notizie contraddittorie a riguardo il Gran Maestro Jan van Rijckenborgh, fondatore della Scuola della Rosacroce d’Oro, Lectorium Rosicrucianum.
      L’Associazione Lectorium Rosicrucianum afferma che il ridetto era uno dei piu’ importanti dirigenti dell’Associazione Rosicruciana di Max Heindel. Diversamente, ci sono numerose fonti che indicano che il sig. Jan van Rijckenborgh era uno studente di Max Heindel. Per essere estremamente sintetico, pare che Jan van Rijckenborgh abbia negato i principi fondamentali della Scuola di Max Heindel per creare una nuova filosofia (o vecchia, che si basa sui principi filosofici dei Manichei e un miscuglio di altre religioni esoteriche, come ad esempio, il Cristianesimo Esoterico, citando che la Verità è Universale). Tale Nuova Scuola creata nel 1924 entra in netta contraddizione con il pensiero e l’Insegnamento presentato da Max Heindel, gettando le basi di una visione del mondo e dell’Universo estremamente pessimistica e negativa (la c.d.“Dialettica”). Altra grande contraddizione: il Lectorium afferma che nella loro Scuola non ci sono Maestri però nelle loro innumerevoli citazioni parlano sempre dei Gran Maestri Jan van Rijckenborgh e Catharose De Petri, come mai?
      Dove si trova la verità? Chi mi sa rispondere?
      Giorgio.

      Scritto da: GIORGIO | 12/07/2012

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      Caro Giorgio,

      Jan Van Rijckenborgh (nome di battesimo Jan Leene) e suo fratello Z.W. Leene, entrarono nella sezione olandese della Risucrucian Fellowship di Max Heindel. Quindi è corretto dire che furono studenti della Scuola di Max Haindel. In seguito ebbero l’incarico di coordinare il gruppo della Scuola di Max Heindel di cui facevano parte.
      Divennero così, i responsabili per l’Olanda della Società Rosicruciana.

      L’opera di Max Heindel è molto rispettata nel Lectorium. M.H. diede tutto sé stesso alla sua missione, con umiltà e dedizione. Non era strano per lui fare manutenzione ai locali dove operava e poi togliere la tuta da lavoro, lavarsi e indossare l’abito con il quale avrebbe tenuto la successiva conferenza.
      Proprio questa umiltà ed il recupero del critianesimo esoterico, che apriva la visione a nuove possibilità, colpirono i fratelli Leene.

      Dopo la morte di Max Haindel, nella Rosicrucian Fellowship presero piede delle correnti di pensiero con le quali i fratelli Leene non erano concordi.

      Durante i loro studi rosicruciani, i fratelli Leene, risalirono alle origini della Gnosi. JVR tradusse in olandese e commentò la Fama Fraternitais, la Confessio e le Nozze Alchemiche, ma anche il Vangelo gnostico della Pistis Sophia.

      Nel suo viaggio JVR riscoprì la sua missione ed assieme al fratello, a seguito di un instanza o mandato spirituale della Fraternità, dichiarò l’indipendenza della sezione olandese da quella americana.

      JVR e suo fratello ZWL videro nella Gnosi la radice dell’insegnamento rosicruciano.

      Dopo la morte di ZWL, si unì al gruppo la sig.ta H.S. Huizer che in seguito prese il nome di Catharose de Petri. Lavorarono assieme nell’intento di unire il nuovo anello formato, alla catena delle Fraternità.

      Durante questo lavoro incontrarono il sig. Antonin Gadal e i tre si riconobbero subito spiritualmente. Il Sig, Gadal era l’ultimo testimone della fraternità dei Catari (meglio dire dei Buoni Uomini e Donne o Buoni Cristiani, come si definivano loro). Questa Fraternità fu, nel medioevo, pesantemente colpita e portata all’estinzione dalla crociata contro gli albigesi e dalle persecuzioni in tutta europa, ma un piccolo numero di Catari riuscì a fuggire all’assedio di Montsegur. Da allora il fiume continuò a scorrere sotterraneo, da maestro a discepolo, da bocca a orecchio, perché un testimone della Fraternità potesse fare da anello di congiunzione con la Fraternità che in futuro avrebbe potuto continuare l’opera al servizio dell’umanità.

      Antonin Gadal, fu un tale testimone. Egli riconobbe nei Gran Maestri del Lectorium Rosicrucianum coloro che avrebbero dovuto portare avnati il lavoro per la nuova era.

      Lo stesso Gadal si occupò dell’apertura del primo centro francese del Lectorium, pur non divenendone un allievo (non gli era necessario).

      La visione Gnostica del Lectorium è tutt’altro che pessimistica.

      JVR parla di questa realtà in cui viviamo come di una Dialettica caduta, contrapposta ad un campo di vita originale. Non si limità, però, a presentare la realtà caduta ma propone anche un cammino concreto per liberarsi dai condizionamenti della realtà caduta e ritornare alla Casa del Padre, non in un lontano futuro o nell’aldilà, ma, qui ed ora. Il mondo divino originale ci è più vicino dei piedi e delle mani, solo che con la caduta l’uomo ha perso la capacità di vivervi. Il Cammino della Trasfigurazione vuole offrire all’umanità un metodo concreto per tornare a vivere consciamente nel mondo divino. Se questo cammino implica impegno da una parte, è motivo di gioia quando si riesce a vedere ed a superare un ostacolo verso la meta, a liberarsi di un condizionamento ed a compiere un atto in armonia con il Logos.

      Nel Lectorium non ci sono maestri, tuttavia spesso hai sentito citare i Gran Maestri.
      Sembra una contraddizione ma non lo è.

      Citare un brano della letteratura o del testo di un’allocuzione dei Gran Maestri, può essere utile per dare dei riferimenti agli allievi o ai cercatori, ma non c’è alcuna venerazione.

      Gli Scritti dei Gran Maestri, sono la testimonianza di un lavoro concreto e per questo motivo possono servire al cercatore o all’allievo per aiutarlo a decodificare aspetti della sua personale ricerca o tirocinio. Questo è il motivo per il quale a volte vengono citati estratti dei loro scritti.

      Resta chiaro che non è sufficiente leggere o addirittura imparare a memoria i loro scritti per compiere il cammino, come detto questi testi sono solo delle testimonianze e quindi possono essere utili e riconoscibili solo se si percorre il cammino realmente. Uno studio accademico degli stessi sarebbe inutile.

      Sicuramente c’è della riconoscenza per il gran lavoro che hanno fatto dedicando la loro vita a quest’opera, ma la classica venerazione del maestro che si vede in alcuni gruppi è assente.

      Spero di aver risposto ai tuoi interrogativi.

      Buon Cammino!

      Scritto da: cubica | 16/07/2012

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      Con tutto il rispetto, mi sorprende alquanto vedere come ci si ostini ancora a decantare illusoriamente con tanta enfasi la storia di alcune scuole spirituali.

      Se fino ad alcuni anni fa molte informazioni circolavano con grosse difficoltà (probabilmente osteggiate anche da chi non ne avrebbe tratto vantaggio), oggi possiamo disporre di moltissimi documenti e testimonianze che, grazie a controlli incrociati, ci permettono di raggiungere una visione molto più chiara e limpida di quanto fumosamente tramandato per anni.

      Vi sono moltissime fonti (purtroppo quasi nessuna in italiano, mi risulta solo uno scritto presente su https://associazioneperankh.wordpress.com/2011/10/17/intervista-ad-uno-gnostico-contemporaneo-henk-leene/) che smascherano clamorosamente la versione dei fatti che il Lectorium Rosicrucianum continua a sostenere sulla sua origine.

      Un ottimo resoconto storico estremamente dettagliato e ricco di relativa documentazione, lo si può trovare nella pagina di wikipedia Germania su http://de.wikipedia.org/wiki/Lectorium_Rosicrucianum.

      Inizialmente Jan Leene e suo fratello Z.W Leene frequentarono regolarmente le lezioni del predicatore riformato Arnold Hendrik de Hartog, influenzati anche dal pensiero del filosofo Eduard von Hartmann e da Jakob Bohme.

      Nella primavera del 1924 entrarono invece a far parte della sezione olandese della Rosicrucian Fellowship di Max Heindel, dunque è corretto considerarli a tutti gli effetti studenti di tale scuola. Al contrario, essi non ricevettero nessun incarico di coordinare alcunché, e non ricevettero nessuna iniziazione ma parteciparono solo come neofiti.

      Non poterono inoltre conoscere e frequentare Max Heindel, semplicemente perché morì cinque anni prima del loro ingresso nella sua scuola, precisamente nel 1919. Per tale ragione è pura idealizzazione credere che dopo la morte di Heindel i fratelli Leene si distaccarono dalla scuola perché non concordi con le nuove correnti di pensiero.

      I Leene furono accolti nella Rosicrucian Fellowship quando già ne era alla guida la moglie di Heindel, Augusta Foss, e proprio da lei furono ufficialmente allontanati nel 1935 quando si accorse che pubblicarono e commercializzavano ad insaputa della scuola, quindi senza diritto e senza autorizzazione, alcuni testi della Rosicrucian Fellowship in olandese.

      Proprio dopo questa ufficiale estromissione, i Leene iniziarono a dar vita a quello che oggi prende il nome di Scuola della Rosacroce d’Oro, adducendo a fantomatici contatti con una Fratellanza Universale (la cui sede fisica si scoprì in seguito essere in Brasile e far riferimento ad un altro ramo distaccatosi dalla Rosicrucian Fellowship sotto la guida di Swinburne Clymer) e creando un simbolo rappresentativo formato da un quadrato, un cerchio e un triangolo; che si scoprì poi essere tratto da un antico talismano rituale ebraico di invocazione (ancora oggi visibile nel libro di origine cinquecentesca “The Secret Grimoire of Turiel”, molto in voga negli anni ’30).

      È vero che negli anni ’50 Jan van Rijckenborgh e Catharose de Petri incontrarono Antonin Gadal, il quale riconobbe a lui il titolo di “Gran Maestro” mentre a lei solo quello di “Arcidiaconessa”. Inizialmente Gadal fu entusiasta del Lectorium, ma negli anni a seguire perse totalmente interesse e non volle più avere contatti con loro. Quando morì nel 1962, la cerimonia venne effettuata infatti con rituale cattolico. Inoltre Gadal mangiava pesce e beveva vino, in disaccordo con gli insegnamenti della Scuola della Rosacroce d’Oro.

      Per giungere infine alla reale successione di colui che ancora oggi dovrebbe guidare il Lectorium, è più che risaputo che nel 1965 Jan van Rijckenborgh proclamò il figlio Henk Leene a succedergli come Gran Maestro.

      Il problema è che la stretta collaboratrice di Rijckenborgh, Catharose de Petri, e la direzione spirituale non vollero riconoscere questa decisione, e fu così che condussero il Lectorium Rosicrucianum ad anni di litigi. Jan van Rijckenborgh ha comunque insistito fino alla sua morte sul fatto che non ci sarebbero stati altri “Gran Maestri” oltre a suo figlio, dato che questo era il desiderio della Fratellanza.

      Le dinamiche che hanno poi costretto Henk Leene a dimettersi dalla guida solo dopo un anno dalla morte del padre, corrispondono appieno alle classiche lotte di potere cui siamo tristemente abituati a vedere intorno a noi. Nulla di spirituale.

      So di essere stato prolisso ma vi assicuro che ogni singolo punto potrebbe sviscerarsi molto più dettagliatamente e con diverse fonti a testimonianza. Invito chiunque sia interessato ad approfondire senza accontentarsi delle versioni offerte da chi ha evidenti interessi a non scendere in profondità.

      Non voglio entrare nel merito dell’insegnamento perché non mi interessa, ma credo sia già un primo grado di Verità quello di non farci abbindolare da fuorvianti e scorrette idealizzazioni storiche, che non fanno altro che esaltare stupidi sensi di esclusività e di élite.

      Scritto da: Luca | 08/09/2012

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      Luca conosco i riferimenti documentali da te citati, tuttavia prima di dare così tanta autorità a tali fonti mi domando:

      Chi ha fatto queste ricerche?
      Chi ha pubblicato su wikipedia l’articolo?
      Sarà stato imparziale?
      Qual’è il motivo di tale approccio?
      Sarà vero tutto quello che vi si legge?

      Dei Catari nel medioevo, i loro detratori, dicevano ben di peggio.

      La storia si ripete?

      Chissà!

      JVR diede tutto se stesso all’edificazione di una Scuola Spirituale, in grado di essere un valido aiuto per tutti i cercatori.
      Per questo sua dedizione venne anche arrestato dalle SS quando la Germania entrò in Olanda.
      Venne poi rilasciato ma con la proibizione di tenere altri corsi di cristianesimo gnostico. Lui di tutta risposta la sera stessa tenne un corso nell’appartamento che serviva da luogo di riunione.
      Quando la situazione fu ancora più calda lui ed il gruppo rosicruciano (che anora non aveva nome LR) entrarono in clandestinità, facendo i Servizi di Tempio in una casa privata (di un allievo) entrando alla spicciolata e ad intervalli di tempo, per non destare sospetti e non far capire che si sarebbe svolta una assemblea.
      Queste le peripezzie del gruppo iniziale di quella che oggi è la Scuola.

      Ho conosciuto di persona l’allievo anziano che mise in contatto JVR e CDP con Gadal, che mi raccontò come avvenne questo incontro. Storie di vita di persone che non si trovano in dossier e che puoi ascoltare magari a tavola, davanti ad un piattoo caldo la sera a cena, in un centro di conferenza, parlando con persone anziane allieve di vecchissima data.

      Caro Luca, sei mai stao allievo del LR? se si per quanto tempo?

      Quanto vi sia di vero nelle storie che si leggono nelle fonti che hai citato non saprei dirlo, posso solo testimoniare la mia esperienza assolutamente positiva.

      Per comprendere e saper mettere in pratica nella propria vita, l’insegnamento che sta alla base del LR, ci vuole umiltà e dedizione al lavoro su di sé. Questo significa partecipare, leggere ed approfondire la tetimonianza del cammino che si trova nella letteratura della Scuola, avere il coraggio di auto-osservarsi impietosamente ed ammettere a se stessi le proprie mancanze e riconoscere il proprio stato d’essere.
      Di pari passo con questo processo di conoscenza di sé, crescie anche la consapevolezza dell’Altro in noi, della parte divina in noi.
      Solo durante un tale processo si può comprendere e sperimentare la concretezza del cammino che la Scuola presenta a tutti i seri cercatori.

      Un vecchio adagio dice “Val più la pratica della grammatica”. La mia pratica mi testimonia la bontà dell’insegnamento che ho deciso di seguire, il resto è solo grammatica che da sola non può comunicare nulla di utile.

      Buon cammino!

      Scritto da: cubica-rc | 09/09/2012

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      Trovo un tantino esagerato, fuori luogo e anche comodo alludere a detrattori dei Catari, quando nessuno ha denigrato il messaggio dell’insegnamento ma solo smascherato la storia che viene raccontata dalla maggior parte degli allievi del Lectorium per elevare ad eccelsa e dar credito alla propria organizzazione. Se non si fossero concentrati nell’esaltare la “grammatica” ma si fossero solo accontentati di vivere la “pratica”, non avrebbero sicuramente attirato su di sé l’attenzione di ricerche approfondite. È proprio questo il problema.

      Non credo sia quindi il caso di proteggere le proprie convinzioni adducendo a manie di persecuzione, altrimenti ancora una volta il meccanismo di difesa che pone se stessi come martiri, e quindi nel giusto (quando in realtà non c’è necessariamente correlazione tra le due cose), impedisce di osservare i fatti con obiettività, portando a chiudersi sempre di più in se stessi e nelle proprie certezze. L’immediata conseguenza porta a sentirsi incompresi dalla maggior parte della gente che non potrebbe ovviamente capire per scarso livello di coscienza. Non mi risulta però che questo atteggiamento faccia parte di un Cammino.

      Io stesso ho ribadito di non voler entrare nel merito degli insegnamenti, discutibili o ammirabili all’interno del Lectorium così come in altre scuole, proprio perché credo che non debbano essere associati alla storia che viene raccontata per dar loro più credito. So che ci vuole una certa maturità per questo, ma non trovo giusto raccontare favole e farle passare per verità storica, altrimenti diventa inganno.

      Per quanto riguarda le cinque domande poste sull’attendibilità delle citazioni da me riportate in estrema sintesi (che dovrebbero essere rivolte nello stesso modo anche a chi sostiene un’altra versione), posso garantire che trovano in buona parte risposta approfondendo i documenti e confrontando anche le differenti fonti l’una con l’altra. Impossibile riportare tutto in un solo post, ma possono essere verificate da chiunque con un po’ di buona volontà.

      Personalmente, ho fatto anch’io parte in passato del Lectorium per diversi anni, e per tale motivo ribadisco di non voler entrare nel merito dell’insegnamento, dato che si tratta di vissuti soggettivi molto diversi da persona a persona, e condurrebbero a confronti sterili e senza esito. Per alcune persone sono serviti forse per procedere e per altri forse no.

      Ma conosco bene le storie raccontate durante un pasto, ed è proprio da tali storie che sono partito per cercare di fare più chiarezza. Ho cercato, mi sono informato, ho letto, ho viaggiato e mi sono confrontato con testimoni ancora viventi dentro e fuori il Lectorium; tutto mi ha infine portato a reputare affidabili le notizie che ho riportato, e senza fondamento le altre. Questa indagine può farla chiunque, basta solo un po’ di sincero interesse e coraggiosa predisposizione ad accettare ciò che emerge, anche ciò che potrebbe ferire le proprie idealizzazioni ed aspettative.

      Credo sia più onesto per se stessi e per gli altri non tirare in ballo fantomatici racconti storici per dimostrare una qualche legittimità, proprio per rispetto agli insegnamenti, i quali non devono essere soppesati sulla base di effetti speciali ma sulla loro effettiva sintonia con se stessi. Il valore di una Scuola si vede anche dalla sua capacità e umiltà di non voler a tutti i costi certificare la propria spiritualità, distorcendo a tal fine anche gli eventi accaduti.

      Una domanda continuo a pormi: potrebbe un allievo del Lectorium riconoscere ed accettare una nuova versione dei fatti che è ormai emersa, superando quindi quella vecchia a cui è stato abituato, pur continuando a perseguire la stessa strada all’interno dell’organizzazione? Se la risposta è positiva, credo che possa essere una buona Scuola, se è negativa, siamo nei guai.

      Scritto da: Luca | 09/09/2012

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      Caro Luca,

      il senso della mia precedente risposta era proprio quelloo di distinguere la bontà di un insegnamento dagli accadimenti storici che sono stati necessari, nell’economia universale, per portare una struttura a poterlo offrire ai cercatori in diverse parti del mondo.

      Purtroppo essendo l’italia un campo relativamente giovane e non avendo tutta la letteratiura tradotta, molti aspetti storici si sono appresi solo con dialoghi con allievi anziani e di altre nazioni, e qualcosa dai cenni nei libri.

      Sono stati pubblicati due libri di cui uno in italiano che fanno un po’ di chiarezza sugli aspetti storici. Il primo è “La Rosacroce d’Oro” di K.D. e l’altro molto più esteso, che per ora c’è solo in Olandese, Inglese e Francese dal titolo Appello dal Cuore del Mondo. Ho iniziato a leggerlo da poco (in francese, ed ho scoperto cose che non sapevo o che rettificavano qualche frammentaria informazione raccolta in articoli, in rete o da altri allievi).

      Per quanto riguarda la storia dell’incontro fra i GM e Gadal, penso non vi sia miglior fonte di colui che fu artefice di tale incontro e che ai tempi era un ragazzino che con lo zaino in spalla stava girando l’europa per approfondire la storia del Catarismo.

      E’ stato un testimone diretto di una delle svolte importanti che la Scuola ha vissuto nel corso della sua evoluzione.

      In realtà molte imprecisioni storiche su altri avvenimenti dipendono dal fatto che in Italia, essendo un giovane campo di lavoro, abbiamo dato sempre maggior importanza all’insegnamento. Un campo giovane, infatti, si fortifica spiritualmente lavorando sull’insegnamento e non sulla storia. Solo da qualche anno, essendo divenuta la Scuola piuttosto nota, diversi cercatori si interessano anche dell’aspetto storico e per tale motivo sono stati pubblicati libri che ne parlano in modo dettagliato.

      Anche a me piace documentarmi e ti psso dire che molte cose che ho letto in rete, sopratutto a proposito dei gradi del LR, sono assolutamente folli e non veritiere.

      Pensa che qualcuno scrisse in un sito che la Scuola aveva 21 gradi, e questo perché aveva letto Dei Gloria Intacta dove si parla dei tre cerchi settemplici. Se ricordi la Scuola ha sette gradi e non ventuno.

      Ma ne ho lette davvero tante, sopratutto traduzioni di articoli o filmati dal tedesco.

      Pe quanto riguarda il simbolo della Scuola è noto a tutti che si tratta di un simbolo tradizionale, a volte nella storia rappresentato con il cerchio fuori dal quadrato come in alcune illustrazioni alchemiche, altre con il quadrato entro il cerchio, come nel simbolo in calce al famoso diploma di Backstrom che JVR cita nel suo “Elementi della Filosofia della Rosacroce moderna”.

      JVR lesse il testo del diploma nel libro di A.E. Waite “The Real History of Rosicrucians”. Nello stesso testo apprese, dalla bibliografia, ove trovare le versioni originali dei manifesti.

      A seguito di questa scoperta si recò alla British Library e da quella visita ne scaturì una traduzione Olandese ed un commentario completo.

      Tornando al simbolo della Scuola, essendo un simbolo tradizionale, non dovrebbe sorprendere di trovarlo in altri testi e nemmeno dovrebbe fare scalpore il fatto che venga utilizzato da questi nei modi più disparati.

      Il pentagramma, per esempio, è un simbolo dell’uomo divino ma viene anche usato dagli occultisti per tracciarvi cerchi magici e/o talismani.

      Per un allievo il Pentagramma è solo un simbolo che gli ricorda l’obbiettivo del suo lavoro, la riedificazione dell’Uomo divino Originale.

      Come ricorderai i Templi del LR hanno pochi simboli, solo l’essenziale e non sono usati con metodi occulti.

      E’ sempre il solito problema legato ai simboli, ovvero quale valenza si da loro e quale uso se ne fa.

      Li sta la differenza.

      Per una generale introduzione, storica, sui diversi movimento rosicruciani consiglio il sito del CESNUR. Centro Studi sulle Nuove Religioni.

      http://www.cesnur.org/religioni_italia/r/rosacroce_01.htm

      Buon cammino!

      Scritto da: cubica-rc | 09/09/2012

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      L’Insegnamento divulgato dal L.R. è universale.
      Mi spiego meglio.
      La letteratura di tale Scuola è indubbiamente conforme ai principi enunciati da qualsiasi corrente Esoterica.
      Se la riteniamo giusta perchè è riconosciuta dai nostri Cuori.
      Non si mettono in dubbio tali principi ma i fondatori e la struttura di tale Scuola.
      Il sig. J.V.R. (il Gran Maestro) prima di fondare tale Scuola aveva carpito gli Insegnamenti divulgati da Max Heindel che a sua volta era stato ispirato da quelli Teosofici o Massonici.
      Per tale motivo il sig. J.V.R. fu allontanato dalla moglie di Max Heindel.
      Da tale allontanamento il sig. J.V.R. fondò una propria Associazione Rosacruciana.
      Max Heindel rendendosi conto che le dottrine Teosofiche erano poco adatte all’uomo occidentale (per es. la meditazione) utilizzò l’Insegnamento ad una metodica piu’ confacente a tali esigenze.
      Se si da uno sguardo ai due insegnamenti citati si scorgono diversi punti in comune.
      Ad esempio, per quanto riguarda il lato esteriore del comportamento di un allievo, entrambe le Associazioni consigliano di essere vegetariani (J.V.R. latto-ovo-vegetariano), di astenersi da droghe e fumo, etc.
      I principi, invece, del Comportamento (interiore-esteriore) di un allievo sono identici.
      Entrambe le Scuole lavorano per il Prossimo e l’Umanità. Entrambe le Scuole lavorano per la Conoscenza e l’espansione dell’Anima Immortale.
      La Scuola di Max Heindel ha la tendenza a dare un’impronta verso la Re-ligiosità e l’aspetto Umano; la Scuola di J.V.R. ha la tendenza a dare un percorso verso la Conoscenza (Comprensione) ma il percorso finale è quello di giungere a Risvegliare il Seme Divino che è latente in noi.
      Entrambe le Associazioni indicano una Nuova Religiosità per il cercatore o ricercatore spirituale.
      Le Vie della Testa e del Cuore (=L’unificazione dei due principi).
      Una Scuola parte da un principio l’altra dal suo opposto.
      La letteratura del L.R. fa emergere il fatto che la Fraternità Universale sia esclusivamente al Suo Servizio (parlano di Scuola Autentica) conseguentemente, alludono al fatto che le altre Scuole non siano buone o seguono un cammino di perdizione.
      Si parla anche di Autentico Cammino Gnostico che punta direttamente all’acquisizione dell’Alta Conoscenza e di un Cammino Occulto (perseguito da parte della maggior parte dei Gruppi). La differenza consiste che, nel primo “metodo” la personalità (egocentricità) è messa da parte, mentre nel secondo è enfatizzata (cultura della personalità o divisione della personalità). ???
      La domanda principale chiesta da altro commentatore era:
      Dove si trova l’Autenticità di una Scuola e chi fosse il Fondatore.
      Un quesito importante per stabilire la veridicità della matrice di provenienza.
      Il discorso potrebbe essere ulteriormente sviluppato poiché le considerazioni da fare sono moltissime ma mi fermo qui.
      Saluti.
      Antonio.

      Scritto da: ANTONIO | 13/09/2012

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      Caro Antonio,

      purtroppo la storia la si studia solo nei documenti o nelle ricerche, oppore , nei racconti. Questo fa si che vi siano diverse interpretazioni della stessa.

      E’ veramente difficile redigere una ricerca obbiettiva, quando le informazioni sono filtrate da una parte o da un’altra.

      Tu per esempio parli dell’allontanamento di JVR mentre io ti posso dire che fu lui ad andarsene. Chi può dire chi di noi due abbia la vera storia? Nessuno!

      Quel che importa è l’Insegnamento e se la struttura sia o meno adeguata a portarlo avanti.

      JVR non ha mai sostenuto che la Scuola sia l’unica detentrice della Verità e nemmeno che la Fraternità sia solo a sua disposizione.

      Pensa che scrisse il libro “LA GNOSI CINESE”, perché affermava che nel medesimo periodo in cui la Scuola innaugurava il primo grande tempio, una Fraternità Taoista in Cina stava facendo la stessa cosa. Quindi sarebbe stato utile familiarizzare gli allievi con la forma che la Gnosi aveva nella cultura cinese, così da poter riconoscere i fratelli di tale comunità in un futuro.

      Inoltre in un articolo di un vecchio pentagramma parlava di un’altra fraternità nel sud del mondo che avrebbe iniziato un lavoro simile in un prossimo futuro.

      Per quanto riguarda l’insegnamento di JVR, non si tratta di un qualcosa che “prese” da Max Heindel. Max Heindel fu una grande anima che diede tutta la sua vita all’ideale della Rosacroce e questo risvegliò una cera consapevolezza nei fratelli Leene e in Cor Damme. Queste tre persone si misero a lavorare assiduamente per trovare le radici del più puro cristianesimo.

      A Londra trovarono gli orininali dei manifesti e iniziarono a tradurli e commentarli, fu poi il turno della scoperta della Pistis Sophia e delle opere di traduzione e note fatte da G.R.S. Mead. (testi gnostici).

      Inizialmente i tre non desideravano separarsi dall’Associazione Rosicruciana, ma il loro approccio non fu accettato dai vertici Americani dell’Associazione. Cor Damme si recò a presentare la visione del gruppo olandese diretto da Jan e Wim Leene assieme a Cor Damme, e raccontò di essere stato ricevuto come fosse “un eretico”.

      Quei momenti storici furono pregni di un gran fermento.

      Fra il 1909 e il 1911 MH fondò la Rosicrucian Fellowship a Mont Ecclesia, in America.

      In inghilterra, enllo stesso stabile dove poi risiederò G.R.S Mead, Arthur Edward Waite fondò la sua Fellowship of the Rosy Cross, avente un profondo approccio cristiano mistico/gnostico.

      Un vecchio allievo di Haindel recatosi come delegato del suo gruppo da JVR, dopo la separazione, telefonò agli altri membri del suo gruppo per relazionarli e disse loro che e disse che comprendeva che il lavoro per quel periodo avrebbe dovuto essere quello di JVR. Questo per dire quanto JVR rispettasse il lavoro fatto da Heindel.

      Nel fiume della storia ci si può perdere e spiritualmente parlano si rischia anche di affogare.

      Hartmann, Stainer, Heindel, Waite, Van Rijckenborgh…

      Tutti uomini spinti da qualcosa che parlava in loro, persone con una grande anima alla ricerca dell’unione con lo spirito.

      Ciascuno a suo modo ha dato forma a questa aspirazione, rispondendo all’Appello proveniente dal Cuore del Mondo.

      Chi potrebbe negare la profondità della premessa scritta da Hartmann alle Figure Segrete dei Rosacroce e pubblicata poi in italia come documento a se stante, con il titolo “Simboli segreti dei Rosacroce”, difficile non rimanere colpiti dalle conferenze di Stainer che sono raccolte nel testo “Il Vangelo di Giovanni”. La Cosmogonia dei Rosacroce di Max Heindel è un tesoro offerto all’umanità. I rituali della Fellowship di Waite profumano di un sincero e profondo cristianesimo interiore, e restituiscono alla forma classica dei movimenti nati sul modello della Rosacroce d’Oro del XVII° e XVIII° secolo, lo spirito cristiano nel quale affondano le lontane radici di tali Rosacroce. Ne “l’Uomo Nuovo” di JVR vediamo come il cristianesimo gnostico, possa essere applicato concretamente nella vita per una totale trasformazione di sé stessi e per il soccorso di tutti i cercatori ed in generale dell’Umanità.

      Ho citato solo questi personaggi perché tutti del medesimo periodo e perché particolarmente rappresentativi di importanti momenti storici nella ricerca.

      Ve ne sono sicuramente anche altri degni di essere menzionati per la loro dedizione, ma la cosa diverrebbe troppo lunga.

      Viviamo tempi importanti, nei quali l’accento dovrebbe essere posto più sull’accomunare che su dividere. Con questo non voglio dire che si debba pensare che tutti dicono o fanno le stesse cose ma che vi sia rispetto reciproco fra coloro che lavorano con le migliori intenzioni.

      Posso non condividere l’insegnamento o il metodo di un’altra persona o gruppo, tuttavia se si persegue una ricerca, spinto da qualcosa di più di mera curiosità, sicuramente ci sarà qualcosa che avremo in comune ed è su questa che ci si può confrontare.

      Il LR è oggi una struttura internazionale di circa 15000 allievi e più di un milione di simpatizzanti. Alla conferenza che si terrà ad Ussat les Bains questo fine settimana parteciperanno circa 2500 allievi provenienti da 43 paesi.

      Questo è il risultato degli sforzi di parecchie persone ma sopratutto della spinta e del dinamismo inizialmente dei fratelli Leene assieme a Cor Damme, sostenuto poi anche della Sig.ra Catharose de Petri che si unì a loro dopo la morte di Wim Leene.

      43 paesi nei quali si trovano diversi Templi ove l’insegnamento della Rosacroce, il puro cristianesimo interiore è offerto ai cercatori.

      Auguro a tutti un Buon Cammino!

      Scritto da: cubica-rc | 13/09/2012

      ================================================

      Purtroppo tu quando esprimi dei pareri sei sempre di parte e cerchi di portare l’acqua al proprio mulino.
      Il numero di persone che partecipano ad un evento o sono iscritti presso un’Associazione non attesta necessariamente la sua autenticità.
      Gli esempi che potrei mostrarti di Gruppi o associazioni religiose che ci sono nel mondo sono innumerevoli. Sodalizi dove ci sono anche centinaia di migliaia di iscritti. Questo lo sai benissimo e fai finta di niente.
      Per quanto riguarda le conferenze tenute a Ussat les Bains ricordo che nel L.R. si diceva che l’ultima si sarebbe tenuta nel 2001 o nel 2000. Poi non si sa per quale recondito mistero le conferenze internazionali in tale luogo si continuano a tenere.
      Evidentemente JVR nel suoi libri scriveva che nel 2001 (in particolare v. il libro “SMASCHERAMENTO”, MISTERIOSAMENTE FATTO SPARIRE DALLA BIBLIOTECA DEL L.R.) ci sarebbe stata una catastrofe mondiale e la Scuola sarebbe diventata una “scuola chiusa” dove nessuno avrebbe avuto la possibilità di frequentarla o iscriversi (altre grosse cantonate prese dal Gran Maestro, v. libro La Gnosi nella sua Manifestazione attuale).
      Ti potrei citare altre previsioni o veggenze che aveva fatto JVR che sono state tutte smentite nella realtà di fatti. Per il momento mi fermo qui.
      Naturalmente, tu avrai certamente da contro-ribattere adducendo mille spiegazioni ed interpretazioni per illustrare come sono i fatti secondo il L.R. E’ una storia vecchia quella di smentire l’evidenza da parte degli allievi del L.R. che, forse, in buona fede, ormai hanno avuto un lavaggio di cervello da parte dei dirigenti e che non ragionano con la loro testa.
      Personalmente in tale sodalizio vedo solo l’interesse economico basato su: quote associative; quote per le conferenze nazionali; quote per partecipare anche ai Servizi di Scuola Interiore; doni o donazioni; prestiti con o senza interessi (come fanno le banche); vendita di prodotti erboristici o dietologi; vendita di libri; partecipazione con quote ad eventi internazionali (tipo Ussat Les Bains), etc. etc. etc. etc. (vi è altro ancora).
      Insomma una vera impresa.
      So già che anche in questo punto mi darai 10.000 spiegazioni per giustificare il tuo assunto.
      Tutto questo giro di affari non può essere giustificato adducendo alla necessità della gestione del vostro sodalizio.
      Sono argomenti che ho già ingoiato e digerito da diverso tempo ma che non fanno ormai nessuna presa.
      Ormai non credo più da molto tempo alle Favole.
      Saluti.

      Scritto da: ANTONIO | 14/09/2012

      ====================================

      Caro Antonio,

      chiaramente potrei rispondere punto per punto a quanto scrivi e tu potresti trovare altre repliche e così via sino alla vecchiaia.

      Per me il punto è “Riconosco l’Insegnamento come valido? Riconosco la Scuola come un valido strumento per sostenermi sul cammino?”

      Se la risposta a queste due domande o anche ad una sola di esse è “no” allora è meglio mettersi ancora alla ricerca.
      Sono convinto che chi cerca trova ciò che fa per lui.

      Vi sono passaggi della letteratura della Scuola che possono divenire chiari solo dopo anni di tirocinio seriamente vissuto, altrimenti li si può mal interpretare e crearsi degli spauracchi che poi si rimane delusi quando si rivelano per quello che sono.

      Un sincero augurio per la tua ricerca,

      Buon Cammino!
      Cubica.

      Scritto da: cubica-rc | 22/09/2012

      ================================================

      A QUESTO PUNTO EVENTUALI RISPOSTE DA PARTE DI « ANTONIO » SI SONO INTERROTTE.
      EVIDENTEMENTE, A PARERE PERSONALE, E’ STATO “CASTRATO” A CAUSA DEGLI ARGOMENTI SCOTTANTI E SCOMODI AFFRONTATI.
      SUCCESSIVAMENTE, DAL BLOG SONO STATI CANCELLATI I PRESENTI COMMENTI (ogni ulteriore annotazione è superflua).

      COMUNQUE, SONO IN POSSESSO ANCHE DI ULTERIORI COMMENTI E “SCONTRI” DI PARERI TRA IL SOTTOSCRITTO (GIORGIO) E “CUBICA”, RIGUARDANTI, IN PARTICOLARE, UN LAVORO ATTUALE SVOLTO DA “GRANDI INIZIATI” (SIC!) (sempre a parere del sottoscritto, lavoro molto scadente).

      SE SIETE INTERESSATI ANCHE A QUESTA ULTERIORE PUBBLICAZIONE SONO A DISPOSIZIONE PER FARVELI CONOSCERE.

      Cordiali saluti.

      GIORGIO.

      1. Come dire che il Giorgio qui in questione ha fatto un lavoro certosino, ha avuto i meriti di aprire gli occhi, su una chiesa chiusa in se stessa, ferma, che ha solo nei suoi allievi dell’intellettualismo . La teoria va bene ma poi si deve mettere in pratica.. se non capita nulla si è fermi..
        Le risposte che gli hanno dato sono evasive e fumose!!….poi hanno oscurato anche gli scritti…quindi hai fatto bene uscire ti sarai liberato dai blocchi mentali del guppo. Ti diro chi capisce l’insegnamento ne esce….

  31. A questo punto ho una domanda in testa che mi pulsa fortissima:

    MA QUANTI ATTUALI ALLIEVI DEL LECTORIUM SI SONO MESSI IN MACCHINA PER ANDARE A PARLARE DI PERSONA AD HENK LEENE, IL FIGLIO VIVENTE DEL LORO GRAN MAESTRO???

    Mi sembra veramente follia leggere riflessioni ed elucubrazioni filosofiche sulla propria scuola, parlare di racconti di vecchi allievi che hanno visto alcune cosette (forse), e non correre dal più grande testimone vivente.
    Signori e signore, stiamo parlando di una persona che ha vissuto per 40 ANNI, giorno dopo giorno, a fianco del fondatore della Rosacroce d’Oro e che è stato proprio da lui investito del ruolo di Gran Maestro! 40 ANNI!!!
    Al di là di tutto quello che si sarà detto per nascondere o motivare questo accadimento, oggi credo che ormai tutti gli allievi ne saranno a conoscenza. Quanti di loro si sono mossi per cercare di capire di più sulla questione e su come è nato e si è evoluto l’insegnamento?
    Se io come cristiano venissi a sapere che c’è da qualche parte ancora vivo il figlio di Gesù, che ha vissuto sempre con lui fino alla sua morte e che è stato nominato da lui come nuovo Cristo… potete star certi che non lascerei passare 5 minuti per far fagotto e mettermi in viaggio per andare a conoscerlo, fosse anche nel centro del deserto in Australia, fosse anche scomunicato dalla chiesa cattolica!!!

    Vorrei veramente capire quanti allievi hanno avuto il coraggio di andare da Henk Leene? E per coloro che non l’hanno fatto, quale motivazione hanno dato a se stessi per eliminare questa dissonanza?

    Vi prego, qualche allievo mi risponda, anche in forma anonima, anche privatamente attraverso gli amministratori di questo blog. Non ci dormo la notte…

    1. Carissimo Simone,
      credo che tu stia enfatizzando eccessivamente le figure dei Maestri.
      La tua ricerca si muove ancora e sempre verso l’esterno!
      Se il sottoscritto decidesse di partire per conoscere di persona HENK LEENE per avere una testimonianza sul cammino spirituale di sè e di suo padre, alla fin fine non mi gioverebbe per il mio percorso spirituale.
      HENK LEENE mi potrebbe raccontare che egli ha visitato mondi gnostici e garantirmi e convincermi che il suo percorso è quello autentico: potrebbe dire altrettanto di suo padre e testimoniare che era un Gran Maestro.
      Il mio piccolo ego si sentirebbe altamente gratificato per le grandi visioni e parole che sono penetrate nella mia anima. Avrei vissuto con Lui momenti meravigliosi e felici sino a farmi toccare la “volta del cielo”, ma allorquando, una volta tornato dal viaggio, una volta introdotto nella mia realtà quotidiana, a poco a poco, mi resterebbe ben poco, nel mio animo, di tutto quel retaggio grandioso.
      Un percorso spirituale può essere fatto solo e esclusivamente da noi stessi. Gli altri: gli allievi, i Santi e i Maestri (o Cristo) non possono assolutamente aiutarci. Il lavoro deve essere eseguito e perseguito con costanza personalmente.
      Vi è un altro aspetto da considerare. Il nostro ego (la nostra personalità inferiore: quale prodotto momentaneo e mortale) vuole risultati immediati. Vuole toccare con mano il mondo spirituale. Vogliamo elevarci a mete e mondi illimitati per potere “godere” e “gioire” di sentimenti fatti di beatitudini infinite.
      Ma le cose non stanno esattamente così, poiché vogliamo sfuggire alla nostra quotidiana e dura realtà, la quale, solo essa, è la chiave per lo sviluppo della nostra Anima Immortale (la famosa “pietra” scartata dagli alchimisti-soffiatori).
      Quello che il sottoscritto mette in dubbio è la struttura di determinate Scuole Spirituali.
      Pare che dopo la morte di Jan Van Rijckenborgh la Scuola della Rosacroce D’Oro sia degenerata e non abbia seguito le direttive dei Maestri.
      Quando queste Scuole obbligando i propri allievi alla frequenza assidua presso i propri Centri (pagando le quote per assistere alle Conferenze di Rinnovamento o altre attività che riguardano la Scuola Interiore), al di là di tutte le considerazioni di natura materiale (danaro, etc.), si toglie, si obbliga, si lega, si incatena, un individuo privandogli della SUA SACROSANTA LIBERTA’.
      Diamo un’occhiata al cosiddetto “Cantiere Italiano”. Un allievo che è residente in Sicilia deve presentarsi tutti i mesi presso il Centro di Conferenze di Forli’ pena la sua estromissione dalla Scuola Interiore (una assurdità).
      Caro Simone ti sembra normale un fatto del genere.
      Si usa l’arma della minaccia per poter costringere e legare una persona a fare un percorso spirituale.
      Dove sta la LIBERTA’?
      SU QUESTO ARGOMENTO POTREI SPAZIARE IN LUNGO ED IN LARGO MA MI LIMITO SOLO A DARE DEGLI SPUNTI PER MEDITARE.
      Ma qualcuno potrebbe obiettare che tale scelta ti era stata spiegata, ben motivata e alla fine sei stato tu “a scegliere liberamente” del macigno che ti saresti portato per tutta la vita per servire l’Anima Immortale (ragazzi, ma vi rendete conto che se volete restare in un tale struttura-ragnatela dovete viaggiare sino alla vostra morte? Oppure cambiate casa e trasferitevi nelle vicinanze).
      Altri dirigenti potrebbero affermare che il percorso spirituale fatto in tale Scuola è basato sul Gruppo e tali sono le condizioni.
      Ma cos’è un Gruppo? Stiamo parlando di un insieme di ego (di personalità inferiori) oppure per Gruppo si intende un insieme di Entità Spirituali che vivono un’altra dimensione spazio-temporale?
      Si potrebbe parlare di “Campo di Forza” quale fine perseguito da un Gruppo.
      A mio avviso per creare un “Campo di Forza” tutti i componenti devono essere personalità che irradiano “PUREZZA” (parola molto profonda vista dal punto di vista esoterico) e, in caso contrario, se tali condizioni non sono realizzate, attireranno solo forze nefaste e negative in base al loro stato di coscienza.
      Non mi pare che il campo italiano sia giunto a realizzare e a sviluppare una Forza d’Anima di così elevata vibrazioni (anzi il livello vibrazionale si è ulteriormente abbassato).
      Il discorso si fa sempre piu’ ingente e profondo e non intendo esaminarlo ulteriormente.
      A questo punto, per le cose che ho affermato, mi pioveranno molte critiche e pareri contrari, ma questa è la mia testimonianza e la mia esclusiva verità.
      Gli argomenti sono molti ma il tempo a disposizione è giunto al termine.
      Caro Simone, dormi sogni tranquilli! Segui il tuo Cuore. Non ascoltare la voce delle Sirene!
      Vivi la tua vita quotidianamente (fatte di molti dolori e pochissime gioie terrene che ti porteranno a maturare spiritualmente). Entra nelle profondità del Tuo Infinito Essere e dalla Tua Miniera estrai il Tuo e Esclusivo Tesoro. Non avere impazienza perché Dio sa bene quello che ognuno ha bisogno per il personale progresso dell’Anima e non abbandonerà mai i Suoi Amati Figli (la sua Scintilla Divina).
      Abbracci.
      Giorgio.

  32. Mi introduco di soppiatto nella animata (e annosa) discussione sul Lectorium Rosicrucianum e il figlio di Rijckenborgh con una storiella ambientata nel mondo tedesco-protestante.
    Due persone stanno parlando ed una dice all’altra:
    “Nel mio paese erano presenti due espressioni religiose una battista e l’altra evangelica.
    Ognuna aveva la sua chiesa, i suoi servizi ed ognuna era rappresentata da un sacerdote.
    Se non che, ad un certo punto, i due sacerdoti hanno cominciato a confrontarsi fra loro ritrovandosi d’accordo nel ritenere un’assurdità che in una comunità così piccola la gente dovesse dividersi anche sul piano religioso. In fondo Gesù Cristo era uno solo e la ricerca del bene rappresentava un riferimento comune e non vedevano, quindi, il motivo di continuare a tenere separata la gente.
    Così hanno iniziato collaborare fra di loro ed oggi fanno perfino i servizi religiosi insieme.”
    “Ah, bene, – interviene l’altro- allora nel tuo paese ora è presente un’unica espressione religiosa!”
    “No, purtroppo – risponde il primo – sono tre: quella nuova e le due vecchie …. “
    Questo per dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole e che certe cose (è il caso di dirlo) succedono nelle migliori famiglie.
    E’, in fondo la storia del cristianesimo stesso e ancora di più, se vogliamo, del cristianesimo cosiddetto “esoterico” con la pletora di indirizzi, gruppi, chiese, comunità varie.
    E’ anche quanto è storicamente successo nei gruppi che si sono rifatti ai rosacroce, alla massoneria, allo gnosticismo
    E’ nell’animo umano ambire, prima o poi, per calcolo o convinzione profonda non importa, a diventare “maestro” di un proprio gruppo ed è nell’animo umano che questa ambizione si incontri con il bisogno di tanti di trovare un qualche maestro.
    Dico tutto ciò con grande rispetto e simpatia per il Lectorium di cui ho fatto parte per tanti anni e in cui ho ancora amici ed affetti, ma storie come quella del figlio di Rijckenborgh e della sua estromissione da parte della “nomenclatura” del gruppo, rappresentano la normale espressione della natura delle organizzazioni religiose in genere ( e quindi non del solo Lectorium) che non risultano qualitativamente diverse da tutte le altre organizzazioni sociali e le cui dinamiche risultano, anzi, il più delle volte enfatizzate data la posta in gioco.
    Tutti, credo, conoscono la storiella (made by Krishnamurti) dei due diavoli che osservano un uomo trovare la Verità e a fronte della preoccupazione di uno dei due, l’altro lo tranquillizza dicendo: “Non ti preoccupare domani gli insegneremo ad organizzarla …”
    E’ qui il problema, non nelle vicende degli uomini e nelle loro debolezze o nella storia di questo o quell’altro gruppo religioso, ma nel fatto che l’organizzazione in sé stessa uccide la libertà di pensiero, crea dipendenza e condizionamento anche se, molte volte, in maniera sottile, quasi impalpabile .
    L’organizzazione indica un modello di vita e di comportamento e quel modello diventa la nostra prigione mentale.
    Alla fine dei conti è molto meglio sbagliare da soli che tutti insieme, perché è molto più facile accorgersi dell’errore.
    Un saluto a tutti
    Roberto

    1. Giunti a queste conclusioni (approvo in pieno il discorso fatto da Roberto il quale ha ampliato la tesi del sottoscritto) vi è un argomento che nessuno ancora si è posto (o ha chiesto) e servirebbe svilupparlo esclusivamente per approfondire le tematiche sin qui esposte. E’ solo, se vogliamo, una curiosità di natura esteriore. Mi rivolgo in particolare all’Associazione Per-Ankh.
      Quale differenza esiste tra l’organizzazione del Lectorium Rosicrucianum e la Scuola creata da HENK LEENE (il figlio del Gran Maestro). Mi piacerebbe conoscere in dettaglio come funziona l’Insegnamento di Henk Leene. Esiste una sede fisica centrale?
      Quale differenza sostanziale vi è tra l’Insegnamento e la metodica delle due Scuole e quali sono gli argomenti specifici che hanno creato una tale scissione (al di là della corsa al potere).
      Cordiali saluti.
      Giorgio.

  33. Per rispondere alla domanda di Giorgio dobbiamo premettere che la questione meriterebbe forse un ampio approfondimento, difficilmente sintetizzabile con poche parole in questo post… ma accettiamo comunque la sfida provando a fare del nostro meglio.

    Ovviamente avevamo posto proprio gli stessi quesiti ad Henk Leene parlandone a lungo con lui. Potremmo evidenziare quattro punti:

    1) Mentre il lavoro di suo padre e suo zio è stato quello di riportare alla luce l’insegnamento gnostico originale, il lavoro di Henk è stato quello di cercare di tenerlo vivo e svilupparlo più in profondità. Per tale motivo, dopo aver ricevuto la nomina di Gran Maestro alla morte del padre, Henk ha cercato di arginare il forte irrigidimento gerarchico che stava prendendo piede nella Scuola. La sua idea non prevedeva divisioni di grado tra le persone, ma solo “indicazioni di livelli di coscienza” cui ogni allievo poteva confrontarsi e riflettere in cuor suo e in modo del tutto personale.

    2) Altro requisito fondamentale per Henk era quello di coltivare la formazione di piccoli gruppi di persone in modo che potessero sviscerare e vivere più a fondo l’insegnamento in un clima di fiducia, intimità e serietà, piuttosto che lavorare per fare proselitismo a grandi livelli. Henk vedeva in questa foga crescente il rischio di investire le energie verso uno sviluppo esteriore della Scuola a danno della purezza e dell’intensità dell’insegnamento.

    3) Secondo il suo pensiero il concetto di “campo di forza gnostico” e di “Fratellanza Universale” sono stati in passato e ancora oggi fortemente fraintesi. Ogni qual volta un gruppo di poche persone (almeno due) si riunisce per dar vita ad un sincero lavoro di ricerca interiore, orientate tenacemente e con perseveranza, aiutandosi l’un l’altro e cercando di smascherarsi reciprocamente (con affetto), ecco che già si connettono ad una realtà spirituale vivente in grado di sostenerne il lavoro. Non ha nessuna importanza la scuola di appartenenza, i maestri di riferimento o i testi studiati, purchè l’onestà interiore sia al primo posto.

    4) Un ultimo aspetto è l’inevitabile accettazione della personalità in gioco nel percorso spirituale, e non la sua demonizzazione. In altre parole, secondo Henk è impossibile pensare di uccidere l’ego, di distruggere le propria personalità, ma l’unica strada è quella di conoscerne a fondo sia le qualità che gli inganni per far sì che non sia lei a guidare meccanicamente ed inconsapevolmente i nostri passi. Da ciò ne consegue una distinzione meno marcata e netta tra la natura dialettica e la natura divina, sia nel mondo che dentro l’essere umano.

    A quanto pare il pensiero di Henk (che lui reputa in continuità con quanto trasmessogli dal padre) fu subito osteggiato da alcuni allievi (in primis Catharose de Petri) che volevano sostanzialmente perseguire la direzione opposta in merito ai punti appena elencati, e per tale ragione venne da alcuni di loro ad un certo punto accusato di attingere le sue intuizioni da pratiche occulte, quindi fuorvianti. Henk, sconcertato, capì che non sussistevano più le condizioni per proseguire il suo lavoro, se non dando vita ad una lotta interna che avrebbe disonorato lo stesso insegnamento gnostico. Fu così che, con sofferenza ma decisione, lasciò la direzione della Scuola dicendo che avrebbe proseguito il suo lavoro altrove con chiunque lo desiderasse. Moltissimi allievi dell’epoca lo seguirono lasciando l’organizzazione. Nel frattempo Catharose de Petri venne nominata improvvisamente Gran Maestro, quando in realtà (ci teneva a precisare Henk) non fu mai riconosciuta tale né da Gadal né tantomeno da Rijckenborgh, ma solo una stretta collaboratrice come molti altri.

    All’epoca come oggi Henk Leene non si è posto come maestro ma piuttosto come “stimolo” sempre disponibile ad ispirare o a confrontarsi con qualsiasi cercatore. Non ha mai obbligato né consigliato nessuno a seguire il suo insegnamento, ma è indubbiamente stato un punto di riferimento per molti gruppi sparsi in Europa che hanno preso spunto dai suoi scritti e dalla sua esperienza. Alcuni di questi gruppi si sono organizzati in modo più strutturato dandosi un nome, altri hanno invece continuato il loro percorso in modo più anonimo. Alcuni hanno continuato a frequentare Henk, altri hanno invece proseguito probabilmente per altre strade.

    Non ci sentiamo in diritto di decretare un parere conclusivo sull’operato di Henk, anche perché non conosciamo tutti i suoi scritti e certamente un incontro con lui, per quanto profondo, non potrà mai essere esaustivo, ma abbiamo trovato il suo stile un modo genuino e sano di “fare spiritualità”.

  34. Mi sembra che la vita abbia, alla fine, riservato ad Henk Leene la dimensione ideale per coltivare le sue intuizioni poiché risulta evidente che la direzione di una grande organizzazione sarebbe stata palesemente in contraddizione con il suo sentire interiore.
    Dei quattro punti riportati il quarto è quello in cui più mi riconosco ed è quello che , secondo me, rappresenta, nel mare magnum delle manifestazioni legate all’esoterismo, il tratto più originale.

    Roberto

  35. Vi ringrazio per le vostre risposte, sia pure molto sintetiche e generiche! (dicono e non dicono).
    Quale sia l’insegnamento di Henk Leene? Non lo si capisce!
    Scusate ma il sottoscritto è molto esigente in ordine a determinate delucidazioni.
    Deduco, da quanto affermate, che le organizzazioni religiose esoteriche e essoteriche stanno perdendo terreno.
    L’individuo viaggia nella sua ricerca della Verità in maniera sempre piu’ autonoma e libera, staccandosi dagli eggregori umani.
    In effetti l’investigazione deve orientarsi in particolare verso il proprio interiore senza fondersi con gli altri. Il nostro cammino deve essere personale e non vi sono altri mezzi per raggiungere risultati nel campo spirituale.
    Forse è l’inizio della tanta agognata e ricercata Libertà oppure è l’inizio di una ulteriore frantumazione dell’individuo (ego) che vuol raggiungere una propria autonomia senza legarsi ad altri?
    L’Umanità sta viaggiando verso l’Unità o ancora verso la molteplicità?
    Domande che non si possono fare a meno di porre!

    Sarei ben lieto se l’Associazione Per-Ankh approfondisse in una tematica piu’ ampia tali argomenti riguardanti sia l’aspetto dell’Insegnamento di Henk Leene sia gli argomenti testè segnalati.
    Questo sito deve dinamizzarsi e crescere se veramente vuol essere al SERVIZIO del ricercatore spirituale.
    All’uopo resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
    Grazie e cordiali saluti.
    Giorgio

    1. Siamo spiacenti Giorgio ma non siamo allievi di Henk quindi non reputiamo giusto prenderci il diritto di parlare del suo insegnamento oltre ciò che abbiamo già fatto. L’unico modo per avere delucidazioni precise è andare da lui o leggere i suoi scritti pubblicati in francese.
      Per il resto non abbiamo interesse di vivacizzare questo blog né ci illudiamo di fare un servizio. Se ciò accade o accadrà, ben venga, altrimenti non importa.
      Se poi hai piacere noi siamo sempre disponibili per scambiare riflessioni davanti a una buona pizza…

  36. Caro Giorgio,
    da quei quattro punti sintetizzati dagli amici del Per Ankh sull’insegnamento di Henk Leene è possibile intuire un intero universo interiore.
    L’unica cosa che conta è la corrispondenza che quei punti possono arrivare ad avere, ora , in questo momento , nel TUO di universo interiore.
    Ogni cosa che ci viene incontro nella vita rappresenta, in realtà, l’occasione per confrontarci con noi stessi, per riconoscere più che capire.
    A maggior ragione questo vale quelle poche righe che riprendono in maniera chiara e precisa dei pensieri importanti e originali .
    Quanto è stato riportato è, a mio avviso, già più che sufficiente, forse ancora di più che avere l’informazione esatta e completa del pensiero di Leene che probabilmente servirebbe solo per riempire la testa e mettere tranquilla la coscienza.
    Che cosa serve saperne di più? Tu stesso, se non vado errato, hai detto che non avrebbe neanche senso prendere e andare a parlarci: Francesco Guccini (ognuno ha le fonti che si merita per le citazioni …) in una canzone diceva che la “la noia di un altro non vale”, figurati quanto possono valere per noi le personalissime, soggettive e spesse volte fallaci esperienze interiori e le conseguenti razionalizzazioni del pensiero, degli altri.
    Personalmente il mio rapporto con Henk Leene risale a circa 15 anni fa attraverso un semplice intervento pubblicato su una rivista ed il titolo di quell’intervento era già di per sé molto significativo: si intitolava “L’unico maestro è la vita”, un intervento che spazzava via di un colpo tutte le sovrastrutture mentali sul tema religioso ed il cui punto centrale si riduceva all’ “affidarsi alla vita”. .
    E’ stato per me un momento importante che mi reso chiare tante cose, ma non mi sarei mai sognato di andare a cercare colui che le aveva scritte, per cercare di trovare in un altro, cose che sapevo dovuto trovare dentro di me.
    Se poi veramente ti interessa sapere tutto di Leene , prendi e vai, cerca e trova e, se vuoi, facci poi sapere.
    Magari attraverso il blog, perché il blog è al nostro servizio nel senso che noi frequentatori lo possiamo utilizzare (ed è già una gran cosa …) per confrontarci fra noi e non perché ci faccia lui dei servizi.
    Del resto, almeno in questo caso –concorderai- , mi sembra che non si paghino quote, né che ci vengano richiesti contributi ….
    E a proposito di recriminazioni, lasciale perdere queste Scuole Spirituali: una volta definito che sono quelle che sono e che è nella loro natura esserlo, lasciale in pace e rispetta i tanti che, in buona fede -te lo assicuro nonostante le tue prevenzioni- , lavorano e si impegnano dentro di esse.
    Vivi e lascia vivere, che tanto siamo tutti nella stessa barca anche se facciamo finta di no.
    Roberto

  37. Potrei rispondere tranquillamente – sia all’Associazione sia a Roberto – è farvi “vedere” che i vostri discorsi sono caduchi.

    Visto che i concetti dello scrivere non sono stati ben accetti o malcompresi dal vostro “ego” (noto con stupore che usate sistematicante termini copiati da una certa pseudo Scuola Spirituale anche se, alla fin fine, li contestate) il discorso, a questo punto lo si puo’ archiviare per sempre.

    La vostra mente, come leggevo in un altro articolo, è stata infetta spiritualmente.

    A VOI CHE PIACE PORVI “DOMANDE”, IN QUESTO CASO, NULLA E’ EMERSO DALLA VOSTRE COSCIENZE SUL PERCHE’ DI TANTE DISCUSSIONI E DONDE SI VOLEVA ARRIVARE.

    AVETE MOSTRATO I VOSTRI LIMITI E LE VOSTRE “CHIUSURE”!

    DA PARTE DEL SOTTOSCRITTO OGNI ULTERIORE COMMENTO E’ SUPERFLUO.

    SILENTIUM EST AUREUM !

  38. Giorgio, che dire… beata la tua apertura e la tua consapevolezza, e maledetti siano i nostri umani limiti (peraltro mai negati).
    E’ vero, il “silenzio è d’oro”, ma lo è anche l’altrui rispetto.

  39. Per Giorgio:

    Un grande scienziato o un grande artista possono fare cose eccezionali e poi andare a casa e picchiare la moglie, ma il saggio no, non puó.

    Che saggio é quello che , per un blog, se la prende, che tratta gli altri con supponenza, che si chiude nel suo superbo silenzio?

    Buona fortuna a te , Giorgio

    Roberto

  40. Peccato per questo Giorgio… sembrava una persona interessante, invece con gli ultimi interventi si è fatto la figura del bao bao, mettendosi esattamente al pari di quei personaggi spirituali che ha tanto denigrato con livore. Forse era già questo in effetti il primo sintomo stonato.
    Ma come dice il buon Gesù in un vangelo apocrifo, mi pare arabo: OGNUNO SPENDE CIO’ CHE HA.

    PS: propongo una ola per Roberto, non perché ha avuto la meglio nelle discussioni, ma perché ha saputo mantenere alto, anzi profondo, il livello del blog.

    1. Per il momento non sono ancora “morto” anche se vorreste uccidere le mie idee che – in apparenza possono sembrare dannose e critiche – vi danno molto fastidio (evidentemente è la vostra proiezione di quello che veramente siete e che avete dentro e non portato ancora alla luce),

      CHE PECCATO, HO TOCCATO IL VOSTRO “CARISSIMO EGO”!

      MI CONPIACCIO DELLA VOSTRA SENSIBILITA’ CON LA QUALE AVETE ILLUMINATO ANZI SMASCHERATO (per usare ulteriormente un termine largamente usato da voi e preso dalla citata pseudio Scuola Spirituale), LA VOSTRA VERA ESSENZA.

      MI AVETE RIDICOLIZZATO PERCHE’ VOI SIETE DEI GRANDI E LA VOSTRA “FILOSOFIA” DI VITA E’ SACRA E VERA.

      AVETE SFODERATO LE “ARMI” DEL VOSTRO PERSONALE “IDRA” SEMPRE PRONTO AD ATTACCARE E DISTRUGGERE TUTTO QUELLO CHE LO INTRALCIA E LO RENDE GRANDE SUL PROPRIO TERRITORIO.

      A QUESTO VI VOLEVO CONDURRE E ORA CHE VI HO VERAMENTE CONOSCIUTO NELLA VOSTRA VERA ESSENZA VI SALUTO PER SEMPRE E – MALGRADO LE VOSTRE NOTE SARCASTICHE E DOLENTI – VI LASCIO NEL VOSTRO BENEMATO “GUSCIO” DI SCIENZA ESOTERICA E VI SALUTO CON UN IMMENSO ABBRACCIO FRATERNO.

      Giorgio.

      1. Hai fatto bene oramai il LR è chiuso e oscurantista.
        Ma lo si vedeva già agli albori, per questo ne uscii 1990, ho visto crescere il campo italiano quando esisteva solo il centro di Milano….
        l’insegnamento se hai le basi è giusto, ma devi aver un bagaglio anteriore al LR ne manca un pezzo per formare i propri allievi….

  41. Oggi è una bella giornata,
    il cielo é azzurro,
    l’aria fresca
    e da dove sono io
    si vede il mare…

    Mi dispiace, Giorgio,
    di come sono andate le cose …

    Ti auguro un bel viaggiare
    e che la vita ti sia amica.

    Roberto

  42. Ho riletto per curiosità tutti gli interventi di Giorgio su questo blog pensando di essermi perso qualcosa ma non ho proprio trovato nessun riferimento alle idee di cui parla e che dice che qualcuno gli vuole addirittura uccidere. Inoltre non ho trovato nessuna risposta ai suoi interventi in cui sia stato ridicolizzato, anzi mi sembra che sia stato lui piuttosto sprezzante e distruttivo verso tutto e tutti.

    Ci sono stati forse dei suoi interventi che sono stati successivamente rimossi? Ha avuto dei contatti privati con la vostra associazione per cui io non posso capire quello a cui si riferisce? E’ semplicemente un “attaccabrighe spirituale”?

    1. La risposta alle prime due domande di Simone è: no.
      Alla terza domanda ci riserviamo invece di non rispondere, ogni lettore trarrà le sue considerazioni.
      Noi ci limitiamo a tenere lo spazio di discussione più aperto possibile permettendo a chiunque di esprimere le proprie riflessioni (nel limite della decenza).

  43. Ciao a tutti,

    Ho letto la parte del Dossier tradotta da Sofia ed è veramente molto interessante: alcune cose già le sapevo per sentito dire, mentre la parte riguardante Oceanside e la guerra mossa da Catharose de Petri a Henk e Mia Leene con relativa “persecuzione” non la conoscevo… O meglio: nella scuola avevo sentito la versione “ufficiale”, cioè che il figlio di JvR era molto egocentrico e voleva fare il guru della scuola e la direzione spirituale non lo ha consentito difendendo così il campo di forza… In seguito lui poi è uscito…

    Le strutture piramidali sono fatte per l’ego, fanno sempre gola all’ego e generano sempre lotte per il potere, sia finanziario che egoico, cioè fine a se stesso.

    Vista la bella apertura che c’è in questo blog e vista la gentilezza dimostratami da Sofia e dagli Amministratori, ho deciso di condividere qui con voi la mia esperienza di ex-allievo.

    Ho 39 anni e sono stato nel Lectorium dal 1997 al 2007, arrivando fino all’SCS.

    Posso dire che a 22 anni ero già quello che nel LR viene definito un “cercatore serio”: sin dall’infanzia mi ponevo domande in modo aperto e profondo, e molto presto ho iniziato a leggere una valanga di libri tra cui Steiner, Heindel, libri sul Karma, sui chakra, la reincarnazione, ecc.
    Molto presto ho cominciato a cimentarmi in attività varie come la meditazione, il Tai-Chi, la Meditazione Vipassana ed altre pratiche ma ogni volta sentivo di non aver trovato ciò che cercavo… Ma cosa cercavo? Questo non mi era ben chiaro…

    Quando ho trovato il LR fu un vero colpo di fulmine: ricordo che arrivai in ritardo ad una conferenza pubblica e potei ascoltare soltanto un paio di domande-risposte finali, quindi non feci in tempo ad ascoltare nulla riguardo alla filosofia della scuola. Tuttavia a colpirmi fu una particolare “atmosfera” che si “respirava”…

    Quando tornai in auto ebbi davvero un’esperienza di “picco”: sentii il mio sterno vibrare e questa “sensazione” era accompagnata da un’immensa gioia che non avevo mai provato prima. Ricordo di aver pensato “Qualsiasi cosa sia, questa è la forza più grande dell’universo”. Quella situazione aveva liberato in me (evidentemente un canale già abbastanza aperto) quella che nel LR è chiamata la Rosa del Cuore. In quel momento mi resi conto che questo era l’amore che avevo sempre cercato in ogni esperienza della mia vita, e mi riallineai, seppur brevemente, con una Consapevolezza primordiale, primigenia, spontanea, libera e innocente, che poi ho ricordato essere il mio stato ordinario durante la prima infanzia. Sentivo di aver “trovato” e come il pulcino si attacca alla sveglia che suona quando si apre il suo uovo pensando sia la madre, io mi aggrappai al LR pensando fosse la causa diretta ed unica di quell’esperienza.

    Ovviamente, aiutato dall’ardore dei miei 22 anni, mi gettai a capofitto a seguire voracemente tutto il corso introduttivo! 🙂
    In esso tutte le mie domande sembravano trovare risposta, anche se certe cose mi apparivano un po’ meccaniche, tipo la teoria che il microcosmo si reincarna circa ogni 700 anni e cose simili. “E’ davvero tutto così rigido e matematico?” pensavo…

    Già durante il corso successero delle cose che con il senno di poi riconosco che avrebbero dovuto aprirmi gli occhi. Io sono un musicista, e durante il corso c’erano anche alcuni allievi più “avanzati” come partecipanti che mi fecero capire con frasi vaghe, parole dette e non dette, che la musica moderna, soprattutto il Rock, era un “ostacolo” per lo sviluppo della “nuova anima”.
    Questa cosa mi gettò in frantumi: com’era possibile che delle persone che respirano questa Forza che aveva acceso in me quella Luce fossero così moraliste?!?

    Anche la storia della televisione mi turbò tantissimo: all’epoca (era il 1997) gli allievi non avevano la TV in casa oppure non la guardavano perché il tubo catodico, si diceva, perturbava l’ipofisi e la pineale, delicate e fondamentali ghiandole coinvolte nel processo di trasfigurazione. Anni dopo, più o meno dal 2002 in poi questi libri furono rimossi con la scusa dell’introduzione delle TV al plasma e a cristalli liquidi. In realtà mi fu fatto notare da qualche allievo più smaliziato che nemmeno ai carcerati può essere vietata la televisione e il LR non poteva indulgere in questo tipo di regole senza violare esplicitamente i basilari diritti umani.

    Ma andiamo con ordine…
    Arrivò la serata del Tempio Pubblico, la penultima serata del corso introduttivo…
    Entrammo in questa enorme stanza adibita a tempio (al centro della zona adibita a podio campeggiava una croce d’oro con una rosa dorata nel punto di intersezione tra i 2 bracci, c’era anche un candelabro e la Bibbia aperta) ed io assistetti ad un rituale che, seppur sobrio, non mi aspettavo assolutamente! Anche se ai servizi di Tempio Pubblico non si canta, vidi sulle sedie i libri dei Canti del Tempio e la cosa mi turbò profondamente… Pensai subito che nonostante questa conoscenza esoterica, e nonostante quella “forza” mi avesse toccato, questa non poteva che essere una setta se faceva quel tipo di rituali! Mi sentii anche tradito per il fatto di non essere stato avvertito sulle modalità di un rituale simile. Pensai “Perché non ce l’hanno descritto prima?”, mi arrabbiai tantissimo, ero infuriato.
    In seguito a quel rituale non fu possibile porre domande come si faceva nelle altre serate: avremmo potuto porle solo all’incontro successivo, una settimana dopo, cioè alla serata finale durante la quale era possibile decidere se iscriversi o meno come allievo preparatorio.
    Tornai a casa con un conflitto interiore GIGANTESCO, e ricordo di aver vissuto una settimana da incubo, ero pieno di dubbi e non riuscivo a pensare ad altro!
    Cosa avrei dovuto fare? Il fatto dei rituali non mi piaceva affatto (ho avuto questa resistenza per anni) ma quella “forza”, pensavo, non poteva essere fasulla, e mi tormentavo così…

    Ovviamente la settimana dopo subissai di domande i conferenzieri che mi spiegarono che i servizi di tempio sono indispensabili per liberare il campo magnetico della scuola nel quale la rosa del cuore può respirare, e che soltanto così sarebbe stato possibile il processo di trasfigurazione.

    Alla fine dell’incontro, ancora pieno di resistenze, mi iscrissi, e fu così che iniziò il mio tirocinio come allievo del LR.

    Durante tutto il mio tirocinio ho continuato a leggere altri libri e filosofie, tra cui la Metafisica dell’Advaita Vedanta, Jiddu Krishnamurti, UG Krishnamurti, Nisargadatta Maharaj ed altri mantenendo così la mia ricerca aperta e obiettiva.

    Molto presto scoprii Jiddu Krishnamurti e i miei conflitti aumentarono: K. diceva che ci si poteva realizzare da soli e senza alcuna ritualità, anzi, era meglio stare alla larga da qualsiasi organizzazione e tutto ciò che diceva mi risuonava, lo sentivo vero, e mi chiedevo: “Com’è possibile che, come dice K., ci si possa illuminare da soli, senza una scuola, senza un campo magnetico? Se è così, cosa ci sto facendo io qui?”.

    Molto presto, dopo appena un anno di tirocinio, fui subito impiegato in tutta una serie di attività che riguardavano conferenze per la gioventù e attività pubbliche varie.

    Ricordo che insieme a me, nella mia città, c’era un altro piccolo gruppetto di giovani allievi, miei coetanei impegnati come tutti con gli esami all’università, le proprie esperienze, ecc.

    L’impegno per il LR diventò letteralmente un vero e proprio lavoro, e la mia vita che prima del LR stava prendendo una sua normale direzione, subiva in quegli anni notevoli sterzate.
    Semplicemente non avevo più tempo per nulla.

    Gli esami all’università rallentarono, poi si fermarono… e allo stesso tempo non riuscivo a trovare un lavoro. Ironicamente, tra me e me pensavo: “Con tutte le attività alle quali voglio (devo) partecipare se trovassi un lavoro fisso come farei?” 🙂 (Assurdo eh? Lo penso anche io mentre mi rileggo…)

    Per mantenermi davo lezioni di chitarra e per fortuna in quegli anni ero pieno di allievi che potevo gestire e organizzare con le lezioni private, quindi uno stipendio riuscivo a metterlo insieme, ma tra quote mensili, viaggi per le conferenze di rinnovamento, viaggi per le conferenze all’estero, viaggi per le conferenze per la gioventù, viaggi per i servizi per la gioventù, viaggi per i convegni all’estero, viaggi per i convegni nazionali, questa specie di stipendio aveva vita assai breve… 🙂

    Ricordo di aver vissuto così in un limbo per almeno un paio d’anni; in seguito per fortuna mi sbloccai e mi laureai. La scuola e le sue esigenze venivano prima di tutto, prima anche della mia vita privata.
    Avevo remore anche a trovarmi una ragazza, il pensiero era lo stesso, come sopra: “Con tutte le attività alle quali voglio (devo) partecipare…”, ecc.

    Non sottovalutatemi: sono una persona intelligente con un livello culturale alto; tuttavia la manipolazione funziona così: è un sottile ricatto a malapena percepito che fa leva sul tuo stesso senso di responsabilità e di colpa. E’ ovvio che nel LR nessuno impone nulla agli allievi con la pistola! 🙂

    Se così fosse, fuggire sarebbe più facile… 😛

    La ricerca continuava ed in seguito mi imbattei nel libro “La mente è un mito” di U.G., l’altro Krishnamurti, l’anti-guru che ha vissuto una sorta “calamità” che l’aveva portato in ciò che lui chiamava lo “stato naturale” (io pensavo che questa calamità fosse la trasfigurazione). U.G. ha una “non-filosofia” devastante che nega tutto, realizzazione compresa. Che insegnamento! Che freschezza! Che leggerezza! Si potrebbe dire Puro Zen incandescente! 🙂
    In quel periodo (erano gli anni tra il 2000 e il 2001) non potevo fare a meno di leggere U.G., ma più leggevo U.G. più i dubbi nei confronti del LR aumentavano… Fui più volte sul punto di lasciare tutto… “E’ la sfera riflettrice. E’ l’essere aurale (una specie di guardiano della soglia microcosmico)”, pensavo (teorie della letteratura LR). Quindi nonostante tutti questi dubbi, perseveravo, ma ormai l’ascia alla base dell’albero era piantata… (A lungo andare devo ringraziare U.G. perché mi aiutò a sfasciare e scardinare tutto il falso e le teorie ridicole che per anni si erano accumulate in me. Mi ha aiutato molto, più di tutti gli altri, ed oggi mi rammarico sinceramente per non averlo incontrato di persona…).

    In quegli stessi anni ricordo anche che c’era un’allieva che aveva pubblicato un libro per conto proprio, era un libro sui Catari o il Graal, mi sembra, e tutta la direzione italiana le remò contro, le si scagliarono contro con rabbia, come se non avesse il “permesso” per farlo… In quel periodo ero al grado probatorio (un grado non elevato, subito dopo il preparatorio) quindi ricostruii questa cosa sulla base del gossip, perché c’era sempre un velo di segretezza su queste cose… Ovviamente questa allieva lasciò presto il LR.
    Io pensavo: “Ma come, se uno scrive un libro deve chiedere il permesso a loro per pubblicare? Che libertà è?!?”, ovviamente tutte queste cose mi lasciavano a dir poco turbato.

    Per quanto riguarda le persone, gli allievi, non sono “cattivi”, sono ottime persone: tutti quelli che ho conosciuto io (quindi in tutta Europa) sono persone oneste, pulite, che cercano di vivere coerentemente il proprio tirocinio mettendo in pratica i principii insegnati dalla scuola. In molti casi (come quelli da me raccontati sopra), a causa del “sta scritto”, “ho sentito dire”, “si dice che”, ecc… sono ciechi che guidano altri ciechi.

    Ovviamente ci sono anche esperienze positive che ho vissuto nel LR:
    – Soprattutto all’inizio, malgrado gli allievi “avanzati”, l’insegnamento del LR mi ha aiutato ad indirizzare in modo positivo la mia “ricerca”;
    – Se parlo fluentemente Inglese, Francese e Spagnolo lo devo anche al LR e a tutte le conferenze e convegni internazionali a cui ho partecipato anche da organizzatore;
    – Grazie al LR ho viaggiato tanto e non da turista: mi sono veramente confrontato con usi e costumi di altre nazioni e questo per me è sempre positivo.

    Un lato positivo c’è sempre, e va riconosciuto altrimenti non si è lucidi nel valutare il nostro vissuto.

    Riguardo la mia dipartita mi ritrovo pienamente con Sofia quando scrive: “…ho semplicemente inseguito lo stesso richiamo che tempo prima mi aveva condotto all’esperienza Lectorium, e che a un certo punto mi ha spinta altrove, mettendo ancora una volta in gioco la mia ricerca verso nuove esperienze.”.

    Non sono uscito provando astio nei riguardi di alcuno, scuola e allievi compresi. Mi sono sempre preso le mie responsabilità per tutte le mie azioni. Mi sono staccato come una mela si stacca dall’albero quando matura. E’ accaduto, punto. Nemmeno per un momento in tutti questi anni ho rimpianto il fatto di esserne uscito.

    Ho lasciato la scuola quando mi sono reso conto del fatto che sia io che gli altri allievi non ci stavamo muovendo di un passo ed eravamo come “parcheggiati” in attesa di non si sa cosa e intanto il tempo passava…

    Ho lasciato la scuola quando mi sono reso conto del fatto che la mia presenza serviva soltanto come ingranaggio per far funzionare quell’enorme struttura “burocratica”, che questa “nuova coscienza” era una carota appesa davanti a me per farmi continuare a “lavorare” e che anni fondamentali della mia vita che avrei dovuto utilizzare per consolidare una mia posizione sociale erano andati irrimediabilmente perduti…
    Il tempo passa, non ci aspetta, e le decisioni che prendiamo oggi determinano il nostro presente di domani. Dura lex sed lex.
    Ancora oggi vivo con questo vago rimpianto, tuttavia non voglio farne una colpa a nessuno.

    Anzi se c’è un regalo immenso che quest’esperienza mi ha dato è proprio questo: adesso è IMPOSSIBILE per me ricadere in una trappola come questa e/o di seguire qualcuno come un’autorità, che sia una scuola, un maestro, un “inviato” o chicchessia.
    Se anche Gesù Cristo in carne e ossa mi si parasse davanti e mi dicesse “seguimi” gli risponderei: “Togliti di mezzo…” 🙂 ahahahahahah

    Molti allievi del LR dalla mentalità più ristretta, leggendo queste parole potrebbero pensare: “Ecco, un Giuda!” 🙂
    Come risposta posso solo farmi un’altra risata: non sono diventato né ateo né agnostico, sono soltanto completamente fuori da questo trip dell’essere un “cercatore di verità” e posso assicurare che quella “apertura” interiore di cui ho parlato all’inizio non mi ha mai lasciato e la porto in me anche oggi, senza la scuola e senza alcun tipo di stampella.

    Ci sarebbero tantissime altre cose da dire, altre esperienze da riportare, ma non voglio dilungarmi oltre.

    Mi viene in mente la parte finale del Vivekacudamani di Sankara, un bellissimo testo: il discepolo, una volta raggiunta la liberazione, si congeda dal maestro e “va per la sua strada”, non resta impigliato in una struttura, in una scuola; ed anche il maestro non è attaccato al discepolo, non lo trattiene (che maestro sarebbe altrimenti?): riprende il suo peregrinare, perché la presenza o meno del discepolo gli è indifferente, ed è libero dall’illusione che ci sia un’umanità da salvare… Salvare da cosa?!? Forse proprio da trappole come questa… 🙂

    Un caro saluto a tutti (allievi e non).

  44. Sarei grato all’Associazione di ricevere il dossier tradotta da Sofia e inviato a Stefano.
    Grazie e cordiali saluti.

  45. Volevo ringraziare Stefano per aver raccontato la sua storia. Ho potuto riascoltare diverse note familiari tra cui la sensazione dell’essere “parcheggiati” (che fa sempre anche un po’ sorridere tanto rende bene l’idea…).

  46. Caro Stefano, le figure delle Scuole, dei Maestri e Inviati non devono essere considerate come delle Autorità che attraverso la loro volontà vogliono imprimere su di noi dei concetti e modi comportamentali.

    Tali Scuole si limitano ad indicare un certo percorso o cammino da seguire. Spetta al ricercatore di mettere in pratica determinati assiomi. Il problema, invero, è di carattere molto profondo. La domanda: siamo noi in grado di recepire delle vibrazioni spirituali? I nostri corpi (emozionale e mentale) sono ad un livello tale da mettersi in sintonia con forze spirituali che provengono da “mondi lontani”?

    Il sentirsi “parcheggiati” in strutture piramidali è solo una scusante che il nostro ego crea per non ammettere i propri fallimenti come allievi. Forse non ci si rende conto mai abbastanza di come sia difficilissimo applicare a se stessi determinati principi perché i nostri veicoli non sono ancora all’altezza di esprimere stati d’essere di natura elevata. Forzare determinati comportamenti è cosa vana. Per cambiare ci vuole molto tempo, molte vite. E che dire del nostro “Guardiano della Soglia” sempre pronto a farci tornare indietro?

    Il tuo rimpianto è solo un’illusione creata dal tuo ego che crede di aver perso delle occasioni di realizzazione di vita. Io vedo solo una grande opportunità per te di aver preso coscienza di alcuni aspetti che non vedevi.
    Hai solo appreso, attraverso una piccola “lezione di vita”, alcuni tuoi “attaccamenti” (la Scuola Spirituale; l’Autorità; la chiesa; il parroco: il maestro: il padre; gli insegnanti, etc.).
    Tutto questo, a mio avviso, è molto positivo!
    Attraverso queste brevi considerazioni non voglio assolutamente giustificare le Scuole Spirituali perché sono rette sempre dallo spirito egoico dei loro amministratori o direttori che hanno un grande legame con la problematica del POTERE.

    PER NON PARLARE DEL FATTO SE SONO DELLE SCUOLE AUTENTICHE O FASULLE (l’imitazione della Verità è sempre dietro l’angolo).

    La Verità vi renderà liberi vi è scritto nel Vangelo: frase attribuita al Grande Iniziato Gesu’ il quale fu il primo uomo ad incorporarsi con il Cristo Cosmico (la sublime iniziazione conferita da Giovanni Battista).

    Ho notato una frase molto forte da te scritta: Se anche Gesù Cristo in carne e ossa mi si parasse davanti e mi dicesse “seguimi” gli risponderei: “Togliti di mezzo…” 🙂 ahahahahahah.

    Sei arrivato al punto di rifiutare le tue Origini. La Terra sulla quale viviamo (per non dire il nostro sistema solare) è retto dalla Possente Forza Cristica che penetra tutta la nostra Vita.
    Il Cristo sostiene la Vita e se per ipotesi assurda ed inverosimile tale Ente si ritirasse dalla sua effusione cosmica non ne resterebbe piu’ nulla di noi (neanche come principio spirituale: Scintilla Divina).

    Il “discepolo” si distacca dal suo Maestro perché ha raggiunto un grado di maturazione elevato per poterlo fare. Analogicamente, un figlio, una volta cresciuto, lascia i suoi genitori e va incontro alla vita in assoluta autonomia. Il problema è constatare e accertare senza ombra di dubbio se il figlio ha raggiunto quella maturazione necessaria per staccarsi dai suoi legami. Noi siamo maturi di camminare da soli oppure è il nostro Idra che ci illudere di essere Padroni del Mondo?
    La Salvezza (parola usata anche nel Vangelo con la venuta del Cristo) si riferisce al fatto che se questa attuale generazione di anime fallisse o meglio non si adeguasse al piano evolutivo spirituale stabilito, ci sarebbe per loro una caduta o una stagnazione delle “esperienze” di vita. Questa generazione di anime deve essere portata ad un livello vibratorio superiore (attuale programma previsto per l’Era dell’Acquario). Naturalmente, come già previsto, la maggior parte di tali Scintille Spirituali purtroppo non riusciranno ad adeguarsi a tale cambiamento di stato vibratorio planetario e non saranno “ salvate “, nel senso che dovranno ripetere le loro esperienze attraverso nuove incarnazioni nella materia. Le anime, invece, “salvate” (che si sono adeguate a principi spirituali piu’ alti) ridiscenderanno in un “mondo” piu’ evoluto. Un esempio per tutto: esiste l’uomo civilizzato e l’aborigeno. L’uomo civilizzato vive una vita ad un determinato livello vibratorio mentre l’aborigeno vive la sua vita allo stato animale e con una comprensione di se stesso molto limitata.
    Uno stato di vita simile (preciso simile e non “uguale”) potrebbe presentarsi per i “non salvati”.
    Noi (come principio unitario tra l’ego umano e l’Ego Divino) dove saremo?
    La scelta è individuale e le possibilità sono infinite!

    1. Ciao Antonio, tu vedi una dualità tra “noi” e “Dio”, dualità inventata esclusivamente dalla mente e che non può sussistere proprio

      a causa dell’onnipresenza di ciò che chiami “Dio”.
      Ciò che è “corrotto” non potrà mai “diventare” divino; ciò che invece è divino è incorruttibile, è eterno e quindi non può essere

      soggetto nemmeno a morte o dissoluzione. Qualsiasi spinta a “diventare” produce sforzo e ti allontana da ciò che già sei.
      Non ho rinnegato le mie origini: semplicemente – con estrema umiltà – mi sono ritrovato aldilà di qualsiasi autorità, e questa cosa

      è accaduta, è stata prodotta dalla ricerca stessa, non l’ho decisa arbitrariamente né con un atto di ribellione…

      Tu scrivi:
      “[…] un figlio, una volta cresciuto, lascia i suoi genitori e va incontro alla vita in assoluta autonomia. Il problema è constatare e accertare senza ombra di dubbio se il figlio ha raggiunto quella maturazione necessaria per staccarsi dai suoi legami. Noi siamo maturi di camminare da soli oppure è il nostro Idra che ci illudere di essere Padroni del Mondo?”

      Scusami se la metto così, non ce l’ho con nessuno, lo ripeto, ma finché farai parte di un’organizzazione che deve sostenersi tramite la retta di chi ne fa parte, nessuno ti dirà mai che “sei pronto”… e il fatto stesso che aspetti che ti venga detto è in fondo la prova che non sei pronto e che ti sei parcheggiato, perché hai demandato totalmente ad altri esseri umani la responsabilità del tuo percorso, rinunciando al tuo buonsenso, alla tua intelligenza e alla tua maturità spirituale, se posso usare questa parola.

      Non ci potrà mai essere un altro Buddha nel framework del Buddismo, e la stessa cosa vale per le altre religioni/filosofie.
      Siddharta rompendo con il passato si è risvegliato allo stato di Buddha.
      Ecco anche il senso della mia frase forte su Gesù Cristo.

      Tu scrivi:
      “Il Cristo sostiene la Vita e se per ipotesi assurda ed inverosimile tale Ente si ritirasse dalla sua effusione cosmica non ne resterebbe piu’ nulla di noi”.

      Come lo sai? Lo sai per esperienza diretta o la tua è soltanto una deduzione, una teoria imparata da qualche libro, e quindi di seconda mano?

      Su una cosa poi dissento completamente, tu scrivi:
      “[…] esiste l’uomo civilizzato e l’aborigeno. L’uomo civilizzato vive una vita ad un determinato livello vibratorio mentre l’aborigeno vive la sua vita allo stato animale e con una comprensione di se stesso molto limitata.”

      Lo sai che DA MILLENNI gli Aborigeni e popoli simili (vedi anche i Dogon che sapevano dell’esistenza di una stella “gemella”, la Sirio B, molto prima che venisse scoperta) conoscono i sistemi stellari nei dettagli, senza cannocchiali, senza satelliti, ecc?
      Conoscono le fasi della luna, i processi del corpo e del mondo, dei pianeti, e pur non essendo “civilizzati” hanno una conoscenza DIRETTA, DI PRIMA MANO… Forse proprio perché si trovano in uno stato di contatto diretto, quasi di identità con quella forza che è un mistero e non può essere definita e/o circoscritta da concetti limitati e limitanti.

      Chiudo dicendo che se un insegnamento è buono starà in piedi da solo, a prescindere dalle critiche, siano le mie o quelle di chiunque altro.
      Se è l’espressione della Verità non potrà cadere, anche senza difese… non avrà bisogno di zelanti “templari” che intervengano a proteggerlo, quindi qualunque sia il caso… non temere! 😉

      Ti auguro ogni bene.
      Stefano

  47. Ad esempio io mi chiedo quanti allievi del Lectorium oggi sanno che il simbolo che li rappresenta trova le sue origini in un talismano ebraico di evocazione che compare in un libro del ‘500: http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0CCkQFjAB&url=http%3A%2F%2Fwww.zapgarden.com%2FMAGIC%2FA_COMPLETE_BOOK_OF_MAGIC_SCIENCE_BY_FREDERICK_HOCKLEY.pdf&ei=SODoVPrGIMG5ygPXjIHgDQ&usg=AFQjCNFV7HB3c2QT3jPBgElawHIErQUgbQ&bvm=bv.86475890,d.bGQ (pag.33)

  48. Caro Stefano, in linea di massima sono perfettamente d’accordo con le tue affermazioni. Sono anche in sintonia col tuo pensiero quando fai riferimento alla libertà individuale che non deve essere assoggettata con nessuno.
    La storia del Lectorium la conosciamo molto bene: ti obbligano (pardon: “ti suggeriscono”) a fare di tutto con la scusa di servire il prossimo. Nessuno ti accusa di aver fatto un atto di ribellione. Volevo solo dire che attraverso le tue esperienze di vita sei giunto alle tue conclusioni. Del resto solo “vivendo la vita” si ha la possibilità di crescere interiormente e ci si può conoscere (Uomo, conosci te stesso).
    Mi chiedo: Tu come uomo forse non vedi la dualità? D’altra parte se tu hai acquisito una coscienza cosmica evidentemente vedi le cose dal punto di vista dell’Unità?
    Che ne dici del seguente passo biblico?
    Capitolo 15 prima lettera ai Corinzi:
    “42Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
    Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che 45il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. 47Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. 48Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti.”.

    Cambiando discorso potrei rivolgerti la stessa domanda per quanto riguarda le affermazioni esternate: sono cose acquisite per esperienza diretta o perché la tua mente ha ingurgitato una miriade di informazioni da fonti esterne esoteriche?
    Per quanto riguarda l’aborigeno la sua coscienza è ancora ad uno stato arretrato rispetto al nostro. E’ vero che percepisce i mondi interiori del suo essere però gli manca la consapevolezza del suo essere esteriore, cosa importantissima per l’evoluzione dell’Uomo. Del resto l’Umanità del lontanissimo passato aveva la sua coscienza simile a quella dell’uomo primitivo. L’ego umano allora era poco progredito mentre l’Essere Spirituale (la Scintilla Divina) aveva ancora i contatti con la coscienza del primitivo. Attualmente, l’uomo moderno (la coscienza materialista attuale) sta sviluppando la sua “coscienza-ego” a scapito della coscienza di Dio o dei mondi interiori. Si tratta di un lungo processo che parte dalla Caduta e passa alla Risalita.
    Purtroppo il discorso da fare è lunghissimo e complesso e non può essere trattato in questo post.

    Rispondo a SIMONE:
    La storia del Lectorium è quella di un’associazione sorta facendo propri i concetti ed i simboli di diverse istituzioni..
    Ho esaminato il simbolo da te segnalato ed in effetti è identico a quello del Lectorium.
    Ma forse non tutti sanno (e mi rifaccio anche al Dossier pubblicato sul sito tedesco che parla di tale sodalizio) che il fondatore del lectorium – ex allievo della Rosicrucian Fellowship di Max Heindel – dopo la morte di quest’ultimo fondò la sua Scuola carpendo tutti i simboli della sua ex associazione di appartenenza. In particolare Jan van Rijckenborgh (oltre a quello già descritto nel dossier) utilizzò il simbolo della Croce Bianca con al centro 7 rose rosse ed una Rosa centrale di colore oro e come sfondo la stella a cinque punte, di esclusiva proprietà della ridetta Rosicrucian Fellowship americana.
    Successivamente il ridetto fondatore del Lectorium fu costretto a cambiare il suo emblema (a seguito di rimostranze da parte di Augusta Foss, moglie di Max Heindel che ne reclamava il diritto di copyright con quello che attualmente conosciamo, cui fa riferimento Simone.
    Le dottrine del Lectorium si basano in gran parte su quello che aveva insegnato Max Heindel mettendoci delle note personali ed alterando molti concetti, oltre profetizzare cose che non si sono mai realizzate.
    Si pensi che anche i rituali praticati, le strutture dei templi o luoghi dove si praticano le Conferenze o i Servizi del Lectorium hanno una grande somiglianza a quelli della Rosicrucian Fellowship. Il discorso e le cose da dire sono moltissime.
    Ora ono stanco e vado a riposare.
    Un carissimo saluto a tutti.

  49. Ciao Antonio,

    Ogni stato di coscienza – sia essa egoica o cosmica – è espressione della dualità, perché si è coscienti di “qualcosa”, sia essa un oggetto, un mondo, se stessi, un’emozione, un pensiero, ecc; anche nel caso della coscienza cosmica c’è un “io” purificato che si è unito al tutto. In tal caso lo si chiama Amore, ma anche questa è illusione perché l’unione implica pur sempre la dualità di 2 enti che si uniscono.
    E’ soltanto oltre la coscienza che c’è la non-dualità, ma non è un’esperienza, perché ogni esperienza rientra nel campo della coscienza e quindi della dualità. E’ senza attributi, ignoto, e proprio perché ignoto non può essere conosciuto né sperimentato.
    Scomparendo il centro, scompare anche la circonferenza.

    Per quanto mi riguarda non voglio “vendere” niente a nessuno, né spacciare sedicenti realizzazioni, né assolutamente mi sento arrivato da qualche parte, anzi! mi sono messo fin troppo in evidenza e non era mia intenzione.

    Un caro abbraccio e grazie per la possibilità di confronto.
    Stefano

    P.S.: Sono ancora in disaccordo sulla storia dell’Aborigeno.

  50. Bisogna proprio riconoscere che questo spazio è ormai diventato il forum per eccellenza per quanto riguarda le libere riflessioni sul Lectorium Rosicrucianum (ma non solo) 😉

  51. Buon Giorno Stefano (oggi mi son svegliato prima), eviterei di contro-risponderti nello specifico perché affermi delle cose che non stanno ne in Cielo ne in Terra! Mere ipotesi di “cose”, forse, di provenienza da parte di qualche guru o maestro non si sa di quale nazione a quale galassia lontana. Ma non avevi detto di non accettare piu’ i sedicenti maestri?

    Per parlare di certi “stati di coscienza” così elevati bisogna avere la qualifica di poterlo fare oppure sono asserzioni tante per dire qualcosa…..

    Chiedo scusa per le mie sincere affermazioni che prego di accettare con benevolenza.

    Per quanto riguarda ancora gli “aborigini” è bene di lasciarli dove stanno che staranno benissimo. In caso contrario dovremmo presentare una pubblicazione a parte di tale argomento (magari formare un forum speciale ad hoc).

    Il tempo a nostra disposizione è breve solo per noi stessi, figuriamoci per gli Aborigini!

    Nel frattempo, ritorno a fare un bel riposino (cosa buona, giusta e meglio) ricambiando i ringraziamenti.

    Siamo tutti nella stessa barca!

    1. Buongiorno Antonio, accetto con sincera benevolenza tutto ciò che tu – pur non conoscendomi, e quindi supponendo – hai scritto.

      Buon cammino e buona vita.
      Stefano

  52. Buon Giorno a te Stefano, eppur ti conosco, caro amico mio !
    Anche tu mi conosci! Gli anni passano e i ricordi svaniscono!
    Abbiamo anche ingerito cibo insieme piu’ volte! (non solo quello solido
    ma anche quello spirituale).
    Le nostre strade si separarono: ognuno per la sua.
    Ora il destin ci incrocia e ritorniam un fronte l’altro.
    Se vuoi possiamo sentirci in forma riservata mediante indirizzo e-mail,
    tramite gentil concessione da parte dei gestori di questo sito.
    Grazie, fratello, eventualmente, a risentirci.

  53. Guarda caso!
    L’associazioneperankh, dopo che lo scrivente aveva parlato degli Aborigini, pubblica l’articolo: Homo Evolution ove si parla in forma indiretta di loro. In particolar modo si parla degli abitanti delle Isole Samoa che conoscono e criticano il Papalagi (l’uomo bianco occidentale).
    Come avevo affermato in precedenza avrei preferito evitare di fare delle considerazioni piu’ profonde sugli Aborigini, ma visto che mi si “lancia la sfida” sono obbligato a rendere noto il mio punto di vista sull’argomento.
    Il commento del sottoscritto (dopo il monitoraggio) sarà postato nel relativo riquardo che parla appunto dell’Homo Evolution.
    Grazie e buona lettura a tutti.

  54. Buongiorno a tutti. Ho visto che nell’ultimo periodo il Lectorium Rosicrucianum sta proponengo conferenze su altre discipline spirituali, come l’induismo, lo zen, i tarocchi, e altro. Mi pare che stia anche facendo una sorta di gemellaggio con la massoneria. Voi cosa ne pensate?
    Mi pare di ricordare che le altre strade non erano proprio ben viste, o comunque considerate certamente inferiori, o non adatte all’uomo occidentale. Addirittura lessi in una vecchia edizione di un libro di Rijckenborgh che considerava occultismo la tradizione buddhista tibetana, e quindi fuorviante.
    Non capisco ora se la scuola ha cambiato opinione oppure se si tratta di una necessità politica. Qualcuno ne sa di più?

  55. So tutta la storia! Ho vissuto l’insegnamento della Fratellanza bianca… praticato con risultati interiori. Il padre con il fratello sono stati portatori di luce del secolo scorso! Con la conseguenza di fondare una scuola spirituale Gnostica. Se posso dare un consiglio bisogna andare oltre ai dogmi, alle limitazioni, alle persone e molto altro.

  56. Tutti i gruppi si cristallizzano, finendo sotto il controllo di gerarchie astrali dialettiche degenerate, se i membri del gruppo non si affidano a coloro tra loro che sono in grado di evitare la presa del potere da parte della coscienza collettiva del gruppo. Egregora, coscienza collettiva o pendolo che dir si voglia è la reale difficoltà nel cammino collettivo. Ho fatto parte del lectorium per più di dodici anni insieme alla mia famiglia, l miei figli sono stati battezzati in un Tempio del Lectorium e gli eventi generati dalla coscienza collettiva incontrastata hanno causato il nostro allontanamento insieme ad altre venti persone. Abbiamo iniziato una nuova esperienza creando un centro di coscienza che persegue la sintesi di tutte le conoscenze neutralizzando in parte l’influsso cristallizzante delle coscienze collettive. Sia in Italia che nel resto d’Europa c’è ignoranza sulle coscienze collettive e questo porterà ad una crisi gravissima. Confidiamo nella Gnosi.

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